Gennaio, il mese di Giano | ArcheoFame

Quello che è oggi universalmente riconosciuto come il primo mese dell’anno non esisteva affatto fino alla riforma del calendario lunare di Romolo attribuita a Numa Pompilio. I mesi erano solo 10 e si iniziava con marzo, dedicato al dio Marte, In seguito vennero introdotti Ianuarius, appunto gennaio, dedicato al dio Giano e febbraio, dedicato alla dea Febris.

Gennaio rappresenta il nuovo anno, un nuovo inizio , come un attraversamento, un passaggio, una porta. Tutto posto sotto la protezione del dio Giano, una divinità capace di guardare avanti e indietro, nel passato e nel futuro. Era infatti rappresentato come bifronte, cioè co due facce, era responsabile di ogni nuovo ciclo o inizio ed era il protettore delle soglie, dei ponti, delle porte e in senso lato di tutti i passaggi.

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uno dei miti più noti narra che Giano sia stato il primo dei mitici sovrani del Lazio (divinizzato dopo la morte) e che avesse stabilito la sua sede sul monte Gianicolo, che da lui prese il nome. Durante il suo regno, avrebbe insegnato agli antichi abitanti del Lazio, gli Aborigeni, la navigazione, la coltivazione e l’uso della moneta. Un portatore di civiltà che accolse Saturno quando fu costretto a fuggire proprio nel Lazio, e insieme diedero inizio alla leggendaria “età dell’oro”, in cui uomini e dèi vivevano in armonia. In onore di Saturno, fu proprio il re Giano che istituì i primi Saturnali (17 al 23 dicembre). Tra i suoi mitici figli troviamo Tiberino, personificazione del fiume Tevere e Fontus, dio delle sorgenti.

I miti più arcaici attribuiscono a questa misteriosa figura un’origine femminile, da ricercarsi tra divinità antichissime come la Bona Dea, poi Diana, da cui Iana o Janua, per le sue caratteristiche lunari, ma anche ad Apollo, per quelle solari. Contemporaneamente luna e sole, notte e giorno.

Che Giano fosse una delle divinità più antiche e importanti del pantheon romano ce lo testimoniano alcuni elementi fondamentali. Il culto di Giano non aveva un officiate preposto ma veniva gestito dallo stesso Rex o, dall’ età repubblicana, da un particolare sacerdote che suppliva alle antiche prerogative regie, il Rex Sacrorum, che era lo stesso flamen Dialis, il sacerdote di Giove.

Gli epiteti del dio, definito “Pater” o “Deus Deorum” e invocato all’inizio di ogni preghiera. Da tradizione, quando i Sabini si trovavano alle porte di Roma il dio Giano fece uscire dalla sua casa un fiume che travolse i nemici, sconfiggendoli. Così Quirino, Romolo, fece erigere per lui un tempio da aprirsi solo prima della guerra e da chiudersi rigorosamente i tempo di pace.

La simbologia correlata a questa divinità è chiaramente ricca di mistero e misticismo. Giano bifronte è il cambiamento e la transizione, oltre che fisica anche simbolica. Passare da un posto all’altro, attraversare, ma anche cambiare gli stati dell’essere. Il passato che va verso il futuro, ma non nel senso moderno di “progresso” , ma qui e ora, ieri è oggi e oggi è già domani. Un mondo dove presente, passato e futuro no sono separati ma esistono contemporaneamente, come la storia, come i ricordi. Il Principio è la fine e ogni fine è un inizio.

“Giano bifronte, origine silenziosa dell’anno che scorre, […] Si crea una luce prospera: evitate parole e pensieri di mal augurio! In questo momento bisogna pronunciare parole positive in un giorno buono.” (OVIDIO, Fasti I, 65-75)


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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo, dove è inoltre Dottoranda dal 2021 . Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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