Connect with us

Libri

Gabriele D’Annunzio, alla festa della rivoluzione

Federico Rapini

Published

on

Gabriele D’Annunzio. Un nome che provoca sempre un brivido.  Poeta, rivoluzionario, donnaiolo, innovatore, soldato.  Nel tentare di descriverne la vita, i suoi amori, le sue guerre, si rischia sempre di scadere nel banale.

Si potrebbe parlare di come riuscì a rendere veramente la sua vita “un’opera d’arte”, delle leggende intorno alla sua figura, dei fantastici versi che ci ha lasciato come eredità.

MyZona

E ancora potremmo elencare tutte le sue beffe, da quella di Buccari nella I Guerra Mondiale, al volo su Vienna. Fino ad arrivare alla “festa della Rivoluzione” con l’occupazione della città di Fiume con un manipolo di volontari provenienti da ogni parte d’Europa. Legionari, poeti, artisti, uomini e donne di ogni ceto sociale parteciparono ad una delle più romantiche e folli imprese italiane. Sedici mesi vissuti come un condottiero rinascimentale. 

D’Annunzio, nato a Pescara il 12 marzo del 1863, fu il simbolo del genio italiano. Fu l’esempio dell’italiano nuovo che si andò a costruire nel post Unità. Poeta armato è forse la definizione migliore per ciò che è stato.

Avvezzo a tutti i vizi e pronto a tutti gli ardimenti, capace di impressionare ed esaltare folle con le sue parole ma al contempo dedito alla vita di trincea.

Le vita nelle sue opere

Già a 16 anni pubblica la prima raccolta di versi “Primo vere” che ebbe buone recensioni e ottima pubblicità grazie all’idea del poeta di annunciare la sua morte smentendola solo in seguito.

Cresciuto nella corrente letteraria decadentista in breve tempo carpì la vacuita dello spirito borghese e si fece esteta. L’occasione per lasciare i salotti borghesi francesi gli si presentò a ormai 50 anni, con la Grande Guerra, alla quale parteciperà spronando gli italiani a riscoprire la propria anima da guerrieri. Dalla “pioggia nel pineto” imbracciò le armi rischiando la propria vita sotto una pioggia di proiettili.

Una vita di eccessi, un’esperienza eccezionale e inimitabile, rivestita di un’aura di fantasia e di emozione. Ogni suo gesto, ogni sua parola furono frutto di una scelta portata a compimento con grande forza di volontà. 

Prese dal padre “la potenza, l’impeto, la la sensualità la crudeltà, la prodigalità, l’amore dei cani e dei cavalli, quel dei profumi e delle donne e dei frutti.Il piacere dello sperpero”, portando tutto ciò alla massima potenza.

Con la sua poesia, la prosa e i drammi teatrali volle lasciare un’impronta eterna di sè. Parlano di lui i fatti le imprese, il coraggio, i luoghi che mantengono memoria del suo ego. Roma, Napoli, Firenze, Parigi, Venezia fino al Vittoriale dove si ritirò il 1 febbraio 1921 e in cui è ancora forte la sua presenza.
La sua vita a Roma fu piena di avventure editoriali, amori brevi e travolgenti, teatro di scontri sociali e culturali. Temette sempre la mediocrità nella sua esistenza e nella sua arte, indirizzando il suo percorso verso l’eccellenza.

Nel periodo napoletano cominciò ad approcciarsi a Nietzsche la cui filosofia, seppur filtrata, la ritroviamo nel capolavoro “La vergine delle rocce”. In questi anni iniziò una relazione con

Le donne

Eleonora Duse, stella del teatro italiano che ebbe una predilezione per il poeta abruzzese. 
Dopo aver osato con i versi e con il romanzo volle provare con generi letterari nuovi in cerca di riconoscimento come autore di drammi teatrali.  Nacque così l’idillio che travolse la vita sua e della Duse. La raggiunge a Venezia segnando, per molti critici letterari, l’inizio del loro amore ma ben presto dovettero separarsi.  Lei andò in Europa dell’est lui tornò in Abruzzo a Francavilla al mare, dando così inizio ad un intenso rapporto epistolare.  La Duse, “ghisora” come la chiamava lui, brucerà poi le sue lettere. 

Nessuna, diceva lui, lo amò mai come lei. Addirittura ebbe un suo busto di marmo al Vittoriale, quale unico memoria femminile a sopravvivere nella collezione delle sue conquiste.

