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Cinema

Ian Holm, il toccante ricordo di Peter Jackson: addio, caro Bilbo. Buon viaggio, caro Ian

Federico Falcone

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Una lunga lettera, un lungo ricordo, quello che Peter Jackson ha voluto condividere con tutto il mondo. Ian Holm per molti è stato, e sempre sarà, il Bilbo Baggins della celebre saga cinematografica de Il Signore degli Anelli. Il regista neozelandese ha affidato alla sua penna queste dolci parole. Toccanti, intense, commoventi. Bilbo e Ian sono pronti per un’altra avventura.

“Sono molto triste per la scomparsa di Sir Ian Holm. Ian era un uomo davvero squisito e generoso. Silenzioso, ma dall’umorismo sfacciato, con un amabile luccichio negli occhi. Nei primi anni 2000, prima che cominciassimo a girare le nostre scene con Bilbo per La Compagnia dell’Anello, ero nervoso al pensiero che mi sarei messo a lavorare con un attore così stimato, ma lui mi mise immediatamente a mio agio. In piedi a Casa Baggins, il primo giorno, prima che le macchine da presa cominciassero a girare, mi prese da parte e mi disse che avrebbe provato cose diverse a ogni take, ma che io non avrei dovuto allarmarmi. Se, dopo cinque o sei take, lui non mi avesse dato quello che mi serviva, allora con tutti i mezzi io avrei dovuto dargli indicazioni specifiche”.

“Ed è esattamente ciò che facemmo. Ma incredibilmente le sue varie letture delle battute furono tutte meravigliose. Raramente aveva bisogno di essere diretto. Ci dette un incredibile rosa di scelte da selezionare poi in sala montaggio. Passammo quattro settimane molto piacevoli mentre giravamo i primi 30 minuti de La Compagnia. Un giorno avevamo Bilbo che dava un resoconto delle sue prime avventure a un pubblico di bambini di tre e quattro anni, letteralmente incantati, seduti ai suoi piedi, a gambe incrociate nel campo pronto per la festa. Cominciammo a riprendere la performance di Ian che raccontava la storia, ma ci servivano anche controcampi sui bambini che reagivano a vari momenti drammatici. Ma i bambini piccoli si annoiano molto in fretta, e io e Ian realizzammo velocemente che, mentre noi li riprendevamo, non potevano ascoltare la stessa storia ancora e ancora”.

“Suggerii che per mantenete l’attenzione dei bambini lui avrebbe dovuto rendere la storia un po’ diversa a ogni take…aggiungendo dei pezzetti, inventandosi cose…purché ci desse l’essenza di quello che era scritto in sceneggiatura. Gli dissi di non preoccuparsi e che avrei poi risolto in sala montaggio. Ad ogni modo, ci serviva anche che i bambini rimanessero al loro posto mentre noi muovevamo velocemente le macchine da presa in giro, da un angolo all’altro. Su un set cinematografico, “veloce” significa 15-20 minuti. Così, mentre questo stava accadendo, e nessuna macchina da presa stava girando, sussurrai a Ian che avrebbe dovuto tenerli occupati, intrattenendoli. Suggerii gentilmente che avrebbe potuto “raccontare loro altre storie tra una ripresa e l’altra”. Ed è esattamente ciò che fece. Dopo un paio di ore avevamo girato tutto quello che ci serviva”.

“Mentre i bambini venivano accompagnati fuori dal set, e la troupe si muoveva sulla prossima sequenza, Ian disse che non aveva mai lavorato così duramente in vita sua! Più di dieci anni dopo sperammo che Ian avrebbe interpretato nuovamente Bilbo per le scene di apertura de Lo Hobbit. Fran e io andammo a cena con Ian e sua moglie Sophie a Londra, e lui ci disse che gli spiaceva molto, ma non poteva farlo. In aggiunta a questo shock, ci confidò che gli era stato diagnosticato il Parkinson, e che non riusciva più a ricordarsi le battute. Aveva difficoltà a camminare e sicuramente non avrebbe potuto viaggiare per la Nuova Zelanda. Sempre un uomo riservato, ci disse che in pratica si era ritirato, ma che non l’avrebbe annunciato ufficialmente”.

“È stato un colpo perché avevamo trovato un bel modo per far passare il ruolo da Ian, come Vecchio Bilbo, a Martin Freeman come Giovane Bilbo. Gli descrissi la nostra idea, e gli piacque. Gli dissi anche di come mia madre e uno zio avevano sopportato il Parkinson per anni, e che conoscevo molto bene gli effetti della malattia. A questo punto, la nostra cena – che noi credevamo sarebbe stata l’occasione per spiegargli le nuove scene, e durante la quale lui invece avrebbe voluto spiegarci perché non avrebbe potuto farle – improvvisamente si trasformò in un brainstorming, con Ian, Sophie, Fran e io che provavamo a trovare un processo che avrebbe permesso a Ian di interpretare Bilbo un’ultima volta”.

“Gireremo i film in Nuova Zelanda – ma che ne dite se venissimo a Londra per girare le sue scene vicino a casa? Entro la fine della cena lui annuì piano piano, e disse: “Sì, penso che potrei farlo”. Ma sapevo che lo stava facendo solo come piacere personale per me, e gli tenni le mani e lo ringraziai con le lacrime agli occhi. Cominciammo a girare in Nuova Zelanda con Martin Freeman come Giovane Bilbo. Martin ammirava tantissimo Ian Holm ma non l’aveva mai incontrato. Ad ogni modo, Martin accettò molto generosamente di indossare make-up prostetico per interpretare Sir Ian Holm nei panni del Vecchio Bilbo, per alcuni campi lunghi neozelandesi di cui avevamo bisogno, e riuscì a riprodurre molto bene il suo manierismo”.

“Un paio di mesi dopo tornammo a Londra, portandoci dietro il nostro set di Casa Baggins, e girammo le inquadrature di Ian con una piccola troupe, come promesso. L’adorabile moglie di Ian, Sophie, era al suo fianco ogni giorno, aiutando sia lui che noi. Nel corso di quattro giorni girammo tutto quello che ci serviva, Elijah Wood e Ian erano diventati amici ai tempi de Il Signore degli Anelli, ed Elijah era sul set a Londra ogni giorno, per dare a Ian ulteriore supporto. Nel film ultimato, spero che il pubblico veda solo Ian Holm riprendere il ruolo di Bilbo. Ma ciò che vissi sul set fu il momento in cui un attore meraviglioso portava a termine la sua ultima performance. Fu davvero coraggioso da parte sua, e molto emozionante per coloro che poterono vederlo”.

“Saremo per sempre enormemente grati a Ian per averlo fatto. Nel nostro tempo insieme, Fran e io ci affezionammo molto a lui, e la sua compagnia era molto gradita. Per celebrare la fine delle riprese, Ian e Sophie mi invitarono me e Fran a cena a casa loro. Fu una serata deliziosa, piena di umorismo e divertimento. Ian e io realizzammo che entrambi avevamo un forte interesse per Napoleone e chiacchierammo di lui per ore. Un anno dopo, alla première del primo capitolo de Lo Hobbit, un Martin Freeman intimidito riuscì finalmente a incontrare Ian Holm”.

“Guardare Ian Holm fare il suo lavoro mi ha insegnato tantissimo – mentre Ian continuava ad essere il suo solito, silenzioso se stesso, in qualche modo è successo. Ho sempre amato la performance di Ian nelle scene finali de Il Ritorno del Re. “Penso di essere… ma sì… pronto per un’altra avventura”. Addio, caro Bilbo. Buon viaggio, caro Ian”.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Cinema

È morto Walter Bernestein, fu sceneggiatore de Il Prestanome

Antonella Valente

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Come riporta l’Ansa, “Sì è spento a 101 anni Walter Bernstein, sceneggiatore statunitense, oltre che regista, autore di oltre novanta film. L’annuncio della sua scomparsa, avvenuta il 22 gennaio, è stato dato dalla moglie alla Cnn. Tra le sue sceneggiature quella de Il prestanome, con protagonista Woody Allen e diretto da Martin Ritt, che gli valse nel 1977 una candidatura agli Oscar. Scrisse anche Il diavolo in calzoncini rosa, film del 1959 diretto da George Cukor con Sophia Loren, e Quel tipo di donna di Sidney Lumet, sempre con l’attrice italiana.

