La redenzione di Kevin Spacey: dal baratro al nuovo film di Franco Nero

A più di quattro anni dagli scandali e dalle polemiche che lo hanno travolto, l’attore Kevin Spacey torna sul grande schermo nei panni di un detective nel film italiano “L’uomo che disegnò Dio” diretto da Franco Nero.  

LE ACCUSE DI MOLESTIE

Era il 2017 quando uno dei più grandi attori americani della sua generazione fu investito da pesanti accuse di molestie sessuali. Il suo nome fu al centro di uno dei casi più rilevanti del movimento metoo, insieme a quello di altri personaggi di Hollywood, quali per esempio Woody Allen e Roman Polanski.

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In pieno caso Harvey Weinsten, il 29 ottobre del 2017 il protagonista di “American Beauty” (1999) venne accusato dall’attore Antony Rapp di molestie risalenti al 1986. All’epoca Spacey aveva 26 anni e Rapp 14. Poco dopo l’accusa, l’attore dichiarò pubblicamente la propria omosessualità e si scusò con Rapp, affermando di non ricordarsi dell’accaduto perché ubriaco.

Scoperchiato il vaso di Pandora, altre accuse arrivarono come un fiume in piena, non lasciando scampo all’attore. Alcuni membri della troupe di “House of Cards” dichiararono di essere stati molestati da Spacey durante le riprese della serie televisiva, tra cui il figlio dell’attore Richard Dreyfuss. Altre accuse di molestie giunsero poi da Ari Behn, ex genero del re Harald V di Norvegia.

Spacey si ritirò dunque dalle scene e decise di farsi aiutare, provando a curare il suo disturbo da dipendenza da sesso.

Nel 2019 e nel 2020 caddero alcune delle accuse che vennero successivamente archiviate dal tribunale di Los Angeles.

Nel corso della bufera mediatica, Kevin Spacey fu spodestato dai ruoli a cui stava lavorando. Perse la sua parte nell’ultima stagione di “House of Cards” (2013-2018) e nel film “Tutti i soldi del mondo” (2017) di Ridley Scott. Vennero oltretutto tagliate le scene che lo vedevano protagonista nei panni del magnate del petrolio J. Paul Getty. Le stesse vennero rigirate in extremis con Christopher Plummer (scomparso lo scorso 5 febbraio 2021).

LA NUOVA VITA DI KEVIN SPACEY

Sembra essere giunta una risalita dal baratro per l’attore vincitore di due premi Oscar (nel 1996 per “I soliti sospetti” e nel 2000 per “American Beauty”).

Questa sarà possibile grazie ad una produzione italiana, firmata Franco Nero (Forever Blues). «Sono molto felice- ha detto il regista– del fatto che Kevin abbia deciso di partecipare al mio film. Lo considero un grande attore e non vedo l’ora di iniziare a girare».

“L’uomo che disegnò Dio” sarà totalmente girato in Italia, a Torino e racconterà la vita, tra ascesa e caduta, di un artista cieco che possiede il dono di realizzare ritratti fedelissimi solo ascoltando le voci delle persone, interpretato dallo stesso Franco Nero.

Non c’è ancora una data di uscita ma sappiamo che il ruolo riservato a Kevin Spacey sarà quello di un investigatore impegnato ad indagare su un caso di pedofilia. Lo stesso reato per cui fu accusato.

«Io so cosa volete. Voi volete che io ritorni». Così aveva affermato l’attore in un video postato tempo fa, in piena bufera mediatica. Oggi, questa promessa pare che potrà essere esaudita. Tra applausi e polemiche Spacey è pronto a tornare sul grande schermo.

In un mondo e in un clima in cui il politically correct è una presenza assidua, sarebbe cosa buona e giusta fare uno sforzo e cercare di scindere l’artista dall’uomo e dalla sua vita personale. Seppur, senza dubbio, carica di azioni deplorevoli.

Nulla potrà cancellare il contributo che l’attore americano ha dato alla settimana arte. Una carriera costellata da performance magistrali.

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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