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Cinema

Pioggia di fotografie e video su L’Aquila, installazione del Csc

Fabio Iuliano

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Pioggia di fotografie e video antologie nella sede del Consiglio regionale del capoluogo abruzzese per  L’Aquila, a memoria, un’installazione multimediale ideata come spazio che permetta ai visitatori di “immergersi” nella memoria dei dieci anni trascorsi dal terremoto del 2009 fino ad arrivare al 2019. Convivono nello stesso luogo il ricordo delle vittime e ciò che è accaduto negli anni successivi e che determinerà il futuro del territorio e delle persone che lo abitano. 

Gli studenti del corso di Reportage della sede Abruzzo del Centro Sperimentale di Cinematografia, insieme ai docenti Daniele Segre, Emiliano Dante, Paolo Porto, hanno ‘accumulato’, organizzato e reinterpretato, attraverso il linguaggio espressivo del reportage, il materiale visivo in mostra: video e fotografie. Una gran parte dell’installazione è dedicata a L’Aquila oggi, ma ci sono anche testimonianze, selezionate dagli archivi del CSC Abruzzo, degli ultimi dieci anni. 

L’installazione multimediale si articola in due sezioni: Sospensione, costituita da una ‘pioggia di fotografie’ di grande formato, che si dipanano da un nucleo centrale di memoria,  fino ad arrivare ai protagonisti della ricostruzione dopo terremoto. 

La seconda sezione si compone di una serie di postazioni ‘mnemoniche’ dove poter vedere i cortometraggi realizzati dagli allievi del CSC Abruzzo dal 2009 ad oggi e che raccontano L’Aquila e il suo territorio, dal centro alle periferie, passando per le ‘case provvisorie’ a quelle ricostruite e da ricostruire, insieme ai loro abitanti, ancora ricchi di desideri e speranze. 

Questa scelta di rappresentazione tridimensionale è nata dalla necessità di coinvolgere totalmente lo spettatore che non è posto solo di fronte all’opera in maniera distaccata, ma è inglobato in essa. L’Aquila, a memoria, con il patrocinio del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, è una produzione della sede Abruzzo del Centro Sperimentale di Cinematografia, diretta da Marcello Foti con la collaborazione di Rinaldo Aristotile, Alessia Moretti e Francesca Ruzza; un ringraziamento va anche all’impresa Cingoli di Teramo che ha supportato le fasi di allestimento dell’installazione e che ha permesso agli allievi di documentare i lavori di ricostruzione e restauro. L’installazione, ad ingresso gratuito, sarà aperta al pubblico dal 19 dicembre 2019 fino al 22 gennaio 2020 con un orario di visita dal lunedì alla domenica, compresi i festivi, dalle 10 alle 20. 

I corti visibili integralmente nell’installazione

L’Aquila un anno dopo, di Danilo Barozzi, Sebastiano Cantalupo, Marco Castellani, Fabio Ciotti, Antonio Iacobone, Stefano Ianni, Carlo Liberatore, Cosimo Gabriele Scarano, Antonio Moscaggiura, Alessandro Venuto ed inoltre Matteo Di Berardino, Antonella Deplano, Armando Verrocchio, Lorenzo Settevendemie, 2010

Il corto, accompagnato dalla musica composta dagli allievi del Conservatorio “A. Casella”, con il supporto tecnico di Agorà srl e della Onlus The Co2, è stato supervisionato dai docenti-registi Stephen Natanson e Gianfranco Rosi, realizzato nel 2010 per raccontare L’Aquila all’indomani del terremoto con i suoi luoghi disabitati e le nuove aree di socialità (le c.a.s.e., i centri commerciali, le fermate degli autobus). Un viaggio, tra centro e periferia, nelle parole di alcuni cittadini che, a vario titolo, sono stati testimoni e protagonisti di un momento difficile al tempo ancora emotivamente sconvolgente. 

Senza Parole, di Eva Bearzatti, Manuel De Pandis, Fabio Fusillo, Eleonora Gasparotto, Aleksandre Khomasuridze, Flaminio Muccio, Chiara Napoli, Giorgio Santise, Giovanni Sfarra, Giovanni Soria, 2014

Senza parole è un esercizio video collettivo degli allievi di primo anno del corso Reportage Audiovisivo, realizzato tra settembre e dicembre 2014. È il racconto di una giornata in esplorazione del centro storico dell’Aquila dopo il sisma del 2009. I protagonisti sono gli stessi allievi che, per la prima volta nella loro vita, incontrano la città dell’Aquila.

Il taglio del nastro all’Emiciclo


Tenda amica, di Giorgio Santise, 2014

Corto realizzato nel novembre 2014 a pochi chilometri dalla città dell’Aquila nel il progetto C.a.s.e. di Bazzano. All’interno del complesso abitativo, durante la fase emergenziale, venne edificata dalla Protezione Civile una tenda con la funzione di assistenza alla popolazione. Tenda Amica, così è stata rinominata dagli abitanti della comunità. Per loro, lo spaesamento imposto da un nuovo stile di vita è stato superato anche grazie al punto di incontro rappresentato da Tenda Amica. Inaspettatamente, tra persone diverse, si sono creati legami molto forti e solidali.

