Louis Armstrong, il padre del jazz che arrivò ultimo al festival di Sanremo

New Orleans, Louisiana, la culla della black music. Era il 4 agosto del 1901 quando nella città americana venne alla luce il padre del jazz, Louis Armstrong, sicuramente tra i massimi esponenti del suddetto genere musicale. Pioniere capace, inoltre, di sdoganare un sound per troppo tempo circoscritto a una stretta cerchia di adepti. Stare qui a raccontare o descrivere la sua influenza è superfluo. Nessuna parentela, da quanto ci risulta, con l’Armstrong dello sbarco sulla luna o Lance, il famoso ciclista. Anzi.

La vita di Louis non fu esattamente una passeggiata, complice una condizione di forte miseria mista a un clima di discriminazione razziale ancora terribilmente ramificato nella società di allora. Ci piacerebbe affermare che oggi è diverso, ma non sarebbe credibile, i fatti ci smentirebbero. Costretto a raccogliere carte e avanzi d cibo dalla strada per aiutare la famiglia a sopravvivere piuttosto che a vivere, il giovane Louis passò due anni in riformatorio per aver utilizzato una pistola di proprietà di uno dei compagni della mamma.

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Riuscì a trovare sollievo solo nella musica. Al tempo non esisteva il jazz come lo intendiamo noi. Si parlava piuttosto di ragtime, proveniente dalla musica afroamericana di fine ottocento, discendente diretto delle marce e dei balli suonati dalle bande musicali nere.

Dalla voce unica, Armstrong si trasferì a Chicago nel 1922 e nel corso degli anni firmò capolavori che ancora oggi risuonano nei nostri festival, nelle nostre case o locali, influenzando soprattutto la musica nera del ventesimo secolo.

Tra le sue canzoni più conosciute ricordiamo: What a Wonderful World, Stardust, When the Saints Go Marching In, Dream a Little Dream of Me, Ain’t Misbehavin’ e Stompin’ at the Savoy. Nel 1964, Armstrong prese il posto dei Beatles alla prima posizione della Billboard Top 100 con Hello, Dolly!, la quale diede al trombettista sessantatreenne il record per essere l’artista più anziano ad avere una canzone in prima posizione.

Forse non tutti ricordano che Armstrong partecipò anche al festival di Sanremo nel 1968. “Mi va di cantare” era il brano che l’americano interpretò sul palco dell’Ariston insieme all’amica eritrea Lara Saint Paul. Pare che in quell’edizione del festival la stella del jazz, che arrivò penultimo nella competizione, non fosse a conoscenza del fatto che avrebbe partecipato alla gara con quel brano.

Stando ad alcune testimonianze, infatti, sembra che gli abbiano messo a credere che sarebbe stato un concerto come molti altri, di quelli che era abituato a tenere nel quotidiano, e che quello fosse semplicemente l’inizio del live. Scoprì la verità solo quando Baudo lo accompagnò fuori dal palco e venne riportato in albergo. Sfortunatamente non siamo a conoscenza della sua reazione, ma non stentiamo a credere che fosse un mix tra stupore e sconcerto. D’altronde, Armstrong, era pur sempre il padre del jazz…

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Antonella Valente
Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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