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Musica

“La domanda non ha fine”, Battista lancia il quinto inedito

Fabio Iuliano

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Battista torna live con un nuovo singolo dal titolo “La domanda non ha fine”. Si tratta del quinto inedito del cantautore abruzzese, disponibile anche su tutti i digital store e piattaforme streaming. Una novità per il panorama musicale locale e un videoclip registrato dal vivo alla Media Production Lab di Fernando Stati.

Dopo “La Mente Crollare”, “Macellaio”, “Ciao” e “Aprile”, quest’ultimo rilasciato sfidando le logiche del mercato discografico in balia dell’emergenza sanitaria, è la volta di un singolo intenso in cui Battista, finalista ad Arezzo Wave per l’Abruzzo, si mostra sotto un’altra veste, decisamente ancora più introspettiva. 

In un periodo in cui il settore musicale soffre l’assenza di concerti dal vivo, nei giorni scorsi Pierpaolo Battista è stato tra i primi artisti nella provincia dell’Aquila ad esibirsi live in compagnia di Alessandro Sbrolli, nel pieno rispetto delle norme imposte dal governo. Battista ha deciso, però, di dare ulteriormente il proprio contributo rilasciando il suo quinto inedito con un video realizzato dal vivo e fermamente diverso da quelli precedentemente pubblicati.

L’AUTORE DESCRIVE IL SUO BRANO

“Vale la pena vivere? È una delle domande che non hanno fine. La domanda è la costante di un’esistenza nella quale l’uomo è alieno a se stesso prima che agli altri. Questo è uno dei temi che il brano affronta collegandosi al ruolo che l’arte o qualsiasi altra attività possono svolgere nel tempo che ci è concesso. Le scelte giuste non sconfiggeranno il male che affligge il mondo, la vita è ingiusta perché sfugge alle logiche della nostra razionalità la quale ha il compito di ordinare il caos della legge universale che ci governa. In questo contesto l’arte nasce come esigenza, uno strumento che supera la morale e l’immorale, l’utile e l’inutile, un’istantanea di ciò che sentiamo, uno specchio in grado di restituirci l’indefinitezza dell’irrazionale. La consapevolezza che ne deriva forse non abbatterà il male del mondo ma può migliorare la nostra vita e quella di chi ci circonda. In tal senso l’arte e ogni attività dell’uomo possono contribuire a creare un mondo migliore senza perdere la percezione delle differenze e della causa per la quale ognuno cerca il proprio equilibrio nel caos totalizzante in cui il giudizio può operare limitatamente: ricercare la verità in assenza di un fine, comprendere che la realtà è troppo complessa per interpretarla e giudicarla con punti vista sommari, inadeguati a una società che ha perso lo scopo. Manca il fine ultimo ma la bellezza della verità, intesa come manifestazione dei nostri limiti e debolezze, può aiutarci a respirare, sentirci vivi, dare un senso all’insensato e magari sapere se vale la pena vivere”.

CREDITS

Testo e musiche: Pierpaolo Battista. Registrato, mixato e masterizzato da Media Production Lab di Fernando Stati. Produzione video: Fernando Stati e Matteo Napoleone. Ufficio stampa per Pierpaolo Battista: Antonella Valente

PIERPAOLO BATTISTA – BIO

Pierpaolo Battista (Battista) classe 1993, è un cantautore e chitarrista abruzzese. Comincia gli studi di chitarra dapprima con Cecilio Perrozzi e poi con Paolo D’Angelo. Sotto la guida di Letizia Guerra si laurea in chitarra classica presso il conservatorio L. D’Annunzio di Pescara con la votazione di 110/110 e lode. A 17 anni entra a far parte del progetto Aypo (Avezzano Young Pop Orchestra) di Stefano Fonzi, noto compositore e arrangiatore abruzzese con il quale ha condiviso il palco e suonato per artisti come Gino Paoli, Fabio Concato, Ron, Audio 2 e Fabrizio Bosso. Ha sempre avuto la passione per la composizione e la scrittura. Tutt’ora è impegnato in vari progetti inediti da solista con i quali ha aperto i concerti di Afterhours, Marlene Kuntz, Punkreas, Gianni Maroccolo (Litfiba), Management, Grant – Lee Philips. Insegna presso l’accademia musicale di Avezzano (AQ).
Reduce dal successo della cover “Cosa sono le nuvole” di Domenico Modugno e Pierpaolo Pasolini, dopo l’inedito d’esordio “Ciao” e il singolo “Macellaio”, il cantautore ha pubblicato “La Mente Crollare” e  durante il periodo di quarantena il singolo “Aprile”.

