Il Capodanno attraverso i millenni: dalla Mesopotamia ai giorni nostri | ArcheoFame

L’inizio dell’anno, si sa, è un momento importante di rinnovamento e progettazione del futuro. Da sempre gli esseri umani hanno dato grande importanza alle festività che segnavano la data di questa partenza, infinitamente ripetuta e ogni volta nuova. Eccovi dunque, un viaggio attraverso i rituali di Capodanno nel tempo.

La Mesopotamia

Tra le prime notizie che si hanno di festeggiamenti del nuovo anno nella storia, ci sono quelle che fanno riferimento alla festa Akitu, ossia il capodanno Babilonese.

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L’Akītu, il Capodanno babilonese, è una delle festività più importanti dell’antica Babilonia. Durava 12 giorni e si svolgeva nel mese di Nisān (Nissanu), in nostro aprile. L’Akītu è considerato come un rito di passaggio, attraverso l’osservazione di una manifestazione divina ci si muove da uno stato a un altro, da un tempo a un altro.

In particolare tutto il periodo di festa è dedicato alle vicende che hanno condotto all’apoteosi del dio Marduk. Infatti di tutti i 12 giorni delle celebrazioni dell’Akītu, il quarto è particolarmente sacro. Proprio la sera di questo giorno, il sommo sacerdote (šešgallu) del tempio (l’ Esagila, il tempio di Marsuk a Babilonia), recita l’antico poema cosmogonico Enûma Eliš.  

L’Enûma Eliš è il poema che racconta la cosmogonia e la teogonia per il popolo accadico. In pratica la creazione degli dei, degli uomini e del mondo per come lo conosciamo. Come per i greci all’inizio esistevano solo Urano e Gea, anche per gli antichi abitanti della Mesopotamia, all’origine di ogni cosa stanno due dei: Apsû e Tiāmat. Apsû è l’Abisso con le acque dolci, il padre di tutto il Cosmo; Tiāmat è l’acqua salata del mare e la madre di tutto il Cosmo. Dai due numi primordiali nascono gli altri dei. Ma – non mi dire – proprio come per la cosmogonia greca, le nuove generazioni divine, i piccoli, disturbano i titani, anche qui: i nuovi dei disturbano Apsû e Tiāmat, così Apsû, come Urano prima e Crono dopo si prepara per ucciderli.

Ma dopo essersi salvati dal padre, i nuovi dei devono guardarsi dalla madre. In particolare è protagonista l’ultima delle nuove generazioni divine, quella di cui fa parte Marduk, che addirittura provoca la “Titana” fino ad ottenere lo scontro. Proprio lo scontro tra Tiamat e Marduk è al centro di tutto il rituale e di tutte le celebrazioni. Marduk con la vittoria sconfigge il mostro ovvero il Caos e ristabilisce l’ordine, salendo al trono e scrivendo un nuovo capitolo della storia dell’umanità. Proprio per questo è fondamentale che alla festa prenda parte il Re. Anch’egli come Marduk entrando nel tempio si rinnova e abbandona il caos dell’anno passato per ristabilire l’ordine nell’anno a venire.

L’Egitto

Per gli antichi egizi la necessità di avere un calendario nasce dall’esigenza principale di quella che nasce come una civiltà agricola, cioè il bisogno di regolamentare amministrativamente e di scandire le attività che, attraverso lo scorrere dei giorni, conducevano a un buon raccolto.

L’anno quindi veniva diviso in sole tre stagioni a partire dalla piena del Nilo, momento fondamentale per garantire la fertilità della terra: Akhet (l’inondazione); Peret (Emersione della terra e stagione della semina); Shemu (il raccolto). Ogni stagione era a sua volta formata da quattro mesi di 30 giorni ciascuno, per un totale di 360 giorni. I mesi non avevano inizialmente dei nomi propri, erano semplicemente chiamati il primo, secondo, etc.

