Renato Zero: “La vera musica arriva direttamente nell’anima”

Non passa certo inosservato uno come Renato Zero in una grande piccola città come il capoluogo d’Abruzzo. Il cantautore romano, tra i protagonisti della serata dal titolo “L’Aquila ritorna, l’abbraccio alla musica e alla cultura” nella serata conclusiva della Perdonanza Celestiniana. Un’idea del direttore artistico, Leonardo De Amicis, in una dedica agli operatori dello spettacolo, una delle categorie più colpite dagli effetti della pandemia da covid-19. “Sono contento di questa iniziativa”, prosegue Zero, “perché per buona parte, la compagine dei lavoratori impiegati è di questa terra. Gli introiti del settore spettacolo non riguardano esclusivamente l’artista, ma anche i tecnici, fonici e addetti al palco che hanno famiglie da mantenere”.

L’IMPATTO CULTURALE.  “Stiamo perdendo la devozione verso il passato, verso le nostre radici. Verso la cultura”, prosegue Zero. Qualcosa di inaccettabile, anche quando vedi che la musica viene vietata in alcuni contesti geografici”. Il riferimento è anche all’Afghanistan. “Assistiamo a una cosa aberrante e discutibile, la motivazione è solo e solo una: tenere il popolo nell’ignoranza per garantire pochi fastidi alla classe dirigente”.

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LA MUSICA OGGI. L’occasione è anche quella di fare una riflessione sulla musica di oggi. “Avevo messo in piedi”, ricorda, “un progetto di crescita artistica chiamato Fonopoli, una risposta logica, produttiva per dare formazione e crescita a tutti i professionisti della musica con i suoi progetti destinati a dare spazio e visibilità ai giovani, attraverso attività artistiche, culturali e formative. Il nostro, al contrario di quello che si crede, è un mestiere difficilissimo che comporta dei grandi sacrifici, bisogna rendersi conto che una canzone va direttamente nell’anima di chi da quella canzone si aspetta di essere migliore, di crescere in statura, forza, volontà e coraggio. A modo nostro siamo dei medici anche noi”.

MUSICA PER CRESCERE. “Senza la musica non sarei cresciuto di un centimetro”, sottolinea, “Jimi Hendrix, John Meyer, Eric Clapton, José Feliciano, Atahualpa Yupanqui: ho avuto la fortuna di ascoltare loro da giovane. Avevmo dei modelli che oggi stanno andando via. Salutiamo il batterista dei Rolling Stones che tanto ci ha deliziato con la sua meravigliosa professionalità. E dopo? Dopo di questo ci sarà il diluvio se non ci sarà la volontà di staccare il ragazzo da Pro Tools e fargli conoscere gli strumenti uno a uno, del tipo ‘piacere questa è la batteria e questo è il basso, vedi… ha quattro corde, mentre la chitarra ne può avere sei o dodici”. La musica va fatta prima di tutto va fatta con gli strumenti giusti, ma soprattutto insieme. Bisogna provare insieme, cercare i tempi le tonalità, il quattro quarti, le ottave”.

MUSICA È COMPLICITÀ. Il maestro De Amicis ha definito i tre ingredienti fondamentali per i musicisti: il pubblico, la sinergia di gruppo e i suoni. “La complicità con gli altri è importante”, riprende Zero. “Ho visto tanti ragazzi fare musica da soli col computer, fare poco più del ‘copia-incolla’. Io che faccio musica da tanti anni, non posso accettare che un ragazzo di 20 anni sia già vecchio perché non ha avuto la lungimiranza di evolversi facendo musica con altre persone che non devono essere necessariamente coetanee.

LE TUTELE. A maggio, Zero è stato parte attiva a piazza del Popolo alla protesta dei bauli, sempre a sostegno delle maestranze dello spettacolo. “Il problema”, aggiunge, “è che non siamo tutelati come professionisti. Sto dicendo che Paoli, Endrigo, Bindi, Battisti, sono figli di nessuno. L’autore e compositore è uno che sputa sangue alla ricerca di una melodia eterna. Tutt’altra cosa rispetto a chi crede di andare avanti mostrando gli addominali”.

OGGI IN ITALIA. “Mi piacerebbe che l’italiano si guardasse allo specchio, senza filtri, nella sua nudità”, è l’auspicio del cantautore. “Spesso la risposta alle cose di cui siamo stati privati arriva nella condivisione. E questo è importante ribadirlo dopo mesi in cui si eravamo talmente concentrati solo sul virus, pensando che risolvendo quel problema lì avremmo risolto tutto. Invece, a quel problema si sono venuti ad aggiungere delle altre contingenze, con tantissime persone licenziate. D’altra parte”, conclude, “è anche il contesto a fare la differenza: Michelangelo e D’Annunzio sono figli di questa terra. E non è un caso. Ora abbiamo Salvini e Di Maio. Ma siamo dei signori e quindi perdoniamo”.

Foto di Luigi Baglione

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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