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Musica

Quando gli Zebrahead elogiavano la playmate dell’anno

Luigi Macera Mascitelli

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Album di culto ed emblema del passaggio dagli anni ’90 al 2000. Playmate Of The Year degli Zebrahead rappresenta tutt’ora un album seminale del punk americano e mondiale. Un disco che riportò in auge la frangia più melodica del punk, ma non per questo meno aggressiva. Tutt’altro. Lo spirito ribelle e la libertà che trasudavano da quelle note fecero del lavoro un importante punto di riferimento del movimento.

Figlio della scuola americana degli anni ’90, in primis quella di Blink-182 e The Offspring, Playmate Of The Year uscì il 22 agosto del 2000, in una torrida estate di ben 21 anni fa. Dal sound vagamente surf rock, i riff sbarazzini e anticonformisti del punk, e l’attitudine rock, il disco fu un vero successo. Complice soprattutto la copertina, che ritraeva l’attrice e modella statunitense Jodi Ann Paterson, coniglietta e, per l’appunto, playmate dell’anno della celebre rivista Playboy.

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Giocando proprio sugli stereotipi maschilisti e propriamente americani, l’album divenne un simbolo di quell’America sfrontata e materialista. Il celebre ed omonimo singolo, infatti, era un vero e proprio tripudio all’eccesso. Tra belle donne, curve a perdita d’occhio e continui riferimenti sessuali, il videoclip venne girato nella celebre Playboy Mansion, la casa e sede principale della rivista Playboy fondata da Hugh Marston Hefner. Del video esistono addirittura due versioni: una censurata in cui le Playmate compaiono vestite ed un’altra in cui mostrano il seno nudo. Lo stesso Hefner, da buon boss dell’eccesso e del sesso, appare all’inizio scortato da tante ragazze. E non è un caso che il brano reciti: «She’s finally here. Whoo, yehh! My Playmate Of The Year»

Ogni epoca ha avuto la sua colonna sonora, quel brano del quale bastano poche e semplici note per riportare alla mente i bei vecchi tempi. Un po’ come l’Italia degli anni ’60, le cui estati erano rigorosamente accompagnate da Abbronzatissima di Edoardo Vianello. Una canzone che portava con sé un’intera generazione: quell’Italia post bellica della ripresa economica, dove tutti si godevano i frutti del lavoro, tra spiagge incontaminate, sole e belle ragazze (eh, anche all’epoca velati riferimenti sessuali c’erano).

Playmate Of The Year fu l’album con il singolo più rappresentativo delle estati americane, e non solo, dei primi anni 2000. Un gruppo -scusate il francesismo, o forse no- di cazzoni circondati da ragazze, in mezzo ad una bolgia fatta di alcol e feste in piscina. Cosa c’è di più estivo e ‘mmericano di questo? Ma non è affatto un difetto, anzi. Che piaccia o meno gli Zebrahead hanno rappresentato la generazione del 2000, con una musica che sprizza gioia da tutti i pori, allegria in ogni ritornello e che ci fa saltare su e giù per la stanza. Il tutto RIGOROSAMENTE senza prendersi mai sul serio. Quindi i moralisti dell’ultimo minuto possono anche andare a farsi benedire con Playmate Of The Year.

Impossibile essere tristi con quelle note che riportano al calore estivo di quando non si pensava a nulla se non a divertirsi e basta. Soprattutto se quello cantato è un vero e proprio salto generazionale. Perciò, quale miglior modo di rappresentare il passaggio dal XX al XXI secolo se non buttarla in una sana e festosa caciara, tra tuffi in acqua, bevute con gli amici e circondati da ragazze? Alla fine il punk questo era e guai se così non fosse stato! Il dito medio in faccia al pensiero borghese che vorrebbe eccedere e uscire dagli schemi preimpostati ma non può. Gli Zebrahead hanno fatto esattamente questo: sbattere in faccia alla società ciò che poteva solo “guardare ma non toccare”.

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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“Mi manchi negli occhi”, in uscita il nuovo singolo di Tricarico

Redazione

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A pochi mesi di distanza dall’uscita di “Mi manchi negli occhi“, torna Tricarico con un nuovo singolo, “La Bella Estate“, la cui uscita è prevista per venerdì 23 aprile per Artist First. Questo singolo, prodotto da Vittorio Corbisiero, è un pezzo allegro e scanzonato, dove Tricarico con grande ironia racconta di come la protagonista della sua “bella estate” sia stata una donna molto speciale, non un’amante, non un amore romantico, bensì sua nonna, scelta al posto di molte altre avvenenti figure femminili.

