Le piazze di aprile con Leucò: tavoli tematici sul mondo della cultura

Lo scorso 17 aprile si è conclusa la rassegna “Le Piazze di aprile con Leucò”, tre tavoli tematici durante i quali si è discusso del teatro e del mondo della cultura oggi. Durante questo terzo e ultimo incontro, moderato dalla presidente Marielisa Serone D’Alò e dal vicepresidente Francesco Piacente, sono state toccate alcune tematiche sensibili, come ad esempio il lavoro atipico e le carenze del sistema dello spettacolo dal vivo che in Italia lo favoriscono.

Si è riflettuto insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dello spettacolo su quali potrebbero essere, a livello istituzionale, gli interventi post pandemia a sostegno delle realtà creative e culturali che vogliono operare sul territorio. Proprio in merito a questo quesito sono intervenuti Anna Gesualdi e Giovanni Trono di Teatringestazione.

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Ci hanno parlato di “azioni poetiche” volte a promuovere dispositivi di vicinanza e a sviluppare azioni politiche rivolte sia alla cittadinanza che a chi la governa, dove le istituzioni sono viste come filtro tra l’azione artistica e la comunità. Spingono sull’acceleratore quando dichiarano che l’artista deve essere una spina nel fianco delle istituzioni e che per agire non bisogna aspettare di essere legittimati. Con il loro intervento sono testimoni del proprio lavoro che ha portato alla creazione di un organismo creativo intersoggettivo che produce, indaga e da forma a opere e interventi artistici di natura teatrale e interdisciplinare, alla creazione di laboratori di ricerca e formazione oltre che progetti di teatro in ambito sociale, Tetatringestazione appunto.

Puntuale l’intervento di Daniela Ursino, presidente di Dart’eventi e direttrice artistica del teatro piccolo Shakespeare, nato all’interno della casa circondariale di Messina insieme alla collaborazione dell’attore Tindaro Granata e di Giampiero Cicciò, che ci ha parlato della sua esperienza e di come essa si leghi al nuovo umanesimo che sarà necessario costruire dopo la pandemia: c’è una grande domanda di ricostruzione attraverso la cultura e quindi anche attraverso il teatro.

Il teatro nel carcere è un grandissimo spazio di libertà ed è stato scelto per far dialogare le due città (all’esterno e all’interno delle mura circondariali) per mostrare quanto siano richieste e necessarie la cultura e la bellezza. In questo caso è davvero indispensabile il dialogo con le istituzioni che non solo regolamentano le modalità di incontro e comunicazione ma devono anche assumersi la responsabilità di recepire le richieste di azioni culturali che rappresentano talvolta la salvezza, sia in contesti tanto complessi che in situazioni meno estreme.

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Toti Bellastella, avvocato e membro del consiglio superiore dello spettacolo, si è invece espresso dalla parte delle istituzioni ricordandoci delle 5 proposte legislative che riguardano il mondo dello spettacolo all’approvazione di una legge sufficientemente buona per regolamentare e tutelare le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo in virtù di quella traslazione grammaticale, operata durante la pandemia, che ha spostato l’attenzione dal dibattito sull’arte a quello sulle persone che lavorano con l’arte (passaggio indispensabile da ART IS WORK ad ARTIST IS A WORKER), traslazione che ha permesso che il soggetto fosse riconosciuto a livello sociale così che la politica se ne occupasse giuridicamente.

Michele Mele ha dalla sua l’entusiasmo e una lunga esperienza tra formazione e produzione. Ci ha raccontato dell’anomalia legislativa che ha quasi costretto i teatri a prevedere la formazione, relegandola però al solo lavoro attoriale e dimenticando tutte le altre figure professionali connesse al mondo dello spettacolo. Sottolinea l’importanza di comunicazione, anche dal punto di vista economico, e relazione orizzontale tra le istituzioni 2 e gli addetti ai lavori.

Dove c’è un vuoto istituzionale, c’è anche la possibilità di riempire quel vuoto con dei contenuti, e con la capacità di trovare fondi anche al di fuori delle istituzioni, non dipendendo esclusivamente da esse. E’ importante riportare l’artista al centro dei progetti culturali, svincolandolo dalle logiche puramente commerciali e mettendolo nella condizione di poter anche sbagliare. Il tutto grazie anche ad un ricambio generazionale, già in atto, che deve però avvenire in maniera sana. Commovente l’intervento di Simone Faloppa, attore di prosa e drammaturgo, che si è dichiarato sinceramente addolorato per la notizia dell’inattività del Teatro dei Marsi di Avezzano.

In qualità di educatore integrato che sviluppa progetti contro l’abbandono scolastico nelle periferie, ritiene un enorme fallimento tenere un teatro chiuso poiché significa non rispondere ad una domanda che genera economia, aggregazione e relazioni. Sottolinea come l’unico strumento che si ha contro l’impoverimento mentale, fisico e culturale in un territorio sia rappresentato da un quadrato perfetto ai cui angoli ci sono una biblioteca pubblica, un cinema, un campo sportivo e un teatro, e al centro di questo quadrato vi sia la scuola.

Dunque tenere un teatro chiuso non è un progetto vincente perché genera forme di dispersione, di impoverimento, di imbarbarimento e, soprattutto, pone le basi per l’aumento della delinquenza giovanile. Straordinario l’intervento di Andrea De Goyzueta che ci ha raccontato L’Asilo (ex Asilo Filangeri di Napoli) una realtà a cui Leucò è molto legata e che rappresenta una comunità aperta di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della cultura in uso civico e collettivo, un esempio significativo e lungimirante di gestione orizzontale che ha trovato un modo proprio e unico di interfacciarsi con le istituzioni.

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Ognun di loro ha manifestato una certa curiosità riguardo il nostro territorio, oltre allo stupore nell’apprendere della mancanza sia di una biblioteca, che di un cinema, che di un teatro. Situazione che al momento testimonia un rapporto ‘inesistente’ tra cultura e istituzioni. Da qui la assoluta disponibilità da parte loro di poter parlare di questo non solo in una piazza virtuale, ma nel centro di Avezzano, perché se trovare soluzioni non è facile, è solo dal confronto e dalla narrazione delle diverse voci del coro che giungono le idee più innovative e funzionali. Sono proprio questi gli aspetti alla base delle attività dell’associazione culturale Leucò, in uno spirito di costruzione e lontano dalla ben nota retorica del lamento.

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Marielisa Serone
Filosofa, cineasta e femminista di montagna, incessantemente lotta e filosofeggia per riportare alla luce il valore fondante delle vulnerabilità. Vive nell’Abruzzo montano con 11 gatti, studia e lavora per la progettazione e le relazioni pubbliche della Peperonitto, agenzia di produzione esecutiva per l’audiovisivo e la comunicazione, che ha contribuito a fondare. E' filosofa e counselor filosofica. Nel 2018 viene coinvolta da Fabrice Olivier Dubosc nel gruppo di lavoro di Clinica della Crisi, dal quale, dopo un anno, viene fuori il progetto culturale prima e editoriale poi del “Lessico della Crisi e del Possibile”, edito da SEB27 – di cui è coautrice.

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