Maria Prymachenko, l’artista ucraina ammirata in tutto il mondo

Il grande incendio che nella notte tra il 27 e il 28 febbraio scorsi ha distrutto il Museo di Storia Locale di Invankiv, vicino Kiev, ha portato alla ribalta il nome di Maria Prymachenko, artista naïf, ammirata in vita anche da Pablo Picasso e Marc Chagall. La sua esistenza difficile, in netto contrasto con la vitalità delle sue opere, si eleva oggigiorno a emblema di pace e di coraggio offrendo lo spunto per analizzare un fondamentale spaccato dell’arte ucraina.

Una bambina prodigio dalle umili origini

Nata il 12 gennaio 1909 dall’unione tra un falegname e una maestra di ricamo, Maria Prymachenko trascorre l’intera vita nel villaggio di Bolotnya, nel distretto di Ivankiv, vicino Kiev. Una rara forma di poliomielite le consente di frequentare soltanto quattro anni di scuola, ma sin da piccola mostra un’attitudine straordinaria per il disegno e la pittura.

Un episodio fu catartico durante la sua infanzia, che lei stessa ha così raccontato: “Una volta, da bambina, inseguivo un branco di oche. Quando raggiunsi una spiaggia di sabbia, sulla riva del fiume, prima di attraversare un campo punteggiato di fiori selvatici, iniziai a disegnare con un bastone sulla sabbia fiori reali e immaginari… Più tardi, decisi di dipingere i muri della mia casa usando pigmenti naturali. Da quel momento non ho più smesso di disegnare e dipingere”.

La madre le insegna l’arte del ricamo e alla fine degli anni Venti diventa membro dell’Associazione di ricamo di Ivankiv.

Maria Primachenko, Two Parrots Took a Walk Together in Spring, 1980.

Le sue opere arrivano fino in Occidente

Il talento di Maria Prymachenko viene notato dall’artista Tetiana Floru, che nel 1935 le propone di lavorare presso il Laboratorio sperimentale centrale del Museo di Arte Ucraina di Kiev. Proprio a Kiev la giovane, fiaccata dalla progressiva poliomielite, si sottopone a due delicati interventi chirurgici che la fanno tornare a deambulare autonomamente.

In città incontra il suo futuro compagno Vasyl Marynchuk e nel 1941 nasce il loro figlio

, anch’egli valente artista.  La coppia non riuscirà mai a convolare a nozze poiché Marynchuch viene ucciso durante il secondo conflitto mondiale in Finlandia. Maria decide così di tornare a Invankiv per lavorare in una fattoria collettiva.

I grandi avvenimenti storici che Maria Prymachenko vive sulla sua pelle, dalla rivoluzione bolscevica alla nascita dell’Unione Sovietica, non impediscono alle sue originalissime opere di travalicare i confini regionali e nazionali. Si parte dalla Mostra Repubblicana di Arte Popolare, del 1936, si toccano le fondamentali tappe di Mosca, Leningrado e Varsavia, fino ad arrivare alla notorietà internazionale nel 1937 a Parigi. Durante quest’ultima esposizione, i colorati soggetti dell’artista suscitano addirittura l’ammirazione di Pablo Picasso che, a tal proposito, si esprime con le seguenti parole: “Mi inchino di fronte al miracolo artistico di questa brillante artista ucraina”.

Maria Primachenko, While This Beast Drinks Poison, a Snake Sucks His Blood, 1982.

Fiori e animali per onorare la sua terra e veicolare emozioni

Un vero e proprio “miracolo artistico” se si pensa che questa umile donna è riuscita a inserirsi nei grandi nomi della pittura naïf, senza mai lasciare l’Ucraina. Gli animali fantastici e coloratissimi che caratterizzano le sue opere hanno ispirato molti suoi contemporanei, quali Marc Chagall, le cui visioni oniriche e fiabesche sono apprezzate in tutto il mondo.

A volte, si diverte ad autoritrarsi nelle sue opere, inserendo nei suoi animali dalle sgargianti tonalità grandi occhi dalle lunghe ciglia. Vuole parlare al suo popolo Maria, alle persone umili come lei; anche per questo nei suoi ultimi lavori comincia a scrivere dietro le tele frasi e massime riferite ai soggetti da lei ritratti.

Significativi, soprattutto in un periodo controverso come quello attuale, sono le opere Colomba che dispiega le ali e chiede la pace e Paura della guerra.

Nel primo dipinto (1982) la Prymachenko dipinge una colomba bianca in volo immersa in uno stilizzato prato di tulipani. L’accesissimo sfondo giallo e i motivi decorativi blu che caratterizzano il corpo del volatile, rimandano alle tradizioni folkloristiche del suo paese e alla sua pregiata arte del ricamo.

Nel secondo dipinto, senza data, Maria esplica il terrore per il potere distruttivo della guerra attraverso un animale immaginario dai denti aguzzi che sembra sputare fuoco dalla bocca. Contorni netti, forme limpide, e questa volta uno sfondo dalle tinte pastose e violacee ad indicare il marasma vischioso di incertezze e dolore che ogni conflitto porta con sé.

Maria Primachenko, Colomba che dispiega le ali e chiede la pace (1982)

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Premi e riconoscimenti internazionali

L’arte istintiva e folkloristica di Maria Prymachenco entra di diritto nei più pregevoli esempi dell’arte naïf, e assurge a emblema di emozioni universalmente riconosciute. È per questo che i suoi animali fantastici sono entrati nell’immaginario collettivo e hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti da tutto il mondo.

Nel 1966, l’artista riceve il Premio Nazionale dell’Ucraina “Taras Sevchenko”

Nei primi anni Settanta viene emessa un’esclusiva serie di francobolli recanti le sue opere principali.

Nel 1998 le è stato intitolato il pianeta minore Prymachenko, da parte di KIym Curjumov.

Nel 2009, poco dopo la sua morte, L’UNESCO la sceglie come artista dell’anno e la città di Kiev intitola a suo nome l’ex Viale Lichacev.

Ha realizzato più di seicento opere che hanno lambito grandi Paesi come Francia, Polonia, Bulgaria e Canada.

Maria Primachenko, Paura della guerra (senza data)

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Fa male oggi pensare che il conflitto in atto tra Russia e Ucraina, abbia portato alla distruzione di venticinque opere dell’artista; tuttavia in base a un post apparso recentemente sui social media della giornalista Tanja Gončarova, sembra che la gente del posto sia riuscita a salvare alcune delle sue opere dal fuoco. Un grande atto di devozione e solidarietà verso un’artista che ha sempre donato al popolo la parte più vera della sua anima e che oggi più che mai rappresenta quel senso di identità territoriale di cui l’Ucraina sente forte il bisogno.

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Nata a L’Aquila nel 1985, Francesca Massaro consegue la laurea magistrale in Storia dell’Arte nel 2011. Nel 2016 scrive il catalogo della mostra Babele e inizia rapporti di consulenza e critica artistica per artisti aquilani e abruzzesi. Nel 2020 vince il premio letterario Fëdor Dostoevskij- sezione narrativa. Attualmente redige articoli per riviste e siti web del settore e coltiva la sua passione per la scrittura creativa.