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Cinema

Luca: il nuovo film Disney-Pixar è ambientato in Italia

Riccardo Colella

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È stata fissata per il 18 giugno 2021 l’uscita di Luca, il nuovo film Disney-Pixar che sarà ambientato in Italia. Se è vero che i precedenti successi della casa statunitense si sono spesso basati sulle esperienze personali e sui ricordi dei registi, non è un caso che la produzione abbia voluto affidare a Enrico Casarosa, la direzione del prossimo progetto.

Sono nato a Genova, e ho trascorso le mie estati sulle spiagge”, ha dichiarato il regista al magazine britannico Empire. “Ho conosciuto il mio miglior amico quando avevo 11 anni. Io ero molto timido e ho incontrato questo ragazzino piantagrane che viveva una vita totalmente diversa dalla mia. Volevo fare un film proprio su quel tipo di amicizie che ti aiutano a crescere”.

Lo stesso regista ha voluto, con Luca, rendere omaggio ai cineasti italiani del passato e ai capolavori felliniani, aggiungendo quel tocco fiabesco e innocente così evidente nei film di Hayao Miyazaki.

L’Italia e la Liguria, quindi, al centro del prossimo film Disney-Pixar. La storia parla della profonda amicizia che nasce tra Luca e Alberto, due ragazzini che trascorrono l’estate sulla riviera ligure, tra trenette al pesto, giri in motorino e gelati sulla spiaggia.

Il rapporto tra i due amici, però, sarà messo a dura prova da un’oscura verità che si cela dietro alla figura del protagonista. Per entrambi, sarà un’importante occasione di crescita personale.

Il sodalizio tra Enrico Casarosa e la Pixar nasce nel 2006, quando il regista genovese collabora come storyboard artist alla realizzazione di Cars – Motori ruggenti. In seguito collabora alla realizzazione di Ratatouille e Up, entrambi vincitori agli Oscar come miglior lungometraggio d’animazione.

Il debutto da regista, invece, avviene nel 2011 col cortometraggio La luna, presentato in anteprima al Festival Internazionale del film d’animazione di Annecy e che, ottiene la candidatura agli Oscar 2012.

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Cinema

Pandemia e cinema chiusi bloccano l’uscita di No Time to Die

Federico Falcone

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Dovremo attendere la fine dell’anno per vedere “No Time to Die“, nuovo film della saga di James Bond. Ben tenendo a mente, però, due fattori determinanti affinché ciò possa realmente verificarsi: l’andamento in meius della pandemia e la possibilità di riapertura per i cinema. Aspetti, questi, indispensabili perché una pellicola che punta a incassi record non può prescindere dal botteghino cinematografico. E ora, purtroppo, i cinema sono in assoluto standby, quindi fare previsioni è altrettanto complesso. Dicasi lo stesso per la pandemia.

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Originariamente il film sarebbe dovuto uscire lo scorso anno ma poi è stato rinviato all’autunno 2020 e successivamente all’aprile di quest’anno. Le previsioni non hanno tenuto conto, però, di una seconda ondata del coronavirus, delle sue varianti e del rischio altissimo di una terza ondata primaverile. Impossibile, quindi, promuovere il film in queste condizioni.

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L’account ufficiale del film ha riportato l’ennesimo cambio data. Tutto slitta all’8 ottobre 2021. Inevitabile. La saga di Bond appassiona, da sempre, il pubblico di tutte le età e anche se questo sarà l’ultimo episodio con protagonista Daniel Craig, l’appeal di 007 è ben lungi dal tramontare. Il cast include Ralph Fiennes, Léa Seydoux, Naomie Harris, Ben Whishaw, Christoph Waltz e Jeffrey Wright, interpreti rispettivamente di M, Madeleine Swann, Moneypenny, Q, Blofeld e Felix Leiter.

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