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Cinema

Dissacrante e caustico, Ricky Gervais mette in ginocchio il politically correct hollywoodiano

Gervais, un rullo compressore di satira. Una bordata addosso alla faccia pulita ma sporca nell’anima e corrotta nel sangue, di Hollywood. Nessuno ne è uscito indenne. E ha solo scherzato. Pensate cosa sarebbe accaduto se avesse fatto sul serio.

Federico Falcone

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Non ha vinto un Golden Globe ma, come da previsione – questa sì rispettata – ha fatto parlare di se. Cinico, caustico, dissacrante e spigoloso, senza alcuna remora nello scoccare frecciatine a chiunque gli sia capitato a tiro, Ricky Gervais è senza dubbio il protagonista di questa 77esima edizione dei premi assegnati dall’HFPA, l’associazione stampa estera di Hollywood. E, in omaggio al principio del non fare una parola di meno di fronte a nessuno, anche quest’ultima è stata oggetto di una battuta al fulmicotone: “Kevin Hart fu licenziato dagli Oscar per alcuni tweet offensivi. Hello? Per mia fortuna la Hollywood Foreign Press parla a stento inglese. Non hanno idea di cosa sia Twitter“.

Un monologo di quasi dieci minuti in cui non ha risparmiato nessuno, dall’ipocrisia benpensante dell’establishment a stelle e strisce a quella di attori, registi, produttori e cast vario che, come sempre accade quando salgono su un palco per ringraziare del premio ottenuto, si rivolgono a Dio, affetti e speranze varie. Per loro, l’attacco più duro: “Cari attori, se vincete un premio stanotte, non fate discorsi politici. Non siete nella posizione di fare lezioncine al pubblico su nulla. Non sapete nulla del mondo reale. La maggior parte di voi ha passato meno tempo dietro i banchi di scuola di Greta Thunberg. Quindi, se vincete, venite qui, accettate il vostro piccolo premio, ringraziate il vostro agente e il vostro dio e andate a fan… “.

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Che con Ricky Gervais il politically correct fosse in grave pericolo lo si sapeva e, paradossalmente, è stato proprio questo l’elemento su cui tutti hanno focalizzato la propria attenzione. Perché la battuta al vetriolo fa male, certamente, ma la verità ancora di più. E’ il primo a saperlo e, quindi, ci scherza sopra: “Vi farà piacere sapere che questa è l’ultima volta che presento questi premi, quindi non mi interessa più nulla. Scherzo, non me n’è mai fregato. E neanche alla NBC interessa”. Per rompere il ghiaccio e preparare tutti a un fuoco serrato, con sorriso malizioso ha affermato: ” La limousine con cui sono arrivato ha una targa fatta da lei “, con richiamo allo scandalo legato a Felicity Huffman, fresca di arresto per corruzione. Il comico e sceneggiatore britannico è così, non fa prigionieri, come quando ha dato del baby Yoda a Joe Pesci.

Hollywood? No. Weinstein, Mia Farrow e Woody Allen. E quindi? Semplice, scandali sessuali. “Voi avete paura di Ronan Farrow”, ha dichiarato con riferimento ai produttori del cinema statunitense. Ronan Farrow è il figlio nato dalla relazione tra Allen e, appunto, Mia Farrow, colui che per primo ha portato alla luce gli abusi sessuali perpetrati da Weinstein. Dopo un brevissimo ma interminabile silenzio, in cui era chiaro che la bomba stava per esplodere, ha detto: “Sta venendo a prendervi“. Risate sincere e imbarazzate in sale. Imbarazzo come quando, nel parlare del film “I Due Papi“, ha citato Neverland e la pedofilia.

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Come detto, nessuno è rimasto incolume dalla sua furia linguistica. Sopraffina ma pungente, cattiva ma precisa, senza freni ma controllata. Martin Scorsese è stato preso di mira per le sue dichiarazioni sui film Marvel, Leonardo Di Caprio per la sua fidanzata assai più giovane di lui e anche la tv non si è salvata: da Amazon alla Disney, passando per la Apple (paragonata all’Isis!!!) e Netflix, Gervais ne ha avute per tutti.

A nessuno interessa più niente dei film, nessuno va al cinema. Tutti guardano Netflix. Questo cerimonia avrebbe più senso se venissi qui semplicemente a dire Brava Netflix, hai vinto. Tutto. Apple si è messa in gioco con le serie tv con The Morning Show, un drama superbo sull’importanza della dignita e del fare la cosa giusta… Le compagnie per cui lavorate, è incredibile… Apple, Prime Video, Disney. Se l’ISIS lanciasse il suo servizio streaming, contattereste subito il vostro agente, vero?

Gervais, un rullo compressore di satira. Una bordata addosso alla faccia pulita ma sporca nell’anima e corrotta nel sangue di Hollywood. Nessuno ne è uscito indenne. E ha solo scherzato. Pensate cosa sarebbe accaduto se avesse fatto sul serio.

Fondatore e direttore editoriale del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Cinema

Coronavirus: Tom Hanks e la moglie hanno sconfitto il virus

redazione

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Tom Hanks e la moglie, Rita Wilson, avrebbero sconfitto il Coronavirus. Dopo i quindici giorni di quarantena obbligatoria, necessaria per aver rivelato di aver contratto il virus mentre era in Australia per girare il suo ultimo film, ieri è tornato a casa, a Los Angeles. A darne notizia è Just Jared, sito di gossip a stelle e strisce.

