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Cinema

George Lucas ne fa 76: universi infiniti, religione jedista e integralismo intergalattico

Federico Falcone

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“I sogni sono estremamente importanti. Non si fa niente che prima non venga immaginato”

Di sogni e immaginazione, la carriera e la vita di George Lucas, ne sono costellati. Il padre di Guerre Stellari, della saga di fantascienza più amata di tutti i tempi, spegne oggi 76 candeline, ognuna delle quali potrebbe raccontare una diversa sfumatura della propria esistenza spesa a sognare e a far sognare. Dal primo episodio datato 1977 a quelli successivi, nella veste di regista o sceneggiatore, il padre di tutti gli Jedi si è ritagliato anche e soprattutto un ruolo di culto all’interno di una fan base mondiale integralista e conservatrice come pochi.

Non è un caso che dal franchise di Star Wars sia anche nato movimento divenuto ben presto filosofia di vita: il Jedismo. Nato agli inizi del 2000 un po’ per gioco, un po’ per scherzo, un po’ come forma di credo esasperato dalle vicende della saga, ha visto “arruolare” sempre più persone. Un movimento partito dal sottobosco ma che ben presto è passato sotto le luci della ribalta, al tal punto da affascinare George Lucas stesso che, nel giro di poco tempo, ne è diventato anche una sorta di padre spiriturale.

Il Jedismo si compone di 21 massime, tutte basate sul codice morale e spirituale degli Jedi, ma anche su ciò che loro, nelle pellicole che li hanno visti per protagonisti, sono stati in grado di insegnare ai propri discepoli. E così, da una manciata di esaltati, si è passati nel giro di neanche venti anni, a più di un milione di credenti jedisti. Come era inevitabile che fosse, il culto si è dovuto dotare di una struttura gerarchica, con leader, ruoli e partecipanti in vario modo e misura.

Ci sono i semplici apprendisti, cioè coloro i quali, da neofiti quali originariamente sono, devono formarsi per seguire le orme dei loro maestri. Poi c’è il Cavalierato, stato più avanzato della cultura jedista, composto da chi ha già trovato la propria strada e la propria disciplina. C’è anche un Consiglio studiato appositamente per monitorare il rispetto del credo e la giusta applicazione dello stesso da parte dei suoi fautori; può anche celebrare riti e matrimoni per chi sceglierà di unirsi nella Forza.

Guai, però, a parlare di religione, per lo meno nel senso più stretto, conservatore e tradizionale del termine. Lo stesso Lucas in qualche modo ne ha preso le distanze da questo concetto, anche perché ciò che nasce per divertimento, passione, amore, non può e non deve evolversi in qualcosa in grado di dividere piuttosto che unire. La Forza non sarebbe d’accordo, appunto.

Ho inserito il concetto di Forza nel film nel tentativo di risvegliare nei giovani un interesse verso la spiritualità. Una fede in Dio, più che in un determinato sistema religioso. L’importante è porsi le domande giuste“, disse il regista e sceneggiatore per meglio spiegare il concetto presente nei film. L’importante è porsi le domande giuste, vero, verissimo. Ma anche sognare a occhi aperti e credere che una passione possa condizionare la nostra vita al tal punto da migliorarla ci sempre un buon prospetto.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Cinema

D.O.R.I.A.N.A.: l’art movie di Mariano Lamberti nato durante il lockdown

Questa sera la prima nazionale del film all’interno dello storico palazzo di Trastevere WEGIL

Antonella Valente

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Cosa succederebbe se una donna gelida e malata di controllo perdesse il lavoro? Probabilmente cadrebbe in depressione tanto da auto carcerarsi dentro casa.

E se scoprisse che i social network sono un potentissimo mezzo di comunicazione, una porta da attraversare per raccontare e scoprire il suo vero io, distruggere l’idea di se stessa e quindi rinascere?

