Il primo gruppo di artisti a essere introdotto nella R’n’R Hall of Fame – 23/1/1986

Chiunque ami la musica, non può prescindere da eventi e ricorrenze. La curiosità degli appassionati è costantemente stuzzicata da date, ricordi, celebrazioni, appuntamenti con la storia che tengono a rievocare i fasti di un tale artista o di una determinata band.

L’uscita del disco preferito, l’anno di pubblicazione di una canzone o l’esordio di un cantante, sono tutte facce della stessa medaglia, quella che solo a guardarla evoca passione sconfinata per le sette note e per coloro i quali riversano talento e creatività nell’eseguirle. Senza contare, poi, i tour nelle location richiamate da album o brani.

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E poi ci sono i musei, non tanti quanti dovrebbero essercene per appagare la sete di cAnoscenza di noi altri, e non così diffusi per democratica accessibilità, ma comunque centri salienti per la tenere viva la memoria sul passato e perdersi tra cimeli e memorabilia varie. Tutto ciò che manda in estati un fan, insomma.

Per fortuna che c’è anche il Rock’n’Roll Hall of Fame Museum di Cleveland, in Ohio. Fu progettato dall’architetto IM Pei e la sua forma esterna, richiamante una piramide di vetro (no, non come al Louvre), è tra gli edifici più singolari della città. Grande circa 15mila piedi, aprì nel 1995 e si articola in sette piani di mostre, esposizioni e aree colme di collezioni. Da allora non ha smesso di dare il proprio contributo all’universo rock’n’roll. Il museo, invece, si estende su una superficie di 65mila piedi.

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Secondo le stime che, chiaramente sono aggiornate al pre pandemia, veicolerebbe cu Cleveland circa cento milioni di dollari all’anno.

L’artista che ambisce a essere annoverato all’interno della prestigiosa rassegna, sa già che dovrà attendere almeno venticinque anni dall’uscita del primo disco e che dovrà, ma appare superfluo specificarlo, avere anche un importante successo. Ma non è neanche così scontato che ci riesca. Ogni anno, infatti, desta più clamore la mancata introduzione di un artista o una band che non l’ammissione di qualcun altro. Il caso più eclatante è forse quello degli Iron Maiden. Non si riesce ancora a capire come mai non siano stati ancora insigniti della gloriosa onorificenza che tanto meriterebbero.

Il primo gruppo di artisti a essere introdotto nella Rock’n’Roll Hall of Fame fu, però, qualcosa di stellare.

Parliamo, probabilmente, dalla corrente musicale statunitense più influente di sempre, quella capace di creare stili e dettare mode, di rivoluzionare l’approccio alla quotidianità e di sovvertire tutto ciò che di “moralmente giusto” era considerato da alcuni illustri esponenti governati, oltremodo bigotti e censori.

Solo a leggere la lista vengono i brividi.

Era il 23 gennaio del 1986 e a New York si svolse la cerimonia per omaggiare Evis Presley, Sam Cooke, Ray Charles, Buddy Holly, Chuck Berry, James Brown, Fats Domino, The Everly Brothers, Jerry Lee Lewis, Alan Freed, John Hammond, Robert Johnson, Little Richard, Jimmie Rodgers e Jimmy Yancey.

Il R’n’R, come la musica più generale, progredisce e si reinventa, muta pelle e, con ciclica frequenza, pone dei cambiamenti per innovarsi e rinnovarsi. Per sopravvivere e andare avanti non c’è alternativa. L’evoluzione implica la necessità di trovare nuove strade, ma la memoria va coltivata con dedizione e cura, oltre che difesa strenuamente.

Il Rock’n’Roll Hall of Fame Museum adempie a questo compito, in effetti, al pari di numerosi altri. Su tutti verrebbe da citare l’Hard Rock Cafè che vanta numerosi store in tutto il mondo, anche in città non cosiddette metropolitane, disseminando il verbo in lungo e in largo. E dovrebbe essere cosa buona al giusta, al di là dell’aspetto squisitamente commerciale o ludico, quello di avere un luogo di richiamo del genere.

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Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.