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Enne, flusso di coscienza al tempo del Covid: il nuovo libro di Buscemi

Fabio Iuliano

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Nei primi mesi di quest’anno Dance of the Clairvoyants, uno dei nuovi pezzi dei Pearl Jam è diventato realmente profetico. Il brano – inciso e divulgato in tempi non sospetti per lanciare il nuovo album della band di Seattle – si è trasformato in un inconsapevole messaggio subliminale ad anticipare un tempo sospeso e indefinito nel descrivere una società fatta di individui “intrappolati ciascuno nella propria  scatola” mentre i numeri del calendario continuano a cadere sul pavimento.

Enne (Zerobook 2020), il nuovo libro del giornalista Piero Buscemi, redattore della testata giornalistica Girodivite, racconta il mondo da una di queste scatole all’interno della quale si è ritrovato a svolgere il lavoro di testimone dei nostri giorni, chiuso in casa a raccattare storie da rendere giornalisticamente pubblicabili e appetibili al lettore.

Per un certo tempo, momenti di riflessione e di introspezione intimi hanno preso il posto della vita sociale. Momenti in cui si è obbligati a scavare nel proprio presente, rimpiangendo momenti del nostro recente passato e, inevitabilmente, protratti verso un futuro incerto che, da fonti informative contrastanti e confuse che sono pervenute, hanno lasciato un sentimento di incertezza.

Ne esce fuori una specie di diario intimo, che è stato lo spunto di questo libro, disponibile nelle principali piattaforme digitali. Un lavoro che si è sviluppato dopo qualche settimana dall’avvio della quarantena che, originariamente era stato quantificato in quindici giorni. La prosecuzione di questa nuova condizione ha suscitato la voglia di documentare le sensazioni personali, condivise a distanza con il resto della redazione, con gli amici di sempre e tanti ritrovati dopo anni di silenzi distratti.

 “Ho sentito necessario il bisogno di dedicare il tempo disponibile alla scrittura”, spiega Buscemi, “impiegandola a riepilogare le sensazioni e gli stati d’animo, variabili e imprevedibili, che ogni giorno mi ha offerto. Mi sono ritrovato così a far fronte a un dovere da cronista, in cerca delle notizie più consone ad essere trattate sulle pagine di Girodivite, e la libertà di scrivere di me stesso e degli eventi che, nonostante il Covid-19, era scontato che si verificassero”.

Il titolo del libro è legato alla lettera N che sta ad indicare un numero imprecisato di giorni già trascorsi dal momento che ho scelto di iniziare a scriverlo. Ogni capitolo è numerato riprendendo il titolo con l’aggiunta di un numero progressivo aggiunto con il segno “+”.

I capitoli Enne, procedono lenti scandendo i momenti di un tempo sospeso e indefinito. Un contesto in cui il “flusso di coscienza” ci permette di dar sfogo a i nostri pensieri senza scadere nella retorica. Condividi?

Credo che questa situazione di chiusura non prevista, come tante “cose” umane che non sappiamo comprendere, sia stata l’occasione per fermarsi con noi stessi e prendere coscienza di quelle barriere mentali che il mondo intorno a noi ci costruisce nel tempo. L’errore è continuare a sottovalutare tutto questo, credendo di poterlo dominare. L’imprevisto è sempre oltre la nostra illusoria sicumera e ci troverà sempre impreparati.

La tua penna confonde la percezione della realtà con l’immaginazione e la dimensione onirica. Una dinamica del pensiero a cui sei abituato?

Mi viene in mente la battuta pronunciata da Lello Arena in un noto film di Troisi, quando parlando di libri dà per certo che Dante conoscesse veramente Beatrice. Sono convinto che in ogni libro ci sia sempre una parte della vita di chi lo ha scritto. L’immaginazione è la parte creativa che rende l’esistenza il viaggio onirico che sogniamo di vivere.

Restare a casa e cercare i dati per fare cronaca. Cosa vuol dire fare il cronista nell’era del Covid? Un momento in cui si può  raccontare e interpretare lo stesso fatto in tanti modi diversi?

