“I Fiori di Mozia”, a Roma la mostra di acquarelli archeologici

“Secondo un antico racconto dei pescatori, in una piccola isola situata sulla cuspide occidentale della Sicilia, dove il Mediterraneo si stringe e gira, i visitatori venivano rapiti e la loro mente cadeva in trance, dimenticando ogni cosa. Quando poi tornavano sulla terraferma, di ciò che avevano visto e provato un’isoletta coperta di lentischi e di acanti, di ferule margherite, che un tempo lontano era stata una città ricca e fiorente rimaneva soltanto un dolce indistinto ricordo, così intenso, tuttavia, d legare per sempre le loro anime a quel magico luogo. Quell’isola è Mozia, nello Stagnone di Marsala”.

Nasce dai diari e disegni di Lorenzo Nigro, che da vent’anni dirige la missione archeologica di Mozia, isola siciliana nello Stagnone di Marsalal’idea della mostra inaugurata nel nuovo Spazio Arti Floreali di Roma il 18 novembre. “I Fiori di Mozia”, che raccoglie gli acquarelli archeologici di Nigro in un percorso curato da Lauretta Colonnelli, autrice anche del catalogo dedicato, intende  raccontare per immagini illustrate non solo la storia delle piante che oggi si incontrano sull’isola, ma  anche quella degli scavi e delle sensazioni che pervadono gli archeologi durante il soggiorno sul sito nei periodi di scavo, trascinando nell’incantamento di Mozia anche quelli che non l’hanno mai vista. Una  mostra che può considerarsi un complemento all’omonimo romanzo I genî di Mozia dello stesso autore  uscito per la casa editrice Il Vomere nel 2020 nel quale la gioia della ricerca archeologica, lo splendore della piccola isola e gli insegnamenti dei grandi del passato fanno da sfondo ad un giallo straordinariamente avventuroso in cui il protagonista è l’autore stesso. 

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Passeggiando tra le opere si ha davvero la sensazione di entrare, attraverso le forme e i colori dei dipinti, all’interno di uno spazio magico e irreale, come se i quadri fossero porte che si aprono su mondi lontani, e il tempo tornasse indietro portandoci su siti archeologici ancora tutti da scoprire .

Attraverso questi acquarelli si parla proprio di avventure e tesori perduti: “A Mozia, oltre agli importantissimi risultati in ambito archeologico, il Nigro ha scoperto che potrebbe essere qui nascosto il tesoro di Garibaldi, perduto da quando, così narra la leggenda, la nave che lo trasportava, diretta a Napoli, affondò. A Mozia però potrebbero esserci tacce che rivelano che il meraviglioso tesoro non ha mai lasciato la Sicilia.” Così raccontano Lauretta Colonnelli e Lorenzo Nigro durante il discorso di apertura dell’esposizione.

Cardoncello al Kothon

Lo stesso Heinrich Schliemann, lo scopritore di Troia, andò fino in Sicilia alla ricerca di questo leggendari beni, l’esperienza però fu totalmete infruttuosa e anche spiacevole. I moziesi non gradirono il ficcanasare eccessivo del tedesco a cui fu dato un alloggio scomodissimo nella parte di isola più umida e infestata dalle zazare. Talmente sgradevole e fastidioso che poco dopo il poverino dovette chiamare la ritirata e tornare sulla terra ferma.

Melqart nei prati di asfodelo

Di questa e molte altre storie meravigliose si respira muovendosi tra i numerosissimi e coloratissimi quadri esposti nello Spazio Arti Floreali.

“Spero che possiate godere attraverso i miei di pinti delle luci e soprattutto delle notti di Mozia, perchè le notti di Mozia sono veramente Magiche e si resta davvero senza respiro. Chi c’è stato, chi ci ha dormito può testimoniarlo.”

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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