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Cinema

Federico Fellini e il film che non girò mai

Oggi nasceva Federico Fellini, nell’ormai lontanissimo 1920. Oltre ai grandi successi e alla consacrazione, la sua carriera ha visto sfumare tanti possibili successi. Nell’omaggio di @AlbertoMutignani ve ne raccontiamo uno.

Alberto Mutignani

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“Questo è Mastorna, un violoncellista, l’eroe del mio film. Doveva iniziare così, con un atterraggio di fortuna al centro di una città sconosciuta.” Nel 1967, Federico Fellini aveva tutte le intenzioni di girare, come prossimo film, questo ‘Viaggio di G. Mastorna, detto Fernet’ che invece, per una serie di circostanze, attese, ritardi, contrattempi, non vide mai la luce. L’incipit è folgorante: un aereo in partenza da una capitale del nord Europa, è costretto ad atterrare per l’insistenza di una bufera di neve. Avvolto dalla tormenta, il protagonista, accompagnato dal suo violoncello, scende e cammina per la piazza spettrale di questa città. Domina, su tutto, una cattedrale gotica di cui non si vede la fine.

E pare che a seguito di questa sequenza – l’unica girata da Fellini – ce ne fossero pronte già altre due: uno spettacolo di danza del ventre, che si chiudeva con il parto improvviso della danzatrice davanti un pubblico gremito ed estasiato, e l’annuncio di uno schianto aereo da parte di un notiziario tedesco. La sceneggiatura, ad oggi, finisce qui, ma tanto ci basta per comprendere le intenzioni del regista riminese: secondo le parole dello stesso Fellini, il film sarebbe ‘la storia di un uomo che è morto, ma non lo sa’.

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Un progetto che nasce subito dopo due grande successi – ‘La dolce vita’ e ‘8 e ½’ – e che non manca di altrettanta ambizione. Dietro Fellini, c’è la figura di Dino De Laurentiis. Un rapporto controverso, quello tra i due: successi, premi, ammirazione reciproca, ma anche liti, frequenti rotture e citazioni in tribunale. Non era difficile, a quei tempi, leggere sul giornale titoli come: ‘Fellini e De Laurentis fanno la pace’, oppure: ‘Rottura tra Fellini e il produttore De Laurentis’. Ed è proprio quest’ultimo a bloccare, per la prima volta, il progetto di ‘Mastorna’.

Nel documentario del 1969 ‘Block-notes di un regista’, Federico Fellini ci mostra per la prima volta le impalcature per alcune delle scenografie del film: lo scheletro di un aereo, fermo su una pista circondata dalla campagna, e poi un gabbiotto e la cattedrale imponente. Fellini tenta più volte di realizzare il viaggio del suo orchestrale: il regista conosce Milo Manara nel 1963, e insieme realizzano due fumetti.

Il secondo, in ordine cronologico, è proprio la trasposizione di ‘G. Mastorna’, che vedrà la collaborazione dei due artisti pubblicata da ‘Il Grifo’ nel 1992. Anche in questo caso, la collaborazione termina prima dei tempi previsti: per un errore della casa editrice, una delle tavole di Manara riporta la scritta ‘Fine’, nonostante mancassero ancora due volumi al termine dell’opera. Federico Fellini, prendendolo come un segno del destino, decise di accantonare il progetto e di chiudere le collaborazioni con Manara.

Ciò che rimane, al termine di questa piccola epopea produttiva, è l’idea alla base, che ancora affascina nonostante gli anni, e nonostante il fatto che sia rimasta, per l’appunto, solo un’idea: un uomo che vaga in un limbo etereo – oggi diremmo ‘felliniano’, non a caso – dove non esistono dimensioni funeree né paesaggi dell’oltretomba, dove la figura femminile di una hostess ricopre i panni del Caronte, traghettatore di anime, attraverso una slitta che conduce a un albergo, alla dimensione dell’Altrove.

Alle poche righe di sceneggiatura, possiamo aggiungere gli elementi che Fellini inserisce negli scampi epistolari con De Laurentis: secondo i piani originali di Fellini, la danzatrice del ventre, prima ancora che una donna gravida, doveva essere un trans che infastidiva Mastorna, al punto da indurlo a lasciare la hall dell’albergo. Ancora, in una scena successiva, Mastorna avrebbe vagato per i corridoi lunghi e vuoti dell’hotel sommerso dalla neve, con le finestre che danno sul nulla, con dei silenzi spettrali, e poi sarebbe stato assalito dalla voglia di ritornare a casa, da sua moglie.

Imbastendo il viaggio di ritorno, però, accadono due imprevisti: è qui che, più che in ogni altra sequenza, riconosciamo Fellini: l’incontro con un amico di vecchia data, morto molti anni prima, e l’arrivo di una donna angelica, la Beatrice di questo film mai realizzato, che nella testa di Fellini doveva avere il volto della cantante Mina. Ancora: “Una vera bolgia di corpi umani, convergenti in una medesima direzione, e nella loro caduta, non privi di disinvoltura e di brio. Ma dopo essersi spappolati, si sollevano e pieni di slancio, tornano a salire verso le rampe, per poi precipitarsi di sotto, di nuovo a capofitto”. In questa scena, il personaggio centrale è Armandino, un disperso come Mastorna, che il protagonista incontra in un night, dopo essere svenuto.

