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“On the road” di Jack Kerouac, il poeta jazz che diede vita alla Beat Generation

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“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare”

Il 5 settembre del 1957 fu pubblicato “On the Road“, il leggendario libro di Jack Kerouac che ben presto divenne simbolo della beat generation. Un romanzo autobiografico, scritto nel 1951 e ambientato negli anni Quaranta, basato su una serie di lunghi e imprevedibili viaggi che hanno visto protagonista l’autore. Gli Stati Uniti, land of American Dream, girati in lungo e in largo tra automobili, bus, autostop e, all’occorrenza, mezzi di fortuna. Al suo fianco, l’amico Neal Cassady.

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Nonostante per alcuni non sia l’opera migliore di Kerouac (resta fermo il paragone con “Big Sur“), dal giorno della sua pubblicazione a oggi, “Sulla strada” ha venduto circa quattro milioni di copie. Il libro però è andato oltre i numeri.

Ha influenzato milioni di adolescenti negli anni Sessanta, fomentando quel sogno di libertà dell’universo hippie e quella rivoluzione pacifista a lungo auspicata, specialmente dopo i due conflitti bellici Mondiali che hanno devastato la prima metà del Novecento e, con riguardo la patria dello Zio Sam, la grande depressione del 1929.

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“Tu e io, Sal, esploreremo il mondo intero con un’automobile così perché, amico, in fondo la strada è fatta apposta per farci girare il mondo”

Kerouac Ha dato voce a una gioventù sulle cui spalle gravava un mondo da ricostruire, ha elevato a stile di vita il piacere della scoperta, la curiosità di scoprire posti nuovi e nuove persone. E’ stato la voce dei kids ribelli, desiderosi di provare le esperienze più singolari e, perché no, anche proibite. Prima di essere annoverato tra i libri più importanti del secolo scorso, “On the road” è stato a lungo ritenuto un caposaldo della controcultura americana. Attraverso le sue pagine ha messo in luce quel ventaglio di contraddizioni che animava la società statunitense di allora.

La voglia di libertà si contrapponeva alla denuncia dello sfruttamento dei lavoratori, l’ideologico pacifismo veniva spuntato dal sempre più fervente capitalismo, l’agio, il benessere, l’emancipazione erano a tratti un miraggio. Salvo che non si appartenesse alla società borghese o, tutt’al più benestante. Un viaggio per mettere in luce il decadimento dei valori umani e respirare aria di speranza.

Tutti eravamo felici, ci rendevamo conto che stavamo abbandonando dietro di noi la confusione e le sciocchezze e compiendo la nostra unica e nobile funzione nel tempo, andare

Ironia della sorte, fu proprio Kerouac a coniare il termine beat. L’accezione non era quella rivoluzionaria che oggi gli attribuiamo, bensì religiosa. Egli, infatti, intendeva “beato”. Ecco cosa si legge in una sua testimonianza:

“Un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia, Santa Giovanna d’Arco a Lowell, Mass. A un tratto, con le lacrime agli occhi, udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me). Ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola “Beat”, la visione che la parola Beat significava beato”.

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Il libro fu terminato a New York, dove lo scrittore tornò dopo il lungo viaggio. La gestazione dell’opera fu però condizionata dai continui sbalzi d’umore di Kerouac che, afflitto da depressione e schiavo di alcol e droghe, si stava dirigendo verso pericolosi fasi di autolesionismo. Oltre a ciò incombeva una crisi economica personale che poco si conciliava con le sue inquietudini. Trovò conforto, o almeno ci provò, nello studio del buddismo e della meditazione.

Schivo, di natura riservato e chiuso in sé stesso, venne travolto dal successo di “On the road”. Interviste, articoli di giornali, contatti da ogni luogo: Kerouac non amava tutto ciò e neanche lo ricercava. Oggi lo chiameremmo “antidivo”, ma la verità, però, è che fu semplicemente sé stesso, in ogni fase della propria esistenza. Nel bene e nel male non cambiò mai, portandosi dietro insicurezze, dolori, frustrazioni e, come degli spettri, l’onnipresente presenza di alcol, droghe e e depressione.

