Quando il cinema incontra il calcio: i 5 film da vedere

Detta come va detta, il calcio è probabilmente lo sport che meno si presta a trasposizioni cinematografiche. Eppure dal quel lontano 1911, anno in cui lo sport più popolare del mondo fece la sua prima irruzione nell’universo delle pellicole col cortometraggio muto Harry the Footballer, non si contano i film che hanno omaggiato il mondo del pallone. Lungometraggi, documentari, serie TV e biopic, il mondo del cinema strizza l’occhio a quello del calcio, raccontando storie di vita vissuta, eventi storici e improbabili avventure di fantasia.

Certo gran parte della filmografia dedicata a questo sport arriva dal Regno Unito. Il calcio è da sempre patrimonio della Terra d’Albione e l’atmosfera e l’orgoglio calcistico che si respirano dai quartieri di Londra a quelli di Manchester, fino a Liverpool e ai sobborghi del West Midlands, è un qualcosa di difficilmente replicabile in altri angoli del pianeta. Occhio quindi al Best di Mary McGukain, alla trilogia Goal!, agli scarpini fatati di Jimmy Grimble (1999) e al mondo violento di The Firm (1987) e Hooligans (1995), fino ai più recenti The Football Factory (2004) e Hooligans (Green Street) del 2005.

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L’Italia, dal canto suo, ha sempre strizzato l’occhio al mondo del pallone e delle tifoserie. Tra opere più o meno discutibili, come non ricordare quei film entrati di diritto nella storia della commedia all’italiana come L’allenatore nel pallone, Il tifoso, l’arbitro e il calciatore e Mezzo destro e mezzo sinistro? Guai, però, a tacciare il nostrano cinema calcistico di troppa leggerezza. E una menzione d’onore è per Ultrà di Ricky Tognazzi, Ultimo Minuto di Pupi Avati e, soprattutto, L’uomo in più di Paolo Sorrentino. Se però ci chiedete quali possano essere i film meritevoli di essere visti in occasione dei Campionati Europei di Calcio in partenza stasera, la risposta ve la diamo col quintetto che segue.

FUGA PER LA VITTORIA, 1981 di John Huston

Bobby Moore e John Wark, Paul Van Himst e Mike Summerbee, e ancora Kazimierz Deyna, Kevin O’ Callaghan e Soren Lindsted. Chi ama il calcio d’altri tempi, quello da memorabilia, del pallone di cuoio e degli scarpini grezzi e pesanti, non può non conoscere questi nomi. Aggiungeteci Valdo Ardiles e l’unico e solo Pelè, e avrete a disposizione una squadra che farebbe la fortuna di qualsiasi allenatore. John Huston dirige nel 1981 quello che, a tutti gli effetti, può essere considerato il più famoso film sul calcio, dove il calcio stesso è solo un pretesto per sopravvivere e ribellarsi al giogo nazista. Sullo sfondo di una Francia occupata dalle armate del Führer nella Seconda Guerra Mondiale, una selezione di calciatori Alleati, prigionieri in un campo di concentramento, ne affronta una composta da soldati nazisti. La partita nasce come pretesto per architettare la fuga della squadra Alleata e il risultato è un fattore secondario. Eppure nel corso dei 90 minuti, qualcosa cambierà nello spirito dei giocatori. “Victoire!” grida il pubblico presente al Colombe di Parigi. È la forza dello sport che abbatte le barriere della guerra. Nel cast, oltre a Sylvester Stallone, troviamo anche Michael Caine e un sempre fenomenale Max Von Sydow.

