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L’arte di Eva Fischer diventa uno spartito: la musica omaggia la grande artista

redazione

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La nascente Fondazione Eva Fischer presenta sul suo canale YouTube, una particolare raccolta video dove le tematiche di Eva Fischer, Maestro della pittura, vengono espresse dai “Maestri della musica”. Direttore Artistico della rassegna, il M° Miriam Di Pasquale (www.mariadipasquale.com)

Sono state diciotto le tematiche pittoriche che Eva Fischer ha creato ed espresso durante la sua lunga carriera coronata da quasi 140 mostre personali in giro per il mondo (www.evafischer.com). Per la ricorrenza dei 100 anni dalla sua nascita, in occasione del programma “EuropEva 192020”, queste tematiche verranno una dopo l’altra trasformate in musica. Con un gioco di parole si può dire che saranno “Notate musicalmente” da artisti di fama e storia personale internazionale, con armonie e suoni differenti e l’utilizzo di vari strumenti. In questa miscellanea ogni artista sceglie un momento pittorico e lo interpreta in un brano a suo avviso più significativo. Una sorta di “vocabolario di sinonimi tra le arti”.

La “Musica colorata” del progetto è iniziata con il Maestro di origine albanese, ma milanese di adozione, Jusuf Beshiri. Ha voluto interpretare al clavicembalo il Preludio in Mi bemolle maggiore di Johann Sebastian Bach, per far ascoltare la musica dei “Muri”, tematica che la Fischer riprese più volte durante la sua vita. Il lento defluire delle note di Bach si amalgama con i colori sfumati nel tempo dei Muri. Muri che sono stati anche il supporto di messaggi scritti o disegnati, successivamente interpretati in chiave pittorica ed infine ascoltati in questo Preludio. (https://youtu.be/ytiBP9BXAZo)

Le “Figure” di Eva aleggiano indirizzate dalla voce brasiliana di Dilene Ferraz e dalla chitarra e live electronics dell’argentino Sergio Fabian Lavia. Il loro brano Prayer III lega tempo, luoghi e persone. Colori e suoni si mescolano e si ha la parvenza di vedere dei foulard colorati che si perdono nel vento. Alcune note vi si arrampicano sopra e trovano degli appigli per restare saldamente ancorate e non perdere neanche per un attimo, questa “cavalcata celestiale” nel mondo dei sogni. (https://youtu.be/TWmzlpKfiM8)

“Maestro x Maestro” aiuta a sognare e ad interpretare delle composizioni pittoriche e musicali. “Non è necessario scrivere versi per essere un poeta” diceva Alberto Baumann (poeta, saggista, giornalista, pittore e scultore). Note sui musicisti di questi due primi video: “Milano chiama, la musica risponde” perché le arti non hanno confini.

Jusuf Beshiri è pianista e clavicembalista, ma si è diplomato anche in organo e composizione organistica. Nato in Albania, dove ha iniziato i suoi studi, si è poi trasferito a Milano. Fra i diversi successi raggiunti, è stato tra i primi a conseguire il diploma sperimentale di strumenti antichi: clavicembalo, fortepiano e clavicordo. E’ specializzato nella musica del Seicento e del Settecento, affrontata sia nelle sue espressioni organistiche, sia in quelle clavicembalistiche e cameristiche. Dei suoi lavori sono stati incisi da RCA, Italian Way Music e Video Rhona Classic.

La passione di estendere la cultura barocca in Albania assieme alla promozione del patrimonio nazionale culturale lo conduce a ideare e fondare Il Festival Internazionale “Vox Baroque”, unico nel suo genere, dove i suoni barocchi si possono apprezzare agli interni di chiese storiche, anfiteatri romani e reperti archeologici. All’Università di Belle Arti di Tirana è docente di clavicembalo, di musica barocca e di strumenti storici. (http://voxbaroque.com/the-founder)

Dilene Ferraz è nata in Brasile ed ha iniziato a soli nove anni a studiare corsi di dizione, espressione corporale, teatro, canto e tecnica vocale. Giovanissima viene invitata a cantare presso la televisione brasiliana e dopo breve diventa anche conduttrice di programmi. A soli quattordici anni inizia ad incidere dischi come solista. Sono dodici quelli pubblicati fino ad oggi.

