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Guy Fawkes e la congiura che fece tremare Re Giacomo I

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Guy Fawkes Londra

Guy Fawkes. Magari il suo nome potrà non dirvi molto. Così come la congiura delle polveri. Questo personaggio storico, nato il 13 aprile del 1570 nello Yorkshire in Inghilterra, fu un reazionario cattolico che tentò di uccidere re Giacomo I.

La congiura ordita da Fawkes, noto anche con lo pseudonimo di John Johnson, doveva realizzarsi in quella che in Inghilterra viene ricordata come “Guy Fawkes Night”. Il 5 novembre del 1605 l’attentatore inglese, insieme ad un gruppo di cattolici, tentò di realizzare un attentato dinamitardo durante lo State Opening of Parliament, la cerimonia di inaugurazione del Parlamento presso la camera dei Lord.

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Guy Fawkes tra film e fumetto

Questo gesto di terrorismo forse potrà dirvi qualcosa di più. Perché è ciò da cui prende spunto il personaggio V del film “V per Vendetta”, ripreso dall’omonimo fumetto di Alan Moore e David Lloyd.
Il protagonista del film ha come caratteristica proprio quella di avere il volto coperto da una maschera con i tratti di Guy Fawkes. Quella maschera usata in lungo e largo da manifestanti, hacker, ribelli e chi più ne ha più ne metta, nelle manifestazioni e attacchi vari contro politici, politicanti e governanti.

Nella pellicola di James McTeigue del 2005, con Hugo Weaving e Natalie Portman, V si aggira nella Londra del futuro. Uno sfondo che sembra quasi quello che si è vissuto(e ancora stiamo vivendo) in questa pandemia. La diffusione di una malattia, il St. Mary’s virus, terrorizza la popolazione britannica. I morti sono 100.000, la paura è alta. È in mezzo a questo caos che Adam Sutler, supportato dal partito Fuoco Norreno, assume pieni poteri facendosi elevare Alto Cancelliere. È la fine per la libertà.

Passano 14 anni, il virus è debellato, la sicurezza è ripristinata, sembra quasi tutto tornato alla normalità. Quasi perché la libertà ha cessato di esistere: il Fuoco Norreno regna incontrastato. È in questo universo dispotico che le vicende di V, guardiano della libertà che si cela dietro una maschera di Guy Fawkes, hanno luogo nel film V per Vendetta.

Meritevole di ben altra attenzione è la trasposizione fumettistica del personaggio, avvenuta tra il 1982 e il 1985 ad opera di Alan Moore e David Lloyd. Una storia spaventosa e potente, appunto sulla perdita della libertà e dell’identità, ad opera di un regime totalitario agghiacciante e diabolicamente orwelliano. V per vendetta rappresenta una delle più alte vette del panorama fumettistico mondiale. Universalmente riconosciuto come uno dei migliori (se non il migliore) della storia del fumetto, V per vendetta è ambientato in un futuro distopico, dove un’immaginaria Inghilterra è soggiogata dalla dittatura e trasformata dalla guerra nucleare.

Il protagonista, il vendicatore V nascosto dietro la maschera sogghignante di Guy Fawkes, attacca il potere tra una citazione di Shakespeare e un attentato al cuore del regime. Un personaggio a tratti romantici, che spesso si esprime in pentametri giambici.

Una figura un po’ oscura che affonda le sue radici appunto nel tentativo di uccidere il re e i lord inglesi il 5 novembre del 1605. La cosiddetta “congiura delle polveri”.

Le motivazioni storico-religiosi della congiura

La cospirazione cattolica che mirava a far saltare in aria il parlamento era frutto di anni di conflitti religiosi.
L’instabilità politica e religiosa seguita alla Riforma luterana aveva provocato una contrapposizione tra cattolici e protestanti in tutta Europa. L’Inghilterra in particolare fu una vera e propria polveriera. Re Enrico VII negli anni venti del ‘500 cominciò a pensare di far invalidare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona, ormai in menopausa ed impossibilitata a dargli l’erede maschio.

Il Re incaricò così il suo cancelliere, il cardinale Thomas Wolsey, di occuparsi dell’annullamento del suo matrimonio, per poi convolare a nozze con Anna Bolena, una giovane dama di compagnia della regina della quale Enrico si era innamorato.