IL MALEDETTO UNITED, 2009 di Tom Hooper

In Inghilterra ci sono tre nomi che richiedono una certa dose di rispetto nel nominarli. Uno è quello di James Bond, la spia al servizio segreto di Sua Maestà più famosa del mondo; il secondo è proprio quello della Regina Elisabetta, che di certo non ha bisogno di presentazioni; e poi c’è il terzo. Pubblico in piedi e applausi scroscianti per Brian Clough: l’artefice del più grande miracolo calcistico che si sia mai verificato oltremanica. Il film di Tom Hooper, però, non ricalca le avventure dell’istrionico tecnico inglese sulle panchine del Derby County o del Nottingham Forrest. Il maledetto United rivive la “passione” di Brian Clough, nei 44 giorni di fuoco in cui allenò i ragazzi terribili del Leeds United nel 1974. “Che novità” – direte voi – “un allenatore che allena…”. Beh, Il consiglio è uno e uno soltanto. Guardate questo film e capirete la portata del personaggio e il perché tutti, ma proprio tutti in Inghilterra, conoscano il nome di Brian Clough.

IL MIO AMICO ERIC, 2009 di Ken Loach

Éric Daniel Pierre Cantona. Chi era costui? Quello che si beccò nove mesi di squalifica, oltre a sette giorni di reclusione per aver mollato un calcione alla Bruce Lee a un tifoso di una squadra rivale dopo essere stato espulso, potremmo dire. Oppure quello che i tifosi del Manchester United, dopo quasi 25 anni dal suo addio, ancora osannano e celebrano partita dopo partita. Oppure quello che, sotto forma di “spirito onirico” funge da guida spirituale per il problematico protagonista del film di Ken Loach. L’opera ha trovato limitata diffusione quasi esclusivamente nella terra dei tre leopardi. Anzi, più esattamente (e quasi esclusivamente oserei dire) all’interno dei confini di Manchester. Perché King Eric era tanto idolatrato tra le mura dell’Old Trafford, quanto odiato nel resto del Regno Unito. Il regista de Il vento che accarezza l’erba e Io, Daniel Blake, da sempre al fianco della classe operaia e meno abbiente, dirige un film inaspettato e dalla sorprendente delicatezza, discostandosi per una volta, dal documentarismo che caratterizza la sua filmografia classica. Da vedere.

IL PRESIDENTE DEL BORGOROSSO FOOTBALL CLUB, 1970 di Luigi Filippo D’Amico

A rappresentare l’Italia in questa speciale selezione, ci pensa l’Albertone Nazionale. Nel film del 1970, Sordi è un giovane e incompetente rampollo che, alla morte del padre, eredita la proprietà del Borgorosso Football Club: la squadra dell’omonimo paesino romagnolo. L’ingresso del protagonista nel mondo del calcio è a dir poco deleterio, tanto da procurargli l’astio dell’intera tifoseria. Ma la ritrovata fiducia e passione del protagonista, porteranno il club ad un’insperata svolta nel corso della stagione, fino addirittura al roboante acquisto di Omar Sivori dalla Juventus. Il Borgorosso Football Club ripartirà più forte di prima e il Presidente risorgerà come beniamino dei tifosi locali.

FEBBRE A 90°, 1996 di David Evans

Si torna oltremanica per chiudere il nostro quintetto dei film sul calcio. La pellicola di David Evans è tratta dall’omonimo libro di Nick Hornby e racconta le fasi di crescita del protagonista che, dall’adolescenza all’età adulta, troverà nell’Arsenal Football Club la fedele compagna di tutta una vita. Calcio e amore in contrapposizione, nel rapporto tra il protagonista e la donna che, tra una partita e l’altra, entra inaspettatamente nella sua vita. Uno strepitoso Colin Firth organizza tutta la sua esistenza in base al calendario della sua squadra del cuore, e la rassegnata Ruth Gemmell, arriverà a comprendere la genuina e sincera passione che anima il cuore del suo compagno. È tutto nel dialogo tra il protagonista bambino e suo padre. “Senti, mica dobbiamo andare a vedere l’Arsenal ogni volta che vengo a Londra… pensavo avessimo superato questa fase…“. “Noi non supereremo mai questa fase”.

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Riccardo Colella
Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, francamente se ne infischia e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

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