Josh Klinghoffer, un polistrumentista sotto il ponte che collega Pearl Jam e Red Hot Chili Peppers

Dai tempi della White Tape, con Jack Irons a fare da ponte (o a camminare sotto lo stesso), le strade dei Pearl Jam e dei Red Hot Chili Peppers si sono sovrapposte. Stavolta, la confluenza è nel nome di Josh Klinghoffer chitarrista dei Rhcp per anni, tra un’uscita e un ritorno di John Frusciante, insomma.

Polistrumentista di talento, Klinghoffer era apparso per la prima volta nell’inziativa benefica in streaming All in Wa, durante la performance Dance of The Clairvoyants. Poi, i concerti di fine estate dal Sea.Hear.Now Festival di Asbury Park – nel New jersey) all’Ohana, in California.

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Klinghoffer presta ai Pearl Jam la sua abilità chitarristica ma anche per i suoi interventi nelle tastiere, nelle percussioni e nei cori. Sin dai primi concerti ha dato prova di essere di grande supporto alla voce di Vedder.

La sua presenza non sostituisce, in ogni caso, lo storico collaboratore esterno del gruppo, “Boom” Gaspar, il punto di riferimento alle tastiere

Dietro l’ossimoro di Pluralone (si legge Plural-One) Josh Klinghoffer ha pubblicato due album, come solista a capo di un progetto nel quale suona Jack Irons (e il cerchio si chiude). Non solo, Klinghoffer fa parte della band di supporto di Eddie Vedder solista insieme a Chad Smith (anche lui Red Hot), Glen Hansard, Pino Palladino e Andrew Watt alla chitarra.

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Un paio di settimane fa l’uscita del brano “Long Way” aveva anticipato la prossima pubblicazione di Earthling, nuovo album solista di Eddie Vedder, al quale ha contribuito lo stesso Klinghoffer; che da adesso avrà un motivo in più per trovarsi nei pressi del frontman dei Pearl Jam.

Il gruppo si è presentato in pubblico come Earthlings, band che richiama il titolo del prossimo album solista di Vedder, “Earthling”.

Foto di Stefan Brending (2eight) – Wikimedia Deutschland

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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