Foto: Eugenia Di Pasquale

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Musica

All’Arena di Verona arriva Heroes, concerto in streaming con i grandi nomi della musica italiana

Antonella Valente

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Cinque ore di musica, trentaquattro artisti coinvolti, una location mozzafiato. Il 6 settembre, all’interno dell’Arena di Verona, a partire dalle 19 si terrà “Heroes“, concerto in streaming con alcuni tra i più grandi nomi della scena musicale italiana. L’evento sarà disponibile sulla piattaforma Futurissima (www.futurissima.net). Il servizio di streaming sarà fornito da MainStreaming, leader italiano del settore. Acquistando sin da ora l’accesso streaming, disponibile su tutte le principali società di ticketing (Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket) a 9,90 euro più 1 euro di commissione di servizio, si entrerà a far parte della storia della live music italiana, potendo fruire ovunque ci si trovi di uno show unico, spettacolare ed interattivo.

Dal 14 al 31 luglio sarà attiva la prima fase della promozione “Iniziamo il futuro insieme” che consentirà di ottenere due biglietti al prezzo speciale di 9,90 (+1 euro di commissioni). Dal 1 agosto entrerà in vigore il prezzo pieno a 9,90 euro sul singolo biglietto, ma si manterrà comunque un’attività promozionale che permetterà l’acquisto di tre biglietti al prezzo di 19,80 (+3 euro di prevendita).

Questi gli artisti coinvolti: Achille Lauro, Afterhours, Aiello, Anna, Brunori Sas, Coez, Coma Cose, Diodato, Elodie, Eugenio In Via Di Gioia, Fedez, Frah quintale, Francesca Michielin, Franco126, Gaia, Gazzelle, Gemitaiz&Madman, Ghali, Levante, Madame, Mahmood, Margherita Vicario, Marlene Kuntz, Marracash, Nitro, Pinguini Tattici Nucleari, Priestess, Random, Salmo, Shiva, Subsonica, Tommaso Paradiso, Willie Peyote.

Il ricavato della vendita dei biglietti sarà donato al fondo “Covid-19, sosteniamo la musica” di Music Innovation Hub, sostenuto da Spotify e promosso da Fimi, in collaborazione Afi, Assomusica, NUOVOIMAIE e PMI. E’ rivolto alle categorie professionali più colpite dagli effetti della pandemia, dagli artisti emergenti ai lavoratori intermittenti. In particolare, la raccolta filantropica generata dal progetto e certificata, prevede il versamento di una quota del 15% in favore dei lavoratori dello spettacolo precari dell’Arena di Verona.

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Musica

Live Aid 35 anni dopo: il concerto che cambiò il mondo

Riccardo Colella

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Buon compleanno Live Aid. 35 anni sono passati da quello che, per molti, è stato il più grande evento rock della storia. 2 miliardi di telespettatori in tutto il mondo, che vedevano realizzarsi l’incredibile e, fino ad allora, utopica idea partorita dalle geniali menti di Bob Geldof e Midge Ure, corsi in soccorso di un’Etiopia devastata dalle carestie. All’appello dei due musicisti risposero in molti, quasi tutti.

A darsi il cambio sui palchi di Londra e Filadelfia, infatti, in una maratona di ben 16 ore di grande musica, i maggiori artisti dell’epoca: da David Bowie ai Duran Duran, dalla reunion dei Black Sabbath di Ozzy Osbourne ad Elton John, da George Michael ai Dire Straits. E ancora Madonna, Kenny Loggins, i Beach Boys, Bryan Adams e Joan Baez, Bryan Ferry accompagnato da David Gilmour, fino agli INXS del compianto Michael Hutchence, in diretta da Melbourne.

Un evento memorabile che consacrò la figura di Freddie Mercury come il frontman per antonomasia e inarrivabile per chiunque. Venti minuti sono bastati, infatti, alla band della Regina, per sovrastare le pur eccelse esibizioni degli altri artisti partecipanti. I Queen suonarono nell’ordine Bohemian Rapsody, Radio Ga Ga, Hammer to fall, Crazy little thing called love, We will rock you e We are the champions. Un’esibizione che rimarrà nella storia e che surclassò addirittura quella degli U2 e di uno scatenato Bono Vox che, improvvisatosi ballerino con una ragazza del pubblico, costrinse agli straordinari il chitarrista The Edge il quale portò la durata di Bad a ben 12 minuti, a fronte dei 5:53 originali.

Lo spirito e la solidarietà che univa gli artisti del Live Aid, in quella giornata, era tenuta su da una magia che si respirava ben viva tra le note. Con Bob Dylan che, preso a suonare Blowin’ in the wind, ruppe una corda della chitarra e Ronnie Woods dei Rolling Stones che gli prestò la sua, continuando l’esibizione a mani vuote e mimando le movenze di Pete Townsend degli The Who.

