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Palazzo delle esposizioni, prosegue la programmazione online con #IPianiDelPalazzo

Redazione

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Continua #IPianiDelPalazzo palinsesto online in programma sul sito e sui social media di Palazzo delle Esposizioni che si arricchisce ogni settimana di nuovi contenuti e che, in questa nuova edizione, ha come ospite speciale la Quadriennale d’Arte 2020 di Roma nella rubrica #FuoridaiPiani che condividerà il programma della mostra.

Tra gli appuntamenti in calendario: lunedì 11 gennaio “Esperienze fuori dai banchi” il racconto dell’esperienza del Liceo di scienze umane Giordano Bruno di Roma su uno dei progetti online creati dal Laboratorio d’arte. I ragazzi e le ragazze si sono messi in gioco e hanno esplorato, raccolto e creato composizioni prendendo spunto dal libro di Keri Smith “Come diventare esploratori del mondo” (Corraini Edizioni TAG). Martedì Giuseppe Garrera, curatore di “Tecniche di Evasione” analizza il catalogo della mostra soffermandosi sull’opera “Lenin in Budapest” di Bálint Szombathy. Mercoledì 13 gennaio per la rubrica #PdE Remix l’incontro con Guido Barbujani “Gli africani siamo noi” tenutosi a Palazzo delle Esposizioni in occasione della mostra “DNA. Il grande libro della vita da Mendel alla genomica”.

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Sabato 16 gennaio “La distanza si fa breve. Arte Contemporanea tra scuola e realtà” terzo incontro del corso di formazione a distanza sui linguaggi dell’arte contemporanea in dialogo con la programmazione scolastica.

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QUADRIENNALE

Prorogata fino alla primavera 2021, la Quadriennale d’arte 2020 Fuori è visitabile online sul sito quadriennale2020.com, dove uno speciale tour a 360° accompagna alla scoperta delle sale del Palazzo e dei 43 artisti ospitati. Sui canali social, YouTube e Spotify continuano le rubriche: il lunedì e il venerdì Fuorifocus, racconto fotografico delle opere in mostra; il martedì e il sabato Partita doppia dello storyteller Luca Scarlini e Fuoritutto, serie di visite guidate con i curatori; continuano il mercoledì le interviste agli artisti di Non solo performing arts, a cura di Monica Bartocci, su RAI Radio Live; giovedì e venerdì Fuoritesto, percorso tra le pagine del catalogo Treccani. Il sabato, in collaborazione con Eni, Intemporaneo, raccolta di trailer sulla storia dei linguaggi artistici e You Art, un contest sull’arte contemporanea. La domenica su Spotify e Instagram, le playlist musicali selezionate dai protagonisti di questa Quadriennale.

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Cento anni di Chanel N°5, l’essenza di donna

Redazione

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“Lancio la mia collezione il 5 maggio, quinto mese dell’anno, lasciamogli il numero che porta e questo numero 5 gli porterà fortuna“.

A distanza di ben 100 anni possiamo ufficialmente dire che il sesto senso di Mademoiselle Coco aveva proprio fatto centro.  Era il 5 maggio 1921 quando Gabrielle Bonheur Chanel – conosciuta come Coco per la canzone con cui si esibiva nei cabaret durante nel breve tentativo di diventare cantante – rivoluzionava l’industria profumiera con il suo Chanel N°5

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La fragranza scelta da Coco è quella nella quinta boccetta d’essenza di prova di Ernest Beaux: al chimico che sarà conosciuto come “le nez de Chanel” la giovane stilista francese aveva chiesto “nessun olezzo di rose o mughetto” ma “un profumo elaborato, che resti addosso”.

Così nasce “un profumo da donna che sappia di donna: non più l’essenza di un solo fiore come da tradizione, ma un bouquet di oltre 80 ingredienti diversi, una fragranza decisa, elegante ed intraprendente, che le ricordasse l’odore delle mani di sua madre – lavandaia della Provenza-, che non durasse qualche minuto ma che aderisse alla pelle e permettesse ad una donna di lasciare dietro di sé una scia forte come la sua personalità. Con questo scopo, Beaux è stato uno dei primi cinque della storia a creare un profumo sintetico utilizzando l’aldeide 2-metil-1-decanale, additivo privo di odore ma capace di accentuare gli altri. 

Composizione di Chanel N°5

Testa: aldeidi, bergamotto, limone, neroli

Cuore: gelsomino, rosa, mughetto, iris

Fondo: vetiver, sandalo, vaniglia, ambra

Inizialmente la nuova invenzione della Chanel, in una boccetta di vetro (o raramente di cristallo) in stile minimalista, semplice, geometrico e razionale (adattandosi alle correnti artistiche degli anni ’20), non era acquistabile ma un premio, un oggetto del desiderio: era un omaggio per le migliori clienti della sua boutique in 31, rue Cambon di Parigi. Una volta immesso sul mercato, divenne un bene di lusso ma essendo distribuito esentasse negli spacci militari statunitensi della II guerra mondiale, si diffuse in tutto il mondo divenendo uno dei simboli della rivoluzione messa in atto da Chanel. 