Armandino è l’anima che più di tutte sembra conoscere le regole del limbo: i morti, essendo tali, non provano dolore fisico. Per questo, nella scena prevista da Fellini, centinaia di morti si sarebbero gettati dal tetto di un night, finendo sull’asfalto, senza scalfirsi e anzi provando un certo divertimento, unito a una nota splatter inedita per Fellini, ma che rispondeva di certo al gusto gore che in Italia dominava la scena horror di quegli anni. Poco dopo, in un cimitero, la vena horror sarebbe stata pizzicata ancora, con un risveglio dei morti sottoforma di zombie.

Il film diventa così, nella testa di Fellini, un circo diffuso, ed è così che immaginava probabilmente la morte, con le sue figure femminili vivide, carnali, e tutt’attorno il mondo etereo delle anime perse, sommerse da una neve che ci ricorda, come intervento celeste, ‘I Morti’ di James Joyce, di cui abbiamo recentemente parlato. Per queste ragioni, e per molte altre, un critico molto legato a Federico Fellini come Vincenzo Mollica, ha voluto definire questo film come ‘Il film mai realizzato più famoso al mondo’.

Ci sentiamo di condividere l’entusiasmo che, dopo anni, ancora ci smuove un sentimento di affetto, per il regista che fu. Oggi, di quel regista, rimangono le impalcature a cielo aperto, le macerie del circo che appare travolto, come l’Italia scomparsa di quella stagione, da un inverno perenne.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Cinema

Franceschini fa sul serio: cinema, teatri e musei riaperti dal 26 aprile

Federico Rapini

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Franceschini riapre musei cinema e teatri

Dopo una serie interminabile di annunci e smentite, ritardi e rilanci, chiusure totali e aperture parziali, forse ci siamo: il 26 aprile è la data che il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha individuato per la riapertura di musei, cinema e teatri. Un tira e molla protrattosi per mesi, gravato dall’infinita oscillazione tra zone rosse e arancioni che, però, male hanno celato la vera assenza di una progettazione a lungo termine.

Le polemiche, nel corso di questi mesi, ulteriormente incandescenti nel corso delle ultime settimane, non hanno risparmiato il ministro, reo di tanti proclami e scarse attenzioni verso un mondo, quella della cultura, che in Italia è parte essenziale e imprescindibile per il Pil nazionale e che, non fosse altro per la storia meravigliosa del nostro Paese, è vanto agli occhi della comunità internazionale.

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Spartiacque della decisione è, come ormai noto, il Comitato Tecnico Scientifico, al quale spetta l’ultima parola sulle riaperture e che ora, finalmente, seppur con notevoli pressioni, sembra avallare la possibilità tanto auspicata dagli addetti ai lavori. “Io ho discusso con il Cts soprattutto per avere un allargamento della partecipazione per gli eventi all’aperto”, ha spiegato Franceschini. “Sarà possibile lavorare a un’estate con una maggiore elasticità al chiuso e una maggiore disponibilità per gli eventi all’aperto. Io vorrei ci fosse, anche mettendo qualche misura di sicurezza in più, un allargamento del numero di spettatori all’aperto. Abbiamo bisogno tutti di un’estate con piazze e strade che compatibilmente con la sicurezza siano pieni di spettacolo, musica, danza e prosa”.

“Dal 26 aprile, con qualche giorno di anticipo rispetto all’ipotesi dei primi di maggio, potranno riaprire teatri, cinema, musei e eventi all’aperto con misure di limitazione della capienza che conoscete e che abbiamo lungamente discusso con le categorie e gli esercenti”. Poi precisa: “Da Cts ok a nostre proposte”. E ringrazia “tutti quelli che domani (oggi ndr) saranno in piazza. Sono con voi”.

Oggi, 17 aprile, a Piazza del Popolo a Roma manifesteranno i Bauli in Piazza (dalla quale faremo un collegamento in diretta sulla nostra pagina Facebook) insieme ad oltre 100 organizzazioni. Prenderanno parte alla manifestazione romana che verrà aperta da un flash-mob a cura degli stessi Bauli e che poi si svolgerà coinvolgendo la presenza e le testimonianze di tutte le sigle aderenti. La protesta dei lavoratori del mondo dello spettacolo, che il 14 aprile hanno occupato il Globe Theatre a Villa Borghese, continua nonostante le parole di Franceschini. Fermi da oltre un anno e senza ancora risposte certe sul futuro, il movimento ha ottenuto anche il supporto di personaggi come Gianna Nannini, Luciano Ligabue e Piero Pelù.

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Cinema

Road to Oscars 2021: Tutto ciò che dovete sapere sulla cerimonia del 25 aprile

Riccardo Colella

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Ci avviciniamo sempre più alla cerimonia d’assegnazione dei 93esimi Academy Awards. A poco più di una settimana dall’evento, infatti, fervono i preparativi per la notte cinematografica più attesa dell’anno. The Walk of Fame ha ideato per voi una “marcia d’avvicinamento” al 25 aprile, chiamata Road to Oscars 2021, con degli speciali su alcuni dei film e degli attori in gara, allo scopo di guidarvi nel migliore dei modi verso la Notte degli Oscar 2021.

