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Enne, flusso di coscienza al tempo del Covid: il nuovo libro di Buscemi

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Nei primi mesi di quest’anno Dance of the Clairvoyants, uno dei nuovi pezzi dei Pearl Jam è diventato realmente profetico. Il brano – inciso e divulgato in tempi non sospetti per lanciare il nuovo album della band di Seattle – si è trasformato in un inconsapevole messaggio subliminale ad anticipare un tempo sospeso e indefinito nel descrivere una società fatta di individui “intrappolati ciascuno nella propria  scatola” mentre i numeri del calendario continuano a cadere sul pavimento.

Enne (Zerobook 2020), il nuovo libro del giornalista Piero Buscemi, redattore della testata giornalistica Girodivite, racconta il mondo da una di queste scatole all’interno della quale si è ritrovato a svolgere il lavoro di testimone dei nostri giorni, chiuso in casa a raccattare storie da rendere giornalisticamente pubblicabili e appetibili al lettore.

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Per un certo tempo, momenti di riflessione e di introspezione intimi hanno preso il posto della vita sociale. Momenti in cui si è obbligati a scavare nel proprio presente, rimpiangendo momenti del nostro recente passato e, inevitabilmente, protratti verso un futuro incerto che, da fonti informative contrastanti e confuse che sono pervenute, hanno lasciato un sentimento di incertezza.

Ne esce fuori una specie di diario intimo, che è stato lo spunto di questo libro, disponibile nelle principali piattaforme digitali. Un lavoro che si è sviluppato dopo qualche settimana dall’avvio della quarantena che, originariamente era stato quantificato in quindici giorni. La prosecuzione di questa nuova condizione ha suscitato la voglia di documentare le sensazioni personali, condivise a distanza con il resto della redazione, con gli amici di sempre e tanti ritrovati dopo anni di silenzi distratti.

 “Ho sentito necessario il bisogno di dedicare il tempo disponibile alla scrittura”, spiega Buscemi, “impiegandola a riepilogare le sensazioni e gli stati d’animo, variabili e imprevedibili, che ogni giorno mi ha offerto. Mi sono ritrovato così a far fronte a un dovere da cronista, in cerca delle notizie più consone ad essere trattate sulle pagine di Girodivite, e la libertà di scrivere di me stesso e degli eventi che, nonostante il Covid-19, era scontato che si verificassero”.

Il titolo del libro è legato alla lettera N che sta ad indicare un numero imprecisato di giorni già trascorsi dal momento che ho scelto di iniziare a scriverlo. Ogni capitolo è numerato riprendendo il titolo con l’aggiunta di un numero progressivo aggiunto con il segno “+”.

I capitoli Enne, procedono lenti scandendo i momenti di un tempo sospeso e indefinito. Un contesto in cui il “flusso di coscienza” ci permette di dar sfogo a i nostri pensieri senza scadere nella retorica. Condividi?

Credo che questa situazione di chiusura non prevista, come tante “cose” umane che non sappiamo comprendere, sia stata l’occasione per fermarsi con noi stessi e prendere coscienza di quelle barriere mentali che il mondo intorno a noi ci costruisce nel tempo. L’errore è continuare a sottovalutare tutto questo, credendo di poterlo dominare. L’imprevisto è sempre oltre la nostra illusoria sicumera e ci troverà sempre impreparati.

La tua penna confonde la percezione della realtà con l’immaginazione e la dimensione onirica. Una dinamica del pensiero a cui sei abituato?

Mi viene in mente la battuta pronunciata da Lello Arena in un noto film di Troisi, quando parlando di libri dà per certo che Dante conoscesse veramente Beatrice. Sono convinto che in ogni libro ci sia sempre una parte della vita di chi lo ha scritto. L’immaginazione è la parte creativa che rende l’esistenza il viaggio onirico che sogniamo di vivere.

Restare a casa e cercare i dati per fare cronaca. Cosa vuol dire fare il cronista nell’era del Covid? Un momento in cui si può  raccontare e interpretare lo stesso fatto in tanti modi diversi?

Il rischio che si corre è quello di monopolizzare gli argomenti perdendo la percezione della realtà e degli eventi che, in ogni caso, sono accaduti e continuano ad accadere. Con Girodivite abbiamo provato a non farci condizionare da questo monopolio. Pensa che avrei potuto ogni giorno utilizzare l’autocertificazione prevista per i giornalisti e spesso, invece, mi sono sentito come un violatore delle regole. Il mondo è ancora fatto di ingiustizie, sfruttamento e angherie di ogni genere. Le uniche cose che nessun lockdown ha frenato.