La giovane Coco che diede il suo nome alla famosa boccetta, mentre si preparava ad essere costumista dell’Antigone di Jean Cocteau e per la prima volta tagliava i suoi lunghi capelli bruciati da un fornello ignara di lanciare la moda alla garçonne, non era ancora consapevole di contribuire ad una delle più grandi rivoluzioni culturali del XX secolo: iniziando da un negozio di cappelli semplici e delicati (in paglia e nastri, completamente in contrasto con quelli di moda nella Belle Époque) renderà la donna libera e viva.

Con lo scoppio della guerra, la donna non può più essere un manichino da vestire, una bambolina da spostare, ma è dinamica, attiva, indipendente e lavoratrice: la Chanel le dà la possibilità di muoversi e di sentirsi comoda senza perdere l’eleganza e la sobrietà. Ed è così che crea le giacche e i pantaloni da donna, le gonne sotto al ginocchio, usa il jersey e il tweed scozzese, introduce lo stile alla marinara e il contrasto tra bianco e nero, fino ad inventare l’ineguagliabile petite robe noire.Il profumo che oggi festeggia un secolo è stato consegnato al mito da testimonial come Catherine Deneuve, Nicole Kidman, Audrey Tautou, Carol Bouquet, Lily-Rose Depp, Brad Pitt, Marion Cotillard e soprattutto dalla celebre frase di Marilyn Monroe: “Cosa indosso a letto? Che domande, Chanel N° 5, ovviamente”.

di Sara Paneccasio

Photo by Jonathan J. Castellon on Unsplash

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Andy Warhol, curiosità e aneddoti di uno degli artisti più influenti del XX secolo

Fabio Iuliano

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Pittore, scultore, grafico, sceneggiatore, scrittore, musicista, fotografo, regista: Andy Warhol, scomparso a New York il 22 febbraio 1987, è stato un poliedrico artista, icona e leggendario padre della pop art, nonché uno dei più influenti e avanguardisti artisti del XX secolo. In occasione del 34esimo anniversario della sua scomparsa, l’Ansa ne ha tracciato un ritratto. Eccentrico, stravagante e vanitoso, Andy Warhol è soprattutto uno degli artisti più famosi di tutti i tempi, ossessionato dalla riproducibilità dell’arte e spinto dal desiderio di rendere popolare ogni espressione artistica.

Conosciamo la sua vena artistica, i celebri laboratori Factory, i quadri conservati al Museum of Modern Art di New York ma ci sono alcuni episodi della sua vita e alcune curiosità che non tutti conoscono e che, invece, ne accrescono l’originalità. Andy Warhol – questo era il suo vero nome – nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, da una famiglia di emigranti slovacchi che non registrò mai ufficialmente in ospedale la sua nascita.

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Sui documenti, infatti, risulta che l’artista è nato il 6 agosto 1928 ma in realtà pare che Warhol cambiasse a piacimento la sua età, inventando storie sulla sua infanzia quando parlava con i giornalisti. A 8 anni contrasse la malattia di Huntington, un morbo genetico neurodegenerativo che lo costrinse a letto per molto tempo. Per questo motivo il giovane “Candy Andy”, così soprannominato dalla mamma per la sua passione per le caramelle, passò la vita temendo in modo ossessivo ospedali e medici.

Un’altra ossessione erano i difetti fisici: per nascondere la calvizie e per esorcizzare lo scorrere del tempo indossava parrucche grigie e argentate; mentre per allenare gli occhi pigri portava occhiali opachi con lenti forate e, più tardi, scure. Timido, impacciato e smagrito indossava sempre jeans, T-shirt e giacche di pelle, influenzando – suo malgrado – la moda underground.

Nel 1949 Warhol, squattrinato, viveva a New York in un seminterrato infestato dagli scarafaggi; quando si presentò a un colloquio di lavoro con Carmel Snow, potentissima fashion editor di “Harper’s Bazaar”, dal book di presentazione sbucò uno di quegli insetti; la Snow, impietosita dal ragazzo, gli permise di collaborare al giornale. O almeno questo è ciò che raccontò Warhol alla stampa quando gli chiesero della sua prima esperienza lavorativa.

Nel 1959 con l’amica decoratrice di interni Suzie Frankfurt scrisse e illustrò il libro di cucina Wild Raspberries che prendeva in giro il genere dei serissimi testi francesi di gastronomia. Nell’originale libro appaiono ricette come l’omelette Greta Garbo, l’iguana andalusa arrostita e Gefilte – tipico antipasto della cucina ebraica – di “pesci in lotta”.

“Ognuno, in futuro, avrà sempre i suoi 15 minuti di celebrità”

andy Warhol

In quell’anno l’artista viveva in una casa a schiera al 1342 di Lexington avenue in compagnia di 25 gatti siamesi, tutti di nome Sam, eccetto una che si chiamava Hester. Appassionato di tecnologia nell’appartamento, che era privo di mobili, l’artista amava circondarsi di registratori, apparecchi televisivi e radiofonici che teneva rigorosamente accesi, forse per riempire una solitudine spesso insopportabile. L’abitazione, secondo ciò che dicevano gli amici che la frequentavano, era strapiena di cianfrusaglie, di giocattoli, scatole vuote di prodotti da supermercato, di dischi e riviste cinematografiche, a dimostrazione di quanto Warhol fosse un accumulatore compulsivo.