Papa Clemente VII rifiutò però di invalidare il matrimonio con Caterina e di legittimare la nuova unione, in quanto aveva dei problemi con l’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V, del quale Caterina era la zia.

Fu però il nuovo arcivescovo di Canterbury Cranmer, il 28 maggio del 1533, a dichiarare nullo il matrimonio tra Caterina d’Aragona ed Enrico VIII, affermando come false le dichiarazioni di lei sulla consumazione o meno del suo primo matrimonio. Cinque giorni dopo validò il matrimonio tra il sovrano e Anna Bolena, avvenuto qualche mese prima. Il Papa Clemente VII rispose a tutto ciò con la scomunica ad Enrico VIII e a Cranmer nel luglio del 1533.

Il 3 novembre del 1534 il parlamento promulgò l’atto di supremazia, con cui veniva dichiarato che il sovrano era l’unico Capo supremo sulla terra della chiesa d’Inghilterra e la corona avrebbe goduto di tutti gli onori, le dignità, le superiorità, le giurisdizioni, i privilegi, le autorità, le immunità, i profitti, e i beni derivanti dalla suddetta dignità. Nacque così, da questo scisma, la Chiesa Anglicana.

I conflitti religiosi inglesi però non terminarono. Avevano portato nel 1558 all’ascesa al trono di Elisabetta I. L’anno seguente la regina e i suoi consiglieri decretarono un “compromesso” religioso. Tale atto prevedeva una chiesa nazionale protestante, alla cui guida c’era la stessa sovrana inglese, ma che manteneva alcuni tratti cattolici nell’organizzazione.

Molti cattolici inglesi rifiutarono il compromesso del 1559. Nell’Europa di quel periodo era comunemente accettato il principio secondo cui tutti i sudditi di uno stato dovevano aderire alla sua religione ufficiale (cuius regio eius religio). Per raggiungere questa uniformità, il regime elisabettiano proibì quindi il culto cattolico. L’obbligo era di rinnegare il potere del papa e prestare giuramento a Elisabetta come capo della Chiesa.

Ne seguì una bolla papale del 1570 che, dichiarando Elisabetta illegittima, incoraggiò difatto i sudditi alla ribellione.

Dopo la morte di Elisabetta I, nel 1603, in molti speravano che il suo successore, Giacomo I (che aveva governato in Scozia con il nome di Giacomo VI), inaugurasse una nuova epoca di pace. Il figlio della cattolica Maria Stuarda era però protestante. Aderì al compromesso del 1559 e la prosecuzione di politiche intolleranti convinse molti della necessità di avere un monarca cattolico. Uno di questi era Robert Catesby, rampollo di una famiglia della gentry cattolica del Warwickshire (Midlands). Anche se oggi è meno conosciuto di Guy Fawkes, fu in realtà lui a organizzare quella che sarebbe diventata nota come la Congiura delle polveri.

Catesby aveva una personalità forte e carismatica,con cui riuscì a promuovere e a far accettare l’idea che solo un evento violento e spettacolare potesse giocare a loro favore. L’idea di usare polvere da sparo gli venne in mente nel 1603 e all’inizio del 1604 iniziò a reclutare complici. Il piano era di far saltare in aria il parlamento e re Giacomo I con i suoi eredi.

Fawkes, che all’epoca si faceva chiamare Guido, combatteva nelle Fiandre a fianco degli spagnoli cattolici. Intelligente, tenace e calmo proveniva da una famiglia di protestanti inglesi, ma in seguito si convertì al cattolicesimo grazie al patrigno. Entrò in contatto con uno dei congiurati grazie alla sua nomea di esperto di polvere da sparo. Nel maggio del 1604 alcuni di questi uomini si incontrarono nella locanda Duck and Drake di Londra, dove fecero un giuramento di lealtà e di segretezza. L’attentato prese forma nei mesi successivi. Fawkes, con lo pseudonimo di John Johnson, fingeva di essere il suo servitore di un altro dei cospiratori che nel frattempo andò a vivere in una casa vicino al parlamento. 

