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Cinema

‘O famo sstrano? 25 anni fa usciva “Viaggi di nozze” di Verdone

Federico Rapini

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“ ’O famo sstrano”. Sono passati ben 25 anni dall’uscita di “Viaggi di nozze, film in cui Carlo Verdone, regista e pluriprotagonista, fa citare a Ivano questa famosa frase. Il coatto romano, neo marito di Jessica interpretata da Claudia Gerini, regala perle su perle. Non solo cinematografiche. Ma anche linguistiche.

Nun riesco a individuà o sstadio”. Dove la T di “stadio” non viene praticamente pronunciata subendo una lezione e un assorbimento da parte della S, la sibilante in alfabeto fonetico, pronunciata lungamente. E’ sicuramente un’ipercaratterizzazione che difficilmente si può ritrovare tra i vicoli della capitale. Ma l’intento di Verdone è ben chiaro oltre che riuscito. Ha voluto portare all’estremo un tipico personaggio romano. Coatto per vocazione ma complementare con la compagna, con la quale condivide passioni musicali, discotecare, alcoliche, sessuali. La lenizione di T è presente anche nella famosa frase citata all’inizio e diventata un must, un abitudine linguistica non solo dei romani.

La grandezza di Verdone è proprio in questo. L’aver saputo far entrare nel gergo comune degli italiani, senza distinzione regionale, le battute romanesche sue o degli attori dei suoi film.
L’erede di Alberto Sordi con “Viaggi di nozze” dimostrò, una volta ancora, di conoscere le varietà di registro del romanesco. Il dialetto di Roma difatti non è uno. Varia a seconda del parlante, della situazione, se scritto o parlato. Cambia in base all’anno in cui viene parlato (o in questo caso recitato). Nei secoli infatti ha subito varie trasformazioni.

Le variazioni del romanesco

Da un romanesco trecentesco, attestato per esempio nella Cronica di Anonimo Romano, appartenente alla famiglia dei dialetti centro-meridionali e simile al napoletano, si passa tra 1400 e 1500 ad un romanesco smeridionalizzato, toscaneggiante. Si perdono quei tratti come la dittongazione metafonetica, il perfetto in -AO o i pronomi personali tonici Mi, Ti, Si, per accogliere quelle forme tipiche del fiorentino come l’articolo EL, che per rotacismo della laterale L in romanesco diventerà ER il quale fino ad oggi è un tratto tipico del vernacolo di Roma riconosciuto in tutta Italia.


Se per un linguista come Migliorini, negli anni ’30, questa trasformazione fu dovuta ad un “disfacimento” del romanesco, per Mancini, più recentemente, bisogna considerare alcuni decenni di trasformazione linguistica. Periodo coincidente con la forte immigrazione toscana a Roma nel XVI secolo e culminato con il Sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi nel 1527 che comportò la spopolazione dell’Urbe e la seguente ripopolazione dovuta ad una nuova massiccia immigrazione da regioni come la Toscana e Umbria. I nuovi parlanti ovviamente contribuirono all’evoluzione in senso toscano del romanesco.

Ivano e Jessica non sono sicuramente a conoscenza di questa evoluzione del romanesco. Ma parlano una lingua che gli viene da dentro. E’ innata in loro. Così come in Verdone, romano doc. Ma altrettanto conoscitore della storia di Roma e della sua lingua.

Roma raccontata dai personaggi di Verdone

“Viaggi di Nozze” è l’ennesimo modo di raccontare Roma, dei suoi abitanti, della realtà composita della Capitale. E lo fa anche attraverso la lingua. Dal romano medio Giovannino De Berardi, che mostra qualche tratto tipico ma non marcato del romanesco, al professor Raniero Cotti Borroni, che parla un italiano aulico e tecnico ma che ha qualche rara scivolata dialettale in particolari momenti.

Nella storia di Verdone sono innumerevoli gli usi del romanesco in base alle diverse scene e ai personaggi.
Indimenticabile ad esempio la scena di “Acqua e sapone” in cui il protagonista cerca di convincere la nonna, interpretata dalla Sora Lella (al secolo Elena Fabrizi), a rispondere in italiano corretto. I tentativi risultano vani e la donna continua ancora oggi a rappresentare una Roma, linguistica e non, che piano piano sta andando scomparendo.

Venticinque anni fa usciva nelle sale cinematografiche un modo alternativo di raccontare Roma e i romani da parte di Carlo Verdone. Un modo “sstrano”. Ma riuscitissimo.

Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

Cinema

Calibro 9, il poliziesco con Marco Bocci, Alessio Boni e Michele Placido

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Dopo essere stato presentato fuori concorso alla 38esima edizione del TFF – Torino Film Festival, approda sulle principali piattaforme TVOD Calibro 9, la nuova pellicola di Toni D’Angelo, regista del film noir Falchi. Marco BocciKsenia RappoportMichele PlacidoAlessio Boni e Barbara Bouchet sono i protagonisti di questa storia, che si propone di tracciare un ponte ideale tra il capolavoro di Fernando Di Leo, Milano Calibro 9 sulla malavita organizzata di fine anni ’70, e il contesto criminale della ’ndrangheta di oggi.

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Calibro 9 è prodotto da Minerva Pictures con Rai Cinema, in co-produzione con la belga Gapbusters e sarà disponibile a partire dal 4 febbraio su Sky Primafila Premiere, Apple TV, The Film Club, Rakuten TV, Chili, IoRestoInSala e Google Play.

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Sinossi

Milano, oggi. Fernando, il figlio di Ugo Piazza, è un brillante penalista cresciuto da sua madre Nelly con l’intento di farne un uomo diverso da suo padre. Ma se in città scompaiono 100 milioni di euro con una truffa telematica, e se il principale indiziato è proprio un cliente dell’avvocato Fernando Piazza, quel cognome non può non avere un peso e portare ad un naturale collegamento.

Soprattutto se la società truffata è solo una copertura e, chi c’è dietro, è una delle più potenti organizzazioni criminali del pianeta: la ‘ndrangheta. Milano, Calabria, Francoforte, Mosca e Anversa sono solo alcune caselle dello scacchiere su cui Fernando è costretto a giocare la partita per la propria vita. Una partita da giocare a tutto campo, impegnativa come il nemico che si trova a fronteggiare.

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Bastardi a mano armata: il nuovo film di Albanesi su Amazon Prime Video

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Sarà disponibile dall’11 febbraio sulle principali piattaforme TVOD Bastardi a mano armata, thriller adrenalinico diretto da Gabriele Albanesi (Il Bosco Fuori) e scritto dallo stesso Albanesi insieme a Luca Poldelmengo (Cemento armato, Calibro 9) e Gianluca Curti (Calibro 9).

Al centro della storia, che vede un criminale appena uscito dal carcere recarsi in uno chalet di montagna e prendere in ostaggio i proprietari per recuperare una ricca refurtiva, Marco BocciFortunato Cerlino e Peppino Mazzotta. Completano il cast Maria Fernanda Cândido (Il traditore) e la giovane stella emergente Amanda Campana (Summertime di Netflix).

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Bastardi a mano armata è prodotto da Minerva Pictures con Rai Cinema, in collaborazione con Amazon Prime Video e in coproduzione con la brasiliana Boccato Productions, e sarà disponibile a partire dall’11 febbraio su Sky Primafila PremiereApple TVThe Film ClubRakuten TVChiliIoRestoInSala e Google Play.

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Sinossi

Michele vive in uno chalet tra le montagne con la moglie Damiana e la figliastra Fiore, un’adolescente con cui ha una relazione piuttosto complicata. Una notte, Sergio irrompe nella loro abitazione prendendoli in ostaggio. Si trova lì per una missione particolare: deve recuperare per conto di Caligola il prezioso bottino di un furto di tempo prima.

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Michael Moore durissimo: Trump traditore, deve essere arrestato, nessuna pietà

Redazione

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Michael Moore, regista americano autore, fra le altre cose, di Farenight 9/11 e Bowling a Columbine, noto per le sue posizioni antirepublicane e per le su campagne sociali, si scaglia duramente contro Donald Trump. Lo fa attraverso i propri account social network, in cui accusa pesantemente il presidente uscente di aver generato volontariamente i disordini di Washington.

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Quanto accaduto ieri sera è stato definito “una pagina di storia, triste e brutta per gli Stati Uniti”, da più parti. compreso da Michael Moore. Purtroppo ci sono stati anche morti e questo ha aggravato ulteriormente una situazione già destabilizzata da un confronto dialettico spesso troppo acceso e sopra le righe. Mentre Joe Biden, il nuovo presidente legittimamente eletto, parlava di “attacco alla democrazia”, Trump non prendeva le distanze dai disordini che anzi ha contribuito a fomentare nel pomeriggio, poche ore prima dell’assalto a Capital Hill.

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Questo il suo post su Instagram.

“Sono stato personalmente in contatto per cinque ore durante questo assedio terroristico con il membro del Congresso Dan Kildee di Flint, Michigan. Egli era tra i 30 membri che sono rimasti nella camera della Camera, mentre era stato preso d’assalto dalla folla armata”.

“Ha mostrato attraverso il suo account come i parlamentari si gettavano a terra intimoriti per la loro vita. I colpi sono stati sparati e una donna è morta. Bisogna avere a che fare con questi traditori nel modo più aggressivo affinché questo non accada più. E il loro leader traditore, Donald J. Trump, deve essere arrestato stasera. Nessuna scusa. Nessuna pietà”.

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