L’allunaggio visto dall’opinione pubblica, tra dietrologia politica e complottismi

Era una calda giornata estiva. Sulla soglia di un hotel, Buzz Aldrin, secondo uomo a camminare sulla Luna secondo i rapporti ufficiali della Nasa, venne raggiunto da una troupe televisiva: “e cosí, dici di aver camminato sulla luna. Tu menti!”. Buzz abbassó lo sguardo, esasperato: “Puoi allontanarti da me, per favore?”. “No, non mi allontano! Sei un codardo, un bugiardo! Giureresti sulla Bibbia che sei stato sulla luna? Eh? Non ci giureresti mai, vero?”, proseguí l’intervistatore, sventolando una copia del libro piú popolare al mondo. A quel punto, Aldrin perse il controllo: “Ma per favore!” esclamó, spingendo via violentemente il suo interlocutore, senza curarsi della possibilitá di spezzargli un braccio.

Lo scoppio della Guerra fredda, tra le altre cose, pose le basi per quell giochino pericoloso e apparentemente stupido che fu la conquista dello Spazio.

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I PRIMI PASSI VERSO LA LUNA

Alla fine degli anni cinquanta gli investimenti nelle tecnologie spaziali erano esattamente quello: investimenti quasi completamente fini a se stessi. L’importanza scientifica della colonizzazione extraterrestre non era ancora ben chiara. Si sarebbe intuita passo a passo, dopo aver messo in orbita i primi satelliti. Negli ultimi tempi si è persino arrivati a pensare che, quando gli oceani saranno evaporati e le foreste saranno morte, andare a vivere su un altro pianeta potrebbe non essere una prospettiva cosí irragionevole.

All’epoca, però, questo non si sapeva. Mentre, nel 1961 Yuri Gagarin diventò il primo uomo a compiere un giro completo dell’orbita terrestre, i razzi americani esplodevano regolarmente sulle rampe di lancio come se fossero petardi. Appurato che la tecnologia russa era decisamente più avanzata di quella americana, presa coscienza del fatto che l’astronauta in orbita equivaleva ad una stangata all’autostima degli Stati Uniti, l’unica cosa che rimaneva da fare era definire un obiettivo talmente grandioso e lontano da permettere di azzerare il punteggio tra USA e Unione Sovietica.

Fu così che lo stimatissimo Kennedy fece l’annuncio del secolo, il 25 maggio del 1961: “entro dieci anni, andremo sulla luna”. Erano, peró, le parole di un politico. La Nasa, invece, era una neonata organizzazione ad orientamento civile, composta quasi interamente da scienziati che, fino a quel momento, era stata presa un tantino sottogamba da Eisenhower. A parte tutti gli svantaggi economici del caso, il parziale disinteresse del predecessore di JFK aveva fatto sì che i politici continuassero a fare i politici, e gli scienziati continuassero a fare gli scienziati. L’annuncio di Kennedy, a cui seguirono assurde manovre propagandistiche che promettevano il successo del futuro allunaggio, amalgamò invece le due cose in modo inaspettato.

Gli scienziati della Nasa cominciarono a lavorare giorno e notte senza sosta consumando litri di caffè, rinchiusi in sale conferenze impregnate di fumo di sigaretta. Dopo anni di pianificazione ininterrotta e vita familiare trascurata, nel 1967 arrivarono i primi frutti (marci) dell’estenuante lavoro. Durante un test piuttosto banale, la crew dell’Apollo 1 morì carbonizzata. Mancavano due anni alla data prevista per il primo atterraggio sulla luna.

Apparentemente il percorso della Nasa fino a quel momento era stato un disastro. Invece, contro ogni pronostico, il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong fu il primo essere umano a camminare sulla Luna. Almeno, così si dice.

Le perplessità riguardo all’exploit tecnologico americano sono sopravvissute fino ad oggi. Internet, poi, non perdona. Ciò che successe nel 1969 fuori dal nostro pianeta è difficilmente verificabile, i protagonisti principali sono quasi tutti morti e le teorie su cosa sia veramente accaduto nel luglio del ’69 si moltiplicano anno dopo anno.

ALLUNAGGIO: POLITICA E COMPLOTTO?

Così si è aperta una questione diventata man mano piú grande: l’Apollo 11 è davvero stato sulla luna?

Uno dei pochi che potrebbe dirlo con certezza, probabilmente, è Buzz Aldrin. Considerato che non ne parla volentieri (vedi intro), gli aspetti da analizzare per trovare una possibile risposta a questa domanda sono tre: uno scientifico, uno  politico, uno  psicologico.

La stragrande maggioranza di persone sulla terra non ha le competenze scientifiche per esprimere un qualsivoglia giudizio né riguardo alla fisica sulla Luna, né tantomeno sulla tecnologia per arrivarci. Questo dovrebbe bastare a dissuadere dal commentare scetticamente qualsiasi fotografia che appare troppo luminosa o troppo scura rispetto a ció a cui siamo abituati.

Dovrebbe frenare dal gridare al complotto ogniqualvolta si leggono su Wikipedia vaghe informazioni riguardo alla pericolositá delle fasce di Van Allen (particelle radioattive che circondano la terra, apparentemente pericolose se attraversate in volo). Dovrebbe indurre al silenzio quando ci si accorge di non scorgere propulsione dietro ad un razzo in assenza di atmosfera. Scientificamente parlando, manca umiltá.