Menti Spezzate, di Giovanni Soria, 2015

La voragine che il terremoto ha lasciato in chi ha vissuto questa esperienza non è solo materiale, ma in modo particolare psicologica. Il film mostra le abitazioni sventrate e poi abbandonate nel 2015, a distanza di sei anni dal terremoto. Ricostruire un paese significa ricostruire anche una parte della nostra anima. Il ritorno alla normalità richiede forza e impegno.

La memoria della casa, di Simone Rosito, 2019

La casa dello studente, una ferita sempre aperta nel cuore dell’Aquila e nella memoria aquilana. A dieci anni dal terremoto del 2009, questa casa porta ancora con sé i ricordi di quei momenti. Una casa simbolo della memoria aquilana.

Piazza Duomo, di Luca Mondellini, 2019

Piazza Duomo è il cuore della città dell’Aquila, forza motrice dei cantieri che animano il centro storico del capoluogo abruzzese. Ogni anno, da dieci anni, nella notte tra il 5 e il 6 aprile, si rinnova il ricordo delle 309 vittime del terremoto. 

Belvedere, di Elia Miccichè, 2019

Belvedere è il nome di uno dei ponti stradali dell’Aquila che collega Viale Papa Giovanni XXIII a via Persichetti. La struttura chiusa al traffico dal 2009, si eleva per circa trenta metri da via XX Settembre. Al di sotto è presente anche una palazzina in cui risiedono circa venti famiglie. Dal ponte, il film, mostra uno sguardo personale e un parallelismo tra la ricostruzione del centro storico e la vita che si svolge all’inizio della periferia.

Dieci anni in cinque minuti, le  produzioni CSC  2010-2019, autori vari

Un racconto antologico sulla città dell’Aquila dal terremoto del 2009 ad oggi. In cinque minuti vengono mostrati dieci anni di una ricostruzione che va oltre quella materiale. Attraverso una composizione di frammenti di film realizzati negli anni dal Centro Sperimentale, gli studenti del corso di Reportage interpretano con le loro sensibilità gli anni del post sisma e raccontano come gli aquilani hanno riconquistato la propria città.

Video Loop #1 e #2, 2019, autori variDue video dialogano tra loro all’interno dell’installazione multimediale L’Aquila, a memoria. I due flussi di immagini a ciclo continuo, in loop, creano un legame, concreto e simbolico, tra la memoria e la rinascita della città dell’Aquila.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Cinema

La vita controversa di Marlon Brando tra leggende metropolitane e schiavi sessuali

Federico Falcone

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Il 1 luglio del 2004 moriva, all’età di 80 anni, Marlon Brando. Icona, leggenda, tra i massimi esponenti del cinema Hollywoodiano, talentuoso oltre modo, capace, come pochi altri, di caratterizzare il proprio personaggio, immedesimandosi al tal punto da viverlo sulla propria pelle, tanto da un punto di vista fisico quanto mentale. Un semplice caratterista? No, per molti l’attore che, più di tutti, ha saputo dimostrarsi l’istrionico per antonomasia del cinema del tempo. Anche oggi, a distanza di anni, le sue performance non smettono di entusiasmare e stupire il pubblico della settima arte.

Un mito intramontabile, quello di Marlon Brando, reso tale anche da un carattere difficile da gestire. Arguto ma arrogante, disponibile ma presuntuoso, ironico ma offensivo, affettuoso ma scostante. Insomma, ingestibile. Un purosangue cui era impossibile mettere le briglie. Ciò fece di lui uno tra i personaggi più amati ma controversi dell’epoca. E poi le bizze, quante bizze. Come quando, negli anni Novanta, scelse di farsi circoncidere ma, certo di possedere una soglia del dolore molto alta, chiese al chirurgo di essere operato senza anestesia. Ovviamente ricevette un secco rifiuto. O come quando, per recitare pochi minuti nel celebre Superman (1978) con protagonista Christopher Reeve, chiese e ottenne di ricevere un ingaggio superiore a quest’ultimo.

Celebre la sua amicizia con Michael Jackson, nata in modo del tutto singolare. Il figlio di Brando, Miko, per un certo periodo di tempo fu una delle guardie del corpo di Jacko. Legame, questo, che contribuì a far crescere il feeling tra le due star, culminando nell’apparizione dell’attore nel video di “You Rock My World” del Re del Pop, brano del 2001. Qui le leggende metropolitane si rincorrono. Con due personaggi così non potrebbe essere altrimenti. La più singolare? Quella secondo cui Jackson avrebbe chiesto a Brando di donargli il suo sperma e che quindi, a causa di questa fantomatica concessione (mai confermata) egli sarebbe il padre di Prince Jackson.

E poi quell’amore presunto, male celato o rivelato di proposito, paparazzato e discusso all’inverosimile con James Dean. Un universo parallelo di trasgressione, perversione e passione. I due si frequentarono dalla fine degli anni ’40 al 1955, quando Dean morì. Sembra che tra i due intercorresse una relazione masochista con Dean schiavo sessuale di Brando che non lo considerava in nessun altro modo se non il suo giocattolo erotico. Rivelazioni riportate anche nel libro “James Dean: Tomorrow Never Comes”, scritto da Darwin Porter e Danforth Principe.

