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I dispiaceri di un vero lettore

Alberto Mutignani

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Qualche pezzo fa si rifletteva sugli artisti sensibili. Da quando i libri di ricette sono diventati essenziali per le nostre librerie, gli scrittori italiani dal cuore grande non sono più facilmente individuabili nelle vetrine, e questo impone una ricerca. Chi fosse interessato, può dare uno sguardo ai selezionati della Narrativa BPER giovani del Premio Flaiano di quest’anno. A scrivervi è un giurato popolare che ha avuto il piacere di leggere i tre romanzi in concorso nelle ultime settimane: il piacere sta nel non averli pagati.

Ora che la serata di premiazione si è conclusa, rimangono i postumi di un evento-barzelletta partito con i premi interazionali e lo splendido intervento di Javier Cercas Mena, in collegamento via Skype e prima vittima delle domande sensibili – Cosa ne pensa del Covid? Ne usciremo più buoni? -, poi consumatasi nell’arrivo delle giovani promesse: una timidona, un santone e una pseudo-pirandelliana.

La timidona è Martina Attili, che cantava “Cherofobia” a X-Factor. Chi l’avrebbe mai detto, ha scritto un libro e vorrebbe fare la sceneggiatrice. Ma l’ha scritto proprio lei? La Attili dice di sì, rispondendo alla domanda di Fabio Bacà, che era nella giuria d’onore: esordiente con Adelphi lo scorso anno, i suoi interventi erano talmente dozzinali che, nel corso della serata, mi sono chiesto quali conoscenze potesse avere per essere pubblicato da Adelphi al suo primo romanzo. La risposta è: nessuna, considerate le recensioni del suo libro.

Una botta di culo, come il protagonista del suo “Benevolenza cosmica”. Nei “Baci amari e musica d’Autore” la Attili racconta un po’ la sua storia: Sara, una ragazza che è costretta a rinunciare al suo sogno di pattinatrice sul ghiaccio, e da qui si innamora di un ragazzo che poi si rivela quello sbagliato, poi quello giusto, poi di nuovo sbagliato. Non mangia, non beve, non dorme. La Attili dice di averci messo molto di suo. Quando parla del suo romanzo usa poche parole: vogliamo credere al dono della sintesi per non dire che c’era effettivamente poco da dire sul suo romanzo, e di riflesso sulla sua vita. “Sono stata vittima di bullismo” dice “[…] Mi sono lasciata con il mio fidanzato” – prosegue – “Poi ci siamo rimessi insieme, poi gli ho messo le corna”. Tutti a ridere.

È il turno del santone. Giorgio Ghiotti – già autore, tra le altre cose, di una raccolta di poesie e giornalista culturale per Il Manifesto (esiste ancora, sì) – sale sul palco dopo l’introduzione di Bacà. È vestito con una camicia alla coreana bianca, una tunica simile a quella dei rituali del misdommar svedese, e un crocifisso a dimensioni naturali appeso al collo. Il suo libro, “Gli occhi vuoti dei santi”, è una raccolta di racconti. Una discreta raccolta, su per giù.

Belli tre racconti su dodici, anche se la sensazione generale è che sia sempre la stessa solfa raccontata in salse diverse. Temi da cattocomunismo, ma non è una sorpresa. Era bella l’idea di veder vincere una raccolta, una volta tanto. Ghiotti invece fa secondo – e ci va bene, visto che il vero successo della serata è stato il tracollo di voti della Attili –, superato da “L’Esercizio” della Petrucci.

E qui arriviamo al pirandellismo, se ci passate il termine – non vorremmo usarlo, ma che altro fare? -, e ad una delle più fortunate tra le ultime pubblicazioni de “La Nave di Teseo”. Il libro dell’appena trentenne Claudia Petrucci è vincitore al Flaiano e finalista al John Fante, sta facendo il giro d’Italia mentre l’autrice è costretta a Perth, in Australia. La storia è quella di Giorgia, una ragazza mediocre che lavora in un supermercato – e giù di riflessioni sull’alienazione e sull’omologazione –, fidanzata con Filippo, che ha abbandonato i suoi sogni per portare avanti il bar di famiglia.

Tutto piatto e lagnoso fin quando non irrompe sulla scena Mauro, vecchia conoscenza della protagonista, che tesserà le fila della coppia trasportandola da una condizione di stati a un’elaborazione più complessa delle loro coscienze. Due personaggi, un autore, o se volete l’opposto, fa lo stesso. Il romanzo della Petrucci, che vuole ricalcare le maschere pirandelliane applicandole a una storiella dalle dinamiche poco convincenti, sembra più un pretesto per cavalcare l’onda delle lotte femminili del momento – il rimando è alla recensione di “Cambio tutto” pubblicata di recente – senza spunti, senza idee se non a sostegno di una tesi un po’ bislacca di cui anche il cinema femminile vorrebbe convincerci: le donne possono apparire forti solo se affiancate da uomini-parassiti. Ovviamente ha vinto.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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Tra mente, cuore e carne: la poesia di Patrizia Valduga

Redazione

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Poetessa e traduttrice veneta Patrizia Valduga è stata la compagna del poeta, traduttore e critico letterario Giovanni Raboni con cui ha condiviso un’intensa storia d’amore durata 23 anni, dal 1981 fino al 2004, anno della morte di Raboni.

