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Cinema

“La Chioma di Berenice”: premiato Carlo Verdone

Federico Rapini

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La XXII edizione del Premio Internazionale Cinearti “La Chioma di Berenice” si svolgerà questa sera, 31 marzo, dalle 21:30 sul portale www.mymovies.it. Da domani la serata di premiazione sarà visibile sul canale youtube Film&Clips https://www.youtube.com/channel/UCNT5YLfnn2cQGIxGw8iOxJQ

Previsto inizialmente a dicembre 2020, il Premio è stato rimandato a causa della pandemia da Covid-19. L’evento non si svolgerà in una sede fisica al cospetto di un pubblico in presenza, ma per la prima volta sarà all digital.
La conduzione della serata sarà affidata all’attrice, cantante e conduttrice Carolina Rey con collegamenti con i vincitori oltre ad alcune presenze in studio.

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Premio e anticipazioni

Quest’anno, oltre alle categorie Acconciatura, Trucco, Cinematografia, Costumi, Scenografia, Montaggio, Colonna sonora, Attrice, Attore,  Produttore, Regia, Film sono previsti anche due premi speciali, il Premio Speciale alla carriera, e per la prima volta un Premio Attore e Regista.

Questo ultimo premio sarà assegnato a Carlo Verdone “per aver descritto in modo impeccabile oltre quarant’anni di società italiana, per averci fatto riflettere e soprattutto ridere con i suoi film indimenticabili e sempre attuali. A oltre quarant’anni dal suo debutto sulla scena continua ad essere il miglior antidepressivo naturale!”.

Un’altra anticipazione riguarda Vittorio Storaro al quale andrà il Premio per la Cinematografia “per l’inimitabile capacità di usare la luce come strumento per illuminare anche una commedia sentimentale diretta da un maestro indiscusso del cinema mondiale come Woody Allen. Per il sentimento e la passione con cui ha dato vita alle atmosfere calde, provocanti e ironiche di “Rifkin’s Festival”.

Il 2020 è stato un anno molto difficile per il cinema italiano. La chiusura delle sale cinematografiche e la sospensione di molti degli eventi di promozione cinematografica hanno portato a un drastico cambiamento delle prospettive di fruizione dei prodotti. Il cinema, come tutto il comparto culturale e l’industria dell’intrattenimento, ha subìto enormi perdite economiche sia in termini di incassi mancati che di posti di lavoro.

Quest’anno dunque il Premio Internazionale Cinearti “La Chioma di Berenice“si svolgerà con un’edizione diversa dalle altre. I riconoscimenti saranno assegnati indipendentemente dall’uscita del film (se avvenuta nelle sale cinematografiche prima della loro chiusura, su piattaforme streaming o canali tv, ecc.) o meno. 

A fronte del mutato scenario della fruizione, con prodotti spesso dal linguaggio ibrido e modelli di distribuzione diversi, anche in contemporanea, è stata eliminata la suddivisione dei premi nelle due categorie cinema e fiction.

Le giurie, in questa edizione, saranno sostituite da un comitato tecnico/artistico composto dalla direzione artistica, dai componenti della Presidenza nazionale di CNA Cinema e Audiovisivo – per la premiazione delle categorie relative a miglior produttore, attore, attrice, regia, film, montaggio – e dalla Presidenza CNA Benessere e Sanità per la premiazione delle categorie relative a miglior acconciatura, trucco, costumi, scenografia, colonna sonora, autore della cinematografia.

La XXII edizione, a cura di CNA Nazionale (CNA Benessere e Sanità e CNA Cinema e Audiovisivo) e Fondazione Ecipa, si avvale del contributo della Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura e del supporto di ASC – Associazione Italiana scenografi, costumisti, arredatori – e Accademia Belle Arti.

Graziella Pera, Presidente Premio Internazionale Cinearti “la Chioma Di Berenice” si è detta soddisfatta e orgogliosa dell’importanza acquisita negli anni dal Premio “avendo premiato le più note personalità artistiche e professionali, tra cui spiccano anche importanti premi Oscar come Manlio Rocchetti, Gabriella Pescucci, Dante Ferretti. È un Premio che ha una sua forte identità, poiché è stato tra i primi ad aver assegnato un riconoscimento alle professionalità artistiche ed artigianali che caratterizzano ogni produzione e che sono centrali nella realizzazione di un film.”