Il tuo trascorso e il tuo attivismo in associazioni come ActionAid ed Emergency ti hanno di messo di fronte a una serie di emergenze, su vari fronti. Come giudichi il livello di comunicazione delle emergenze allo stato attuale? Non solo riferito all’emergenza Coronavirus (i cui toni dovrebbero prendere le distanze da catastrofismi o negazionismi)?

Il vero problema oggi, per assurdo se consideriamo che siamo bombardati di comunicazione tutti i giorni, è che c’è una tendenza generalizzata a conformare le notizie ad uno standard che debba essere accettato da tutti. Fino a qualche anno fa abbiamo vissuto l’illusione che ci fosse una differenza chiara sulla scelta degli argomenti e il modo con cui dare una notizia. Per intenderci, quando si decideva di guardare un tg di Rete4 o di RaiTre, lo si faceva consapevoli che avremo ricevuto un’informazione “diversa”. Oggi qualche dubbio rimane. Oggi si rischia davvero di essere tacciati di demagogia o addirittura essere giudicato un untore mediatico se vogliamo pensare al Covid con una prospettiva che non si uniforma necessariamente a un certo tipo di globalizzazione dell’informazione. Oggi è diventato un problema farsi domande.

Zerobook Girodivite si conferma una solida realtà editoriale di supporto a un sito di informazione aggiornato e con pezzi originali. Come viene dettata la linea quotidianamente?

 Girodivite ha da oltre 25 anni un particolare segreto: non imporsi una linea editoriale quotidiana o settimanale che sia. Abbiamo collaboratori in tutta Italia senza particolari vincoli. Certo non supportiamo articoli nei quali non ci riconosciamo. Mi riferisco ad articoli che inneggiano al razzismo, al fascismo o alla mafia, tanto per citarne qualcuno. Lo zoccolo duro della redazione, come si dice in questi casi, analizza i contributi che riceviamo quotidianamente e giudica quelli pubblicabili. Un’attenzione particolare è data alle notizie delle così dette “città invisibili”, ossia gli eventi che sono occultati dai “grandi” argomenti delle testate più blasonate. Ti ripropongo la testimonianza di un nostro redattore, Adriano Todaro, scritta per il 25° festeggiato nel 2019: 25 anni e la linea editoriale ‒ Se i giornali popolari inglesi, i tabloid, seguono la linea editoriale delle 5 S (sesso, sangue, soldi, spettacolo, sport) noi dobbiamo continuare con le due A (antifascismo, antimafia) e le due L (legalità, libertà). E ci deve sempre illuminare il faro della Costituzione. Ed anche quanto diceva Pippo Fava: ‘A che serve essere vivi, se non c’è il coraggio di lottare?’.

L’AUTORE

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965. Redattore del periodico online www.girodivite.it, ha pubblicato : Passato, presente e futuro (1998), Ossidiana (2001, 2013), Apologia di pensiero (2001), Querelle (2004), L’isola dei cani (2008, ZeroBook 2016), Cucunci (2011), Le ombre del mare (2017, edito da Bibliotheka). Ha curato l’antologia di poesie Accanto ad un bicchiere di vino (ZeroBook 2016); e le antologie di articoli di vari autori pubblicati su Girodivite: Parole rubate (2017), Celluloide (2017). Per il volume di poesie Iridea di Alice Morino (ZeroBook, 2019) ha contribuito con una scelta di suggestioni fotografiche. Vincitore di diversi premi letterari, alcuni suoi racconti e poesie sono contenuti in alcune antologie nazionali. Il romanzo Querelle è stato tradotto in inglese e pubblicato dalla Pulpbits Press (Stati Uniti). È tra i fondatori dell’associazione culturale “Aromi Letterari” di Messina. Sostenitore Emergency, collabora con l’Avis ed è promotore delle iniziative di ActionAid Italia.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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La misteriosa Accademia per giovani geni: su Disney Plus la nuova serie tv per ragazzi

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La misteriosa Accademia dei giovani geni è la nuova produzione originale targata Disney Plus. Il debutto avverrà oggi, 25 giugno, con un doppio episodio. La serie è tratta dalla saga di romanzi best seller per ragazzi di Trenton Lee Stewart, La misteriosa accademia per giovani geni, edita in Italia da Mondadori e disponibile dallo scorso 15 giugno nelle librerie.

La storia segue le vicende di quattro bambini fuori dal comune che, dopo aver vinto una borsa di studio, vengono reclutati dal bizzarro Signor Benedict per una pericolosa missione, il loro compito è salvare il mondo da una crisi globale, chiamata L’Emergenza. Reynie, Sticky, Kate e Constance devono infiltrarsi nel misterioso istituto per l’apprendimento della Veritas e dell’Illuminazione per scoprire la verità che si nasconde dietro la crisi. Quando il preside, il misterioso Dottor Curtain, viene identificato come il probabile responsabile di questo panico mondiale, i ragazzi del misterioso Club Benedict devono escogitare un piano per fermarlo.