La vita di Patrizia Valduga è intrisa di grande letteratura. Nei suoi scritti troviamo, infatti, un uso impeccabile e sensuale della metrica. Tutto accade in una stanza, in quattro mura: un uomo e una donna sono uno davanti all’altra, pronti al combattimento amoroso. La donna è la scrittrice. La stanza è la sua mente, dove l’incontro d’amore si trasforma in un teatro di parole e di carne, dove le voci ben distinte dei due amanti si alternano e dialogano durante l’incontro, in un andamento emotivo che segue il ritmo di una marea, di un’onda trasportata, schiaffeggiata e gonfiata dal vento.

Ma quel che accade è soprattutto poesia.

Leggi anche: Street art, geometrie e working class: New York fotograta da Marco Cimorosi

Di seguito un componimento tratto da  “Medicamenta e altri medicamenta”(Einaudi, 1989)

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami. 

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgmominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.
Legami annegami e infine annientami.

Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Di Erica Ciaccia

Leggi anche: Riscoprire la poesia con il MeP, il movimento che opera al servizio dell’arte

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Librerie aperte nei centri commerciali, anche nei giorni festivi

Redazione

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Le librerie resistono, provano a farlo anche con le piccole ma significative novità rappresentate dall’ultimo Dpcm. “Nell’ultimo Dpcm il governo ha concesso anche alle librerie ubicate nei centri commerciali di rimanere aperte nei giorni festivi”.

Lo dicono i librai di Ali Confcommercio sottolinenando di essere contenti che siano “state accolte dal governo le nostre sollecitazioni”. “Come Associazione ci siamo spesi molto per sensibilizzare le istituzioni affinchè il principio dell’essenzialità del libro valesse anche per le librerie nei centri commerciali che molto hanno sofferto nelle settimane scorse; diamo pertanto atto al Governo di aver risposto positivamente alle nostre sollecitazioni” ha affermato Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio.

Leggi anche: La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Il libro ha comunque dimostrato la sua forza di bene primario e grazie a un impegno di forze congiunte, del governo, degli editori e dei librai, ha saputo percorrere le nuove sfide con una grande capacità di resilienza. Leggi il nostro articolo.

Una novità che lascia ben sperare per l’immediato futuro, dove si dovrà ridare vigore a un comparto economico in profonda crisi. E’ stata definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale. Leggi il nostro articolo.

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La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Fabio Iuliano

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Aggiorniamo il conteggio. Siamo oltre gli 81 giorni. Quelli che intercorrono tra la pubblicazione di questo nuovo articolo e il Dpcm che il 24 ottobre aveva disposto per la prima volta la chiusura di teatri e cinema. Siamo anche alla vigilia di un nuovo Dpcm di contrasto al coronavirus, che tra le altre cosa proroga lo stato d’emergenza per la pandemia da Covid-19 fino al 30 aprile.

La situazione, dal punto di vista dei luoghi della cultura non cambia. Da domenica quasi tutta l’Italia rischia di finire in zona arancione, con Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia che rischiano addirittura le misure più stringenti da zona rossa. Confermati il coprifuoco, lo stop all’asporto dalle 18 (sarà consentito solo il domicilio). Ristoranti e bar aperti fino alle 18 nelle zone gialle, chiusi nelle altre. Negozi aperti nelle zone gialle e arancioni. Con indice Rt maggiore di 1 si finisce in area arancione, maggiore di 1,25 in area rossa. In arancione finiranno anche tutte quelle Regioni classificate a rischio alto secondo i 21 parametri, anche se l’indice Rt è minore di 1.

Confermata la chiusura di palestre, piscine, cinema, teatri. Da valutare la riapertura di alcuni musei nelle zone gialle.

Il Dpcm prevede anche l’istituzione della zona bianca, in cui riaprirebbero palestre, piscine, teatri, cinema, ristoranti e bar h24. Ma per ora non ci rientra nessuno: riguarderà le Regioni con uno scenario di tipo 1, un livello di rischio basso, indice Rt inferiore a 1 e un’incidenza settimanale dei contagi per due settimane consecutive inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti. Un’utopia per il momento.

E intanto, cosa succede a chi campa con gli spettacoli?

Ha colpito tutti la storia di Adriano Urso, pianista per vocazione e rider per necessità colpito da un infarto mentre stava effettuando una consegna. Una vicenda tragicamente simbolica che la dice lunga sulla condizione di molti artisti e operatori culturali.

Gestori che continuano a pagare spese senza avere la benché minima possibilità di lavorare, allo stato attuale. Per non parlare dei soldi buttati per le operazioni di sanificazione, con dispositivi che stanno “marcendo” dentro alle sale. Come abbiamo scritto tempo fa, il problema potrebbe essere legato alle code all’ingresso o al botteghino. La prenotazione obbligatoria degli spettacoli potrebbe essere una soluzione, magari con un sistema elettronico che garantisce l’arrivo scaglionato nella struttura.

Definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale.

Ne dà notiziail Sole 24 ore che fa riferimento a un testo portato avanti da Francesco Verducci vicepresidente della Commissione Cultura a Palazzo Madama, ed dal deputato dem Matteo Orfini. Con questa proposta si cerca di riportare al centro del dibattito politico e dell’agenda del paese il settore dello spettacolo a lungo trascurato. Qui il nostro articolo.

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