Keanu Reeves, compie 57 anni l’antidivo e meme vivente

Il nome, il volto, la considerazione di Keanu Reeves sono indissolubilmente legati al mondo del cinema e a quello dei social network. “Point Break“, “Le riserve“, “Costantine“, “Johnny Mnemonic“, le saghe di Matrix e “John Wick” sono pellicole entrate prepotentemente nell’immaginario collettivo, oltre che nelle nostre case. Per ognuno di questi ruoli, l’attore nato a Beirut e che oggi compie 57 anni, è diventato protagonista del classico hype da web.

Oltre all’hype, però, ci sono anche i meme, quelle immagini tra il sacro e il profano connaturate da una profonda vena sarcastica o semplicemente ilare con cui il bel Keanu ha fatto strage di cuori (e risate) sui principali social network. Che fosse un antidivo era cosa nota, ma che potesse diventarlo anche lontano dal dissacrante mondo massmediatico non era poi così scontato.

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Ma se può evitare che un autobus di linea si schianti a 100 miglia orarie semplicemente dando indicazioni al conducente ed evitando attacchi di vario genere, o sconfiggere da solo un esercito di contractor, allora tutto è possibile. Almeno per lui. Non per noi, che spesso non riusciamo ad aprire una bottiglia di vino senza rompere il tappo di sughero, imprecando e volgendo sguardi al cielo in cerca di divino soccorso.

Sul web, come detto, spopola. La storia della sua vita, sulla quale per la verità ci sarebbe molto poco da ironizzare, è profondamente segnata da lutti e tragedie famigliari. E proprio la storia della sua vita ogni tanto ritorna in auge rimbalzando tra pagine e profili social. Episodi che ne hanno segnato il carattere e il comportamento e verso i quali è impossibile restare indifferenti. A questa società sempre più ovattata e stordita dalle sue mille contraddizioni è rimasta un po’ di umana empatia. Per fortuna.

Educato, garbato, disponibile, galantuomo. Una figura apparentemente pulita e immacolata dall’assenza di “sporcizia morale”. Benefattore, anche. Perché se “il bene si fa ma non si dice“, a rendere note le sue gesta non è lui stesso ma i suoi fans e il mondo dell’informazione digitale, chiaramente supportata e coadiuvata da quello del giornalismo internazionale. Campagne di sensibilizzazione, ingenti donazioni a ospedali o associazioni, semplici atti di altruismo e bontà lo hanno reso amato da tutti, fans e detrattori. Perché di fronte a tanta umanità non si può restare impassibili, fosse anche per presa di posizione motivata da pregiudizi o antipatie.

Keanu Reeves piace, oltre che per il suo incredibile talento cinematografico, e per l’innegabile fascino che lo contraddistingue, anche per la sua umanità. In un mondo plastificato e votato all’ostentazione e all’esibizionismo è qualcosa di innegabilmente raro. E noi lo veneriamo, come quando, negli anni delle scuole medie, a chi provava a bullizzarci minacciavamo di chiamare “Il cugino di 18 anni che è alto due metri ed è cintura nera di karate“. Perché anche lui, il nativo di Beirut, ci protegge con le sue performance. Anche lui è il nostro scudo protettore con cui respingere quella boriosità attoriale di alcuni pseudo protagonisti della settima arte che individuare come attori risulta essere un insulto a chi l’attore lo fa per davvero.

Insomma, io mica sono un astrologa solo perché leggo l’oroscopo. Per dirla con Chuck Palahniuk, “Infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina“. Qualcuno provi a spiegare a quei signori là, quelli che portano in giro baracconi hollywoodiani e circhi cinematografici, che si può essere amati essendo, molto più semplicemente, sé stessi. Il valore di quella foto, quella di Keanu Reeves su una panchina che mangia mestamente con solo un piccione a tenergli compagnia, non risiede nell’empatia e nella compassione che essa può suscitare, ma solo nella dimostrazione che anche se sei John Wick o Neo, fare il cazzo che vuoi resta sempre la cosa più bella.

Certo, non tutti possiamo permetterci di regalare dodici Harley Davidson alle nostre controfigure sul set, anche perché noi, al massimo, di set conosciamo solo quello del filtro app usato su Instagram. Però, magari questo si, potremmo avere più fortuna di lui con la nostra band. I Dogstar, gruppo in cui suonava il basso fino a che la sua carriera da attore non è decollata, di certo non è stato memorabile o imperdibile. Va bene, ci ho provato e non ci sono riuscita, Keanu è migliore di noi. Lo sappiamo. Ma almeno una colletta per il compleanno potevamo farla…

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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