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Cinema

Jurassic World Dominion non è la fine ma “l’inizio di una nuova era”. Ma i fan si dividono sull’ipotesi…

Redazione

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Dite la verità, pensavate che con “Dominion“, terzo capitolo della saga Jurassic World, sarebbe finito tutto. E invece no, vi sbagliate. Ci sbagliamo. Logico pensare che il film chiudesse il cerchio della trilogia, ma stando a quanto dichiarato da Frank Marshall, produttore della pellicola, siamo di fronte “all’inizio di una nuova era“. Con buona pace di chi, come colui che scrive, pensava che quest’ultimo film avrebbe chiuso la trilogia giurassica.

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Marshall, intervistato da Christina Radish di Collider, ha dichiarato: “È l’inizio di una nuova era. I dinosauri sono ora sulla terraferma tra noi, e lo saranno per un po ‘di tempo, spero”. Chiari i riferimenti al finale del precedente capitolo della saga, “The Fallen Kingdom“, quello in cui la velociraptor Blue posa gli occhi su una città abbastanza conosciuta ai più….

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Altrettanto chiare le insinuazioni circa nuove storie, nuove avventure che potrebbero vedere un maggiore rapporto tra l’essere umano e il mondo dei dinosauri. “I dinosauri sono tra noi, senza recinti, in libertà“, ha concluso Marshall. I fan, però, su questa ipotesi sono spaccati, tra chi non vede di buon occhio il prosieguo di un franchise che rischia di diventare pericolosamente piatto e ripetitivo e chi, invece, smania all’idea di assistere a nuove avventure, rievocando i fasti di un’era di cui non abbiamo ricordo o memoria, ma solo testimonianze su fossili.

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Se il primo film con Chris Pratt e Bryce Dallas Howard aveva ridato slancio al franchise creato dalla penna di Michael Crichton e portato sul grande schermo da Steven Spielberg nel 1993, il successivo “The Fallen Kingdom” aveva leggermente ridimensionato le ambizioni di un successo planetario. In tanti, in troppi, oltre che omaggiare una fotografia perfetta, l’esibizione di nuovi dinosauri e una serie di personaggi curiosi e divertenti, hanno criticato la sceneggiatura speculare e troppo citazionista di “The Lost World“, determinando un passo indietro dell’hype nei confronti della saga. Vedremo cosa accadrà con il terzo capitolo. Che, a quanto pare, non sarà l’ultimo…

Cinema

Roma Film Academy, percorso artistico-formativo nel segno di Rosario Livatino

Fabio Iuliano

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Anche la Roma Film Academy – Rfa – onora la memoria del beato Rosario Livatino, giudice ragazzino assassinato dalla mafia.  Durante il percorso artistico-formativo alla Rfa, il corpo docente assegna tematiche di lavoro motivanti e con difficoltà tecnico-narrative crescenti. Spesso questa modalità di lavoro incontra sensibilità particolarmente spiccate che trasformano un esercizio in messaggio. 

“Così Rfa – come afferma il suo presidente Salvatore Santangelo – ha il privilegio di poter partecipare alla produzione di progetti ad alto impatto sociale che, mantenendo la dinamica del ‘viaggio dell’eroe’, offrono un punto di vista giovane e contemporaneo anche su fatti del nostro passato. È il caso di ‘Un giudice ragazzino’: cortometraggio tratto dal romanzo di Salvatore Renna interamente realizzato dagli allievi della Scuola in omaggio alla memoria del giudice Rosario Livatino, beatificato in questi giorni

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Tra l’altro, questo cortometraggio è stato selezionato nel programma “Scuole” del prestigioso festival “Cartoons on the bay”. La Roma Film Academy – con sede a Cinecittà – è una scuola di alta formazione che offre corsi di specializzazione per le professioni del cinema. 

L’offerta formativa si articola in due Percorsi pluriennali:- Universitario triennale in collaborazione con l’Ateneo di Teramo (in particolare con la facoltà di Scienze della Comunicazione presieduta dal professor Christian Corsi), che prevede il rilascio della Laurea al raggiungimento dei Cfu previsti;- accademico biennale con rilascio del Diploma di alta specializzazione al completamento del percorso didattico. Rfa eroga inoltre corsi brevi di approfondimento aperti a professionisti e appassionati.

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Cinema

“Rifkin’s Festival”: il cinema dentro il cinema di Woody Allen

Malaika Sanguanini

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Woody Allen è RIfkin's Festival l'ultimo film

Dopo “Vicky Cristina Barcelona” (2008) Woody Allen torna in Spagna a girare il suo ultimo film: “Rifkin’s Festival”. Una commedia leggera che, come “Un giorno di pioggia a New York” (2019), cavalca l’onda del “poco impegnativo” ma non senza tematiche di un certo spessore.