Nel 1962 Andy Warhol prese in affitto la caserma dei pompieri dismessa al 158 East 87th street di New York per 150 dollari al mese: trasformò il secondo piano in studio dove creò alcuni dei suoi primi lavori.

In quegli anni a Tribeca l’artista frequentava Mr Chow, un ristorante cinese al 121 di Hudson street, che trasformò poco alla volta in una galleria d’arte dove artisti emergenti e amici di Warhol esponevano le proprie opere. Sulle pareti ci sono ancora quadri, tra cui una serigrafia di Warhol dello stesso Mr. Chow. Nonostante la sua timidezza, da vero divo pop negli anni ’80 comparve più volte in Tv; fece addirittura la guest star in una puntata del celebre telefilm “Love Boat”. Warhol amava attivare i ricordi usando le fragranze: per questo motivo cambiava il suo profumo ogni tre mesi. Durante la sepoltura, raccontano gli amici, uno di loro svuotò sulla sua tomba un flacone di “Estée Lauder Beautiful”, dall’intenso aroma floreale.

L’artista morì per una operazione alla cistifellea nell’ospedale di New York nel 1987, ma quella non fu la prima volta: nel 1968 era già stato dichiarato clinicamente morto a seguito di un colpo di pistola sparato da Valerie Solanas, un’attivista femminista, dopo che Warhol respinse una sua sceneggiatura. Miracolosamente poi si riprese, ma mai veramente dalle proprie paure. 

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Storie, volti e idee dall’Abruzzo: nuova avventura in streaming con Enrico Vanzina e Gabriele Cirilli

Fabio Iuliano

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Domenica 21 febbraio, alle ore 17.30, va in onda in diretta streaming il primo incontro di “Una storia per l’Abruzzo”, progetto nato dalla passione di un gruppo di amici per la propria terra di origine e per il bisogno di uno sguardo trasversale e inclusivo che contribuisca a promuovere la bellezza del territorio e le sue potenzialità. “Un contenitore di testimonianze e idee al servizio della collettività”, così lo definiscono i promotori Gabriele Cirilli, attore che condurrà anche l’incontro, Paolo Esposito, direttore Generale del Gran Sasso Science Institute, Walter Nanni, regista, Sara Vinciguerra, manager.

“In un momento di grande difficoltà sanitaria, economica, ma soprattutto di fragilità sociale, ripartire dalle potenzialità e dalle bellezze del proprio territorio è fondamentale – commentano insieme i promotori – e per farlo abbiamo scelto il dialogo e l’inclusione. Ripartire dal confronto, dalle idee, dal meglio che questa terra, L’Abruzzo, ha sempre prodotto e realizzato.” Testimonianze quindi di donne e di uomini con esperienze professionali straordinarie e diverse, accomunati dall’amore per questi luoghi, si alterneranno durante i vari incontri.

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In questo primo appuntamento a parlare di formazione, partecipazione, industria, scienza, ricostruzione, rinascita, cultura e cinema in Abruzzo, e non solo, sono stati chiamati:

Andrea Prencipe, rettore dell’Università Luiss Guido Carli 

Enrica Giorgetti, direttore Generale di Farmindustria

Antonio Gaudioso, segretario Generale di Cittadinanzattiva

Giampaolo Letta, amministratore Delegato di Medusa film

Enrico Vanzina, regista e scrittore

Paolo Esposito, direttore Generale del Gran Sasso Science Institute

Tutti insieme intorno ad un tavolo “virtuale” come mai era successo prima. Voci e volti di ospiti prestigiosi che non mancheranno di una riflessione costruttiva sull’Abruzzo di domani. Perché il futuro nasce dalle nostre azioni presenti.

Durante l’incontro sarà inoltre proiettato un video in esclusiva con i saluti all’Abruzzo da importanti artisti italiani. La diretta dell’incontro sarà visibile sul canale Facebook di Una storia per l’Abruzzo

Seguiranno altri appuntamenti, con cadenza mensile, ognuno dedicato a tematiche attualissime, attraverso un fil rouge identitario ovvero le frasi, le opere, gli esempi di personaggi che sono simbolo non solo dell’Abruzzo, ma anche della storia italiana. Si inizierà domenica 21 febbraio dal più grande sceneggiatore, scrittore, drammaturgo pescarese Ennio Flaiano, passando per Gabriele D’Annunzio fino a concludere con Ovidio. Si offrirà quindi, la possibilità ai partecipanti di fare riflessioni, osservazioni ed esprimere pensieri e punti di vista che arricchiranno sicuramente coloro che seguiranno la diretta. Oltre ai promotori, il progetto vede la preziosa partecipazione e collaborazione di Adriana Bonifacino, Maria De Luca, Anna Di Risio, Claudia Grohovaz e Chiara Vinciguerra.


Enrico Vanzina

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