In secondo luogo, spesso ci si dimentica quanto profondo sia l’abisso tra politica e scienza. La politica, solitamente, è una questione frivola e superficiale che, peró, a volte detta le regole della scienza. Quest’ultima, fortunatamente, è gestita da scienziati. Per quanto le promesse di Kennedy nel 1961 suonavano assurde, esse furono gestite da un team di ambiziosissimi tecnologi, assolutamente esaltati dalla prospettiva di arrivare sulla luna.

Molti di loro, anni dopo, schiacciati dalla consapevolezza di non aver avuto una vita all’infuori dalla totalizzante Nasa, rilasciarono interviste trasudanti rimpianto. Ció che la politica racconta è che gli Stati Uniti conquistarono la Luna in quanto, risaputamente, paese piú glorioso del mondo. Ció che la scienza racconta é…niente. Gli scienziati erano troppo occupati a scrivere codici, costruire astronavi, piangere morti e mettersi le mani nei capelli per curarsi di cosa raccontare alla gente comune.

In terzo luogo bisognerebbe considerare quanto le emozioni degli astronauti e degli ingegneri coinvolti siano state incredibilmente forti, non interpretabili da chi non ha vissuto il fatto in prima persona.

I PROTAGONISTI DELL’ALLUNAGGIO: COMPLICI O VITTIME DEL COMPLOTTISMO?

Buzz Aldrin, Michael Collins e Neil Armstrong sono stati spesso accusati di aver nascosto un enorme complotto. Come argomentazione principale viene citata la prima conferenza stampa dopo il ritorno sulla terra: i tre, davanti alle domande dei giornalisti, apparivano  confusi e di malumore. È innaturale non mostrarsi minimamente esaltati dopo essersi guadagnati il titolo di eroi, no? Ecco, in realtá no. Almeno se si guarda la questione da un’altra prospettiva.

Due piloti e un ingegnere, dopo anni di speranze ed estenuanti allenamenti, tornarono vivi dal viaggio piú pericoloso mai intrapreso dall’uomo. Con la testa ancora immersa nella bolla spaziale, dopo aver visto “cose che voi umani” e con poche ore di sonno, vennero posti in una sala conferenze dove dovettero rispondere a domande dallo scarso interesse scientifico.

Insomma, tre scienziati, al centro del’impresa tecnologica del secolo, furono chiamati a parlare di quanto gli Stati Uniti fossero onnipotenti. Gli interessi della Nasa non coincidevano con gli interessi del governo. Tirare le fila di un tale discorso, dopo anni di sacrifici per il raggiungimento di un’impresa titanica partita come una competizione politica, suscita emozioni che un comune civile non può comprendere.

Per questo motivo è triste urlare al complotto quando si vede un video di Aldrin che si rifiuta di giurare con la mano sulla Bibbia. Innanzitutto, le probabilità che un ingegnere sia credente sono poche. In secondo luogo, le possibilità che dopo essere stati sulla Luna un tale testo religioso possa mantenere lo stesso significato personale sono infinitesimali (secondo la Bibbia, ad esempio, il sole gira intorno alla terra).

Date queste premesse, un giornalista irrompe in un momento della vita privata di un membro dell’equipaggio Apollo 11 e, brandendo il libro sacro più tradotto al mondo, lo incalza a giurarci sopra, pena l’etichetta di “bugiardo”. In tali circostanze, le mani alzate di Aldrin sembrano una reazione equilibrata.  Ad ogni modo, l’aspetto affascinante dei viaggi sulla Luna è proprio questo: è difficilissimo per chiunque non sia del mestiere affermare con certezza se siano stati un successo oppure no. Questo, in effetti, è il motivo per cui l’Apollo 11 è stato al centro di innumerevoli teorie complottiste negli ultimi decenni.

Le certezze stanno morendo con gli impiegati alla Nasa dell’epoca, e ognuno può scegliere a cosa credere con una certa libertà. Si può scegliere di mettere al centro della scena l’arrivismo politico, oppure si può scegliere di credere nell’incredibile potere della passione umana e nelle miracolose meraviglie della scienza. Basti pensare che una significativa proporzione di giovani fisici e ingegneri si è avvicinata alle materie scientifiche guardando vecchi video in bianco e nero di due uomini che saltellano sulla Luna, o aspettando di scorgere nel cielo la Stazione Spaziale nelle notti d’estate. Se non altro, Michael Collins, Buzz Aldrin e Neil Armstrong hanno insegnato a sognare alle generazioni a venire, e scegliere di sognare è sempre l’opzione migliore. 

Photo by NASA on Unsplash

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Marta Scamozzi
Valtellinese di nascita espatriata in Danimarca. Tra le sue missioni c’è quella di insegnare al mondo la pronuncia corretta della parola “Måneskin”. Laureata in ingegneria e appassionata di musica e cinema, divide la propria vita tra scrittura, arte e impianti termodinamici. Le sue religioni sono la Scienza, la comunicazione, Ingmar Bergman, gli Iron Maiden e Dodi Battaglia.

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