Il rischio che si corre è quello di monopolizzare gli argomenti perdendo la percezione della realtà e degli eventi che, in ogni caso, sono accaduti e continuano ad accadere. Con Girodivite abbiamo provato a non farci condizionare da questo monopolio. Pensa che avrei potuto ogni giorno utilizzare l’autocertificazione prevista per i giornalisti e spesso, invece, mi sono sentito come un violatore delle regole. Il mondo è ancora fatto di ingiustizie, sfruttamento e angherie di ogni genere. Le uniche cose che nessun lockdown ha frenato.

Il tuo trascorso e il tuo attivismo in associazioni come ActionAid ed Emergency ti hanno di messo di fronte a una serie di emergenze, su vari fronti. Come giudichi il livello di comunicazione delle emergenze allo stato attuale? Non solo riferito all’emergenza Coronavirus (i cui toni dovrebbero prendere le distanze da catastrofismi o negazionismi)?

Il vero problema oggi, per assurdo se consideriamo che siamo bombardati di comunicazione tutti i giorni, è che c’è una tendenza generalizzata a conformare le notizie ad uno standard che debba essere accettato da tutti. Fino a qualche anno fa abbiamo vissuto l’illusione che ci fosse una differenza chiara sulla scelta degli argomenti e il modo con cui dare una notizia. Per intenderci, quando si decideva di guardare un tg di Rete4 o di RaiTre, lo si faceva consapevoli che avremo ricevuto un’informazione “diversa”. Oggi qualche dubbio rimane. Oggi si rischia davvero di essere tacciati di demagogia o addirittura essere giudicato un untore mediatico se vogliamo pensare al Covid con una prospettiva che non si uniforma necessariamente a un certo tipo di globalizzazione dell’informazione. Oggi è diventato un problema farsi domande.

Zerobook Girodivite si conferma una solida realtà editoriale di supporto a un sito di informazione aggiornato e con pezzi originali. Come viene dettata la linea quotidianamente?

 Girodivite ha da oltre 25 anni un particolare segreto: non imporsi una linea editoriale quotidiana o settimanale che sia. Abbiamo collaboratori in tutta Italia senza particolari vincoli. Certo non supportiamo articoli nei quali non ci riconosciamo. Mi riferisco ad articoli che inneggiano al razzismo, al fascismo o alla mafia, tanto per citarne qualcuno. Lo zoccolo duro della redazione, come si dice in questi casi, analizza i contributi che riceviamo quotidianamente e giudica quelli pubblicabili. Un’attenzione particolare è data alle notizie delle così dette “città invisibili”, ossia gli eventi che sono occultati dai “grandi” argomenti delle testate più blasonate. Ti ripropongo la testimonianza di un nostro redattore, Adriano Todaro, scritta per il 25° festeggiato nel 2019: 25 anni e la linea editoriale ‒ Se i giornali popolari inglesi, i tabloid, seguono la linea editoriale delle 5 S (sesso, sangue, soldi, spettacolo, sport) noi dobbiamo continuare con le due A (antifascismo, antimafia) e le due L (legalità, libertà). E ci deve sempre illuminare il faro della Costituzione. Ed anche quanto diceva Pippo Fava: ‘A che serve essere vivi, se non c’è il coraggio di lottare?’.

L’AUTORE

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965. Redattore del periodico online www.girodivite.it, ha pubblicato : Passato, presente e futuro (1998), Ossidiana (2001, 2013), Apologia di pensiero (2001), Querelle (2004), L’isola dei cani (2008, ZeroBook 2016), Cucunci (2011), Le ombre del mare (2017, edito da Bibliotheka). Ha curato l’antologia di poesie Accanto ad un bicchiere di vino (ZeroBook 2016); e le antologie di articoli di vari autori pubblicati su Girodivite: Parole rubate (2017), Celluloide (2017). Per il volume di poesie Iridea di Alice Morino (ZeroBook, 2019) ha contribuito con una scelta di suggestioni fotografiche. Vincitore di diversi premi letterari, alcuni suoi racconti e poesie sono contenuti in alcune antologie nazionali. Il romanzo Querelle è stato tradotto in inglese e pubblicato dalla Pulpbits Press (Stati Uniti). È tra i fondatori dell’associazione culturale “Aromi Letterari” di Messina. Sostenitore Emergency, collabora con l’Avis ed è promotore delle iniziative di ActionAid Italia.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Dal 29 ottobre al 30 novembre L’Aquila sarà la capitale dell’horror

