Il Divin Codino: il film su Roberto Baggio conquista Netflix

È uscito questa notte, su Netflix, “Il Divin Codino”, il film di Letizia Lamartire che celebra la vita del grande mito del calcio italiano Roberto Baggio, magistralmente interpretato da Andrea Arcangeli.

Esattamente 726 partite ufficiali, 323 gol. Pallone d’oro e FIFA World Player nel 1993. Una straordinaria abilità nei calci piazzati che in serie A lo rende secondo solo a Totti per gol segnati su rigore (68 su 83) e 4° insieme a Totti per quelli segnati su punizione dietro a Mihajlović, Pirlo e Del Piero. Miglior marcatore italiano nella storia dei Mondiali e unico ad aver segnato in tre edizioni.

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Nei suoi venti anni di carriera (1982-2004), Roberto Baggio è stato uno dei calciatori più amati per genio, tattica, tenacia, umiltà (che non è inconsapevolezza delle proprie doti), semplicità, classe ed eleganza nello stile che gli sono valsi il soprannome di “Raffaello”… insomma un perfetto numero 10.

Per anni è stato un divino, ma mai un divo. Anzi il suo carattere particolarmente introverso non lo ha di certo reso un leader, un uomo-squadra. Inoltre, predestinato alla gloria quanto all’infortunio,ha vissuto duri momenti nel terrore di dover abbandonare il suo grande sogno per la debolezza di un corpo che non reggeva il ritmo di chi cerca sempre di migliorarsi.

IL BUDDHISMO

Nel 1987, sembra finalmente trovare la serenità e la fiducia in sé che tanto cercava in campo grazie a Maurizio Boldrini, allora proprietario del negozio “Mister Disco” a Firenze, che ha accompagnato quel ragazzo “fragile nelle ginocchia quanto nell’anima” verso un nuovo stile di vita. Convertendosi al buddhismo Soka Gakkai Baggio ha raggiunto un equilibrio interiore che però lo ha allontanato ancor di più dallo spirito di squadra, dato che alcuni compagni sospettavano appartenesse ad una strana setta.

IL RAPPORTO CON GLI ALLENATORI

Come noto a tutti, tanti allenatori (tra cui Lippi, Ulivieri e Sacchi) hanno avuto difficoltà a relazionarsi con Baggio, fino a volersene liberare. Finché non viene accolto e “recuperato” da Carlo Mazzone (interpretato da Martufello) che – come vediamo nel trailer – lo conquista ironicamente con il suo schema di gioco: “tutti passano la palla a Baggio e te fai gol”.

È proprio il personaggio di Mazzone che nel film ci rivela la probabile causa di questo atteggiamento di Baggio, quando dice: “Io di calciatori ne ho visti tanti, ma alla fine sono tutti uguali: nell’allenatore vedono un padre”.

In realtà la squadra cui Baggio si sentiva più legato fu quella di Firenze, infatti poi dichiarerà “Non è che non volessi andare alla Juve, io volevo restare alla Fiorentina. Il che è diverso.”

È vero, il “Divin Codino” è stato in tanti club italiani e non si parla di “ Juventus/Milan/Inter di Baggio”. Ma esiste una “Nazionale di Baggio”: è quella azzurra la sua maglia, i suoi tifosi non sono quelli di un unico club, ma tutti gli Italiani hanno sentito “Robi” come uno di loro, uno di famiglia.

Ha conquistato tutta l’Italia a partire da quei 12 secondi in cui dribblò i dieci della Cecoslovacchia e segnò uno dei più sentiti gol dei mondiali del 1990, diventando il calciatore di tutti, il numero 10 che porterà la Nazionale verso la gloria.

IL RIGORE DI USA ‘94

In un’intervista rilasciata a Hotcorn, Roberto Baggio ha dichiarato:

“Ne ‘Il Divin Codino’ il rigore sbagliato in finale contro il Brasile è al centro della narrazione, ma era inevitabile. Io ho dovuto convivere con quel ricordo e credo che quel momento non si possa archiviare, è una cosa che – piaccia o meno – mi porterò sempre dietro, fino alla fine. Anche Massaro e Baresi sbagliarono il rigore? Sì, è vero, ma tutti si ricordano di me perché ho dato il colpo finale. Ognuno vive quel tipo di trauma a modo suo. Io l’ho vissuto malissimo perché ho rincorso da sempre il Mondiale e arrivare lì e perdere dopo aver sognato quell’istante per milioni di notti, non è facile…”

Un errore mai perdonato da tanti tifosi, ma è anche vero che Baggio è uno dei simboli del patriottismo italiano che si risveglia quando undici uomini vestono la maglia azzurra. Al solo sentire quel “Roooberto” da un telecronista tanti cuori italiani hanno sussultato riempiendosi di orgoglio (un po’ come quando a pronunciare quel nome fu la Loren agli Oscar). “Il Divin Codino” è la ragione per cui molte bandiere tricolore si sono levate al cielo e più generazioni si sono innamorate del calcio. Del calcio giocato con arte e passione. Del calcio, quello vero.

di Sara Paneccasio

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