Il castello di Sant’Eusanio Forconese – Tra leggende, folklore e tradizioni

La storia del castello di Sant’Eusanio Forconese è intrisa di mitologia e leggende al pari di qualsiasi altro castello abruzzese. Quella che vi stiamo per raccontare vi giunge dal folklore tipico delle genti di questo piccolo borgo in provincia dell’Aquila.

C’era una volta un uomo, un profeta, che in una specifica occasione ben poco lusinghiera nei suoi confronti, disse a riguardo: “nessuno è profeta in patria“. Uscì fuori dalle mura di casa per diffondere la sua parola, sperando di essere accolto meglio di quanto non accadeva nella sua terra e così finì per approdare nell’entroterra abruzzese, dove la vita era assai più aspra e dura rispetto a quella sulla costa. Ma ovviamente nessuna delle genti del luogo poteva sapere chi fosse questo misterioso sconosciuto.

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L’anno del suo arrivo, tanto tempo fa, diversamente dagli altri anni la terra era stata particolarmente generosa con la popolazione locale e aveva fruttato ai contadini che l’avevano lavorata una notevole quantità di grano.

Un giorno, davanti a un enorme cumulo di grano, passò un povero mendicante vestito di stracci a chiedere l’elemosina. Un ricco e avido propietario terriero, possidente dei frutti del lavoro dei suoi contadini, si rifiutò di dargli la benché minima spiga di grano. Non solo: ordinò che venisse coperta con legna e stracci per nasconderla agli occhi di quel cencioso viandante e comandò anche di cacciarlo via. La conseguenza di questa mala accoglienza fu che l’indomani, alle prime luci dell’alba, la popolazione locale si svegliò e trovò una collina di pietra al posto dell’enorme cumulo di grano.

Ebbene, quel pover’uomo vestito di stracci maleodoranti non era nient’altro che il Cristo Gesù che nottetempo aveva trasformato il grano in una collina rocciosa, per punire l’egoismo del ricco ed ingordo possidente terriero. Così vuole la leggenda della nascita del monte Cerro, una collina dai lineamenti dolci (rispetto alle spigolose montagne circostanti) posta a 754 mt s.l.m. che si staglia a 200 metri rispetto ai piccoli paesi ai suoi piedi di Fossa e di Sant’Eusanio Forconese, in provincia dell’Aquila.

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Non si conosce molto della storia antica di questo piccolo borgo. Tutto ciò che si sa viene dopo l’arrivo, in questa terra chiamata antecedente Cinque ville (per via dei cinque villaggi di Castellina, Castello, Monticchio, San Pietro e Carmiscione che lo componevano), del sacerdote Eusanio del Gargano (Puglia) giunto qui per evangelizzare l’Abruzzo, antico adoratore di Dèi pagani, da cui intuitivamente prese il nome questo piccolo paese.

È proprio sulla cima del monte Cerro che troviamo il castello di Sant’Eusanio Forconese, ad una altitudine che ci consente una bella visuale sulla valle dell’Aterno. Questa fortificazione fu edificata a cavallo tra il XII e il XIII dagli abitanti dei borghi limitrofi, ed aveva un tempo funzioni strategico-difensive contro possibili attacchi nemici. Di fatti, da lì si poteva facilmente comunicare con le altre fortezze circostanti, in caso ce ne fosse stato bisogno. In particolar modo con i castelli di Ocre e di San Pio delle camere, trovandosi nel mezzo tra questi ultimi.

Ed a proposito: è inoltre uno dei 99 castelli che contribuirono a fondare, secondo la tradizione, la città dell’Aquila federando i piccoli centri urbani (alias, castelli) della conca Aquilana, ognuno dei quali mise del suo nella costruzione dell’antica città. Non poca cosa insomma. E sì, in Abruzzo le leggende sopravvivono all’azione erosiva del tempo.

L’architettura del castello è di tipo irregolare, con una cinta muraria che, unita a cinque torrioni semicircolari dal diametro di 5 metri e altre quattro torri a base quadrata con funzione di rompitratta, lo rendevano una fortezza quasi inespugnabile. Ma se Roma non è stata costruita in un giorno, tantomeno la fortezza di Sant’Eusanio Forconese. Di fatti la costruzione fu completata a più riprese, fino alla fine della sua funzione strategica – militare nel XVIII secolo, restauri compresi ovviamente.

