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Let it Be, compie 50 anni il brano leggendario dei Beatles

Fabio Iuliano

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Compie 50 anni una delle canzoni più famose del secolo scorso: il 6 marzo del 1970 i Beatles pubblicano Let it Be, l’ultimo singolo uscito prima dello scioglimento ufficiale della band. La canzone fu composta da Paul McCartney durante le session del “White Album”. Paul raccontò di essersi ispirato a un sogno nel quale la madre Mary, morta di cancro quando lui aveva solo 14 anni, gli consigliava di non preoccuparsi, di “lasciar correre” e che tutto sarebbe andato bene.

Let it Be è uno dei brani più soggetti a cover della storia della musica. Due delle versioni uscirono addirittura prima del singolo vero e proprio e furono incise da Joe CockerAretha Franklin. Nel corso dei decenni successivi, si cimentarono nella riproposizione della canzone artisti del calibro di Ray Charles, Gladys Knight, Leo Sayer e Nick Cave, oltre a Mina. Nel 2004, il brano è stato inserito dalla rivista Rolling Stone al ventesimo posto tra i migliori di tutti i tempi.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Samuel annuncia l’uscita di Brigata Bianca, secondo album da solista

I brani, diversi fra loro, si amalgamano alla perfezione offrendo le molteplici sfaccettature e influenze di Samuel degli ultimi anni

Redazione

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Samuel annuncia la pubblicazione di “Brigata Bianca”, il suo secondo album solista, in uscita venerdì 22 gennaio 2021 e in pre-order da oggi il formato fisico (vinile e CD). 

Brigata Bianca” arriva a distanza di quattro anni dal primo disco di Samuel “Il Codice Della Bellezza”, pubblicato nel febbraio 2017.

Anticipato a fine agosto dal singolo “Tra un Anno”, l’album presenta 15 tracce in cui Samuel compone suona e canta nel Golfo Mistico, lo studio in cui si è rifugiato durante questi difficili mesi per creare nuova musica, ma anche il nome del tour che lo ha portato in giro a partire dalle isole Eolie per tutta l’Italia.

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Nel disco si sentono una grande varietà di suggestioni e idee, collegate fra loro dalla Brigata Bianca alla quale Samuel dedica il titolo: una truppa allegra e multiforme che ha lavorato insieme a lui in questo periodo, un collettivo prezioso, non solo di lavoro ma anche di amici, che ha contribuito alla nascita dell’album.

I brani, diversi fra loro, si amalgamano alla perfezione offrendo le molteplici sfaccettature e influenze di Samuel degli ultimi anni. A completare la Brigata si uniscono le collaborazioni con Colapesce, Ensi, Fulminacci, Willie Peyote e Johnny Marsiglia che danno vita a cinque featuring trascinanti.

Il Concept visivo che identifica Brigata Bianca, progettato dall’Art Director Marco Rainò e tradotto nelle grafiche firmate da BRH+, presenta Samuel in un’inedita veste. 

Sulla sua uniforme, una giubba di ispirazione militare da “ussaro contemporaneo”, sono ricamati – prendendo il posto dei decori e delle medaglie – una fitta serie di simboli geometrici ad alto potere evocativo, ognuno dei quali è associato a uno specifico brano del disco.

Questi ricami, che nell’insieme costituiscono un alfabeto di emblemi, assumono il valore di un codice visivo con il quale rappresentare le emozioni e i pensieri cantati da Samuel, elementi di un racconto per segni che si accompagna a quello musicale.

Riportati anche sulla bandiera che il cantante stringe sulla copertina, i simboli diventano i talismani di un nuovo viaggio artistico, i segni espressivi con i quali significare un racconto – anche – biografico di grande intensità.

BRIGATA BIANCA – TRACKLIST

I. Gira La Testa
II. Giochi Pericolosi Feat. Willie Peyote
III. Se Rimani Qui
IV. Tra Un Anno
V. Cocoricò Feat. Colapesce
VI. Bum Bum Bum Bum Feat. Ensi
VII. Nemmeno La Luce
VIII. Io e Te
IX. Felicità Feat. Fulminacci
X. Quella Sera
XI. Dimenticheremo Tutto
XII. Vorrei
XIII. Palermo Feat. Johnny Marsiglia
XIV. Veramente
XV. Chi Da Domani Ti Avrà

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Woman, l’omaggio di John Lennon all’universo femminile

Scritta come ode alla moglie, “Woman” rappresenta anche una dedica a tutto il genere femminile

Antonella Valente

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Pubblicata un mese dopo la morte di John Lennon, Woman” uscì come singolo dell’album “Double Fantasy” il 16 gennaio del 1981.