Nel 1986 si trasferisce in Italia dove continua gli studi musicali a Milano. Si perfeziona in canto, canto lirico e tecniche contemporanee. Assieme Sergio Fabian Lavia, vincono il “Forenza Music Awards”. Nel 2008 assieme a Gabriele Cavadini, Claudio Farinone e Sergio Lavia crea il quartetto “Aries4” col quale registra il CD “Scene sur mer” per la KLE, dedicato a compositori del ‘900 e contemporanei. (www.dileneferraz.com)

Sergio Fabian Lavia è nato a Buenos Aires da una famiglia di origini italiane. Chitarrista, compositore, performer e sound designer, i suoi interessi musicali spaziano principalmente dalla musica classica contemporanea e le nuove tecnologie, alla musica popolare dell’Argentina e del Brasile, creando un dialogo fra questi mondi culturali. Ha iniziato i suoi studi in Argentina, per poi proseguirli a Milano.

Le sue musiche sono state eseguite da importanti interpreti, utilizzate in video, televisioni e cinema in più di quaranta paesi nel mondo ed ha suonato con alcuni dei più importanti musicisti del panorama internazionale, quali Riccardo Chailly, Luis Bacalov , Vinko Globokar, Nicola Piovani, Vladimir Jurowski, Diego Flores, Yutaka Sado, tra gli altri. Alcuni suoi progetti discografici sono stati pubblicati da Decca, Stradivarius, Warner Chappell. E’ anche insegnate presso il Conservatorio della Svizzera Italiana”. (www.sergiolavia.com)

Vi invitiamo ad iscrivervi al nuovo canale YouTube della Fondazione Eva Fischer (eps)

www.abef.it – info@abef.it www.evafischer.fondation

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La storia di Jack O’Lantern raccontata da Francesca Lucidi

Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween è un racconto che gli appassionati del genere, ma non solo loro, non possono mancare di avere

Federico Falcone

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“In un tempo lontano, ma vicino per screzi con il Creatore, il Diavolo era un passante e una compagnia nota”

Francesca Lucidi

E’ con queste parole che si apre Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween, racconto della scrittrice abruzzese Francesca Lucidi.

Lo scritto trae ispirazione da una storia tutta tanto singolare quanto affascinante, quella di Jack o’Lantern, fabbro irlandese con il vizio di alzare un po’ troppo il gomito. Un racconto che si tramanda di generazione in generazione, capace di trascendere i confini dell’isola per affascinare i quattro angoli del globo. Halloween, infatti, festa o ricorrenza che sia – ognuno può apostrofarla come meglio crede – nel corso degli ultimi decenni ha attecchito praticamente ovunque.

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Tra le tante leggende che costellano il 31 ottobre e le ore immediatamente precedenti o successivo a esso, questa è una delle più famose.

Jack, ubriacone, taccagno e scontroso, la notte di Halloween si reca al solito pub. Qui incontra il Diavolo. Ma lui, nonostante nelle vene abbia più alcol che sangue, riesce in qualche modo a imbrogliarlo. Gli fa credere che avrebbe venduto la sua anima in cambio di una birra. L’ultima della serata. Il Diavolo si trasformò in una monetina da sei pence per pagare l’oste e l’irlandese fu abbastanza veloce da riuscire ad intascarla.

Jack, in tasca, aveva con sé anche una croce d’argento. Elemento determinante, perché il Diavolo, vicino a essa, non riuscì più a tornare nella sua forma originaria. Tra i due intercorse un nuovo patto: se il fabbro lo avesse lasciato andare, il Diavolo non avrebbe potuto reclamare la sua anima per almeno dieci anni. Questi, se pur con disprezzo, accettò. Ma non finì qui, perché quando dopo una decade i due si incontrarono, Jack riuscì nuovamente a scappare da esso, facendogli promettere che non lo avrebbe più cercato. Anche in questo caso il Diavolo accettò.

