“Ex – Demo Fatta In Casa”, l’urlo liberatorio dei Bloop. L’intervista

Si intitola Ex – Demo Fatta In Casa il nuovo ep dei della indie-rock band milanese Bloop.

Quattro brani rock-cantautorali che hanno radici lontane, immortalate in una demo del 2016, registrata, editata e mixata totalmente in casa. Da qui, appunto, il titolo di Ex – Demo Fatta In Casa.

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La pandemia in corso e i mesi di lockdown trascorsi hanno convinto i quattro Bloop a recuperare quei materiali, dargli nuove vesti e colori, investirli dell’esperienza maturata negli ultimi anni e portarli in uno studio di registrazione.

Ce ne parlano in questa intervista.

Come nascono i pezzi e quanto è durato il processo di songwriting degli stessi?

Le canzoni di questo EP (ma anche di quello precedente, perlomeno come struttura base di testo e musica) nascono dalla collaborazione in misura variabile tra me (Francesco) e Alessandro, con cui abbiamo fondato il primo nucleo del gruppo parecchi anni fa.

Negli anni, i componenti e anche la struttura del gruppo sono cambiati parecchio, ad esempio all’inizio c’erano due voci. “Margherite sulle rocce” è la prima che ho scritto e che abbiamo provato in sala, ed è paradossalmente quella che è cambiata meno degli anni.

“Anni di piombo” invece è la più recente delle quattro, quando l’abbiamo arrangiata avevamo già una formazione stabile. “Due” e “Zitto”, a differenza delle altre, sono realizzate a quattro mani anche nella scrittura: “Due” è la fusione di appunto due canzoni inizialmente separate, una mia e una di Ale, accomunate dal tempo in tre quarti.

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“Zitto” è un mio testo su una musica di Ale, scritti individualmente e in momenti diversi, che abbiamo scoperto coincidere perfettamente praticamente per caso. 

Infine, con l’assestarsi della formazione nella struttura attuale, verso fine 2015, c’è stato tutto il lavoro di riarrangiamento, ma anche qualche modifica strutturale, che ha portato i pezzi alla forma definitiva. Andando a memoria, complessivamente sono passati circa tre anni dalle prime idee fino alla registrazione della “demo fatta in casa” nel 2016, che ora è diventata “ex”.

Quali band hanno influenzato il sound del disco e quali avvenimenti i testi dei brani?

Per quanto riguarda i testi invece, devo scavare un po’ nella memoria ma ce la posso fare. “Anni di piombo” è nata dall’incontro con un’anziana signora durante un viaggio, mi aveva molto colpito la perfetta convivenza in lei di sentimenti apparentemente contrastanti come ironia e malinconia, consapevolezza e rassegnazione.

Per “Due” non possiamo parlare di un avvenimento in particolare, è una riflessione sui rapporti interpersonali scaturita da tanti eventi ed esperienze che non sapremmo nemmeno identificare con precisione.

“Margherite sulle rocce” l’ho scritta quando ho ricevuto l’annuncio delle nozze di un caro amico, mi è sembrato il finale perfetto considerando il suo sforzo di rimanere se stesso in diversi anni trascorsi in ambienti sgradevoli, cosa che a mio parere gli ha permesso alla fine di ottenere quello che desiderava di più.

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“Zitto” invece l’ho scritta in un momento di rabbia verso atteggiamenti snob e arroganti che non sopporto, ricordo che l’appuntai sul cellulare mentre guardavo il soggetto in questione.

Durante la pandemia e il lockdown come avete impiegato il tempo? Le tracce presenti nell’ep sono frutto anche di questi ultimi mesi?

Abbiamo reagito bene al primo lockdown, nonostante eravamo in piena campagna promozionale di “Schiacciatempo” e purtroppo è saltato tutto ciò che era da farsi dal vivo, ma ci siamo tenuti impegnati con interviste e video “covid-live”, in cui ognuno suona dalla propria cameretta nel proprio quadratino di schermo.

Ci siamo sentiti tutte le settimane e appena è stato possibile abbiamo ripreso le prove in casa con batteria elettronica e mini-impianto, raccogliendo qualche nuovo spunto che ora stiamo sviluppando in saletta.

In quel periodo abbiamo anche deciso di sfruttare le prime riaperture per sistemare finalmente la vecchia demo registrata nel 2016, sperando in una seconda pubblicazione senza restrizioni.

Fortunatamente nel periodo della seconda ondata avevamo già terminato le registrazioni e il missaggio in studio e, dopo un primo momento di stop da sconforto, abbiamo potuto quantomeno finalizzare il mastering e programmare la pubblicazione dell’EP a distanza.

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Diciamo quindi che le tracce non sono frutto di quei mesi nella loro concezione, ma solo limitatamente al lavoro di revisione e ri-registrazione.

Ora che c’è la possibilità di suonare dal vivo, avete in mente un tour?

Eh… bastasse averlo in mente! Diciamo che abbiamo ripreso un po’ di contatti in queste ultime settimane e dovremmo riuscire a organizzare qualcosa nei dintorni di Milano, già questo ci sembra incredibile dopo tanto tempo!

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Marta Scamozzi
Valtellinese di nascita espatriata in Danimarca. Tra le sue missioni c’è quella di insegnare al mondo la pronuncia corretta della parola “Måneskin”. Laureata in ingegneria e appassionata di musica e cinema, divide la propria vita tra scrittura, arte e impianti termodinamici. Le sue religioni sono la Scienza, la comunicazione, Ingmar Bergman, gli Iron Maiden e Dodi Battaglia.

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