Antonio Flamini, Direttore Artistico Premio Cinearti “La Chioma di Berenice” esprime orgoglio per questa “esperienza della direzione artistica di un premio di cinema, storico e così importante come questo. Ho cercato, nel rispetto della tradizione del premio, di seguire gli aspetti dell’evoluzione che ha avuto nelle ultime edizioni, aggiungendo qualche elemento di novità che comunque contribuisse alla sua specificità, con un’anima ed una personalità unica nel panorama italiano dei riconoscimenti dedicati al cinema ed all’audiovisivo in generale. Questa, che sarà una edizione speciale, rappresenta una sfida per tornare, mi auguro presto, a condizioni normali e recuperare gli spazi che di solito caratterizzano gli eventi di questo tipo.”

Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

Cinema

Happy End: come Michael Haneke filtra la sofferenza attraverso lo schermo di uno smartphone

Malaika Sanguanini

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Correva il 2017 e a distanza di cinque anni da “Amour”, il registra austriaco Michael Haneke tornava con “Happy End”, un film dal titolo totalmente in contrasto con ciò che ne rappresentava in realtà il contenuto. Siamo nuovamente di fronte alla messa in scena dell’estremo pessimismo di Haneke, il quale ci catapulta in una realtà fatta di ipocrisia, crollo di valori, razzismo e da una tecnologia che sta prendendo il posto della vita reale.

Non a caso, in una delle prime scene assistiamo a un crollo all’interno di un cantiere. Qui un uomo muore e Haneke, per impattare sullo spettatore, filtra l’episodio attraverso una telecamera di sorveglianza. La metafora del crollo e della morte la percepiamo fin dall’inizio, così come l’atto del riprendere. Sullo sfondo di una Calais, cittadina francese conosciuta anche come “la giungla” a causa dei molti profughi che vi si trovano, si snodano le vite dei componenti di una ricca famiglia borghese allo sbando.

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Vi sono il patriarca (Jean Trintignant), proprietario dell’azienda di cui fa parte il cantiere che ci viene mostrato all’inizio, costretto in carrozzina, stanco di vivere e convinto che tutti abbiano un prezzo, cerca qualcuno che lo “aiuti” a morire, offrendo soldi o chiedendo a profughi casuali di spingerlo in strada in cambio di un orologio; il figlio Thomas (Mathieu Kassovitz), medico divorziato con una figlia tredicenne e risposato con un’altra donna è un traditore seriale incapace di amare; la sorella di Thomas, Anne (Isabelle Huppert), finta perbenista, intenta solo a preservare le apparenze si affanna per salvare l’azienda prima che le cause legali la annientino.

La famiglia è ridotta a puro costrutto sociale all’interno del quale i personaggi non si capiscono e per farci percepire queste dinamiche, il regista, in diversi momenti riprende le situazioni a distanza, lasciando la macchina da presa lontana dai protagonisti e i dialoghi nell’incomprensione più totale. Figure chiave sono i figli dei due fratelli: il figlio di Anne, nauseato dalla falsità e non interessato a salvare le apparenze cerca di contrastare l’ipocrisia che lo circonda con atteggiamenti che mettono a disagio la famiglia; dall’altra parte c’è la figlia di Thomas, la cui innocenza dista ormai anni luce, vive nel disincanto più totale, con una madre depressa che vediamo solo da lontano attraverso l’IPhone della figlia che la filma anticipando ogni sua mossa, quasi come se la madre non fosse altro che un robot.

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Una delle scene più significative è quando vediamo la ragazzina recarsi con il padre in ospedale a far visita alla madre: la macchina da presa ci mostra i due personaggi da lontano che entrano nella camera e che pochi secondi dopo se ne vanno non lasciando trasparire la minima emozione. La tredicenne è semplicemente il frutto malato del mondo privo di valori degli adulti in cui vive o vede nella morte il lieto fine, unica via d’uscita da un’esistenza vuota ed infelice?

Una cosa è certa, Haneke in quest’opera non trova altro modo per parlare della vita se non attraverso la morte, che non è mai rappresentata direttamente ma è presenza incorporea. Il regista, infatti, non ci pone mai davanti all’atto del morire ma lo filtra attraverso un cellulare o una telecamera, esattamente come nella scena che chiude il film. Si arresta sempre un attimo prima dell’evento, non mettendo mai in scena nessun gesto drammatico, ma proprio la scelta di non mostrarci mai la morte conferisce ad essa ancora più potere.

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Cinema

Adesso è ufficiale: Michael Keaton sarà ancora Batman!

Riccardo Colella

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George Clooney o Val Kilmer? Christian Bale o Ben Affleck? E di Robert Pattinson ne vogliamo parlare? Ogni volta che ci troviamo davanti all’annoso dilemma su chi sia il miglior Batman di sempre, partono discussioni da far tremare i pilastri del cielo (cit.).