redazione

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L’associazione L’Aquila Young è lieta di presentare la sesta edizione dell’Abruzzo Horror Festival che andrà in scena nonostante la situazione di emergenza che stiamo attraversando con la mostra “Dario Argento 50” e online con la sezione letteraria e cinematografica.

La mostra Dario Argento 50 è allestita sotto i portici che vanno da c.so Principe Umberto a Piazza Palazzo in centro storico all’Aquila, dove 11 gigantografie ritraggono i poster originali dei film di Dario Argento che quest’anno festeggia i 50 anni di carriera. Dal primo film “L’uccello dalle piume di cristallo”, passando per “4 mosche di velluto grigio”, “Il gatto a nove code”, “Profondo rosso”, “Phenomena”, “Suspiria”, “Tenebre”, “Inferno”, “La terza madre”, “Opera”, “Il fantasma dell’opera”.

La mostra sarà visibile fino al 30 novembre. Perr l’occasione è stato preparato un premio alla carriera che sarà visibile sui canali social da domenica primo novembre dopo la cerimonia di premiazione della sesta edizione dell’Abruzzo Horror Festival. Il premio è stato realizzato da due artisti aquilani, Riccardo Di Francesco Fantasy Lab e Federico Coda.

La competizione letteraria Abruzzo Horror Literary Contest, giunta alla seconda edizione, vedrà la cerimonia di premiazione in diretta streaming, domenica 1° novembre ore 18 sui canali web ufficiali del festival su Youtube e Facebook. La giuria di quest’anno è composta da Alessandra Prospero (Presidente), Paolo Di Orazio, Salvatore Santangelo, Federico Del Monaco, Alessandro Martorelli.

La competizione cinematografica vede 12 cortometraggi in concorso italiani e internazionali che sono visibili dal 29 ottobre al 1° novembre sul canale ufficiale Youtube dell’Abruzzo Horror Festival e la cerimonia di premiazione si terrà domenica 1° novembre alle ore 19 in diretta streaming sui canali web ufficiali del festival Youtube e Facebook. La giuria di quest’anno è composta da Roberto De Feo (Presidente), Paolo Di Orazio, Francesco Belliti, Piercesare Stagni.

Link per la visione dei corti e per le cerimonie di premiazione

Youtube: https://www.youtube.com/channel/uc3x9ilyzkfi9tmpvhae2c8q?view_as=subscriber pagina
Facebook: https://www.facebook.com/abruzzohorrorfestival

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La storia di Jack O’Lantern raccontata da Francesca Lucidi

Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween è un racconto che gli appassionati del genere, ma non solo loro, non possono mancare di avere

Federico Falcone

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“In un tempo lontano, ma vicino per screzi con il Creatore, il Diavolo era un passante e una compagnia nota”

Francesca Lucidi

E’ con queste parole che si apre Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween, racconto della scrittrice abruzzese Francesca Lucidi.

Lo scritto trae ispirazione da una storia tutta tanto singolare quanto affascinante, quella di Jack o’Lantern, fabbro irlandese con il vizio di alzare un po’ troppo il gomito. Un racconto che si tramanda di generazione in generazione, capace di trascendere i confini dell’isola per affascinare i quattro angoli del globo. Halloween, infatti, festa o ricorrenza che sia – ognuno può apostrofarla come meglio crede – nel corso degli ultimi decenni ha attecchito praticamente ovunque.