L’attore e la moglie avrebbero dunque passato indenni la prova del tampone, quello che, in questa circostanza, avrebbe accertato la positività al Covid-19. Ma fortunatamente sembra essere risultato negativo e, in virtù di tale possibilità, Hanks ha potuto prendere l’aereo e tornare negli Stati Uniti.


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Cinema

Edoardo Pesce è Alberto Sordi nel film tv che omaggia l’artista romano

“Permette? Alberto Sordi” racconta i vent’anni in cui il giovane Sordi è diventato l’Albertone nazionale, colui che “non ci ha mai permesso di essere tristi”

Antonella Valente

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“Permette? Alberto Sordi” è un film che festeggia ‘Albertone nazionale’ a cento anni dalla sua nascita.

La Rai rende omaggio ad uno dei più illustri attori del cinema italiano con un film tv in onda oggi in prima serata su Rai1 a partire dalle 21.
Con la regia di Luca Manfredi, figlio del celebre Nino, ad interpretare il ruolo di Alberto Sordi troviamo Edoardo Pesce, attore romano vincitore del David di Donatello come attore non protagonista in “Dogman” di Matteo Garrone.
La pellicola racconta i 20 anni della formazione di Sordi come uomo e come artista. Parte, infatti, dal 1937 quando venne escluso dall’Accademia dei filodrammatici di Milano a causa della sua particolare candenza romana. Tornato nella capitale, gli venne affidato da esordiente il doppiaggio di Oliver Hardy, della coppia Stanlio e Ollio, e pian piano iniziò a lavorare nel varietà e nelle radio.
Diversi incontri importanti hanno segnato gli anni della formazione di Sordi, a partire da Andreina Pagnani, già allora diva della prosa e del doppiaggio, senza dimenticare la vicinanza di un giovane regista quale Federico Fellini che sognava di fare cinema o di Vittorio De Sica.

Il film descrive gli amori, le amicizie, le ambizioni e la determinazione di un artista che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo, uno degli attori più accreditati e richiesti dal cinema italiano. Sordi non si accontentò di fare il doppiaggio, voleva mettere la sua faccia sul grande schermo.


“Credo di essere stato capace di rendere l’idea di un Alberto Sordi più giovane e sembra che siamo riusciti a consegnare un affettuoso omaggio a questo grande artista per il suo centenario – dichiara Edoardo Pesce – la romanità che ho dato è la stessa che ho vissuto nella mia famiglia che è romana da oltre quattro generazioni. In casa si è sempre parlato romano, in maniera dialettale e bella, con quella romanità che può essere definita quasi poetica. Non il romanaccio, diciamo, odierno. Quella romanità musicale che si rifaceva ad Aldo Fabrizi, Proietti, Petrolini, Alberto Sordi stesso, che ho riproposto in questo film anche senza troppa fatica”.

“Penso di aver messo molto di me in questo personaggio – continua Pesce – Mi sono approcciato ad Alberto Sordi non come persona ma come personaggio e maschera della nostra cultura e commedia, come farebbe un napoletano con la maschera di Pulcinella. Ecco io ho indossato quella di Sordi con la sua musicalità, tono ed espressione. Ho seguito il consiglio del mio amico Marcello Fonte e il giorno del compleanno di Alberto, il 15 giugno, sono andato sulla sua tomba al Verano a portargli dei fiori e gli ho detto “Signor Sordi, lei di brutte figure non ne fatte mai, speriamo non ne faccia fare anche a me!”.

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Cinema

I Guardiani della Galassia III: James Gunn svela i primi dettagli (spoiler)

Qualche piccola anticipazione in più (non andate avanti se non amate gli spoiler) ce l’ha data il regista dei film, James Gunn, che, nel rispondere a una domanda di un fan, ha di fatto ammesso che nel prossimo capitolo vedremo anche

Federico Falcone

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Non sappiamo quando uscirà, non sappiamo quale sarà il plot del terzo capitolo della saga, non sappiamo se sarà l’ultimo, sappiamo solamente che si farà. Ed è già tanto. La grave emergenza sanitaria che sta causando il Coronavirus ha rallentato anche l’industria cinematografica statunitense e alcune tra le pellicole più attese della stagione in itinere e quella successiva subiranno inevitabilmente bruschi ritardi.

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L’universo Marvel ha in cantiere diverse pellicole e fra queste c’è il terzo episodio de I Guardiani della Galassia, che presenta alcuni tra i personaggi più amati riportati sul grande schermo, sia nell’ambito della saga stessa che in quella degli Avengers, come Groot (sia da adulto che da baby che da adolescente, viziato e nerd più che mai) o Rocket, tanto piccolo quanto irascibile e determinato a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno.

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Qualche piccola anticipazione in più (non andate avanti se non amate gli spoiler) ce l’ha data il regista dei film, James Gunn. Nel rispondere a una domanda di un fan, infatti, ha ammesso che nel prossimo capitolo vedremo anche Kraglin, interpretato da Sean Gunn, suo fratello.

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