A nulla valsero i tentativi della famiglia e degli amici più stretti di farlo uscire da quella spirale di sofferenza. Il 20 ottobre del 1969, nel cuore della notte (all’incirca alle quattro), avvertì delle fitte lancinanti all’addome e si svegliò senza più riprendere sonno. I dolori divennero più forti nelle ore successive e verso mezzogiorno iniziò anche a vomitare sangue. La cirrosi epatica gli aveva irrimediabilmente compromesso il fegato.

Subito la corsa all’ospedale dove fu operato d’urgenza per ridurre l’emorragia interna. Subì anche ventisei trasfusioni. Da quell’intervento chirurgico non si riprese mai e il giorno dopo, il 21 ottobre, morì intorno alle cinque del mattino. Aveva quarantasette anni. Amava definirsi un “poeta jazz”, ma quello, purtroppo, fu l’ultimo viaggio di una vita vissuta Sulla Strada.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Bravissima, Paola Moretti presenta all’Aquila il suo romanzo di esordio

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Polarville

Un esordio che rivela una voce originale e la capacità di creare una trama avvincente a partire dagli eventi quotidiani. È Bravissima, romanzo di Paola Moretti (Ed. 66tha2nd, 2021), che l’autrice presenterà alla libreria Polarville, all’Aquila, mercoledì 30 giugno alle 18,30, insieme ad Agnese Porto, editrice.

Antonella non ha ancora quarant’anni quando da Milano si trasferisce con il marito Claudio e la figlia Teodora in una quieta cittadina del Centro-Sud. Mentre Claudio è impegnato in una difficile scalata professionale, Teodora scopre una nuova totalizzante passione nella ginnastica ritmica e Antonella deve reinventare sé stessa.

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Dalla maternità il suo mondo si era ristretto al benessere della bambina, ma adesso la figlia di otto anni è diventata una ginnasta ambiziosa. Teodora assorbe in fretta i dettami di uno sport che per disciplina e pretese sembra avvicinarsi a un’organizzazione paramilitare: diventa intransigente, tirannica, fanatica. Antonella è preoccupata per questa evoluzione, per il rapporto con sua figlia e soprattutto per la sua crescita. Ma la bambina è un prodigio, viene scelta da una società importante, già si pensa a un futuro in Nazionale.

Sarà questo il momento in cui Antonella dovrà compiere la scelta a cui è chiamato ogni genitore: riconoscere che la figlia è un individuo dotato di volontà, autonomia e facoltà di sbagliare o mettere sempre davanti a tutto il proprio istinto di protezione? Alla fine interverrà il caso a ribaltare ancora una volta gli equilibri e i ruoli tra madre e figlia. Teodora si troverà presa in una situazione molto più grande di lei che Antonella proverà a gestire con inedita determinazione.

Al suo esordio, Paola Moretti racconta con una scrittura nitida un legame d’amore in tutta la sua ricchezza e complessità.

Paola Moretti, classe 1990, collabora con diverse testate occupandosi di letteratura e traduzione. Suoi racconti sono comparsi su riviste letterarie italiane e straniere. È autrice del podcast Phenomena – audiobiografie impossibili. Bravissima è il suo primo romanzo.

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Palmaroli e “il meglio di Osho” al Giardino Letterario di San Pietro della Jenca

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Giardini letterari

Per l’ottavo anno l’associazione culturale “San Pietro della Jenca” ha organizzato il calendario degli eventi inseriti nella rassegna culturale “Il Giardino Letterario” con undici appuntamenti nei quali saranno ospitati giornalisti, scrittori, storici ed artisti di particolare rilievo, i quali nel salotto culturale all’aperto allestito nel borgo di San Pietro della Jenca (L’Aquila) avranno l’opportunità di presentare libri, svolgere proprie testimonianze sulle personali esperienze professionali e di vita, dialogare con il pubblico e godere, nel contempo, della bellezza di un paesaggio di notevole interesse paesaggistico come il Gran Sasso d’Italia.

Gli incontri si svolgeranno dal 27 giugno al 29 agosto ore 17.30 con appuntamenti settimanali nei pomeriggi della domenica e, in alcuni casi nel periodo di agosto, anche nella giornata del giovedì.