Se però c’è un nome su cui tutti i fan dell’Uomo Pipistrello non possono fare altro che alzare le mani in segno di doveroso rispetto, è sicuramente quello di Michael Keaton. L’attore americano si è calato nei panni del protagonista DC in ben due occasioni, nel 1989 e nel 1992, e sempre sotto la regìa di Tim Burton, lasciando un segno profondo nei cuori dei fan.

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Ebbene signore e signori, apponete un Bat-Segnale sul calendario, esattamente in corrispondenza del 4 novembre 2022, perché quella è la data in cui potremo ritrovare Michael Keaton nei panni di Batman. Nei mesi scorsi se ne era parlato abbondantemente ma solo ora è arrivata l’ufficialità. Trent’anni dopo Batman – Il ritorno, l’attore ritornerà nel mondo DC, stavolta accanto ad Ezra Miller, in The Flash di Andrés Muschietti.

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Della trama si sa ancora poco ma le prime indiscrezioni parlano di un Berry Allen/Flash che, partendo da una Gotham City protetta dal Batman di Ben Affleck e viaggiando indietro nel tempo nel tentativo di salvare la vita alla madre, creerà inavvertitamente un universo parallelo in cui si muove un Uomo Pipistrello più vecchio di trent’anni e che ha il volto di Michael Keaton. Le riprese del film hanno preso il via questa settimana a Londra.

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Cinema

Road to Oscars 2021: su Sky Cinema Due arriva “Minari”

Riccardo Colella

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Ancora Road to Oscars 2021 ad accompagnarvi all’evento cinematografico più importante dell’anno. A pochi giorni dalla cerimonia di assegnazione dei 93esimi Academy Awards, oggi parliamo di Minari, uno dei film più attesi alla cerimonia di assegnazione del prossimo 25 aprile.

Arriva in prima visione su Sky Cinema Due il film candidato a sei Oscar®, Minari di Lee Isaac Chung, film rivelazione di questa stagione cinematografica già vincitore del Golden Globe come Miglior Film Straniero e del Gran Premio della Giuria e del Premio del Pubblico al Sundance Film Festival.

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Minari ha ricevuto sei nomination agli Oscar® come Miglior Film, Miglior Regista a Lee Isaac Chung, Miglior Attrice Non Protagonista a Yuh-Jung Youn, Miglior Attore Protagonista a Steven Yeun (primo interprete americano di origine asiatica nella storia a ricevere questa nomination), Migliore Sceneggiatura Originale a Lee Isaac Chung e Migliore Colonna Sonora Originale a Emile Mosseri. Anche quest’anno si potrà seguire la Notte degli Oscar® 2021 in diretta su Sky Cinema Oscar® (canale 303) tra domenica 25 e lunedì 26 aprile a partire dalle 00:15.

Minari (dal nome di una pianta acquatica coreana simile al crescione europeo) è ambientato negli Stati Uniti degli anni 80 e si ispira alle vicende personali del regista. Tutto ha inizio quando Jacob (Steven Yeun, The Walking Dead, Burning – L’amore brucia), immigrato coreano, trascina la sua famiglia dalla California all’Arkansas, deciso a ritagliarsi la dura indipendenza di una vita da agricoltore. Sebbene Jacob veda l’Arkansas come una terra ricca di opportunità, il resto della famiglia è sconvolto da questo imprevisto trasferimento in un fazzoletto di terra nell’isolata regione dell’Ozark.

Ad aiutare Jacob nella fattoria il veterano di guerra Paul, inarrestabile lavoratore estremamente religioso, interpretato da Will Patton (Yellowstone).  L’arrivo dalla Corea della nonna (Yuh-Jung Youn, Youn’s Kitchen, The Housemaid), donna imprevedibile e singolare, stravolgerà ulteriormente la loro vita. I suoi modi bizzarri accenderanno la curiosità del nipotino David (Alan Kim) e accompagneranno la famiglia in un percorso di riscoperta dell’amore che li unisce.

Un film rivoluzionario in cui una famiglia coreana cerca integrazione e insegue il “sogno americano”, per una storia carica di speranza in un’epoca difficile in cui per ricominciare bisogna sostenersi soprattutto nelle difficoltà. Osannato dalla critica internazionale, il Wall Street Journal parla di una storia “intima, toccante, divertente e costantemente stimolante”, The Guardian lo descrive come “incantevole” nel raccontare la fede e la vita reale, vita che può migliorare una volta che si riescono ad apprezzare le cose semplici e a farne tesoro.

MINARI – Mercoledì 5 maggio in prima visione alle 21.15 su Sky Cinema Due, in streaming su N0W e disponibile on demand

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