Gino Strada, scrittore dei crimini dell’uomo

Gino Strada è stato un medico, attivista e filantropo italiano, fondatore, insieme alla moglie Teresa Sarti, dell’ONG italiana Emergency.

Ma Strada era molto di più, era anche uno scrittore, narratore dei più atroci crimini dell’uomo. Voleva raccontare la sua verità. E lo ha fatto in modo esemplare in diverse opere.

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In Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra, pubblicato nel 1999, racconta le sue memorie relative ai luoghi di battaglia dove è stato impegnato con i suoi colleghi di Emergency.

Il libro non segue un preciso ordine cronologico, ogni paragrafo è una storia a sé, che riporta episodi della vita del medico sui vari campi di Battaglia. Si trovanoo alternate vicende ambientate in Iraq, Pakistan, Ruanda, Afghanistan, Perù, Kurdistan, Etiopia, Angola, Cambogia, Ex-Jugoslavia e Gibuti.

Il titolo dell’opera prende il nome da un tipo di mina antiuomo di produzione sovietica che è stata impiegata nelle operazioni di guerra negli ultimi decenni. La caratteristica peculiare di questo tipo di mina è una particolare geometria ad ali che, insieme alla sua colorazione verde, fa credere all’osservatore di vedere dei volatili, da qui deriva il soprannome di Pappagalli Verdi.

In queste pagine sono narrate tutte le storie, i pensieri e i ricordi di Strada, a partire dalla costruzione di ospedali destinati ad essere abbattuti a colpi di mortaio, passando per le inumane storie di bambini e adulti mutilati nei paesi di guerra, fino ad arrivare a raccontare come questa distrugga le persone, anche attraverso racconti di vita di alcuni suoi colleghi, che ha incontrato durante i lunghi viaggi che compiva.

Da questo diario si evince chiaramente il grande valore di un’organizzazione come quella di Emergency, l’importante lavoro che svolge nella difesa della salute, intesa come diritto universale ed intransigibile e, ancor di più, dell’essere umano e della sua dignità.

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La seconda opera viene pubblicata nel 2002. Buskashi. Viaggio dentro la guerra.

La storia, come si intuisce dal titolo, è il racconto del suo viaggio per raggiungere l’Afghanistan, compiuto insieme alla delegazione dell’ente umanitario il giorno dopo lo scoppio della guerra, il 9 settembre 2001. In occasione del suo discorso per la Marcia della Giustizia, il 14 settembre del 2002, presenta il suo libro con queste parole: “Mi dispiace di non essere capace di parlarvi d’altro, se non di questa cosa che io considero la più grande oscenità che l’umanità ha inventato, cioè la guerra. Ma è una realtà che, come dire, oramai mi è dentro, oramai ci vivo da 15 anni”.

Questo perché torna a parlare della guerra in modo ancora più esplicito e logorante, trasporta il lettore direttamente dentro le vicende, dentro ai bombardamenti, sui campi di mine disseminate ovunque, davanti a donne e uomini che perdono gambe e braccia, se non la stessa vita.

Il titolo è, di nuovo, un chiaro riferimento. Buskashi indica lo sport nazionale Afghano, dove i partecipanti vengono divisi in due squadre e devono contendersi la carcassa di un capo di bestiame.

Cosi come la popolazione dell’Afghanistan si è ritrovata, dopo lo scoppio della guerra, al centro di un gioco dai numerosi partecipanti. Con questo testo dà un ulteriore lezione di umanità, di necessità di conoscenza e di sapere nei confronti di un fenomeno, come quello della guerra, che è fin troppo ignorato e poco conosciuto, questo anche per colpa dei media che, come a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle, tendono a fare una propaganda sbagliata, quasi a giustificare l’inizio stesso di una guerra, che di per sé è sempre sbagliata.

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Per ultimo, ma non di certo meno importante, c’è Zona Rossa, pubblicato nel 2015 e scritto insieme a Roberto Satolli. Forse il più attuale dei libri di Strada, che avrebbe dovuto insegnare già anni fa che il male non è destinato solo alle popolazioni lontane e sottosviluppate.

Il testo, infatti, racconta di quando, nel 2014, il mondo ha tremato di fronte ad un minuscolo virus, quello dell’ebola che, uscito dalle foreste africane, ha minacciato di spostarsi, grazie a navi ed aerei, in tutto il mondo, anche nelle così dette “nazioni sviluppate”

Per la prima volta gli occidentali hanno guardato la catastrofe umanitaria con gli occhi di chi teme possa arrivare anche a casa sua. Eppure non sembra che la minaccia sia stata cosi importante o, ad oggi, non ritroveremo una situazione dove, nonostante un epidemia globale, regnano ancora egoismo ed egocentrismo.

Emergency era arrivata in Sierra Leone alla fine degli anni 90’, per curare i superstiti della sanguinosa guerra civile che aveva attanagliato il paese per anni. Si è però presto ritrovata a dover combattere un’altra battaglia, quella scatenata dal virus, e finalmente si è vista pronta, grazie alle armi della medicina e della scienza.

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In questo libro, come solito fare di Strada, vengono raccontati anche i retroscena meno convenienti, svelando come anche in questi casi le verità vengano occultate e come ci sia sempre chi si arricchisce alle spalle dei civili che vengono messi in pericolo senza rimorsi, in un mondo diviso da chi può curarsi e chi può solo fare il favore di morire senza infettare nessun altro.

Questi testi hanno un forte impatto emotivo. Obiettivo primario dell’autore che ha dedicato tutta la sua vita a cercar di fare capire al mondo quanta sofferenza e morte porti l’uomo dietro di sé. Tutte le guerre e tutte le battaglie che ha dovuto guardare come spettatore senza poter fare nulla, se non cercare di portare conforto e cure mediche, ne hanno fatto un pilastro nel volontariato internazionale, coinvolgendo volontari e medici da tutto il mondo. 

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Federica Prato
Sono Federica, ho 33 anni e ho frequentato il Dams di Torino con indirizzo cinema. Da sempre appassionata di libri, fumetti, film e serie tv, sono cresciuta disegnando e scrivendo storie fin da quando ero piccola. Non appena ci sarà la possibilità non vedo l'ora di poter tornare a visitare il salone del libro e il Lucca Comics, appuntamenti da sempre segnati nella mia agenda.

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