“J’ai Tué Ma Mère”: il primo film dell’enfant prodige Xavier Dolan

Era il 2009 e il giovane regista canadese Xavier Dolan, classe 1989, con l’uscita della sua prima opera J’ai tué ma mère (Ho ucciso mia madre) riuscì a dimostrare immediatamente il proprio innato talento. All’epoca Dolan aveva appena vent’anni e il film fu mostrato in anteprima al Festival di Cannes nel maggio di quell’anno, in cui si aggiudicò tre premi nella sezione Quinzaine des Réalisateurs.

In J’ai tué ma mère è possibile percepire le tematiche profonde e complesse che fin da subito hanno caratterizzato il cinema del regista e tutta le sue opere successive. La complessità del rapporto con la famiglia (soprattutto con la madre), visto a volte come gabbia e a volte come rifugio, l’insofferenza derivante dal crescere in una società a tratti superficiale e ottusa e una omosessualità sofferta sono solo alcune delle tematiche che Dolan analizza nel suo primo film. Temi che ricorreranno anche nelle opere seguenti, come Mommy (2014) ed È solo la fine del mondo (2016), per citarne alcuni.

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Il film vede protagonista Hubert (interpretato dallo stesso Xavier Dolan), diciasettenne inquieto e arrabbiato che vive un difficile rapporto con una madre (Anne Dorval) divorziata e un padre inesistente (Pierre Chagnon). Ragazzo estremamente profondo e sensibile, vive una storia d’amore con un suo coetaneo che tiene nascosta alla madre, donna assai retrograda dal suo punto di vista.

L’unica persona adulta con cui Hubert sembra avere feeling è la sua insegnante di italiano Julie (Suzanne Clemente) con cui condivide, oltre all’amore per la letteratura, un rapporto difficile con il padre. I genitori, a seguito dell’andamento scolastico poco proficuo del ragazzo, decidono successivamente di iscriverlo ad un collegio in campagna, cercando di rindirizzarlo sulla retta via.

J’ai tué ma mère si presenta come un’opera semiautobiografica estremamente introspettiva e intensa. Questa va ad indagare le complesse dinamiche tra una donna il cui ruolo di madre le sta stretto e un figlio su cui ricadono tutti i sensi di colpa e le frustrazioni della stessa. Un rapporto di totale amore/odio che scuote, commuove e fa riflettere. L’opera è intrisa, come tutte le successive, di musiche e colori che non sono mai scelti a caso, ma danno forma agli stati d’animo e alle emozioni dei protagonisti. Ad aggiungersi a queste caratteristiche, sono i dialoghi assolutamente brillanti.

Un’esperienza a tratti onirica in cui la scelta di primi e primissimi piani dona un forte impatto visivo ed emotivo. Lo stile di Xavier Dolan lascia il segno e la sua voce è estremamente potente e originale, considerata anche la giovane età.

«Cosa faresti se morissi oggi?»

«Morirei domani».

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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