“Ennio: The Maestro”: la nostra recensione in anteprima

Come si può raccontare un’intera esistenza in poco più di 157 minuti? Giuseppe Tornatore ha accolto una sfida a ostacoli superandola a pieni voti. Il regista nel cine documentario “Ennio: The Maestro” che uscirà nelle sale in anteprima il 29 e 30 gennaio 2022 e ufficialmente il 17 febbraio, racconta la vita di un genio della musica: Ennio Morricone. Abbiamo avuto la possibilità di vederlo in anteprima stampa a Roma.

C’è chi penserà che sia il solito tributo a un colosso della cultura italiana, la tipica opera celebrativa che di originale non ha neanche il titolo, ma questo film ha dimostrato fin dal primo minuto di avere una scintilla capace di far letteralmente esplodere i sensi degli spettatori. La vita raccontata da colui che l’ha vissuta, un perfetto connubio di passato e presente, di musica e parole, lacrime e sorrisi, empatia allo stato puro. Un turbinio di emozioni sapientemente indirizzate nel canale artistico.

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La pellicola è un profondo intreccio di racconti e testimonianze dirette di artisti che spaziano da Gianni Morandi a Boris Porena. Giuseppe Tornatore rende omaggio a un Maestro che lo ha visto nascere in “Cinema Paradiso” (1988), crescere ed arrivare a “La Corrispondenza” (2016). Un rapporto che è andato consolidandosi negli anni di collaborazione, un trentennio di grandi successi, di una conoscenza artistica e ancor di più di formazione.

Quando il Maestro parla alle telecamere si ha come l’impressione che stia aprendo le porte del suo cuore al mondo intero, i suoi occhi raccontano una vita di successo conquistato con il sudore della fronte, accettando delusioni, rialzandosi ad ogni caduta causata dal malcontento accademico.

Testimonianza autocritica di una carriera travolgente da “Il federale” (1961) all’unico Oscar vinto per una colonna sonora, “The Hateful Eight” nel 2016, a 87 anni. Una vita raccontata da un bambino con il sogno di diventare medico, che intraprende senza riserve un percorso al conservatorio capitolino di Santa Cecilia semplicemente per compiacere il padre trombettista.

Di sera, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trova a vestire i panni del genitore suonando nei locali frequentati da tedeschi e americani in cambio di una cena. Al mattino, invece, siede in aula assaporando le composizioni di Bach e Mozart. Quest’altalena musicale e questa coesistenza di registri antitetici contribuiscono alla creazione di un artista a tutto tondo che ammette sfumature di un’unica disciplina.

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La tromba accompagnerà per sempre il suo cammino, in special modo dal 1961 quando la sua avventura cinematografica ha inizio. Le interviste proseguono seguendo l’ordine cronologico degli eventi. Il pubblico si fa trasportare dalle colonne sonore più famose raccontate dall’autore stesso che ne descrive il concepimento e la nascita. così come nei suoi concerti d’orchestra, Morricone è accompagnato da una schiera immensa di altri artisti di scena che non mancano di ricordare con estremo orgoglio aneddoti scevri del sapere comune.

L’andatura modesta del minutaggio cinematografico esula da confusione cognitiva e distorsione della realtà. Un racconto cristallino, pulito, che si muove senza forzature sul pentagramma filologico di Ennio Morricone che, come tutti i veri artisti ignora di essere un gigante eterno.

Un imperituro volteggiare tra le grammatiche di Bach e Stravinskij, influenza del Maestro in Accademia Goffredo Petrassi, la musica pop de Il Barattolo (ancora di salvezza di RCA), la fusione del classico e contemporaneo di Beethoven in Voce ‘e notte, il forte accento rosa delle voci femminili fino ad arrivare agli esperimenti della musica sperimentale consolidata anche nel cinema tra fischi, scricchiolii e tasti delle macchine da scrivere.

Ennio Morricone insegna alla società il concetto di sfumatura secondo la quale non esistono linee di confine. Il mondo altro non è che un continuo fornitore di risorse. Il Maestro ha abbattuto le barriere architettoniche della cultura musicale classica precedentemente erte da una società rigida e conformista.

Spartito dalle infinite curiosità artistiche e cinefile, l’opera d’arte di Giuseppe Tornatore sa di magia, di pesante spessore che dona leggerezza all’anima. Una proiezione che sprigiona energia positiva e speranza in un mondo senza muri, libero di esprimersi. Un film che parla di vita, di presente, che legittima l’eternità di un maestro Come Ennio Morricone.

Di Chiara Del Signore

Soggetto, sceneggiatura, regia di Giuseppe Tornatore, musiche di Ennio Morricone, fotografia Fabio Zamarion, Giancarlo Leggeri, montaggio Massimo Quaglia e Annalisa Schillaci, suono Gilberto Martinelli, Fabio Venturi. Una coproduzione Italia-Belgio-Cina-Giappone, prodotto da Gianni Russo e Gabriele Costa per piano B Produzioni Srl. Distribuzione internazionale Block 2 Distribution. Distribuzione italiana Lucky Red in collaborazione con timvision.

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