La storia di Lugano Addio, canzone simbolo di Ivan Graziani

Ivan Graziani, il cantautore uscito fuori dal niente che oggi, 6 ottobre, avrebbe festeggiato il compleanno. Non esiste una scena cantautoriale abruzzese, tipica e riconoscibile per storia e tradizione. Teramo non è Bologna, non è Milano e non è Napoli. Non è una piazza che ha scritto pagine di storia della musica italiana di genere.

Eppure, ha dato i natali a uno tra i più talentuosi musicisti degli ultimi cinquanta anni: Ivan Graziani, appunto. Controcorrente, rivoluzionario, estroso. Sofisticato al tal punto dall’essere avanti, concettualmente e musicalmente parlando, rispetto ai colleghi cantautori di quegli anni. Da sempre considerato un outsider in un mondo che, pur portando avanti testi incredibilmente sofisticati e dotti, ha fatto di una certa omologazione in note un proprio marchio di fabbrica.Nel 1977 pubblica “I Lupi“, quinto studio album della sua discografia.

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La crescita del Graziani compositore passa anche e soprattutto attraverso la collaborazione con Mogol che negli anni ’70 è il Re Mida della musica italiana. Il disco vede la partecipazione in cabina di regia di Antonello Venditti che l’anno successivo avrebbe pubblicato uno dei suoi dischi più iconici, “Sotto il segno dei pesci“.

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“I Lupi” ottiene un importante successo commerciale grazie a brani ispirati e profondi, spesso narranti spaccati di vita vissuti in prima persona oppure immaginati o raccontati dalle persone incontrate lungo la strada della musica del vivo. Il lirismo del cantautore teramano si affina e diventa più espressivo grazie a una maggiore consapevolezza nell’utilizzo delle figure retoriche. Canzone simbolo dell’album è “Lugano Addio”, prima traccia del lato B, pubblicata anche in formato 45 giri. Graziani non ha mai svelato fino in fondo l’ispirazione a origine del brano. Rimando, quasi inevitabile, è ad Addio a Lugano, canzone dell’anarchico siciliano Pietro Gori, vissuto tra la fine dell’Ottocento e la prima decade del Novecento. Un brano concettualmente influenzato dall’Addio San Remo Bella, testo musicato popolare contro la guerra. Gori la scrisse dopo la fuga in Svizzera, proprio a Lugano, per fuggire dalla legge reale italiana.

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Ma è un testo romantico al cui interno sono nascosti profondi rimandi politici e sociali, figli dei tempi in cui la povertà era condizione piuttosto diffusa tra gli italiani. Vi è tutto un mondo immaginario ma reale, concreto, possibile, dove una ragazza del nord, figlia di un reduce che ha combattuto in montagna, s’innamora di un ragazzo del sud, figlio di un pescatore. Due facce della stessa medaglia, solo apparentemente distanti e separate che, invece, hanno molto in comune.

Lugano non è un luogo simbolo, è un posto volutamente individuato per la sua bellezza e i suoi contrasti naturali, economici e sociali. Un luogo di confine, tra un certo stile di vita e un altro, dove s’incontrano sogni e speranze. “Tu mi parlavi di frontiere, di finanzieri e contrabbando” è tra le frasi più forti, descrittiva di due mondi che si guardano nell’anima, lontano da pregiudizi e stereotipi.

E poi c’è la descrizione di Marta, con “scarpe da tennis bianche e blu” e con “la giacca al vento”. Un abbigliamento leggero, da ragazza semplice, come quella amata dal protagonista della canzone che, in terza persona, canta la passione per quei momenti vissuti insieme. Marta dai “seni pesanti e labbra rosse”, ricordata dal “sorriso e dai capelli fermi come il lago”. E’ il ricordo di un rapporto umano, carnale e dolce in egual misura, a dare vita a una tra le canzoni più conosciute dell’indimenticabile Ivan Graziani.

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Lugano Addio – testo

Le scarpe da tennis bianche e blu
Seni pesanti e labbra rosse, e la giacca a vento
Oh, Marta io ti ricordo così
Il tuo sorriso e i tuoi capelli
Fermi come il lago

“Lugano addio” cantavi
Mentre la mano mi tenevi
“Canta con me” tu mi dicevi
Ed io cantavo di un posto che
Non avevo visto mai

Tu, tu mi parlavi di frontiere
Di finanzieri e contrabbando
Mi scaldavo ai tuoi racconti
“E mio padre sì” tu mi dicevi
Quassù in montagna ha combattuto
Poi del mio mi domandavi

Ed io pensavo a casa
Mio padre fermo sulla spiaggia
Le reti al sole, i pescherecci in alto mare
Conchiglie e stelle
Le bestemmie e il suo dolore

Oh, Marta io ti ricordo così
Il tuo sorriso e tuoi capelli
Fermi come il lago

“Lugano addio” cantavi
Mentre la mano mi tenevi
“Addio” cantavi
E non per falsa ingenuità, tu ci credevi
E adesso anch’io che sono qua
Oh, Marta mia addio, ti ricordo così
Il tuo sorriso e tuoi capelli
Fermi come il lago

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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