Per rimanere sempre aggiornati sugli ultimi sviluppi e conoscere i tasselli che andranno a comporre la serata di premiazione, inoltre, ecco un utile vademecum che vi consentirà di avere una panoramica più ampia sull’evento.

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COME E DOVE SI TERRÀ L’EDIZIONE 2021 DELLA NOTTE DEGLI OSCAR?

La cerimonia di premiazione si terrà in una veste del tutto nuova, rispetto a quanto avvenuto finora. A causa dei rigidi protocolli anti Covid-19, infatti, la serata si svolgerà, per la prima volta, in una doppia location: il Dolby Theatre di Hollywood e la Union Station di Los Angeles. L’evento si terrà in presenza esclusivamente per candidati e presentatori.

NOMINATION E PRONOSTICI?

A fare la parte del leone, con ben 10 candidature, troviamo Mank di David Fincher. Subito dietro, segue a ruota e con 6 nomination, il quintetto composto da Nomadland, Il processo ai Chicago 7, Minari, Sound of Metal e The Father. Occhio anche all’Italia che, col Pinocchio di Matteo Garrone e il brano Io sì (Seen) cantato da Laura Pausini per La vita davanti a sé (che per l’occasione si esibirà nel corso della cerimonia), porterà un bel pezzo di tricolore nel cuore del cinema hollywoodiano. Attenzione anche a Chadwick Boseman, con la sua candidatura postuma nella categoria miglior attore protagonista. Al presente link, trovate l’elenco delle nomination.

CHI CONDURRÀ LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE?

Per il terzo anno consecutivo, gli Academy Awards potranno contare su una pluralità di presentatori. A condurre la cerimonia di premiazione, infatti, gli organizzatori hanno selezionato un primo nutrito (e non definitivo) gruppo di star che annovera celebrità come Angela Bassett, Brad Pitt, Halle Barry Bong Joon Ho, Don Cheadle, Laura Dern, Harrison Ford, Bryan Cranston, Renée Zellweger, Regina King, Zendaya, Reese Whiterspoon, Rita Moreno e, ultimo ma non ultimo, Joaquin Phoenix.

DOVE VEDERE LA NOTTE DEGLI OSCAR 2021?

Tutto ciò premesso, rimane da sciogliere l’ultimo nodo legato all’evento: “Dove sarà possibile vedere la cerimonia di premiazione?”. La diretta della Notte degli Oscar 2021 sarà, anche quest’anno trasmessa da Sky in esclusiva per l’Italia. L’appuntamento è per la notte tra il 25 e il 26 aprile, a partire dalle 00:15, in diretta sul canale tematico Sky Cinema Oscar, per l’occasione visibile da oggi fino al 30 del mese e che, in questo lasso di tempo, ospiterà una maratona di oltre 100 film premiati nelle precedenti edizioni. Ad accompagnare i telespettatori, a partire dai momenti salienti del red carpet, il rodato duo composto da Franco Castelnuovo e Antonio Canova, insieme alla giornalista di Sky TG 24 Denise Negri.

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Cinema

Morta Helen McCory, la zia Polly di Peaky Blinders

Federico Rapini

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Helen McCory Peaky Blinders è morta

Helen McCory, attrice inglese di 52 anni, muore dopo una lunga battaglia con il cancro.

“Con il cuore a pezzi devo annunciare che dopo un’eroica battaglia contro il cancro, la bella e straordinaria donna che è Helen McCrory è morta in pace a casa, circondata da un’ondata di affetto da parte di amici e familiari” queste le parole del marito, l’attore Damian Lewis.

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La poliedrica attrice era noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di zia Polly in Peaky Blinder e quello di Narcissa Malfoy in Harry Potter.

Soprattutto nella serie sulla gang di Birmingham Helen McCory ha avuto una parte cruciale. Era lei la vera matriarca della famiglia Shelby. Il profilo social di Peaky Blinders, appresa la notizia, ha voluto rendere omaggio all’amatissima zia Polly: “Tutto il nostro amore e i nostri pensieri sono con la famiglia di Helen. Riposa in pace”.

In Harry Potter la figura di Narcissa Malfoy, madre dello studente meno gradito al protagonista, dopo un duraturo ruolo da antagonista si rivela fondamentale per la sopravvivenza del maghetto più famoso del mondo.

Altri ruoli che le hanno dato lustro sono stati quelli della madre di Giacomo Casanova in Casanova, al fianco di Heath Ledger, e quello di Cherie Blair in “The Queen-La regina” del 2006.

L’ultimo triste saluto del marito ne descrivono sinteticamente, quanto pienamente, la sua vita nonostante la malattia: “È morta come ha vissuto. Senza paura. Dio, l’abbiamo amata e sappiamo quanto siamo stati fortunati ad averla avuta nelle nostre vite. Ora vai in cielo, piccola, e grazie”.

Lascia marito e due figli di 15 e 14 anni.

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