Nel novembre 1605 tutto era pronto. I complici erano sorprendentemente riusciti a mantenere il segreto, per lo meno fino a quando lord Mounteagle non ricevette una lettera anonima in cui veniva rivelato il piano. Ancora oggi è dibattuta l’identità dell’autore. Molti convengono, senza troppe prove, sul cognato di Mounteagle, Francis Tresham, facente parte anche lui del complotto. Resa nota la lettera scattarono le ispezioni. Guy Fawkes fu arrestato e condotto alla torre di Londra nelle prime ore del 5 novembre.

Guy Fawkes nell’immaginario odierno

Guy Fawkes, torturato e costretto a raccontare piano e complici, è entrato nell’immaginario collettivo come uno dei simboli della ribellione al totalitarismo e alle oppressioni governative. 

Nonostante questa odierna mistificazione del suo personaggio, in passato in Inghilterra, in particolare nei tre secoli successivi alla congiura, Guy Fawkes fu oggetto di scherno. Oggi invece secondo lo storico Lewis Call  è “un’icona considerevole nella cultura politica moderna”.

Quanto (non) successo quel 5 novembre è oggi molto noto ed è ricordato da questa filastrocca recitata dai bambini durante la “Guy Fawkes Night”, in cui si accendono dei falò:

“Remember, remember the Fifth of November,

Gunpowder Treason and Plot,

I see of no reason

Why Gunpowder Treason

Should ever be forgot.

Guy Fawkes, Guy Fawkes, t’was his intent

To blow up King and Parliament.

Three-score barrels of powder below

To prove old England’s overthrow;

By God’s providence he was catch’d

With a dark lantern and burning match.

Holloa boys, holloa boys, let the bells ring.

Holloa boys, holloa boys, God save the King!”

Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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Mondovisione, come i limiti di tempo e spazio si sono assottigliati

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mondovisione spazio tempo limiti

I limiti di tempo e spazio vengono giorno abbattuti. Ogni evoluzione scientifica e tecnologica, contribuisce a questa relativizzazione di questi concetti.

I primi ad abbattere queste barriere invisibili furono i messaggeri. Coloro che per mezzo dei propri piedi (vedere la storia della battaglia di Maratona, in occasione anche dell’inizio delle Olimpiadi) o tramite animali o altri mezzi di trasporto, trasportavano notizie. Fatti realmente accaduti e importanti a tal punto da portarne un resoconto altrove.

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Leggi anche “22 luglio 776 a.C.: i primi Giochi Olimpici

Il bisogno di comunicare è alla base dell’abbattimento dei concetti spazio-temporali. Questa necessità sommata all’evoluzione tecnologica ha cominciato a scalfire le idee di lontananza e incomunicabilità. Chi sembrava irraggiungibile era ad un tratto più vicino. E ancora. E ancora.

Il 23 luglio del 1962 ci fu un fatto storico di importanza incredibile. Il primo scambio di immagini in mondovisione.

«Buonasera! Fra pochi minuti ciascuno di noi potrà partecipare, come testimone e come spettatore, alla nascita della televisione mondiale: per la prima volta nella storia delle telecomunicazioni, gli Stati Uniti e l’Europa si accingono a scambiarsi il primo programma televisivo attraverso un satellite artificiale». Con queste parole,in diretta sulla RAI, il telecronista Luca Di Schiena annunciò il primo collegamento televisivo via satellite tra USA ed Europa.

La possibilità di scambiare notizie, di comunicare da una parte all’altra del mondo in contemporanea si stava pian piano realizzando.

In questi campi è stata sicuramente la TV a dare grande impulso. Programmi televisivi in continua evoluzione ed espansione con sempre più collegamenti con il resto del mondo. 

La diffusione su larga scala dei reporter, degli inviati. Ma soprattutto la sempre più crescente richiesta di informazioni da quelli che sembravano altri mondi.

Le parole e le fotografie dei libri, della carta stampata furono affiancati, e in molti casi superati, dalle immagini video della televisione. Televisione che nei decenni ha preso sempre più piede. Divenendo un bene di consumo quasi per tutti. 

Leggi anche “Le prime Olimpiadi moderne – Storia, cultura e filosofia del corpo”

Ad alta richiesta corrispose una vasta offerta. Prodotti sempre più eterogeni. E soprattutto che rendevano, grazie alla diffusione del mezzo, i vecchi concetti limitanti di spazio e di tempo obsoleti.