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Una canzone fresca e divertente, perfetta da cantare in macchina mentre si corre verso il mare. Una canzone per sperare in un’estate davvero bella e libera. Il singolo anticipa il nuovo album dell’artista che uscirà a maggio a distanza di sei anni dal precedente, periodo in cui Tricarico si è dedicato principalmente all’altra sua grande passione, la pittura.

Cantautore, polistrumentista, disegnatore ed artista visivo, Francesco Tricarico, classe 1971, inizia a suonare da giovanissimo e si diploma al Conservatorio di Milano. Girovaga con una piccola band suonando jazz nei locali milanesi e si esibisce per qualche mese anche a Parigi.

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Tricarico ha all’attivo sette dischi: “Tricarico” (2002), “Frescobaldo nel recinto” (2004), Giglio (2008), “Il Bosco delle fragole” (2009), “L’imbarazzo” (2011), “Invulnerabile” (2013) e “Da chi non te lo aspetti” (2016).

Musica ed arte sono, per Tricarico, due mondi complementari. Il legame tra la sua musica e le sue opere è molto stretto, e rappresenta la ricerca di un posto nel mondo e di un mezzo per comunicare con gli altri. Ha pubblicato un libro di disegni e racconti “Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino” (2010) edito da Bompiani ed ha esposto i suoi quadri, sia su tela che su carta, all’interno di mostre a lui dedicate.

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Caparezza fra le new entry di Radio Indie Music Like

Fabio Iuliano

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Torna anche questa settimana in radio la classifica degli indipendenti nello storico format Radio Indie Music like prodotto da Paolo Tocco e Giulio Berghella. Ecco i singoli  in onda questa settimana. Si parte dal 20esimo grandino con una new entry con Andrea Laszlo De Simone con il singolo “Vivo” (42 Records).

Altra new entry quella del nuovo singolo degli Extraliscio al 17esimo gradino con “È bello perdersi” (Bettywrong). E saliamo al gradino 14 per fare un altro play sul singolo di Bugo dal titolo “E invece sì” (Mescal). Ritroviamo Motta in salita al gradino 10 con il singolo “E poi finisco per amarti” (Sugar).

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Altra new entry con Caparezza ed il suo singolo “La scelta” (Polydor) che si posiziona al gradino 8 della classifica. Podio solido di conferme: anche questa settimana ritroviamo alla terza posizione il singolo “Amare” (Woodworm) de La rappresentante di lista. In vetta, come detto, restano stabili Colapesce & Dimartino con il sinolo “Musica leggerissima” per Sony.

Prevista un’intervista con AaLe con il singolo “Luminol” che sale al gradino 70 della classifica di questa settimana. Appuntamento alle 20, ogni lunedì. A seguire  Me & Blues” con Gianfranco Piria alle 21. “Un’Altra Musica” con Matteo Ceschi con un focus sulla protesta contro il Vietnam.Alle 23 – “Radici” di Aldo Coppola Neri. Questa sera alla scoperta delle tanto amate Demo.

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Musica

L’Inghilterra riparte da Liverpool: concerto con 5mila persone senza norme anticovid

Luigi Macera Mascitelli

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Un primo concreto segno di ripresa della normalità pre pandemia. A darne notizia è la BBC: il prossimo 2 maggio si terrà al Sefton Park di Liverpool (Inghilterra) un concerto pilota all’aperto dei Blossoms con 5.000 spettatori senza mascherine e distanziamento sociale.

Il live fungerà da test per una futura ripresa totale degli eventi dal vivo senza norme anticovid. I partecipanti dovranno sottoporsi ad un tampone rapido, che sarà effettuato in un’apposita struttura organizzata fuori la sede dell’evento. E poi di nuovo a distanza di qualche giorno dal concerto. In questo modo, spiegano le autorità, il monitoraggio dei possibili nuovi contagi sarà costante e il più preciso possibile.

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Oliver Dowden, segretario alla cultura, ha così dichiarato in merito:

«Ora che il nostro programma guidato dalla scienza è in corso, siamo un passo avanti verso un’estate di eventi dal vivo. Testare veri tipi di situazioni ed esaminare diverse misure, è la chiave per riportare il pubblico agli eventi in sicurezza. Spero che non passi molto prima che i concerti possano tornare definitivamente»

Un evento che lascia ben sperare sul futuro della musica dal vivo, soprattutto dopo l’annullamento o la posticipazione dei maggiori live e festival in Europa. Italia inclusa ovviamente, proprio come aveva anticipato Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts e promoter musicale tra i più autorevoli al mondo, in una nostra live esclusiva.

L’Inghilterra ad oggi conta circa 68 milioni di abitanti. Di questi, più di 32,8 milioni sono stati vaccinati con la prima dose, mentre più di 9,9 milioni di persone hanno ricevuto la seconda.

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