Si intitola “D.o.r.i.a.n.a.”, l’art-movie nato durante il periodo del lockdown e diretto dal regista Mariano Lamberti, che sarà presentato questa sera a partire dalle 20 presso WEGIL, lo storico palazzo di Trastevere in Largo Ascianghi 5 alla presenza della consigliera regionale del Lazio, Michela Di Biase. Protagonista della pellicola è Doriana, una donna che ha fondato la sua vita sul successo nel mondo della Pubblicità. Ha imparato a venerare la Forma e la Confezione. La creazione autentica, al contrario, la disprezza e la terrorizza. Ad un tratto Doriana perde il lavoro e, per disperazione, si chiude in casa scoprendo, però, che può comunicare con il mondo attraverso i social network. Attraverso il racconto di se stessa in streaming Doriana vivrà un’esperienza esistenziale che la porterà alla distruzione di sé alla ricerca della propria autenticità. La protagonista prenderà, dunque, coscienza del momento catastrofico della sua vita e disinnescherà vecchie ruggini riuscendo finalmente a ricostruirsi e rinascere.

Doriana è una donna come tante donne indipendenti – spiega la protagonista del film Caterina Gramagliaè una donna sola che ha costruito la sua identità nel suo lavoro. Sceglie, poi, di isolarsi, perde il lavoro e si chiude in una forzata reclusione. Si costruisce così in questo isolamento una identità social dove si racconta, racconta chi è vestita da parole e atteggiamenti retrò che ricordano le donne di Fassbinder o le dive dei vecchi tempi“.

L’esperienza della nascita di questo film è già essa stessa una storia tutta da raccontare.

“Doriana Grigio Vana” doveva essere uno spettacolo teatrale a tutti gli effetti, un monologo esistenziale sull’isolamento forzato scritto dall’autrice Roberta Calandra, un preludio di ciò che sarebbe poi avvenuto nella nostra vita reale? Nessuno poteva saperlo eppure la coincidenza è sorprendente.

Come il personaggio interpretato, Caterina Gramaglia condivide l’idea di ritrovare se stessi durante un periodo particolare come l’isolamento “Ci si perde e ci si ritrova. L’isolamento all’interno di noi stessi è un viaggio – afferma – a volte sembra di impazzire non potendo avere contatti umani, ma il silenzio secondo me è un modo di vedere, di osservare tutto ciò di se che con la vita frenetica si confonde. Questo senso di vuoto che tanto spaventa“.

Il regista Lamberti, nonostante tutto, non ha abbandonato il progetto e ha avviato le prove on-line con l’attrice, unica protagonista. Da qui l’illuminazione di fare un film che giorno dopo giorno si è sviluppato come un prodotto sempre più particolare e articolato tanto che le previsioni erano quelle di girare tutto nel giro di 3 o 4 giorni dopo il 4 maggio (data della riapertura) e avere il film pronto dopo la seconda metà del mese. Il progetto è diventato un vero e proprio esperimento bisognoso di essere curato nei minimi dettagli e quindi di essere completato durante l’estate.

Girato completamente con un I-Phone X, “D.o.r.i.a.n.a.”si è trasformato in un art-movie introspettivo, intimo e viscerale.

Attuale ma con continui riferimenti ad un grande classico come Il ritratto di Dorian Gray del celebre Oscar Wilde.

Bisognava fare di necessità virtù e utilizzare i mezzi a disposizione per poter mettere in piedi un progetto simile durante la pandemia. Ma si può fare il cinema online? e il teatro?

Si può fare tutto. Abbiamo una tecnologia che ce lo permette, ma si perde la relazione, l’empatia – conclude l’attrice – Un film, uno spettacolo è fatto di relazioni, dallo stare insieme e dalla condivisione. Il teatro, che io amo particolarmente, è fatto di relazioni umane, di mandarini mentre fai le prove, di caramelle, di “mi passi la matita che me la sono dimenticata a casa”, di contatto, ovviamente di pubblico che è un’altra parte fondamentale di uno spettacolo. A me tutto questo manca moltissimo”.