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Praticamente una piccola Umbrella Academy in età scolare.

Nel cast troviamo il vincitore degli Emmy Award Tony Hale, nel doppio ruolo dei fratelli gemelli Mr. Benedict e L.D Curtain, rispettivamente mentore dei giovani protagonisti e loro principale antagonista. Il resto del cast è composto da Kristen Schaal nei panni di Numero Due, MaameYaa Boafo impersona Ronda; Ryan Hurst è Milligan. Gia Sandhu vestirà i panni di Ms. Perumal, mentre Seth B. Carr darà le sembianze a George ‘Sticky’ Washington. E ancora Emily De Oliveira, interprete di Kate; Mystic Inscho nei panni di Reynie e Marta Kessler in quelli di Constance.

Inizialmente la serie era stata ordinata da Hulu, per poi essere spostata su Disney Plus per via del suo tono adatto a tutta la famiglia.

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Le riprese della serie sarebbero dovute iniziare nella primavera del 2020 nella Columbia Britannica, ma vennero rinviate a causa della pandemia di COVID-19. La produzione iniziò nell’agosto 2020 e si conclusero nel gennaio 2021

Sonar Entertainment, 20th Television, Jamie Tarses, Karen Kehela Sherwood, Deepak Nayar, James Bobin, Matt Manfredi (creatore e sceneggiatore) e Phil Hay (creatore e sceneggiatore) sono gli executive producer della serie. Darren Swimmer e Todd Slavkin sono gli showrunner.

La serie è composta da 8 episodi, che saranno rilasciati settimanalmente, dalla piattaforma Disney plus, a partire dal 25 giugno.

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Il bon-ton scandinavo e le sue contraddizioni

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Gli italiani hanno una spiccata tendenza a lamentarsi per qualsiasi cosa: la struttura sanitaria traballante, il lavoro sottopagato o inesistente, la politica, il caldo, il freddo. In Italia spesso il patriottismo scarseggia. Si preferisce guardare altrove, verso qualche allettante Isola che non c’é dove i bambini sono felici, si puó volare e non esistono problemi economici. Il Nord Europa, ad esempio, viene visto come una terra promessa.

Quando il danese Christian Eriksen si è accasciato al suolo nel bel mezzo di Danimarca- Finlandia, tutta la squadra è venuta in suo soccorso trainata dal capitano Kjær, che ha suscitato l’ammirazione del mondo. Le reazioni alla vicenda sarebbero dovute fermarsi ad una profusione di umanità, da manifestarsi con auguri di pronta guarigione ed elogi all’eroico Kjær. Invece, dopo qualche ora, I commenti agli articoli italiani riguardo al fatto iniziavano ad avere un sapore un po’ troppo politico: “eh ma perché in Danimarca le persone vengono istruite a gestire queste situazioni”, “eh ma quello é un paese dove la sanità funziona”, “eh ma che civiltà: così gentili, altruisti, giusti, umani…”

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Ora le generalizzazioni lasciano spesso il tempo che trovano, ma le generalizzazioni che paragonano un piccolo gruppo ad un intero paese rischiano di essere dannose. Innanzitutto, Kjær è stato eroico, punto. Non il popolo danese, non la Scandinavia: l’uomo Kjær. Normalizzando il suo atto, assumendo che questo sia solamente un prodotto della società scandinava, si rischia di sminuirne il gesto. Secondariamente, è inutile assumere che i popoli scandinavi sono migliori di quelli dell’Europa del sud, perché non è vero.

Di seguito sono elencati alcuni  punti che descrivono come anche in Scandinavia vivano dei comuni mortali.

Che, a volte, sbagliano.

1 – Le premesse culturali

Forse per qualche strascico di moralismo proveniente dalla cultura Cattolica, che insegna a essere bimbi buoni anche a costo di non adattarsi alla massa; forse per l’incredibile Storia che l’Italia puó vantare, la societá italiana tende a essere individualista. I bambini vengono spesso premiati se sono “piú degli altri”: piú bravi a scuola, piú educati, piú posati, piú estroversi, primi negli sport, piú intelligenti, piú originali.

I bambini scandinavi, dall’etá pre-scolare, ricevono un’educazione basata sulle “leggi di Jante”. Tali leggi sono una raccolta di indicazioni comportamentali prese piuttosto sul serio dagli scandinavi, che per un qualsiasi genitore italiano risulterebbero agghiaccianti.

