“Il sacro male”, Evan Spiliotopoulos debutta con un horror sull’eterna lotta tra angeli e demoni

Lo sceneggiatore greco-americano Evan Spiliotopoulos (Il cacciatore e la regina di ghiaccio, Trilli e il tesoro perduto) debutta nei panni di regista nell’horror soprannaturale “Il sacro male”, uscito nelle sale lo scorso 20 maggio.

La pellicola è prodotta da Sam Raimi (La casa; La casa 2) ed è basata sul romanzo “Shrine” (1983) dello scrittore britannico James Herbert.

MyZona

Esplorare i temi religiosi e le guarigioni miracolose dalle quali, molto spesso, ne derivano isterie di massa e fede cieca. Questo è l’intento della storia.

Il film si apre nel 1845 assistendo alla visione di una donna bruciata viva per mano di un gruppo di religiosi intenti a trasferire l’anima dannata in una bambolina inquietante.

Improvvisamente si è catapultati nel presente, in un piccolo paesino del New England in cui agisce Gerry Fenn (Jeffrey Dean Morgan), giornalista odiato e famoso per aver inventato storie nel corso degli anni, al fine di ottenere fama e successo.

Gerry, che si trova sul luogo per un servizio, si imbatte nella bambolina e in una ragazza sordomuta, Alice (Cricket Brown). Improvvisamente la giovane riacquista voce e udito a seguito di un’apparizione della Vergine Maria. Ma non solo, la ragazza inizia a compiere miracoli guarendo persone ormai date per spacciate, operando per mano -come lei stessa sostiene – della Beata.

Il paesino dimenticato dal Signore si trasforma in brevissimo tempo nella nuova Lourdes. Gente che accorre da ogni dove in cerca del miracolo, guidati da una fede cieca in cambio di un briciolo di speranza e di salvezza. Ma proprio questa fede cieca assume una valenza negativa nella pellicola. Monsignore Delgarde (Diogo Morgado), famoso per i suoi smascheramenti di finti miracoli, viene incaricato dal Vaticano per porre al vaglio la questione e decidere se le guarigioni miracolose possano essere considerate tali.

IL SACRO MALE: TRA NOVITÀ E TRADIZIONE

Spiliotopoulos fa ruotare la vicenda de “Il sacro male” su argomenti che sono stati visti e rivisti nel genere Horror. Temi quali la possessione demoniaca, diavolo e spiriti assetati di vendetta. Ma inserisce anche delle tematiche interessanti e originali . Prima di tutto la scelta di parlare di un male che fino alla fine è travestito da bene. Un male manipolatore ma anche lusinghiero e convincente. Un qualcosa che si insinua nelle menti delle persone più fragili e disperate cercando di non lasciare spazio al dubbio. Tutto questo, collegato alla manipolazione di massa e all’isteria, porta in scena un argomento delicato, quale lo sfruttamento della fede cieca che porta alla creazione di un business.

Nel film vengono citati i luoghi che per antonomasia sono le case delle magiche guarigioni: Medugorje e Lourdes. E si pone l’accento su come i miracoli avvenuti nel piccolo paesino del New England, così come la stessa Alice, si trasformino in breve tempo in oggetti e souvenir.

È un male sottile e subdolo quello di cui ci parla Spiliotopoulos. Un male che si nutre di non consapevolezza e cecità, il cui nemico peggiore è il dubbio. Come si vedrà, unica arma che può annientarlo.

Insomma, “Il sacro male” porta con sé una morale che può essere anche estrapolata dal puro e semplice horror e che può essere trasferita e compresa in chiave più grande. Il film si conclude con un passo biblico che racchiude tutto il senso della storia.

“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci”(Matteo 7,15).

Da leggere anche

Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli