Gran Galà del Teatro a Pescara. L’intervista al regista Milo Vallone

Sta ricominciando a prendere forma la stagione teatrale abruzzese, tra spettacoli nazionali e le tantissime iniziative del teatro locale. Il 10 agosto, a Pescara, in occasione della notte di San Lorenzo, andrà in scena la prima del “Gran Galà del Teatro – La sostanza dei sogni”, proposto dall’Ente manifestazioni in collaborazione con gli assessori Maria Rita Paoni Saccone e Alfredo Cremonese.

Tanti i nomi del panorama pescarese che parteciperanno all’evento: Tiziana Di Tonno, Franca Minnucci, Luigi Ciavarelli, Giò di Tonno, Massimiliano Elia, Domenico Glasso, Elia Iezzi, Giampiero Mancini, Mario Massari, ‘Nduccio, Edoardo Oliva, Marco Papa, Silvano Torrieri e Milo Vallone, che firmerà anche la regia. Con Vallone abbiamo chiacchierato proprio di questo grande evento, ma anche di quarantena, letteratura e delle sue esperienze con il cinema.

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Durante la quarantena molti artisti si sono reinventati su internet. Ti abbiamo seguito durante la lettura del quaderno dei pensieri e delle parole, ci racconti com’è nata l’idea?

Diciamo che è stata più una necessità. Vivo in campagna e per me è una condizione di privilegi, perché quando mi ritiro a casa mi piace poter respirare il silenzio, il riposo. È accaduta questa sciagura del coronavirus e dopo un paio di settimane ho iniziato a parlare con gli utensili. La solitudine, che è una condizione di privilegio quando la cerchi, quando è forzata apre naturali spazi di dialogo, di esternazione di ciò che la propria interiorità assorbe. Mi sono sentito un po’ come Tom Hanks in Cast Away, infatti giocando ho rinominato il mio pallone “Wilson”. Ho girato il primo video pensando che sarebbe stato un video unico, non l’inizio di una serie. Come sempre le cose nascono perché c’è un feedback, c’è un entusiasmo dall’altra parte. Già al quarto video hanno iniziato a inviarmi poesie o espressioni in prosa. È stata una compagnia per loro ma lo è stata anche per me, perché mi costringeva a dover leggere, a impegnarmi, a rispettare una puntualità.

Se dovessi usare uno soltanto degli estratti presenti nel quaderno, quale sceglieresti per raccontare la quarantena?

Li indicherei tutti, visto che hanno rappresentato delle tappe fondamentali del periodo vissuto. Dovendo proprio scegliere, te ne direi almeno due: un monologo di Marcello Mastroianni, in quel capolavoro che è Otto e mezzo di Fellini. È una bellissima pagina di letteratura cinematografica, sintetizza il lato più importante dal mio punto di vista di tutta la vicenda, che è l’accettazione e nello specifico l’accettazione dell’altro. Ho provato tante volte delle sensazioni di disturbo verso i social, che sono dei supermarket dell’opinione. Trovo sempre violento quando un atteggiamento critico assume una saccenteria castrante verso le libertà dell’altro; il secondo brano è più sociale, è una poesia di Trilussa che avevo già presentato sul mio diario personale e che raccontava alla perfezione, in tempi non sospetti, certe forme ben precise di ipocrisia, per cui stringendo il campo non potevano che essere almeno queste due.

Come sta andando la ripresa degli spettacoli in Abruzzo? C’è la risposta del pubblico in cui speravate?

In primavera temevo che fosse compromessa seriamente la stagione estiva, in termini non solo economici ma anche di lavoro. Chi fa questo mestiere ha bisogno di tenersi allenato, quindi c’era la necessità di tornare in scena, di affrontare il pubblico. Per fortuna quella stagione che sembrava molto compromessa in realtà è particolarmente intensa, con le ovvie differenze rispetto al passato per via del distanziamento: uno spettacolo che stiamo portando avanti, itinerante nei vari borghi, prevede la presenza di 10 spettatori alla volta, che poi si danno il cambio con gli altri, per cui spesso replichiamo anche decine di volte. È una sorta di termometro per capire cose che in una normale routine legata al mondo dello spettacolo, un modo di rimettersi in gioco e chiedersi se il pubblico ha davvero bisogno di quello che proponiamo.

Il 10 agosto ci sarà il Gran Galà del teatro che vedrà la tua regia e la partecipazione di numerosi attori abruzzesi. Com’è nata questa collaborazione?