Scomparso l’8 dicembre 1980, Lennon era stato assente dalle scene musicali per circa cinque anni. “Double Fantasy” è stata l’ultima fatica discografica realizzata dal cantautore di Liverpool insieme alla sua Yōko Ono per la Geffen Records.

Scritta come ode alla moglie – anche se molti la considerano una dichiarazione di perdono –  “Woman” rappresenta anche una dedica a tutto il genere femminile.

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For the other half of the sky…”, sussurra Lennon all’inizio della canzone. L’espressione, ripresa da una massima cinese utilizzata da Mao Tse Tung, fa pensare che questo testo non può essere considerato una semplice dichiarazione d’amore per la propria moglie, ma anche un omaggio all’universo delle donne.

Infatti pare che durante una delle tante prove Lennon spronò i suoi musicisti con queste parole: “Ok guys, let’s lay down and sing for your mother or sister or for anybody of the female race”.

Testo

For the other half of the sky…

Woman I can hardly express,
My mixed emotion at my thoughtlessness,
After all I’m forever in your debt,
And woman I will try express,
My inner feelings and thankfullness,
For showing me the meaning of success
Oooh well, well
Oooh well, wellWoman I know you understand
The little child inside the man,
Please remember my life is in your hands,
And woman hold me close to your heart,
However, distant don’t keep us apart,
After all it is written in the stars,
Oooh well, well
Oooh well, wellWoman please let me explain,
I never…

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Achille Lauro e il suo omaggio agli anni Venti: suggestioni in bianco e nero insieme a cover improbabili

Il side project chiude la trilogia del passato: con “1990”, tributo alla musica Dance, e a “1969 – Achille Idol Rebirth”

Redazione

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“Sapete quanto io non sia mai stato interessato a seguire una logica dettata dall’industria musica industriale e le sue mode del momento. Ho sempre fatto la musica per il puro godimento che mi da. Ci sto scopando. Con questo finisce la mia trilogia, è l’ultimo side-project. Poi cambierà tutto. E per sempre. Intanto divertitevi”.

Achille Lauro dà appuntamento al 4 dicembre con queste parole postate sul suo canale instagram. Il nuovo side project dell’artista si intitola “1920 – Achille Lauro & The untouchable band” ed è in uscita su tutte le piattaforme digitali e negli store in formato cd e vinile, già disponibile in preorder. Otto tracce, tra brani inediti e riedizioni in pieno ritmo jazz anni ‘20, un dialogo tra passato e presente, l’improvvisazione più̀ ricercata.

Cover, come “My Funny Valentine”, “Tu vuò fa’ l’americano” e “Jingle Bell Rock”; inediti, tra cui “Piccola Sophie”, “Pessima e Chicago”; riedizioni, come “Cadillac 1920” e “Bvlgari Black Swing”. Achille Lauro aggiunge al progetto la collaborazione di artisti del panorama musicale italiano: Gigi D’Alessio e Izi e Gemitaiz, affermate star del mondo urban; Annalisa, al fianco di Achille Lauro nell’esibizione sul palco dell’Ariston.

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Il side project chiude la trilogia del passato: con “1990”, tributo alla musica Dance, e a “1969 – Achille Idol Rebirth”, dall’animo punk-rock, certificato Disco di Platino da Fimi/Gfk. “Sono tornato completamente cambiato da questo viaggio negli anni ’20. La mia concezione di fare musica è sconvolta, tutto ciò che pensavo prima si è capovolto”, afferma Achille Lauro. “Inizialmente mi concentravo solo sulla mia ossessione di seguire da vicino tutti i minimi dettagli del lavoro; oggi, grazie a questa trilogia ‘69 – ‘90 – ‘20, ho capito che è stato tutto solo l’entrée di quello che sto per proporre”.

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