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Quando Jack morì non venne accettato in Paradiso, dovendo così andare a bussare alle porte dell’Inferno. Il Diavolo ebbe la sua vendetta e lo respinse. Da quel momento, in attesa del Giorno del Giudizio, vagò con il tizzone che il Diavolo gli tirò usandolo come lumino, simbolo fatale delle anime dannate e perdute. Quel lumino assunse la forma di rapa, ma con l’immigrazione della comunità irlandese negli States, e con il conseguente trasferirsi di usi, costumi e leggende, queste vennero sostituite delle zucche. Da qui, Jack O’Lantern e il suo legame con Halloween.

“E’ una fiaba horror con evidenti elementi humor in grado di dare quelle suggestioni che ricercavo” – Francesca Lucidi

L’equilibrio tra i due aspetti è ben marcato nelle settanta pagine che compongono il lavoro della scrittrice abruzzese, appassionata di tematiche misteriose e leggende occulte. Ma anche di rock’n’roll, come le piace sottolineare. Bene, piace anche a noi, ci sentiamo di aggiungere.

La leggenda di Jack O’Lantern è raccontata in una veste inedita, con nuovi caratteri e nuove malevole presenze. Jack e il Principe della Menzogna: partite a carte e bevute di whiskey intratterranno i personaggi che si troveranno scaraventati in un susseguirsi di eventi dai risvolti assai inquietanti ma anche ironici, appunti.

Jack parla alle coscienze, ai desideri, alle bramosie. Il diavolo è il ribaltamento del bene, è male per antonomasia e nascita. Jack è un uomo e, in quanto tale, sceglie consapevolmente di perpetrare azioni poco cristiane attirando a se il principe, il guardiano e il padrone dei peccatori senza redenzione. Jack è una catarsi umoristica e orrorifica che vive nel mondo e conosce l’avarizia e l’arrivismo”, mi spiegò Francesca in una nostra vecchia intervista per il quotidiano Marsicalive.

Quando ci ritrovammo a parlare del libro, di fronte a un thé pomeridiano (neanche fossimo inglesi, vero?) mi definì questo racconto come una “storia di Halloween raccontata attraverso l’occhio della cinepresa“. Il mio consiglio, va da sé, è quello di dare un’opportunità a questo lavoro. Ben scritto, interessante, suggestivo. Si legge tutto d’un fiato ed è davvero ben pensato. L’umiltà con cui Francesco me lo presentò fu la più grande testimonianza di come la passione possa veicolare l’interesse a spingersi oltre e a cimentarsi in opere e progetti. Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween è un racconto che gli appassionati del genere, ma non solo loro, non possono mancare di avere.

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Ma perché proprio Jack O’Lantern tra le tante storie, miti, leggende, di Halloween? “Ho preso la leggenda di Jack, breve e lacunosa, e ho inserito personaggi nuovi e situazioni inedite. Il tutto è abile a intrattenere, sì, ma tanti simboli sono ben piantati tra le pagine e le nebbie”, spiega Lucidi.

“Cercavo qualcosa da leggere davanti al camino… che mi facesse sentire il mistero e anche i significati che sempre hanno circondato questo periodo dell’anno. La lotta con il male è un tema vecchio come il tempo, ed ecco che ho pensato alla leggenda di Jack. Ho cercato qualcosa da leggere che contenesse tutto ciò che ti ho citato: nulla, non ho trovato nulla. Allora ho scritto qualcosa che lo stessa avrei voluto leggere. Adoro i racconti, le leggende e le riflessioni che possono schizzar fuori dell’umorismo e dal folklore”.

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C’è acqua sulla Luna!