Brando, dati ufficiali alla mano, è stato sposato per tre volte e ha avuto tredici figli ma altri quattro ne ha adottati. Ma, siccome nella vita di un personaggio del genere le stranezze e le follie non sono mai troppe, quasi a non volersi far mancare nulla, va ricordato di quando, nel 1990, il primo figlio, Christian Devi, fu condannato a cinque anni di reclusione per avere ucciso il fidanzato della sorellastra Cheyenne. Avete mai visto qualcuno non volere ritirare un Oscar? Marlon Brando lo fece. Quando vinse l’ambita statuetta per la sua straordinaria prestazione di Don Vito Corleone ne “Il Padrino”, non volle ritirarla perché in disaccordo con i maltrattamenti subiti dagli indiani d’America da parte del governo degli Stati Uniti. Mandò una squaw che lesse per lui una lettera di protesta.

La sua morte, però, non rende giustizia a una vita straordinaria costellata di successi immensi ma anche di una vita privata spesso difficile, agitata e contraddittoria. Passò i suoi ultimi giorni in totale solitudine. Grasso oltremodo (peso stimato sui 160 kg), isolato, senza affetti, lasciò questo mondo a causa di complicazioni dovute a una fibrosi polmonare. La sua ultima apparizione risale al 2001, in tv. Brando irruppe nel mezzo di un concerto dell’amico Michael Jackson per leggere un messaggio contro la violenza sui bambini. Il pubblico lo accolse tra i fischi, anche perché le accuse su Jacko erano ancora fresche e qualcuno ritenne la trovata fuori luogo. In quel preciso istante, però, l’aura di divinità del cinema che l’attore si portava dietro si inclinò. Fu l’inizio del declino, quello che lo portò a morire in un modo del tutto impensabile. Il suo mito, però, riecheggia ancora oggi. La sua stella brilla e brillerà sempre.

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Cinema

Oscar, Pierfrancesco Favino entra nell’Academy Awards. Per lui è un anno d’oro

Federico Falcone

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Ci sarà anche Pierfrancesco Favino tra i membri dell’Academy Awards per il 2020 che voteranno alla prossima edizione degli Oscar, il prestigioso premio del cinema americano capace di attirare su di sé le attenzioni di tutto l’universo cinematografico mondiale. Un altro importante traguardo dopo la vittoria al David di Donatello come “Miglior attore protagonista” per “Il Traditore” di Marco Bellocchio,

Per l’attore, classe ’69, questo è stato un grande anno; è apparso sul grande schermo per ben tre volte e con tre ruoli completamente distanti tra loro: Buscetta ne “Il traditore” per l’appunto, nel film “Hammamet” (2020) nei panni del leader del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi, diretto da Gianni Amelio e ne “Gli anni più belli” (2020) diretto da Gabriele Muccino, nel quale interpreta il ruolo di Giulio un giovane ambizioso nella Roma degli anni Ottanta.

Oltre a lui, ecco l’elenco degli italiani presenti: il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Alberto Barbera e il neo direttore del Festival di Berlino Carlo Chatrian, le registe Francesca Archibugi, Cristina Comencini, Maria Sole Tognazzi, i montatori Francesca Calvelli, Roberto Perpignani, i costumisti Nicoletta Ercole, Massimo Cantini Parrini, la truccatrice Esmè Sciaroni (nata in Svizzera), i compositori Andrea Guerra e Lele Marchitelli, le scenografe Livia Borgognoni e Paola Comencini, le animatrici Emanuela Cozzi e Giovanna Ferrari, il tecnico del suono Adriano Di Lorenzo, il tecnico degli effetti digitali Luca Fascione, l’ufficio stampa Claudia Tomassini e la produttrice Elda Ferri.

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Cinema

“Attivismo antigovernativo”, arrestata in Iran l’attrice Taraneh Alidoosti. Ennesima censura sul mondo del cinema

Federico Falcone

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Ancora un atto di censura sul mondo del cinema in Iran. Taraneh Alidoosti, star di “The Salesman”, nonché una tra le attrici più popolari del Paese, è stata arrestata con l’accusa di “attivismo antigovernativo” e dovrà scontare cinque mesi di pena detentiva. L’avvocato dell’attrice ha definito questa sentenza come “un vero e proprio atto di intimidazione da parte delle autorità iraniane”.

A gennaio, Alidoosti ha fortemente criticato le autorità iraniane quando ha detto ai suoi 5,8 milioni di follower su Instagram che “non siamo cittadini, siamo prigionieri, milioni di prigionieri”, in un post che è stato successivamente rimosso. L’Iran International TV di Londra ha riferito che il 21 gennaio Alidoosti è stato convocato presso la Filiale 9 della Procura della Cultura e dei Media, accusato di “attività di propaganda contro lo stato” e rilasciato su cauzione.

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