A proposito di donne bisogna ricordare il gran rifiuto dell’artista Tamara de Lempicka. La baronessa dell’Art Déco fu forse l’unica donna a rifiutare le avances di D’Annunzio

L’Abruzzo nella poetica dannunziana

L’Abruzzo invece, sua terra natia, è legato indissolubilmente alla sua arte. Fa da sfondo indefinito alle sue opere nella sua semplicità, nella sua bellezza selvaggia a molti suoi amori.

Fu ispirato da Carducci, al quale già da giovane ebbe l’audacia di scrivere alcune lettere, e in parte da Verga anche se il suo sentimento era tutto votato all’esaltazione e a rendere protagonista la natura aspra e selvaggia proprio dell’Abruzzo,

Di D’Annunzio potremmo ricordare tutte le sue opere. Da “Il Piacere” a “Il trionfo della morte” passando per “Il fuoco” e “Le novelle della Pescara”, senza dimenticare “Alcyone”,  “Forse che si forse che no” fino al “Notturno”. Ma bisognerebbe scrivere pagine su pagine, libri su libri.

Un personaggio storico senza eguali. 

Il 1 marzo 1938 D’Annunzio muore al tavolo da lavoro. Scomparve così un uomo che impose i propri sogni agli altri uomini. Un artista che modellò la sua vita a suo piacimento. Cogliendo tutto ciò che poteva essere colto. Forse anche di più.

Proprio come scrisse nelle “Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi” :

“O mondo, sei mio! 

Ti coglierò come un pomo, 

 ti spremerò alla mia sete, 

alla mia sete perenne”.

Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

Libri

Leggere Sempre: il festival per celebrare la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

Redazione

Published

on

Per celebrare la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, Biblioteche di Roma, nel suo 25esimo compleanno, in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (AIE), organizza in diretta streaming Leggere sempre. Un festival di due giorni, 23 e il 24 aprile, dedicato al piacere del leggere e alle biblioteche di pubblica lettura. Una due giorni con incontri e approfondimenti che ci condurranno in un viaggio tra i libri, le biblioteche e la città di Roma attraverso numerose letture realizzate in collaborazione con Romaeuropa Festival e che si inserisce all’interno dell’iniziativa Maggio dei Libri, organizzata dal Centro per il Libro e la Lettura.

«Leggere Sempre – afferma Lorenza Fruci, Assessora alla Crescita Culturale – non é solo il bel titolo di questo festival ma anche la motivazione per cui in tutti i nostri quartieri c’é una Biblioteca, fondamentale presidio di conoscenza. Leggere rappresenta la voglia di conoscere, la possibilità di scoprire il mondo. Crescita culturale e personale. La rete delle Biblioteche a Roma racconta tanti punti di luce, per accendere il maggior numero possibile di intelligenze. La giornata mondiale del libro e del diritto d’autore è la giornata di tutti coloro che amano leggere, che credono nello scambio di pensieri fra esseri umani, una giornata che celebra la libertà».

MyZona

Leggi anche: “Verona riapre al mondo”, l’entusiasmo del sindaco della città veneta

Tante sono le testimonianze in programma. Dall’argentino Alberto Manguel, bibliofilo cosmopolita, vicino a Jorge Luis Borges, al Direttore della Biblioteca Bodleiana dell’Università di Oxford Richard Ovenden e ancora Marino Sinibaldi, autore dello storico format Fahrenheit e Presidente del Centro per il Libro e la Lettura. Dalle accademiche Lina Bolzoni, Nadia Fusini, Letizia Muratori e Daria Galateria a scrittori che negli ultimi anni hanno conquistato lettori e riconoscimenti in tutto il mondo: Manuel Vilas, Melania Mazzucco, Nadia Terranova e Lidia Ravera. E poi tante letture di testi sul libro: Gustave Flaubert, Marguerite Yourcenar, Romano Guardini, Virginia Woolf, Herman Hesse, Isaac Asimov, Alberto Vigevani, Giuseppe Pontiggia e tanti altri.

 «La Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore – dichiara Vittorio Bo, Commissario Straordinario Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma Capitale – rappresenta prima di tutto la difesa e la libertà del sapere dell’uomo. I libri sono, da secoli, il deposito delle memorie e delle storie dell’umanità e attraverso di essi conosciamo mondi, passioni, idee che ci vengono tramandate per essere interpretate da noi e portate nelle nostre vite, per consegnarle al futuro. Un concetto espresso chiaramente dalle recenti misure governative che consentono alle librerie e alle Biblioteche di restare aperte, anche nelle zone rosse, stabilendo un principio di non poco conto nel nostro Paese. E cioè il fatto che i libri, in Italia, costituiscono un bene essenziale al pari dei generi di prima necessità, fondamentali come un farmaco o un alimento. Una cura e una commestibilità ritenute risorse primarie”.

Leggi anche: “Leone d’oro alla carriera per Benigni: “Figura di riferimento senza precedenti”

Di seguito il programma di Leggere Sempre

VENERDI’ 23 APRILE

ore 10

Saluti istituzionali

On.Flavia Piccoli Nardelli, Commissione Cultura

Lorenza Fruci, Assessora alla Crescita Culturale

Marino Sinibaldi,Presidente del Centro per il Libro e la Lettura

Ricardo Franco Levi – Presidente dell’Associazione Italiana Editori

Vittorio Bo – Commissario Straordinario Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma Capitale

ore 10,30

Lectio magistralis

La biblioteca come metafora, con Alberto Manguel. Traduzione consecutiva di Marina Astrologo

ore 11

Trame della lettura

Inaugurazione della mostra di Luisa Longo

ore 11,30

La meravigliosa solitudine della lettura, con Lina Bolzoni, a partire dal libro Una meravigliosa solitudine. L’arte di leggere nell’Europa moderna (Einaudi, 2019)

ore 12

Lettura

Noemi Francesca legge Marcel Proust, Il piacere della lettura (Feltrinelli, 2016)

ore 12,15

Il piacere dei classici, con Daria Galateria, a partire dall’ultimo libro di Amélie Nothomb, Gli aerostati (Voland, 2021)

ore 12,45

Letture

Lorenzo Terenzi legge Gustave Flaubert, Bibliomania in Storie di libri amati, misteriosi, maledetti (Einaudi, 2011)

Gabriele Paolocà legge Anatole France, Bibliofilia in Storie di libri amati, misteriosi, maledetti (Einaudi, 2011)

Federica Cassini legge Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano (Einaudi, 2014)

Riccardo Festa legge Stuart M. Kaminski, L’uomo che odiava i libri in Storie di libri amati, misteriosi, maledetti (Einaudi, 2011)

ore 14,30

Roghi di libri e di anime, con Richard Ovenden e Marino Sinibaldi, a partire dal libro Bruciare libri (Solferino, 2021). Traduzione consecutiva di Marina Astrologo

ore 15,15

Letture

Alessandra Langellotti legge Hermann Hesse, L’uomo con molti libri in Storie di libri amati, misteriosi, maledetti (Einaudi, 2011)

Anna Barenghi legge Isaac Asimov, Chissà come si divertivano in Storie di libri amati, misteriosi, maledetti (Einaudi, 2011)

Gioia Salvatori legge Mauro Giancaspro, Nel paese dove tutti vogliono leggere in Storie di libri amati, misteriosi, maledetti (Einaudi, 2011)

Gioia Salvatori legge Giuseppe Pontiggia, Leggere in L’isola volante (Mondadori, 1996)

ore 15,35

Leggere in uno scatto

Premiazione del concorso fotografico indetto da Biblioteche di Roma in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

ore 16,05

I luoghi di Plautilla, con Melania Mazzucco, a partire dal libro L’architettrice (Einaudi, 2020)

ore 16,35

Maestre d’amore, con Nadia Fusini, a partire dal libro Maestre d’amore. Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre (Einaudi, 2021)

ore 17,05

Letture

Federica Cassini legge Virginia Woolf, Come si legge un libro? in Il lettore comune (Il Melangolo, 1996)

Gabriele Paolocà legge Alberto Vigevani, La febbre dei libri.Memorie di un libraio bibliofilo (Sellerio editore Palermo, 2000)

Evelina Rosselli legge Cristopher Morley, Il parnaso ambulante (Sellerio editore Palermo, 1992)

Noemi Francesca legge Romano Guardini, Elogio del Libro (Morcelliana, 1985-2017)

SABATO 24 APRILE

ore 10

Saluti istituzionali

ore 10,30

Roma è mio padre e mia madre, con Manuel Vilas, autore di Roma (Visor, 2021), in collaborazione con la casa editrice Guanda. Traduzione consecutiva di Rossana Ottolini

ore 11 

Roma, città per scomparire, con Lidia Ravera, a partire dal libro Avanti, parla (Bompiani, 2021)

ore 11,30

Guida acustica alla città di Roma, con Letizia Muratori, a partire dal libro The Passenger – Roma (Iperborea, 2021)

ore 12

Come una storia d’amore, con Nadia Terranova, a partire dall’omonimo libro (Giulio Perrone, 2020)*Letture a cura di Romaeuropa Festival

Continue Reading

Interviste

Dittico Noir, suspence e ironia tra penna e sigaro: intervista a Giuseppe Tomei

Fabio Iuliano

Published

on

Giri la copertina e sei già sulla scena del delitto. “L’uomo si muove veloce e silenzioso come un rettile, scivola tra i vicoli sfiorando appena i muri, sfruttando i coni d’ombra dei fiochi lampioni; non ha tentennamenti, prosegue dritto verso il suo obiettivo, sicuro di sé: il passo è lungo, forte e deciso, il respiro non tradisce il minimo affanno”. Così parte L’Uomo, il primo dei due racconti del Dittico Noir di Giuseppe Tomei, tra i primi contributi della collana Geyser, nuovo percorso editoriale della casa editrice Progetto Cultura a cura di Antonello Loreto.

Per scelta editoriale, la collana non indugia su uno specifico genere letterario che, di solito, lega tra loro le opere raccolte in una collana: infatti, l’impronta di Geyser è già nella parola. Il Geyser è un fenomeno naturale che nasce in silenzio, sotto terra, e il suo “incipit” è una semplice bolla d’acqua: attraverso la spinta della sua anima la bolla monta sempre di più, si gonfia all’estremo fino a scoppiare in un fragoroso rumore. Una descrizione che ben dà linfa a una selezione narrativa di nuove voci: un tempo, appunto, li si poteva chiamare autori esordienti o emergenti.

MyZona

Così viene presentato il progetto editoriale dietro Dittico Noir. Nonostante le premesse, a chi conosce Giuseppe Tomei sin dalle sue prime pubblicazioni, questo volume appare più che altro una prova di maturità. Insegnante, direttore artistico, autore e attore teatrale, nonché speaker radiofonico, in Dittico Noir raccoglie e mette a frutto l’esperienza di oltre vent’anni alla ricerca della parola. Lo vedi sia nella costruzione delle due storie, che non prescindono dai cliché tipici dei gialli, ma solo per farli a pezzi pagina dopo pagina, descrizione dopo descrizione. Lo vedi anche nella descrizione, a tratti maniacale, ma solo per portare il lettore sulla scena. Lo vedi nella narrazione e nella meta-narrazione. Perché in entrambi i racconti c’è anche quella.

La copertina

Gli ingredienti sono tanti, in una costruzione in cui fanno breccia anche alcune immagini di Nietzche. Si diceva dei cliché. Quelli tipici di due storie “noir” che non risparmiano elementi forti e, allo stesso tempo, richiamano anche il vecchio giallo “all’italiana”. La penna di Tomei descrive le vicende di due investigatori – collaudati o improvvisati, non importa – che non nascondono tutta la profonda malinconia dei solitari cronici, più per necessità che per scelta. Il cliché finisce mentre i protagonisti iniziano a raccontarsi con grande tenerezza nel loro essere sempre fuori luogo, mentre fingono di respingere, e invece bramano, accettazione e normalità.

E poi, irrompono sul palcoscenico quelle femmes più o meno fatales (altro cliché) che conducono il gioco accendendo il desiderio. Ma è la stessa narrazione che poi vira su scelte inaspettate mentre scorre tra le pagine una galleria di personaggi variopinti, ritratti nelle loro umane e disumane debolezze, mentre ruotano attorno alle sorti dei protagonisti. Così Anselmo Cafarella, il portiere del complesso residenziale. Così Nicola Anzani, lombardo figlio di lombardi a loro volta figli e nipoti di lombardi. Così EuGenio Malfatti. Così il signor Questore. Certo signor Questore, che interagisce con il viceispettore Ugo Nardi mentre è sulle tracce della donna rientrata tra i sospetti delle indagini. Questo per il primo racconto.

Il secondo, La filosofia del somaro (il perché dello strano titolo si scopre solo all’ultima pagina), viene da più lontano nel tempo. Si tratta di un racconto che Tomei ha rielaborato ed è ambientato in un’epoca pre-euro e pre-sisma in un luogo sovrapponibile all’Aquila, la sua città natale. Attorno all’io narrante, questa volta in prima persona, ruotano la bella Eleonora, ‘Cardo, Felix, Gianna, Gerolamo la vedova Piera Giannini. E il vicequestore aggiunto Pascasi. “I personaggi inizialmente erano di più”, spiega Tomei, “ma abbiamo deciso di modificare alcune strutture in fase di editing, eliminando quelli non più fuzionali alla costruzione narrativa che volevamo ora dargli. Un tessuto che avrebbe visto alcuni di questi come figure anacronistiche”.

Si legge con curiosità, ci si appassiona alla storia, si ride e ci si emoziona.