La cinta muraria è quadrangolare, spessa circa un metro e mezzo ed alta tra i 5 e i 7 metri, e si svolge tutta intorno il perimetro delimitato dalle suddette torri di avvistamento e difesa. Nella sua costruzione originaria non sono mai stati ritrovati i cosiddetti merli, presenti nella stragrande maggioranza dei castelli medievali, che altro non erano che dei rialzi in muratura posti a intervalli regolari con la specifica funzione di riparo e difesa del castello contro le frecce nemiche. La struttura superiore quindi è piuttosto lineare. Il punto debole del castello, privo di difese naturali, è invece difeso da un fossato.

All’interno, nello spazio delimitato dal recinto, sono presenti delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana ed altri strumenti per la conservazione del cibo.
Dato che (con le dovute eccezioni nobiliari, in parole povere: dei ricchi) nei tempi passati non c’erano assolutamente tempo e risorse da investire per inutili futilità senza nessuna funzione, e quasi tutto doveva avere uno scopo mirato ad un fine, possiamo ragionevolmente dedurre, da questo dettaglio, che il castello era normalmente e costantemente abitato. Di fatti, il recinto del castello serviva anche come riparo per la popolazione locale, in caso di pericolo di qualsivoglia genere.

L’accesso al castello, oggi murato, era anticamente una porta ogivale posta furbescamente a ridosso di una delle torri quadrate, per poter essere facilmente e rapidamente difesa dagli attacchi, in caso di tentativi di sfondamento.

L’attività militare vera e propria del castello durò fino al 1461, fino a quando cioè un violento terremoto colpì la valle dell’Aterno, compromettendone la sua struttura. All’interno del giardino-recinto, tra il XVII e il XVIII secolo quando perse la sua funzione originaria, fu costruita la chiesa della madonna del castello. Una struttura molto semplice ma molto bella da vedere, al cui interno sono custoditi con cura alcuni affreschi di grande valore. Le sorprese dunque non mancano mai, in questa splendida terra chiamata Abruzzo.

A tutt’oggi nella città dell’Aquila esiste una via “Vicolo S.Eusanio” a ricordarlo, e ogni prima domenica di agosto si svolge una processione che porta la statua della Vergine dalla basilica di Sant’Eusanio Martire fino alla chiesa sul Monte Cerro.

Non si conosce, infine, molto sulla persecuzione del Santo Eusanio e la sua conseguente martirizzazione. Tutto ciò che sappiamo viene da un autore del ‘700, che racconta di come il predicatore cristiano sia stato perseguito da Prisco, governatore romano di Aveja, antica città/municipio di Roma che oggi è collocabile presso il paese di Fossa. Dopo il martirio, il santo fu sepolto nel luogo in cui nel 311 sorgerà la chiesa di Sant’Eusanio martire, una bella basilica a tre navate, con una cripta al suo interno.

Ed a proposito della cripta, esiste anche un’altra piccola leggenda. Si racconta che, dopo la morte del santo, le sue ossa siano state rivendicate dagli abitanti del suo luogo d’origine, che giunsero all’ex cinque ville su un carro trainato da buoi. Una volta caricate le ossa però, i buoi si rifiutarono di ripartire, e si inginocchiarono testardamente a terra, non volendone sapere di rialzarsi. Da allora quindi le ossa sono custodite nella cripta della basilica, e lì rimarranno per sempre.

Tradizioni, rispetto e cultura caratterizzano da sempre le popolazioni dei piccoli borghi come quello di Sant’Eusanio Forconese ( pensate, solo 378 abitanti) che vivono una vita molto più semplice ma molto più ricca, trovando quindi sempre il tempo per ricordare ed onorare le proprie origini.

D’altronde, cosa saremmo noi se non fossimo mai stati ciò che eravamo? Pensateci. E rispondetevi.


Buon viaggio!

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Foto di: Stefano Sicurani

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