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Cannibal Corpse – “Violence Unimagined”: un disco che sa di potenza e ferocia dall’inizio alla fine

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I Cannibal Corpse sono un po’ come la stella polare: chiunque voglia approcciarsi al death metal necessariamente guarda a loro. E vorrei ben vedere! Stiamo parlando di una band con oltre trent’anni di carriera e che, a differenza di tanti altri colleghi, non ha mai battuto la fiacca. Non è un caso, quindi, che questi vecchi leoni siedano ancora sul trono grazie ad una proposta fatta di violenza allo stato puro e tutt’ora così credibile. Ed è proprio di violenza che oggi parleremo con il qui presente Violence Unimagined, quindicesima fatica dei nostri licenziata dalla Metal Blade Records.

Copertina del disco: versione censurata e versione esplicita (per il mercato americano)

Un album che porta con sé delle importantissime novità, ma che, contemporaneamente, conferma quanto detto all’inizio: i Cannibal Corpse sono i maestri del death metal. Punto! Comunque; Violence Unimagined arriva dopo 4 anni dal precedente Red Before Black, l’ultimo disco con lo storico chitarrista Pat O’Brien (arrestato nel 2018). Al suo posto è subentrato uno dei più grandi nomi della scena death, ossia Erik Rutan (ex-Morbid Angel), storica voce e chitarra degli altrettanto acclamati Hate Eternal. Praticamente è come quando gli Achei schierarono Achille, il loro asso nella manica.

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Per Rutan, che comunque ha già lavorato con Cannibal Corpse come produttore, si tratta della prima prova con “Corpsegrinder” e soci. Ma, come avrete già intuito, credo sia scontato dire quanto il suo ingresso abbia fatto impennare la già altissima qualità tecnica. Senza troppi giri di parole: Violence Unimagined è una bomba di -per l’appunto- violenza fatta musica, superiore perfino al precedente album. Un enorme calcio in quel posto all’inesorabile scorrere del tempo: aumentano le rughe ma l’energia e l’attitudine sono sempre lì a ricordarci che la band può ancora permettersi di guardare tutti dall’alto.

Dicevamo come l’ingresso di Rutan si sia tradotto in un death metal ancora più di impatto e feroce. Ma non è da intendersi come un giro di boa stilistico. Mi spiego meglio. I Cannibal Corpse, per loro stessa ammissione, non si sono mai -e fortunatamente, diciamolo- mossi dal terreno che hanno battuto. E non ci pensano minimamente: quello è il loro territorio e guai ad avvicinarsi. Tuttavia qui è ben evidente il tocco del nuovo arrivato, soprattutto negli assoli (molto catchy) e nei brani da lui composti. Ciò, chiaramente, ha avuto un riflesso all’interno della sezione ritmica, che vede ora la combo Mazurkiewicz-Webster (batteria e basso) ancora più tirata e frenetica. In sintesi: i pezzi sono perfettamente in stile Cannibal Corpse ma con un evidente boost che non passa di certo inosservato.

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A tenere le redini del carrozzone, infine, non poteva che esserci il mitico Giorgione “Corpsegrinder” al microfono. La sua è LA voce del death: inconfondibile, unica, immortale, feroce e assassina. Dal 1995 Mr. Fisher è una garanzia che, come dicevamo prima, resiste imperterrita agli anni che avanzano. Nel suo consolidatissimo cantato, il vocalist si cimenta in una prova da encomio che non disdegna un ritorno alle sezioni in scream, ora molto più presenti. Un fattore di cui l’ultimo album era più carente -non che fosse sottotono eh-, a conferma di come un approccio rinnovato vada ad influire persino sulla voce.

Insomma, comunque lo si voglia girare, Violence Unimagined è un grandissimo album, pregno di tutta la maestria di una band che non ha mai fatto un passo falso. I Cannibal Corpse sono riusciti ancora una volta ad imbastire un disco che sa di potenza e ferocia da inizio a fine e che non mostra la minima battuta d’arresto. D’altronde stiamo pur sempre parlando di un gruppo che domina incontrastato la scena death da trent’anni con uno stile unico ed inconfondibile. E col cavolo che mollano lo scettro!

Tracklist:

  1. Murderous Rampage
  2. Necrogenic Resurrection
  3. Inhumane Harvest
  4. Condemnation Contagion
  5. Surround, Kill, Devour
  6. Ritual Annihilation
  7. Follow the Blood
  8. Bound and Burned
  9. Slowly Sawn
  10. Overtorture
  11. Cerements of the Flayed

Formazione:

  • George “Corpsegrinder” Fisher – voce 
  • Rob Barrett – chitarra
  • Alex Webster – basso
  • Paul Mazurkiewicz – batteria
  • Erik Rutan – chitarra

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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È morto Joey Jordison, storico batterista degli Slipknot

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Ci giunge ora la notizia come un fulmine a ciel sereno. Joey Jordison, ex batterista della nu metal band Slipknot è morto all’età di 46 anni.

La famiglia di Jordison ha condiviso un comunicato con il quale ha diffuso le cause della morte:

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“Siamo addolorati nel condividere la notizia che Joey Jordison, prolifico batterista, musicista e artista è morto pacificamente nel sonno il 26 luglio 2021. Aveva 46 anni. La morte di Joey ci ha lasciato con il cuore vuoto e sentimenti di indescrivibile dolore. Per coloro che conoscevano Joey, capivano il suo ingegno, la sua personalità gentile, il cuore gigante e il suo amore per tutto ciò che riguarda la famiglia e la musica. La famiglia di Joey ha chiesto che amici, fan e media rispettino comprensibilmente il nostro bisogno di privacy e pace in questo momento incredibilmente difficile. La famiglia terrà un servizio funebre privato e chiede ai media e al pubblico di rispettare i loro desideri”.