“Questa scoperta sfida la nostra comprensione della superficie lunare”

Federico Falcone

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Quella che era un’ipotesi, a lungo rincorsa come un sogno, si è trasformata in realtà. C’è acqua lontano dal nostro pianeta.

Lo ha reso noto la NASA, ieri, nel corso di una conferenza stampa. Sulla Luna, il nostro satellite, l’unico posto nell’universo finora raggiunto dall’uomo (salvo tesi contraria) è stata scoperta una chiazza d’acqua nelle zone illuminate dal Sole, quelle equatoriali che volgono sguardo verso la Terra. L’occhio del telescopio Sofia è andato più lontano del solito, ha esplorato, scrutato e, infine, trovato nella zona del cratere Clavius.

Non è facile comprendere quanto saranno sfruttabili queste riserve d’acqua. Certo è che, per la missione Artemis, si tratta di una scoperta fondamentale. Così come per i viaggi nello spazio e per le altre missioni che prevedono il ritorno dell’uomo sulla Luna, nel 2024. A questo punto cambiano gli scenari e le previsioni dei mesi e degli anni addietro e tale scoperta apre a nuove prospettive.

Punto di partenza, molto probabilmente, sarà lo studio della regolite lunare che ha intrappolato le molecole. Dai dati che emergeranno dalle ricerche si valuterà come procedere nelle prossime esplorazioni e, soprattutto, a cosa realmente ambire. Insomma, si apre una nuova pagina per la scoperta del cosmo. L’acqua sulla Luna, stando a una prima supposizione, sarebbe arrivata attraverso i meteoriti che, nel corso dei millenni, hanno impattato con la superficie.

Questa si sarebbe conservata grazie alle diverse zone in ombra che avrebbero preservato le molecole presenti. Si stima che la quantità individuata sia di 100 ppm – 412 ppm (parti per milione) nel primo metro circoscritto. La quantità totale, però, non è ancora chiara.

Il telescopio SOFIA ha dimensioni di 2,7 metri con un diametro effettivo di 2,5 metri. Questo consente di studiare il Sistema Solare e tutte quelle situazioni dove sono presenti polveri che bloccano la luce visibile (ma non gli infrarossi). Inoltre la possibilità di spostarsi in tutto il Mondo permette anche di cambiare “punto di vista” sul fenomeno da osservare.

Paul Hertz (direttore della divisione astrofisica alla NASA) ha dichiarato “avevamo indicazioni che l’acqua che conosciamo – potrebbe essere presente sul lato soleggiato della Luna. Ora sappiamo che è lì. Questa scoperta sfida la nostra comprensione della superficie lunare e solleva interrogativi intriganti sulle risorse rilevanti per l’esplorazione dello spazio profondo”.

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Rimandato il FLA: “accettiamo una decisione violenta e insensata”

Antonella Valente

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Tra le vittime del DPCM emanato lo scorso 25 ottobre, non solo sale teatrali e cinematografiche.

Rimandato a data da destinarsi anche il FLA, il Festival di Libri e Altrecose in programma dal 5 all’8 novembre a Pescara.

“La chiusura di cinema e teatri e la sospensione di ogni tipo di spettacolo in qualsiasi tipo di spazio, anche all’aperto, imposta dall’ultimo DPCM, infatti, rende impossibile svolgere il FLA nelle date che avevamo fissato – si legge nella nota stampa – Abbiamo pensato, così, di posticiparlo, non volendo rassegnarci ad una sua versione soltanto digitale, non adesso almeno. “

“Al momento non possiamo fare altro che accettare una decisione che non condividiamo e che ci appare violenta e insensata, soprattutto alla luce dei numeri che arrivano dal mondo dell’arte:

1 solo contagiato a fronte di 2.782 spettacoli e 347.262 spettatori, dal 15 giugno al 10 ottobre. Rabbia e delusione, dunque, ma non rassegnazione, quella mai. Continueremo a lavorare, a progettare, a resistere”. (Vincenzo d’Aquino, direttore del FLA)

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