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Cinema

È morto Enrique Irazoqui, fu il Gesù scelto da Pasolini

Fabio Iuliano

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È morto nella notte, in un ospedale di Barcellona, Enrique Irazoqui. Attivista politico e intellettuale, celebre per aver interpretato il ruolo di Gesù nel ‘Vangelo secondo Matteo’ (1964), capolavoro di Pier Paolo Pasolini, aveva 76 anni. Nato nel 1944 da una famiglia borghese, come ricorda l’agenzia AdnKronos, fu sin da giovane militante antifranchista.

Su mandato del sindacato universitario clandestino di Barcellona, arrivò in Italia per convincere i massimi esponenti della cultura italiani a tenere conferenze nelle università spagnole contro la dittatura. In questa occasione conobbe, tra gli altri, Pier Paolo Pasolini che, folgorato dal suo volto, gli offrì il ruolo di Gesù ne Il Vangelo secondo Matteo, affascinato anche dal contrasto con la sua ideologia. Irazoqui devolse la paga alla causa del movimento clandestino antifranchista.

Rientrato in Spagna, venne punito dal regime franchista per aver partecipato alla realizzazione di un film ritenuto di propaganda comunista. Laureato in Economia a Parigi, iniziò a lavorare a capo di un’azienda, lasciando il posto dopo cinque mesi per contrasti ideologici. Negli Stati Uniti si laureò in Letteratura spagnola, diventando successivamente docente. Irazoqui fu anche un campione di scacchi.

Leggi anche: “Teorema”, il film di Pasolini sequestrato per “oscenità e rapporti libidinosi”

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Cinema

Perché guardare il film di Sonic su Amazon Prime Video

Arriva adesso su Prime Video senza noleggio, per tutti gli abbonati

Alberto Mutignani

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Ho recuperato soltanto adesso “Sonic“, il film sull’omonimo personaggio dei videogiochi nato dalla mente di Naoto Oshima e diventato un’icona videoludica – fu la fortuna del Sega mega drive nei primi ’90 e poi di Nintendo.

Le aspettative erano basse, poco più in su di quelle riservate per il film dei “Me Contro Te“, considerate anche le premesse: un teaser di lancio mostruosamente sbagliato, una pessima cgi per il peggior modello possibile di Sonic.

Per fortuna, si è tornati a pagina bianca e il film è stato ricostruito da zero, anche perché una produzione così grande non poteva permettersi di rischiare, sapendo quant’è capricciosa la fanbase dei videogiocatori – motivo per cui i videogiochi non verranno mai considerati un’arte, spiace dirlo.

Il film comunque non è piaciuto lo stesso, agli aficionados del porcospino blu elettrico. E ci dispiace perché una pellicola così piacevole meritava maggiore spazio di quello che ha ottenuto, soprattutto tenendo conto del lungo iter produttivo.

Il film, come dicevamo, è davvero gradevole: una storia semplice, molto derivativa dallo sci-fi per famiglie anni ’80, ma meno stomachevole. È davvero un film per tutti, e questo è il vero merito di ‘Sonic’, perché c’è l’operazione nostalgia per il pubblico più adulto – l’intramontabile Jim Carrey nei panni del Dr. Eggman – assieme a qualche battuta audace, c’è la comicità spicciola e fisica per il pubblico più giovane, c’è Sonic come lo abbiamo sempre sognato sul grande schermo, le sue scariche elettriche, i divertenti rallenty – per fortuna pochi e ben piazzati – durante le scene più concitate, in cui vediamo Sonic sfoggiare la sua celebre super-velocità, e c’è qualche divertente omaggio.

Arriva adesso su Prime Video senza noleggio, per tutti gli abbonati. Un miracolo, visto che negli stessi giorni esce l’ultimo disastro della Disney, ‘Mulan’ in pacchetto famiglia a 25 euro, che è la guida definitiva – dopo Aladdin e Il Re Leone in live action – all’induzione del sonno sullo spettatore.

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