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Gli ospiti che hanno aderito alla rassegna culturale sono i giornalisti Andrea Gagliarducci, Mauro Valentini, Antonio Preziosi, Mario Narducci, Alessandra Ferraro; l’attrice e conduttrice televisiva Daniela Poggi; l’ideatore delle immagini ironiche Federico Palmaroli, conosciuto come “Il meglio di Osho”; gli storici e studiosi Raffaele Colapietra, Roberto Biondi, Paola Poli; i genitori di Marco Vannini per una testimonianza, insieme all’avvocato Celestino Gnazi; il poeta Paride Duronio; il Parroco Don Gaetano Anyanwu per una testimonianza; la pianista M. Margareth Coda e il soprano M. Ylenia Scimia.

Il primo appuntamento inaugurale dell’ottava edizione è previsto domenica 27 giugno in San Pietro della Ienca ed il tema dell’incontro sarà dedicato a Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari, della quale parlerà lo scrittore Andrea Gagliarducci giornalista del quotidiano online Aci Stampa presentando il suo recente libro Chiara Lubich. L’amore vince tutto. All’incontro è stato invitato l’arcivescovo metropolita dell’Aquila Giuseppe Petrocchi.

Prima dell’inizio dell’incontro, il giornalista Gagliarducci riceverà il terzo riconoscimento “Il Giardino Letterario”, istituito in occasione del decennale del sisma e dedicato a scrittori, giornalisti, poeti e artisti che, con la loro opera, hanno messo in risalto il territorio del Gran Sasso, dell’Abruzzo interno e, in particolare, di San Pietro della Ienca. Il riconoscimento consiste in un’opera pittorica realizzata dall’artista aquilana Mirella Di Raffaele. Inoltre l’incontro sarà allietato da intervalli musicali a cura del soprano Ylenia Scimia e della pianista Margareth Coda.

L’intento dell’associazione culturale è quello di promuovere le diverse iniziative sociali e culturali che sono volte, anche, a far conoscere il nostro territorio in ambito nazionale, anche, attraverso i personaggi invitati che potranno favorire ed incrementare un turismo integrato e di qualità, esaltando la conoscenza delle specifiche peculiarità del territorio costituito dalla meravigliosa bellezza della montagna unitamente ai valori dei centri storici del territorio aquilano.

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Ilaria Mainardi e il ritorno a Twin Peaks

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“Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks” di Ilaria Mainardi è un saggio divulgativo ricco di spunti di riflessione, che si focalizza sul terzo atto del capolavoro seriale di David Lynch. Come afferma il critico cinematografico Luca Pacilio nella prefazione: «Mainardi, tra le nebbie di Twin Peaks, prova a indovinarne i contorni – confrontando pareri, equiparando testi – e, fidandosi del suo intuito e della conoscenza della geografia lynchiana, ne dipinge un ritratto sorprendente.»

«In che anno siamo e cosa è successo davvero in questa storia che tende i margini del quadro fino a straripare nel non visibile?»

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Is it the future or is it the past? Con David Lynch non ne siamo mai certi: i bordi si sfumano, le maglie si allargano, lo spaziotempo e ogni sua logica esplodono in un Big Bang di intuizioni e suggestioni. Raccontare tale caos primigenio come se fosse un sogno è l’obiettivo di questa disamina del terzo capitolo dell’iconico Twin Peaks, una lettura metaforica che ne esplora il simbolismo con l’ausilio della critica cinematografica e della filosofia, della religione e della psicologia.

Provando a fare ordine, a comprenderlo quanto più possibile senza annullarne del tutto il mistero. Perché forse è proprio lì, nella sua perturbante indeterminatezza, che si annida il fascino visionario del regista di Missoula.

Ilaria Mainardi risiede a Pisa, sua città d’origine. Qui ha visto maturare l’amore per il cinema, scrutato col rispetto e la sospensione incredula che si deve a ciò che è al tempo stesso familiare e misterioso. Con Les Flâneurs Edizioni ha pubblicato il romanzo La quarta dimensione del tempo (2020). Collabora con il sito di critica cinematografica www.spietati.it.

La casa editrice nasce nel 2015 grazie a un gruppo di giovani amanti della Letteratura. Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primo novecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. Oggi come allora, la casa editrice si pone come obiettivo la diffusione della cultura letteraria in ogni sua forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e occhio attento alla qualità.

Les Flâneurs Edizioni intende seguire l’autore in tutti i passaggi della pubblicazione: dall’editing alla promozione. Les Flâneurs Edizioni è contro l’editoria a pagamento.

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