“Non credere che a qualcuno importi di te” , “non credere di poterci insegnare qualcosa”, “non credere di essere capace di qualcosa”, “non credere di valere quanto noi”.

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 Lo scopo di tale educazione é l’ammortizzazione dell’individualismo  e l’incentivazione dello spirito di gruppo – spirito  che si é percepito chiaramente durante Danimarca – Finlandia. Leggendo il contenuto delle leggi é evidente che la cultura di scandinava di base é sí diversa da quella italiana, ma presenta altrettante ombre – anche se differenti.

2 – Salvare l’immagine

Ció che si é visto al trentottesimo di Danimarca –  Finlandia é stata una squadra unita e uno stadio ripreso dall’alto. Ció che non si é visto sono state camionette della polizia che sfrecciavano in mezzo ai tifosi seduti sull’erba nell’Fælledparken, l’enorme parco che circonda Telia Parken (lo stadio di Copenhagen, dove si stava svolgendo il match), che si stavano godendo la partita dall’I-Pad. Si elogia la prontezza dei soccorsi danesi: la realtá, é che fuori dallo stadio l’ambulanza c’era, la scorta per proteggere un calciatore in caso di un eventuale infortunio invece no. E cosí si é creata la situazione grottesca, quasi comica, in cui le quattro route delle forze dell’ordine tagliavano di fretta il tragitto verso lo stadio passando sopra l’erba, ignorando l’esistenza di strade cementate,  urtando tifosi ignari.

Gli scandinavi non sono sempre migliori degli Italiani ma sono generalmente piú bravi ad offrire un’immagine migliore di sé. É una questione di abilitá comunicativa: si é sentito di quanto la squadra fosse preparata all’emergenza, non del fatto che tutto sommato i soccorsi non siano stati poi cosí impeccabili.

Quando I Måneskin hanno vinto l’Eurovision, I titoli sui giornali danesi elogiavano la “Band Danese-italiana” vincitrice, non la “band italo-danese” (di fatto, per un ottavo danese ma nata e cresciuta a Roma): una piccola differenza comunicativa che, peró, indica il bicchere mezzo pieno collocando la Danimarca in testa al carro del vincitore.

Si sente spesso parlare di quanto la Scandinavia sia all’avanguardia per quanto riguarda il focus sulla sostenibilitá ambientale. Sí: grazie alle incredibili risorse naturali ed economiche di cui dispone il nord Europa, la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili é estremamente elevata. In molte zone, tuttavia, la raccolta differenziata non esiste. La coscienza ambientale é intermittente, spesso piú un’etichetta da indossare quando ci si trova dentro certi tipi di gruppi, piú che una questione sentita personalmente. Ma, questo, non é quello che si percepisce all’estero.

3 – Il Sistema sanitario

“Il Sistema sanitario danese funziona: per questo I paramedici sono riusciti a rianimare Eriksen cosí velocemente. Non é come in Italia”.

Il Sistema sanitario danese ha funzionato agli Europei perché si trattava di un match importante, la partita era in mondo visione, I rischi di incidenti erano concreti ed Eriksen é stato relativametne fortunato. La Danimarca ha un Sistema sanitario pubblico quasi completamente gratuito, ma con tempistiche estremamente lunghe e personale sottodimensionato. In caso di emergenza, chiamare un’ambulanza é un’operazione molto difficile: sono pochissime quelle disponibili. Succede che, se si é in pericolo di vita, risulta piú sicuro prendere un taxi. Gli specialisti scarseggiano: per una visita dermatologica a Copenhagen possono volerci quattro mesi, per una psichiatrica sei. Un italiano intervistato riferisce che, uno dei motivi principali per cui tornerebbe in Italia, é il Sistema sanitario: “so che vivendo in Danimarca metto a rischio la mia vita ogni giorno a causa delle lacune del Sistema sanitario danese”.

4 – L’economia

L’economia danese é un susseguirsi di sussidi di disoccupazione, redditi di cittadinanza e pensioni per disabili. I criteri per ricevere un sussidio sono facilmente soddisfatti e le regole, quando necessario, piú che aggirabili. Questo porta un incredibile numero di residenti ad approfittare del sistema intascando sussidi per le ragioni piú fantasiose.

Inoltre, i teenager danesi iniziano a prendere uno stipendio dallo stato all’etá di diciotto anni, vanno a vivere da soli all’etá di vent’anni, si sposano e fanno figli prima dei venticinque perché se lo possono permettere.