Fu un continuo superarsi. Arrivò poi il telefono cellulare, i pc, i tablet, gli smartphone, i social, la messaggeria istantanea, le videochiamate, le call, le videoconferenze, lo smartworking.

In un’idea quasi di annullamento dello spazio e del tempo. Come se qualsiasi cosa, anche luogo, possa essere trasportato all’interno di uno schermo più o meno grande. Strumenti spesso criticati ma ormai beni imprescindibili. Che riducono praticamente a zero le distanze. Che in un periodo di distanziamenti cercano di essere un palliativo.

Manifestazioni come gli Europei di calcio, le Olimpiadi che hanno inizio oggi, sono eventi che uniscono in un’unica direzione persone di ogni parte del mondo. Ad ogni latitudine. Ad ogni fuso orario c’è qualcuno che starà guardando un atleta rappresentante la sua bandiera. E quell’atleta potrà essere visto in tutto il mondo. Ad ogni coordinata.

Grazie alla mondovisione. Che oggi celebra il suo 58esimo anniversario.

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Il cielo di luglio: il Leone di Nemea e il superamento di sé

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Il 23 luglio entriamo ufficialmente nel segno del Leone. Questa  costellazione è posizionata abbastanza lontano dalla Via Lattea, ed è possibile osservare al suo interno tantissime altre galassie: M65, M66, NGC 3628, M95, M96, NGC 2903, NGC 3193, NGC 3607. Sono presenti anche diversi sistemi di pianeti, ad esempio quello della stella gigante arancione HD 102272, attorno alla quale orbitano due pianeti simili a Giove, o quello della stella nana rossa Gliese 436, attorno alla quale orbita un pianeta la cui massa somiglia a quella di Nettuno.

Il Leone di Nemea nel mito

Nella mitologia, la costellazione del Leone rappresenta la prima delle dodici fatiche di Eracle/Ercole. Euristeo re di Micene, ordina ad Eracle di uccidere il famigerato leone dalla pelle così dura che risulta essere invulnerabile a qualsiasi arma, che vive in una grotta vicino la città di Nemea, in Argolide.

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Allora, Ercole, per sconfiggerlo, ricorre a un furbo stratagemma. Prende la sua clava di legno e corre verso il leone, agitando l’arma per aria. La bestia, colta di sorpresa, arretra e si rintana nella sua vicina grotta; Questa grotta aveva due uscite e se l’eroe fosse entrato da una delle due, il leone sarebbe potuto uscire facilmente dall’altra, arrivandogli alle spalle, intrappolandolo e uccidendolo. Ercole allora sigilla una delle due scappatoie con delle pietre, entra fulmineo e si scaglia sul leone; poiché non può ucciderlo con la clava o con le frecce, gli circonda il collo con le braccia e lo stringe, fino a soffocarlo. 

Dopo una terribile lotta, l’eroe riesce quindi ad annientare la belva strangolandola. Utilizzando gli stessi artigli del leone, Ercole lo scuoia e da allora utilizzerà sempre la sua pelle durissima come invincibile armatura. Dopo la battaglia l’eroe solleva la carcassa e la porta da Euristeo che, terrorizzato, gli ordina di lasciare da quel momento in poi le prove dei suoi successi di fronte alle porte della città. Il re fifone, impaurito dei terribili mostri che Ercole avrebbe portato con sé, attendeva quindi l’arrivo dell’eroe nascosto in un’urna di bronzo.

Le dodici fatiche compiute da questo mitico eroe rappresentano il cammino “iniziatico” dell’ uomo verso la consapevolezza di sé, fino all’ autorealizzazione finale. I 12 segni zodiacali rappresentano ognuno una diversa caratteristica dell’uomo che viene acquisita dopo il superamento di ognuno di questi ostacoli.