Noi del mondo dello spettacolo ci siamo sentiti un po’ abbandonati, soprattutto essendo consci della necessità dell’arte e vedendo che attorno a noi si parlava di tutte le categorie da aiutare eccetto quella teatrale. Scrissi una lettera aperta al ministro Franceschini e come me tanti altri colleghi in Italia. Da lì è nata una sinergia che ha portato ad ECUA (Enti Culturali Autonomi) con l’hashtag #NessunChiuda, mettendo insieme tanti allestitori, produttori e protagonisti dello spettacolo, cercando una linea comune che è stata abbracciata da tutti. Da questo confronto sono nate diverse amicizie e alcuni progetti: uno è lo spettacolo itinerante di cui parlavo prima, e poi questo spettacolo del 10 agosto.

Di che si tratta?

È una union, più che una reunion, visto che non siamo mai stati tutti insieme prima d’ora. Il criterio è stato quello di scegliere i volti più rappresentativi per i vari generi che andavamo ad affrontare: c’è il doppiaggio, il musical, ci sono gli attori in prosa e i comici locali. Lo spettacolo sarà sostanzialmente un avvicendarsi sul palco di nostre performance raccontando il territorio su due fronti: da un lato attraverso la serata dedicata ai desideri per eccellenza, la notte di San Lorenzo, per cui una parte dei contenuti saranno volti alle speranze, ai desideri. Un’altra parte di scelta dei testi invece è volta alla riscossa, alla resilienza, che è un termine abusatissimo però serve per raccontare lo scatto che è giusto fare sia per il peridio storico che stiamo vivendo sia perché ci troviamo questo tatuaggio che vede in noi abruzzesi non solo la gentilezza ma anche la forza.

Pensi che agire a livello locale con il proprio teatro possa aiutare la comunità a sollevarsi dal clima teso di questi mesi?

Assolutamente sì. Il teatro, che a me piace definire il “cugino della vita”, ha delle magie che mettono in condizione per forza l’essere umano a delle forme reattive, non solo in senso liberatorio ma anche come forme costruttive. Molti terapeuti consigliano il teatro: è una grande riscoperta di sé, oltre ad essere, come il cinema, un’arte complessa. Quando si costruisce anche un semplice dialogo si è costretti a doversi relazionare. Si è costretti a dover dare il meglio di sé all’altro e all’altro si chiede di fare lo stesso. Questo si riflette chiaramente anche sulla platea, ma è così dall’alba dei tempi. Non a caso dicevo che il teatro è “cugino della vita”, perché ha la capacità di solleticare, schiaffeggiare, stimolare certe parti di una persona, da sempre, quindi figuriamoci in un periodo come questo.

Negli anni ti sei occupato anche di cinema. Ci sono progetti in cantiere su quel fronte?

Io dico sempre che il teatro è mia moglie e il cinema è l’amante. E l’amante richiede particolari attenzioni, bisogna frequentarla ma con una certa segretezza. Tra le mie esperienze cinematografiche c’è una creatura che ha fatto appena in tempo a vedere la luce e che poi è stata portata subito in incubatrice: “Nemici”. È una commedia che già dal titolo fa il verso a quell’Amici condotto da Maria De Filippi, e riflette proprio su come questi reality e talent show siano entrati nella nostra vita e in qualche modo la condizionino. L’abbiamo girato e ambientato interamente in Abruzzo, per questo ho voluto che l’anteprima fosse qui. L’idea era quella di presentarlo col vestito da festa il 2 aprile a Roma, per una prima nazionale, e poi da lì far prendere al film la sua strada, cosa che è stata impossibile per il virus. Speriamo in autunno. Nel frattempo ho altri progetti: c’è il mio “Cineprosa” che è l’incastro tra i linguaggi cinematografici e teatrali, per cui in alcuni miei spettacoli la narrazione è un ping-pong tra palco e schermo. E un paio di progetti per il cinema, oltra ad una webserie, ma so che non riuscirò a concentrarmi su nulla di tutto questo finché non chiuderò l’avventura di “Nemici”. 

L’appuntamento è quindi per la Notte di San Lorenzo, il 10 agosto alle 21,15 al Teatro d’Annunzio (Lungomare Colombo 122). I biglietti per il “Gran Galà del Teatro” sono disponibili sul sito di CiaoTickets e in biglietteria al Teatro d’Annunzio.

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Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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