Il primo matrimonio spesso fallisce prima dei trenta, ed é a quel punto che spesso I giovani danesi iniziano una complessa ricerca interiore e relazionale che solitamente in Italia viene intrapresa una volta finite le superiori. 

In conclusione, Il denaro é tanto e ce n’é per tutti, ma questo non é sempre un bene.  

5 – Le conseguenze culturali

Uno degli effetti di un Sistema che punta molto sulla facciata e tende a dis-individualizzare l’individuo puó essere una certa frustrazione diffusa simile a quella tipica Italiana, che, ancora,  parte da ragioni differenti. Il consumo pro-capite di alcol in Danimarca é alto, cosí come quello di droghe illegali (la percezione che si ha di queste, spesso, é normalizzata a causa del clima scandinavo di libertá un po’ snob, un po’ high-class). Lo scandinavo, in quanto essere umano, ha generalmente gli stessi problemi di un italiano. Spesso, peró, é portato a nasconderli meglio e lamentarsi di meno. Con tutti gli intoppi emotivi che questo puó comportare, una cosa gli Italiani potrebbero impararla dai popoli nordici: un po’ di becero patriottismo porta a vedere il bicchiere mezzo pieno, a prendere le certe sfide con leggerezza, ad analizzare certe situaizoni per quello che sono.

Per esempio, vedendo il gesto commovente di una squadra di calcio come tale, piuttosto che prenderlo come pretesto per lamentarsi dell’essere italiani. Al limite, applaudendo le gesta di una cultura diversa, non migliore o peggiore.

A parte per…

6 – Il cibo

Beh, effettivamente quello in Danimarca é peggio.

Photo by Nick Karvounis on Unsplash

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Franceschini visita Aielli ed esalta la street art: capace di rivitalizzare i borghi antichi

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Sono passati 32 anni da quando un Ministro non faceva visita ad Aielli, borgo abruzzese dell’aquilano reso famoso in questi anni grazie ai colori della street art divenuta giorno dopo giorno protagonista dei vicoli del paese. L’inaugurazione dell’opera muraria dedicata a Dante Alighieri, lunga ben 52 metri e realizzata in alluminio serigrafato, è stata l’occasione per far incontrare il ministro della Cultura Dario Franceschini e tutta la collettività di Aielli, rappresentata dal primo cittadino Enzo Di Natale, lungimirante guida di un paese che dal 2018 ha capito che scrivere per intero libri su delle pareti antiche era possibile.

Foto di Federico Falcone

Si è iniziato con “Fontamara” di Ignazio Silone per passare poi alla Costituzione Italiana accolta nel parco giochi di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, con cui il paese abruzzese è gemellato, vittima della mafia.

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Foto di Impressione StudioCreativo

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Quest’anno si è chiuso il trittico con la Divina Commedia di Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla morte del Poeta. “Tutto è partito con la valorizzazione del territorio tramite le stelle e l’universo grazie alla figura di Filippo Angelitti, nostro cittadino più illustre, astrofisico e docente universitario di Palermo e direttore dell’osservatorio astronomico di Palermo – ha spiegato Di Natale durante l’inaugurazione – Angelitti ha dedicato la vita allo studio delle stelle. A causa di una cecità accorsa negli ultimi anni della sua esistenza, non potendo osservare il cielo, si è dedicato allo studio dell’astronomia all’interno della Divina Commedia. Scrisse molto sull’argomento e creò una scuola di pensiero in merito alla possibile datazione dell’inizio del viaggio dantesco. Quest’anno ricorre il 90esimo anniversario della sua morte, quale migliore occasione se non unire questo binomio di date attraverso la realizzazione della Divina Commedia disponibile sulla nostra parete?

Il nostro sogno? – continua il sindaco – creare la prima biblioteca all’aperto d’Italia, che in tempo di pandemia, in cui le biblioteche non sono accessibili per diverse ragiorni, significherebbe molto.”

Non è un caso che Franceschini abbia voluto fortemente far visita ad Aielli, borgo che solo lo scorso anno ha attirato oltre 50 mila turisti nel periodo estivo. Franceschini promotore un anno fa, in sede di Consiglio dei Ministri, proprio dell’istituzione del Dantedì.

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La street art è un modo straordinario e intelligente di arricchire i borghi e renderli più belli con l’arte contemporanea su pareti antiche – ha commentato il ministro – Il murale su Fontamara è stata una straordinaria intuizione, così come quello sulla Costituzione, un messaggio molto importante, pedagogico ed educativo. È importante sapere distinguere le idee buone da quelle cattive e Aielli lo ha dimostrato”.

Foto di Impressione StudioCreativo

Grazie alla colleborazione di Luigi Macera Mascitelli

Foto di copertina di Impressione StudioCreativo

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