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Musica

Gassa D’amante: “Vi riportiamo negli anni ‘80”

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Abbiamo incontrato i Gassa D’amante, band romana, nata da quattro amici di vecchia data nel bel mezzo della pandemia. La band pop-alternative (da loro così definita) con sonorità anni ’80 nasce infatti da un’idea di del chitarrista Roberto Iorio che nell’estate del 2019, inizia a lavorare sul primo brano “Onirica”. In un secondo momento si aggiunge il cantante Marco Antonio Sergi e a seguire il chitarrista Daniele De Sapio e il batterista/tastierista Fabio De Angelis. A distanza di poco tempo però, i ragazzi si ritrovano con le spalle al muro bloccati dal primo lockdown di marzo 2020.

La band poco tempo fa è stata ospite ai microfoni di Stregati Dalla Rete (format notturno di RadioRock) in cui Marco, il cantante ci ha spiegato alcune dinamiche e rivelato qualche aneddoto. Non nega quanto sia stato duro nascere e crescere online a causa di una chiusura forzata. Indubbiamente alla band è mancato il fatto di potersi incontrare in uno studio per parlare, confrontarsi e registrare. In più è stato difficile anche proporsi al pubblico. “È vero che i social ci aiutano, ma stare su un palco è totalmente diverso”.

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Ha spiegato poi Marco che genere della band , come detto prima, definito da loro retro-wave è molto influenzato da Kavinsky.

Ascoltando i loro brani, possiamo renderci subito conto delle sonorità anni ’80, dovute in particolar modo dall’uso dei synth. In realtà ognuno di loro ha influenze diverse; dal metal, al tribal house e chi più ne ha più ne metta, ma unendo il tutto ecco che escono questi suoni.

Abbiamo notato inoltre che il loro nuovo album “Cose Strane” si rifà a “Stranger Things, tant’è che nell’omonimo brano possiamo ascoltare un monologo che solo i bambini degli anni ’80, ormai adulti, possono comprendere, ovvero il grido di chi prima era considerato nerd e  quindi sfigato, emarginato, ma che ora è invece ritenuto alla moda e popolare.

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Una domanda che ovviamente era d’obbligo fare, è stata proprio quella sul loro nome. Gli abbiamo fatto notare che il nodo gassa d’amante è uno di quelli più semplici da fare, ma più difficili da snodare. Marco confessa di non aver mai pensato a questo aspetto del nome, ma riflettendoci un secondo non ha esitato a sottolineare il fatto che questo nodo sia il più stretto, sicuro e duraturo proprio come la loro amicizia e che il concetto di sicurezza per loro è strettamente legato alla musica.

Il cantante ha voluto evidenziare quanto i Gassa D’amante siano una band coraggiosa, ed è proprio così! I ragazzi infatti sono tra i finalisti di Sanremo Rock e sono pronti per raggiungere il palco dell’Ariston!

Non esitiamo quindi a fargli un grande in bocca al lupo e speriamo di vederli presto live!

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Teatro

Teatro Caniglia: la stagione teatrale prosegue con lo spettacolo “Pitecus”

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Prosegue con un altro attesissimo appuntamento la stagione teatrale di prosa del Teatro “Maria Caniglia” di Sulmona: il prossimo 5 agosto alle ore 21:00, presso il Cortile di Palazzo San Francesco, andrà in scena “Pitecus” di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, con Antonio Rezza, una produzione RezzaMastrella e TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello.

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Dopo il successo di “…Fino alle stelle – Scalata in musica lungo lo Stivale” grazie alla straordinaria performance di Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, è dunque la volta di una pièce dissacrante ed energica. In “Pitecus” un solo attore – Antonio Rezza –, muovendosi nei quadri di scena firmati da Flavia Mastrella, veste i panni di un intero microcosmo disordinato e affollatissimo, narrando un andirivieni di storie i cui protagonisti, mai positivi, con le loro spigolosità e il loro dialetto misto rappresentano la mediocrità dell’essere umano, la sua incapacità di essere felice. La recitazione coloratissima e nervosa, nello stile virtuosistico e inconfondibile di Rezza, sortisce effetti vicini all’assurdo, al comico-grottesco, al caricaturale-fumettistico.

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«È uno spettacolo che analizza il rapporto tra l’uomo e le sue perversioni. Laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un’identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali» sottolinea Antonio Rezza.

«I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. “Pitecus” si scaglia contro la cultura dell’assopimento e della quiescenza collettiva».

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«È una grande gioia poter ospitare nuovamente a Sulmona Antonio Rezza e Flavia Mastrella, che erano stati qui l’ultima volta nel 2005 in occasione della XXV edizione del Sulmona Cinema Film Festival e che oggi fanno ritorno con “Pitecus”, uno dei titoli più rappresentativi della loro poetica» commenta Patrizio Maria D’Artista, direttore artistico della stagione di prosa del progetto “Teatro Maria Caniglia – Teatro di Produzione”.

«I due artisti, tra i più rilevanti della scena contemporanea, entrambi insigniti del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia nel 2018, impreziosiscono ulteriormente la stagione di prosa del Teatro Caniglia, ampliandone la platea di riferimento e arricchendone la tavolozza espressiva».

biglietti per “Pitecus” sono in vendita presso l’Ufficio Servizi Turistici di Sulmona – Palazzo della SS. Annunziata in Corso Ovidio e sulla piattaforma online Oooh.events. Il giorno dello spettacolo la biglietteria sarà allestita, a partire dalle ore 17:30, nel Cortile della Rotonda di S. Francesco, che fungerà da ingresso principale. Il costo dei biglietti è fissato a € 20 per l’ingresso singolo (ridotto €18).

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