Nuova vita per il bus di Into The Wild, sarà esposto in un museo

Quando il bus in cui visse (e morì) Christopher McCandless, reso ulteriormente celebre dal film “Into The Wild“, fu rimosso dalla sua storica collocazione in Alaska, in molti pensarono che fosse giunto alla fine dei suoi giorni.

Che sarebbe stato rottamato o lasciato a morire nel dimenticatoio di qualche hangar. Ma a volte le cose vanno in maniera diversa. Fortunatamente.

Nei mesi addietro avevamo scritto che bus avrebbe trovato un posto all’interno del Museo del Nord dell’Università dell’Alaska, diventando così immortale.

Spostato per ragioni di sicurezza – era diventato una sorta di luogo ritrovo per amanti dell’avventura all’aria aperta e della pellicola diretta da Sean Penn – adesso vivrà la sua terza esistenza, quella che, si spera, non verrà più toccata da nessuno.

Negli ultimi anni per raggiungerlo due persone sono morte e nel 2019 cinque turisti italiani furono salvati dal congelamento.

Capisco che “faccia parte dell’immaginazione popolare, ma causa di questo veicolo abbandonato e deteriorato erano necessari costosi e pericolosi sforzi di soccorso. Ed era costato la vita ad alcuni visitatori”, ha detto Corri Feige, commissario per le Risorse naturali dell’Alaska.

Fra il 2009 e il 2017, le autorità hanno dovuto organizzare 15 missioni per soccorrere turisti in difficoltà.


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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.