D’altronde quanto Woody Allen sia bravo a trattare tematiche profonde e filosofiche è ben noto. Il senso della vita, la morte e il vuoto cosmico che affligge l’essere umano sono presentati in chiave leggera e divertente, cosicché all’uscita dalla sala non ci senta Baudelaire durante la stesura dello “Spleen”.

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L’ambientazione è 𝐒𝐚𝐧 𝐒𝐞𝐛𝐚𝐬𝐭𝐢𝐚́𝐧, durante il Festival internazionale del cinema. Nella città basca si svolgono le vicende di una coppia alquanto bizzarra. Lui è Mort Rifkin (Wallace Shawn), il più classico degli alter ego di Allen: ipocondriaco, pedante e che trasforma ogni più banale conversazione in una ricerca sul senso della vita. Un acculturato ex insegnante di cinema innamorato della Nouvelle vague e del cinema europeo. Lei è Sue (Gina Gershon), agente pubblicitario incaricata di gestire le conferenze stampa di uno dei protagonisti indiscussi del festival: Philippe (Louis Garrel). L’affascinate regista francese è osannato da tutti per aver girato un film innovativo. Tutti tranne ovviamente Mort, che, semplicemente, lo reputa il solito banale regista che ha girato un film politicamente corretto per dare al pubblico ciò che vuole e si aspetta di vedere.

Da qui in “Rifkin’s Festival” viene ripercorso un po’ lo schema visto in “To Rome with love” (2012). La coppia per tutta la vacanza si separa e fa le proprie esperienze per poi ritrovarsi cambiata e con i propri scheletri nell’armadio.

Ma la caratteristica innovativa e parecchio interessante che percorre l’intera pellicola sono gli strani sogni che perseguitano il protagonista. Sogni in cui Mort si ritrova ad essere protagonista di film europee degli anni Cinquanta e Sessanta che più ama e che analizzava con tanta passione insieme ai suoi ex alunni. Si ritrova nella ricostruzione del capolavoro di Jean-Luc Godard “Fino all’ultimo respiro” (1960). In una cena sofisticata palesemente ispirata a quella de “L’angelo sterminatore” (1962) di Luis Buñuel, compresa l’impossibilità di uscire dalla porta finita la serata. Ci sono anche chiari riferimenti a “Persona” (1966) di Ingmar Bergman. Addirittura si ritroverà faccia a faccia con la morte, che in questo caso ha il volto di Christoph Waltz, durante una partita a scacchi, ad onorare il capolavoro del regista svedese Bergman “Il settimo sigillo” (1957).

RIFKIN’S FESTIVAL COME CRITICA DEL POLITICAMENTE CORRETTO

Il periodo di Allen e delle sue pellicole più impegnative in chiave dostoevskiano, come “Match Point” (2005) o “Sogni e delitti” (2007) è distante anni luce. Non sono più presenti quei personaggi così complessi che cercano di sopravvivere al castigo e ricercano un qualche tipo di redenzione. Ci sono personalità con una propria complessità e ben definiti in cerca di un senso, di un segno e di una qualche forma di sollievo in questa esistenza spesso vuota e ansiogena.

Insomma, le tematiche che da sempre gli sono care.“Rifkin’s Festival” è cinema nel cinema e Woody Allen onora le pellicole che a suo pensiero sono le portatrici della vera essenza della settima arte. L’ultima fatica del regista rappresenta una critica velata, ma sempre e comunque in chiave ironica, nei confronti del cinema contemporaneo, portatore di un esagerato ed esasperato politically correct. Che sia una sofisticata frecciata alle grandi distribuzioni americane che a quanto pare non accetteranno il suo nuovo film a causa dell’onda mediatica che ha travolto nuovamente il regista?

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Cinema

#soloalcinema: arrivano le Notti Bianche del Cinema italiano

Riccardo Colella

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Alice nella città, Anica e Anec tra le associazioni di categoria, gli artisti di U.N.I.T.A. e quelli di 100autori, insieme alla Fondazione Accademica del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, tutti uniti a sostegno del Cinema italiano. Cineasti, sceneggiatori, esercenti, critici cinematografici e distributori lanciano l’iniziativa #soloalcinema per richiamare l’attenzione del pubblico italiano, in occasione di un evento unico nel suo genere, pensato appositamente per accompagnare la riapertura delle sale cinematografiche italiane.