Nel più tardo periodo Tolemaico furono attribuiti ad essi i nomi riferiti alle festività del precedente calendario dei faraoni. Gli abitanti della valle del Nilo sapevano bene che l’anno solare era più lungo di 5 giorni rispetto al loro calendario, per sopperire a questa mancanza e fare in modo che l’anno finisse sempre nello stesso periodo, trascorsi i 360 giorni si aggiungevano ulteriori 5 giorni chiamati epagomeni o supplementari.

Il primo giorno successivo al quinto di questi giorni corrispondeva al capodanno, quindi la piena del Nilo, a giugno. Anche i giorni epagomeni, come tutte le giornate speciali, erano legati agli avvenimenti mitologici. Proprio in questo tempo il dio Thot, il dio della Luna e della conoscenza sfida il dio Ra, nume del sole, a giocare una partita a senet. I giorni dell’anno in più sono il bottino della partita: il dio del sole aveva deciso che dall’unione di Nut (cielo) e Geb (lterra) non nascessero figli in nessun giorno dell’anno di prima. Vincendo questi giorni in più Thot riesce a far in modo che nascano nuove cinque divinità: Osiride e Iside, che nel ventre di Nut generano a loro volta Horus, poi Seth, e Nefti.

L’Europa

In epoca arcaica, il calendario nell’Antica Roma consisteva in 304 giorni e in dieci mesi, l’inizio di ogni nuovo anno veniva festeggiato nel periodo dell’equinozio di primavera. Pare fosse stato Romolo in persona a istituire il primo capodanno della storia intorno al VIII secolo a.C. Fu invece Numa Pompilio, il secondo, mitico, re di Roma, a introdurre i mesi di Gennaro e Februario (gennaio e febbraio). Fu Giulio Cesare però, a prendere la decisione di cambiare ancora il modo di scandire l’anno solare, introducendo il Calendario Giuliano.

Cesare era molto devoto al dio Giano, proprio per onorare questo particolare nume egli decise di spostare i festeggiamenti per l’inizio del nuovo anno il I di gennaio: era proprio questo infatti il mese dedicato alla divinità.

Dal medioevo in poi ci fu in Europa un po’ di confusione. Alcune popolazioni avevao mantenute le celebrazioni per il nuovo ano a ridosso della primavera, altre le avevano fatte coincidere con il Natale. Fu infine Papa Gregorio XIII nel 1582 a uniformare le tradizioni, decidendo che il capodanno sarebbe stato per tutti il primo del primo mese.

San Silvestro e il Capodanno nella tradizione Cristiana

Il capodanno per come lo intendiamo oggi si lega alla volontà della Chiesa di festeggiare la circoncisione di Gesù che, stando alla tradizione ebraica, si sarebbe tenuta 8 giorni dopo la nascita del figlio di Dio, quindi il I gennaio, ammettendo che Gesù si effettivamente nato il 25 dicembre.

San Silvestro in realtà non è una figura particolarmente legata ai festeggiamenti dell’ultimo dell’anno, se non per l’associazione alla data indicata sul calendario: Morì infatti proprio il 31 dicembre. Fu chiamato il grande confessore, molti infatti gli danno il merito della conversione dell’Imperatore Costantino.

Ovviamente sono tantissimi i piccoli gesti e rituali arrivati fino ai giorni nostri per favorire la fortuna nel nuovo anno.
botti, ad esempio, aiutano a scacciare e spaventare gli spiriti maligni; le melagrane, presenti sulle tavole di molte famiglie alla fine dell’anno, sono legate al mito di  Persefone e Ade, usate per allontanare la morte, sono anche simbolo di Venere e Astarte, attraggono quindi fortuna in amore.
Le lenticchie, che non si possono contare, servonoper tanto a garantirsi la ricchezza. In Spagna, al momento del conto alla rovescia si è soliti mangiare 12 chicchi d’uva, uno per ogni mese dell’anno, come auspicio di abbondanza. In ultimo, indossate qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo e qualcosa di rosso, e speriamo che il prossimo anno sia migliore di quello passato.

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo, dove è inoltre Dottoranda dal 2021 . Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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