Con un Phil Collins che si trovò a suonare a Londra, per poi volare diretto verso il JFK Stadium di Filadelfia su un Concorde. Sul volo della British Airways, il batterista dei Genesis incontrò una Cher ignara di quanto stesse succedendo, e che fu tirata dentro al progetto in extremis, tanto da esibirsi con gli artisti di USA for Africa nella We are the world che chiuse l’evento americano. Sul palco di Wembley, invece, gli artisti del Live Aid intonarono quello che sarebbe diventato l’inno della manifestazione: Do they know it’s Christmas.

Una giornata da brividi in grado di far venire la pelle d’oca ancora oggi che, a 35 anni da allora e con le distanze continentali azzerate grazie alla tecnologia e a causa della pandemia globale, trasmetteva una magia che da lì in poi non si sarebbe mai più replicata.

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Dalla Maremma alle praterie del centro America: ecco “Cavallo Pazzo”

Fabio Iuliano

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Si intitola “Cavallo Pazzo” l’esordio discografico del cantautore toscano Ivan Francesco Ballerini pubblicato e distribuito da RadiciMusic Records. Sono 10 brani inediti. Si tratta sotto tutti gli aspetti di un concept album in cui si narra la storia di Cavallo Pazzo, leggendario nativo americano della tribù degli Oglala Lakota vissuto fin verso la fine dell’800.

Di nuovo un ricco artigianato d’autore come ci ha abituati la label di Aldo Coppola Neri, sempre attenta alle penne di spessore e di contenuto. Dalla Maremma dei butteri, terra d’origine di Ballerini alle praterie sconfinate del centro America “fluttuando su un piano emotivo interiore di pace e contatto circolare con la natura” (F. Balestrelli). “Cavallo Pazzo” è anche la cultura e le tradizioni dei nativi d’America, di personaggi realmente esistiti… ma è soprattutto il racconto della terribile distruzione di un popolo, voluta dall’industrializzazione spietata da chi si vantava di portare con se il futuro.

Insomma, la storia che conosciamo tutti e che qui, in forma di canzone diviene specchio e metafora di quella che vantiamo essere la nostra attuale (in)civiltà omologante e omologata, perpetrata dai poteri forti e da governi che puntano alla distruzione delle singole individualità. Canzoni morbide, canzoni di suoni puliti, canzoni di arie fresche e praterie al tramonto.

Tutto come stare a cavallo, passeggiando tra la vera storia dei nativi americani, guardandoci le spalle ed il cuore, osservando il mondo come piano piano lo stiamo distruggendo… tutte sensazioni che si respirano fin dentro il bellissimo video di lancio del singolo “Gufo grazioso” diretto da Nedo Baglioni.

Ballerini nasce a Manciano, in provincia di Grosseto, il 15 Gennaio del 1967. Sin dai primi mesi di vita, mostra un forte interesse sia per la musica che per il canto. Studia pianoforte appena finite le scuole elementari anche se poi sarà la chitarra la sua vera passione. Non essendoci un insegnante di chitarra nel paese in cui vive, decide di approfondire le sue conoscenze utilizzando il metodo di Franco Cerri e Mario Gangi.

Negli anni novanta inizia con le prime serate live, chitarra e pianoforte elettronico, girando un po’ in tutta la Toscana. Nel 2013 forma un duo, chitarra e voce con l’amico chitarrista Oriano Marretti, con cui tutt’ora collabora. Dopo numerosi live sul territorio nazionale arriva l’esordio nel 2017 con un primo disco di omaggi e di rivisitazioni personali dal titolo “Ivan & Oriano – canzoni d’autore”.

Nel gennaio del 2019 inizia a scrivere alcuni brani propri, affrontando tematiche generali, di attualità e di accadimenti riguardanti gli indiani d’America. Tra questi brani spiccano “Cavallo pazzo” e “Preghiera Navajo” per intensità della musica e dei testi. La canzone “Preghiera Navajo” inoltre partecipa ad un concorso di poesia della casa editrice Aletti – Mogol e sarà selezionata ed inserita in una loro antologia.

Con l’arrangiatore – chitarrista Alberto Checcacci decide di perseguire la strada del concept album, scrivendo ed arrangiando 10 brani inediti, tutti incentrati sulla vita degli indiani d’America. Attualmente Ivan Ballerini sta lavorando per la produzione di un nuovo album che vedrà la luce nella seconda metà del 2020: tematiche sociali, dalla solitudine al desiderio di cambiare vita… anche l’amore viene trattato dall’autore, l’amore che è poi il vero motore che spinge un artista a comporre, sia che si tratti di amore verso una donna, o verso la musica.

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