RetroGaming: The Secret of Monkey Island

Nel profondo dei Caraibi, l’Isola di Mêlée”. In primo piano appariva la misteriosa altura di un’isola sulla cui cima campeggiava un fuoco ardente. Immediatamente attaccavano le prime note di un motivetto “8 bit” che sarebbe per sempre rimasto nel cuore di milioni di videogiocatori, e poi arrivava il titolo. Era l’inizio di un’era e il principio di una delle saghe videoludiche più famose e fortunate di sempre. Era l’incipit di “The Secret of Monkey Island”.

Nel 1990 i microprocessori 386 erano da poco arrivati in Italia: trent’anni esatti sono passati dall’uscita di The Secret of Monkey Island. Nonostante il peso degli anni si faccia indubbiamente sentire, però, come fa il capolavoro dell’allora LucasFilm Games ad essere considerato, tutt’oggi, una delle migliori avventure grafiche mai realizzate? Ovviamente il fascino retrò degli anni ‘80/’90 gioca un ruolo fondamentale nell’immaginario collettivo di chiunque abbia vissuto quegli anni. Il vero segreto, però, potrebbe stare proprio nel nome dello sviluppatore.

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Quella di George Lucas, infatti, è da sempre una figura legata all’avventura, a mondi fantastici e grandi successi. Da Indiana Jones a Guerre Stellari, che sia in ambito cinematografico o videoludico, il produttore ha sempre regalato grandi perle al proprio pubblico. Altra possibile chiave di lettura potremmo trovarla nell’incredibile comparto grafico-realizzativo. Dal genio di Ron Gilbert al dinamico duo Tim Schafer e Dave Grossman, non è semplice trovare un’avventura così colorata, fresca e travolgente, nella sua linearità, ma altrettanto innovativa e caratterizzante per gli anni che furono.

La trama credo sia nota a tutti. Su Mêlée Island arriva il giovane Guybrush Threepwood, un giovane ardimentoso che sogna di diventare un pirata. Per realizzare la sua sete d’avventura, Guybrush dovrà incontrare i “pirati dall’aspetto importante” e seguire le loro indicazioni per superare tre fondamentali prove. Da quel momento il giovane protagonista si troverà, suo malgrado, catapultato in una serie di avventure e rompicapi dallo humor di prim’ordine e mai banale.

Tra pirati senza denti e puzzolenti di grog, variopinti riti Voodoo e improbabili sentinelle del faro, capiremo quanto una normale mentina per l’alito possa dare un senso alle nostre avventure o quanto una semplice torta di carote possa salvare la vita di un condannato. Dimostreremo che “ferisce più la lingua che la spada” e soprattutto, cosa ben più fondamentale per la nostra vita, scopriremo il corretto utilizzo di un pollo di gomma con una carrucola in mezzo.

Non sempre vi capiterà di dover cercare un leggendario tesoro sepolto che non è della vostra taglia. Raramente avrete a che fare con scimmie a tre teste e ancor più di rado, probabilmente, vi capiterà di innamorarvi di un Governatore rapito.

Ecco cos’è Monkey Island: un’avventura grafica dalla genuinità disarmante ma che ha catapultato un’intera generazione nell’avventuroso e fantastico mondo dei pirati. Una saga che ha rivoluzionato l’allora panorama videoludico e che vede, proprio nel suo primo capitolo, un’autentica pietra miliare nel suo genere. Tale è stata l’importanza di un titolo come Monkey Island che, a distanza di trent’anni, è stata messa in commercio l’Edizione Speciale della saga, per PC e console, completamente rinnovata nell’aspetto grafico e interamente doppiata.

E a chi spesso s’interroga sul perché questo capolavoro non abbia mai trovato un’adeguata trasposizione cinematografica, consiglio di dare un’occhiata alla saga dei Pirati dei Caraibi. Avete mai notato lo stile e l’abbigliamento di Will Turner/Orlando Bloom? E la figura di Elizabeth/Keira Knightley non vi dice nulla?

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