Giuseppe Tomei, nato a l’Aquila nel 1971, è insegnante, direttore artistico, autore e attore teatrale da oltre venti anni. Fra le sue tante opere teatrali ricordiamo Nati con la camicia (di forza) (2015), Mysterium Christi (2018), 700 e non sentirli (2019) oltre allo spettacolo beckettiano All’Umor non si comanda che ha visto la luce qualche settimana fa grazie al progetto del Teatro Stabile d’Abruzzo, “L’arte non si ferma”. Come attore, ha recitato fra l’altro nella commedia musicale Traviata, nel radiodramma L’elefante di Raffaello e nello spettacolo La notte del gran rifiuto, la sua ultima performance. Dittico Noir è il suo secondo lavoro letterario, che fa seguito al romanzo breve Io non c’ero edito da Aurora Edizioni (2018).

Continue Reading

Libri

“Piranesi”: Il labirinto di Susanna Clarke

Martina Carnevale

Published

on

Abbiamo dovuto attendere ben 16 anni, da quando la penna di Susanna Clarke ci aveva colpito al cuore con le avventure di Jonathan Strange & il signor Norrell. I temi come la magia su sfondo ottocentesco, che ben volentieri strizzavano l’occhio alla Londra di Harry Potter, sono un bel ricordo che ritroveremo nelle pagine di questo libro. Ma ora, la musica sembra cambiata. Piranesi vive nella Casa. Il suo mondo è composto da una miriade di saloni, scale e corridoi, che danno vita all’unico posto che realmente esiste.

Ai piani inferiori, le maree hanno sovrastato tutto, mentre a quelli superiori il tetto è fatto di nuvole e pioggia. Piranesi vive così, completamente da solo…o quasi. Insieme a lui, ma solo due volte a settimana, frequenta la Casa anche l’Altro, un uomo misterioso almeno quanto il nostro protagonista, con il quale chiacchiera amabilmente di filosofia e conoscenza. Perché l’obiettivo di Altro, è di studiare quel mondo misterioso che per Piranesi è Casa a tutti gli effetti.

MyZona

Ma ci si può realmente fidare di ciò che lo sguardo ci mostra? E l’Altro? Perché non vive nella Casa come Piranesi? Da dove viene? E tutte le statue che adornano i saloni della Casa…significano davvero qualcosa? Piranesi è un labirinto del cuore e della mente. Tanto complessa è l’architettura del posto, tanto semplice e genuina è la natura del protagonista. Ci si innamora di un uomo che dal nulla, ha tutto. Un uomo primitivo nel suo modo di vivere, ma carico di una poeticità unica nei suoi gesti, nei suoi pensieri. È questa la forza del romanzo, più che del mistero o della struttura di un mondo articolato. Piranesi è. Piranesi esiste, come la Casa.

Il suo Diario diventa l’unica arma che possiedi per capire la sua mente, la sua gioia nel vivere con quelle poche cose che ha, il suo amore per ciò che possiede, ma soprattutto la sua bontà, la sua dolce ingenuità che lo rende un personaggio meraviglioso, puro. Susanna Clarke scrive e descrive magistralmente quest’avventura dai sapori antichi, dal passato perennemente legato al dito da un filo invisibile.

Tutto risplende con la sua scrittura, dai marmi delle statue amiche di Piranesi, agli intrigati diari nascosti nella Casa, dai personaggi misterioso come l’Altro, alla solitudine nostalgica di un uomo che viva nella Natura. Perchè sì, anche la natura è alla base di questa storia, intesa come forza, come elemento, con le sue maree distruttrici e il canto degli uccelli, una potenza primordiale che a contatto con l’uomo può abbracciarlo, o lasciarlo soccombere sotto il suo peso.

Qualcosa mi ricorda vagamente Leopardi e il suo Dialogo della Natura e di un Islandese, ma non voglio scendere eccessivamente nella poetica. In conclusione, la storia di Piranesi merita di esser letta e vissuta. Le prime pagine, come in un viaggio lontano, serviranno a farvi ambientare, a capire come la gente del posto vive e pensa…ma quando tutto vi sarà più chiaro, sfido a dirmi che non siate rimasti anche voi conquistati dalla Clarke e dal suo “eroe”.

La bellezza della casa è incommensurabile; la sua gentilezza infinita.” – Susanna Clarke, Piranesi.

Titolo: Piranesi

Autore: Susanna Clarke

Data di pubblicazione: 2021

Casa Editrice: Fazi

Genere: fantasy, filosofico



 

Continue Reading

In evidenza