Da Milano a Napoli e da Torino a Roma, fino a Palermo e Bologna, con Bari e Livorno, arrivano le Notti Bianche del Cinema. È così che gli organizzatori hanno chiamato la festa cinematografica che, insieme alla campagna #soloalcinema, animerà le notti estive italiane. Una non-stop cinematografica di 48 ore con una programmazione ad hoc ed un unico e agevolato biglietto d’ingresso per accedere, attraverso un percorso dedicato, ad anteprime, incontri, dibattiti ed eventi speciali con gli addetti del settore.

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L’obiettivo delle Notti Bianche del Cinema è quello di rilanciare il settore, attraverso l’incontro tra cultura e cittadinanza attiva. Un faro puntato su un mondo, quello del Cinema, già fortemente destabilizzato e così ulteriormente danneggiato dall’anno appena trascorso. Recuperare gli spazi perduti, quindi. Recuperare la socializzazione e dimostrare che il cinema sul grande schermo è tutt’altro che morto.

Il cinema guarisce. Il cinema fa bene. Ritroviamoci al cinema”. È lo slogan di Vittoria Puccini, presidente di U.N.I.T.A., che assieme ad artisti del calibro di Pierfrancesco Favino, Vinicio Marchioni, Elena Sofia Ricci, Beppe Fiorello, Edoardo Leo, Sabina Guzzanti e tanti altri, si fa portavoce dell’iniziativa. Il programma completo dell’evento sarà svelato nel corso di una conferenza stampa il prossimo 25 maggio.

Di seguito le dichiarazioni dei promotori. Le parole di Roberto Andò, portavoce del sindacato di registi e sceneggiatori italiani 100autori: “La pandemia ha inflitto alla cultura un colpo micidiale. La ripartenza non può non passare attraverso il cinema. La sala verrà celebrata in un’occasione pensata per tutti, giovani, famiglie e quegli appassionati che non riescono a stare lontani dal grande schermo. Questa importante iniziativa serve a riallacciare il filo con gli spettatori”.

Gli fa eco Luigi Lonigro, Presidente Nazionale Distributori ANICA, che dichiara: “Le Notti Bianche rappresenteranno una specie di semaforo verde per l’industria theatrical dato che potranno realizzarsi nel momento in cui non ci sarà più alcuna limitazione alla libera circolazione delle persone e all’apertura dei locali di spettacolo e perché vedranno una copertura nazionale pressoché totale e che andrà a coinvolgere tutte le tipologie di esercizio. Una grande “festa della liberazione del cinema” a cui i distributori italiani parteciperanno con grande entusiasmo e che coinvolgerà tutta l’industria a partire dalle sale cinematografiche e gli spettatori”.

Ed ancora Mario Lorini, Presidente di Anec: “Il cinema riparte con gradualità, ma con grande determinazione. Le prossime settimane saranno decisive, con gli auspicati allentamenti delle misure e con i dati sulla pandemia. Le Notti Bianche del cinema, iniziativa promossa e coordinata da Alice nella Città, può essere davvero il momento centrale per il salto di qualità del processo di ripartenza. Una festa di 48 ore dove enfatizzare la partecipazione di tutta l’industria del cinema al ritorno del pubblico in sala, tra nuove uscite, eventi, promozioni e il coinvolgimento di artisti e talent del cinema italiano, che unito, mette insieme tutta la propria forza per riportare la socialità e l’aggregazione come componente essenziale della unicità della visione di un film su grande schermo”.

Non manca il sostegno della Fondazione Accademia del Cinema Italiano che, nella persona di Piera Detassis, Presidente Fondazione Accademia del Cinema Italiano, rincara: “Il David di Donatello e l’Accademia del Cinema Italiano sono stati sempre vicino alle sale, ai protagonisti e ai lavoratori del cinema in questo lungo difficile inimmaginabile silenzio del grande schermo. La collaborazione con Alice nella città è accesa da tempo e recentemente per arricchire ancor più il percorso nelle classi del David Giovani. Non vediamo l’ora di celebrare e festeggiare la passione per la sala e i film, in cui non abbiamo mai smesso di credere, supportando il lavoro e condividendo le emozioni delle Notti Bianche del cinema. Sarà la festa che tutti gli appassionati aspettano…”.

Chiudono Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, Direttori artistici di Alice nella Città: “È facile creare una scintilla, l’importante è che quella scintilla possa accendere un fuoco. Per questo la riapertura nazionale delle sale sarà un momento di socialità straordinario, per ricostruire un’identità collettiva. Ci restituisce un senso di appartenenza rappresentato dall’accensione contemporanea di tante scintille. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza una rete di persone unite dalle stesse passioni che da gennaio stanno dedicando il loro tempo per costruire in sicurezza, un appuntamento fuori dalla norma, eccezionale come i tempi che stiamo vivendo”.

Photo by Karen Zhao on Unplash

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