Il leone nello specifico è il simbolo del superamento del sé individuale; la belva feroce, infatti, allude alla personalità dominatrice che l’eroe deve uccidere, abbandonando l’egoismo. L’allegoria della grotta compare in molti racconti mitologici ed in molti testi sacri: lo stesso Cristo è nato in una di esse attenderà la sua resurrezione. Insomma questa prova consiste nel superare la fierezza orgogliosa e l’istintiva ostinazione di cui il leone è da sempre simbolo e raggiungere uno stadio “nobile” della forza e della grandezza. Dobbiamo uccidere e superare il leone della nostra personalità, domare la bestia che vorrebbe comandarci ed eliminarne la parte più nociva e tossica, utilizzando slamemte la parte sicura, utile e controllata.  La pelle del leone vinto d’ora in avanti costituirà la “divisa” di Eracle, la “corazza” che servirà a difenderlo e a ricordargli di controllare la bestia dentro di lui. Solo così sarà in grado di affrontare le nuove prove.

copertina: Rubens – Ercole E Il Leone Nemeo

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22 luglio 776 a.C.: i primi Giochi Olimpici

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Ci siamo. Domani si celebra la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo 2021 ma in antichità, i primi giochi olimpici, si tennero nel 776 a.C. a Olimpia, in Grecia. Come ci ricorda il poeta Pindaro, vissuto nella stessa nazione tra il 500 e il 400 a.C., sono proprio queste le manifestazioni atletiche più importanti tra i cosiddetti “giochi panellenici”: Giochi Olimpici, Istmici, Pitici, Nemei.

Come l’acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come l’oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri giochi.

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Indubbiamente, molti secoli prima dell’inizio dei giochi dell’antica Grecia, esisteva già un’attività agonistica che era generalmente praticata. In Mesopotamia, in Egitto, per gli Ittiti. Centinaia di ritrovamenti archeologici attestano per tutta l’antichità la pratica del pugilato, della corsa dei cavalli e persino di giochi con la palla. Ma è in Grecia che l’agonismo si esprime in stretta connessione con la religione e con l’importanza dell’addestramento militare. Ogni cittadino greco doveva essere pronto a scendere in battaglia – l’esito dei conflitti dipendeva maggiormente dalle qualità fisiche- pertanto ci si allenava di conseguenza. La corsa potenziava la velocità e la resistenza; il salto l’agilità; i lanci potenziavano i muscoli e a lotta e il pugilato addestravano agli scontri corpo a corpo. Sono i greci che per primi istituiscono manifestazioni sportive con cadenza temporale regolare: ogni quattro anni si svolgevano gli agoni, il tempo tra i due eventi si chiamava Olimpiade. Tecnicamente e organizzativamente complessi, i Giochi non potevano certo esistere senza l’impianto rituale che vi era connesso.

I giochi atletici si svolgevano già in occasione dei funerali, specie se di personaggi importanti, eroi, la cui memoria viveva attraverso le imprese degli atleti; uno dei primi esempi sono proprio i giochi fatti in onore del defunto Patroclo a cui prendono parte tutti i mitici eroi greci, compreso Achille, raccontati nell’Iliade. Vita e morte erano due facce della stessa medaglia, in continua relazione dialettica tra loro. Gli atleti che partecipavano ai giochi traevano la forza proprio dagli eroi scomparsi, in onore dei quali si svolgevano le competizioni. Nell’Altis, il recinto di Olimpia, ardeva costante la fiamma sacra, simbolo della luce e della vita. Da qui nascono i culti agonistici che metteva in contatto il mondo della religione con quello dell’atletica. Per questo motivo (almeno inizialmente) i luoghi che ospitavano i principali giochi panellenici erano generalmente sede dei più noti luoghi religiosi. Durante lo svolgimento delle gare non si combattevano battaglie e non si dichiarava guerra. Sin dall’origine della manifestazione tutti i re acconsentivano a vivere in un periodo pacifico: la calma olimpionica.

Anche i romani organizzeranno dei Giochi Olimpici, Nerone ne indirà alcuni a cui tutti gli atleti dell’impero romano – compreso lui stesso- presero parte. La rapida cristianizzazione dell’Impero a partire dal IV secolo ebbe un’influenza determinante nel declino dei Giochi e alla loro inevitabile scomparsa. Nel 393 d.C., l’imperatore Teodosio I soppresse per sempre questi agoni pagani, che ormai non avevano più motivo di esistere.

Copertina; anfora con pentatleti da Leida

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