Leggi anche: I nostri dieci fumetti preferiti da leggere ad Halloween

Tra le tante leggende che costellano il 31 ottobre e le ore immediatamente precedenti o successivo a esso, questa è una delle più famose.

Jack, ubriacone, taccagno e scontroso, la notte di Halloween si reca al solito pub. Qui incontra il Diavolo. Ma lui, nonostante nelle vene abbia più alcol che sangue, riesce in qualche modo a imbrogliarlo. Gli fa credere che avrebbe venduto la sua anima in cambio di una birra. L’ultima della serata. Il Diavolo si trasformò in una monetina da sei pence per pagare l’oste e l’irlandese fu abbastanza veloce da riuscire ad intascarla.

Jack, in tasca, aveva con sé anche una croce d’argento. Elemento determinante, perché il Diavolo, vicino a essa, non riuscì più a tornare nella sua forma originaria. Tra i due intercorse un nuovo patto: se il fabbro lo avesse lasciato andare, il Diavolo non avrebbe potuto reclamare la sua anima per almeno dieci anni. Questi, se pur con disprezzo, accettò. Ma non finì qui, perché quando dopo una decade i due si incontrarono, Jack riuscì nuovamente a scappare da esso, facendogli promettere che non lo avrebbe più cercato. Anche in questo caso il Diavolo accettò.

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Quando Jack morì non venne accettato in Paradiso, dovendo così andare a bussare alle porte dell’Inferno. Il Diavolo ebbe la sua vendetta e lo respinse. Da quel momento, in attesa del Giorno del Giudizio, vagò con il tizzone che il Diavolo gli tirò usandolo come lumino, simbolo fatale delle anime dannate e perdute. Quel lumino assunse la forma di rapa, ma con l’immigrazione della comunità irlandese negli States, e con il conseguente trasferirsi di usi, costumi e leggende, queste vennero sostituite delle zucche. Da qui, Jack O’Lantern e il suo legame con Halloween.

“E’ una fiaba horror con evidenti elementi humor in grado di dare quelle suggestioni che ricercavo” – Francesca Lucidi

L’equilibrio tra i due aspetti è ben marcato nelle settanta pagine che compongono il lavoro della scrittrice abruzzese, appassionata di tematiche misteriose e leggende occulte. Ma anche di rock’n’roll, come le piace sottolineare. Bene, piace anche a noi, ci sentiamo di aggiungere.

La leggenda di Jack O’Lantern è raccontata in una veste inedita, con nuovi caratteri e nuove malevole presenze. Jack e il Principe della Menzogna: partite a carte e bevute di whiskey intratterranno i personaggi che si troveranno scaraventati in un susseguirsi di eventi dai risvolti assai inquietanti ma anche ironici, appunti.

Jack parla alle coscienze, ai desideri, alle bramosie. Il diavolo è il ribaltamento del bene, è male per antonomasia e nascita. Jack è un uomo e, in quanto tale, sceglie consapevolmente di perpetrare azioni poco cristiane attirando a se il principe, il guardiano e il padrone dei peccatori senza redenzione. Jack è una catarsi umoristica e orrorifica che vive nel mondo e conosce l’avarizia e l’arrivismo”, mi spiegò Francesca in una nostra vecchia intervista per il quotidiano Marsicalive.

Quando ci ritrovammo a parlare del libro, di fronte a un thé pomeridiano (neanche fossimo inglesi, vero?) mi definì questo racconto come una “storia di Halloween raccontata attraverso l’occhio della cinepresa“. Il mio consiglio, va da sé, è quello di dare un’opportunità a questo lavoro. Ben scritto, interessante, suggestivo. Si legge tutto d’un fiato ed è davvero ben pensato. L’umiltà con cui Francesca me lo presentò fu la più grande testimonianza di come la passione possa veicolare l’interesse a spingersi oltre e a cimentarsi in opere e progetti. Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween è un racconto che gli appassionati del genere, ma non solo loro, non possono mancare di avere.

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Ma perché proprio Jack O’Lantern tra le tante storie, miti, leggende, di Halloween? “Ho preso la leggenda di Jack, breve e lacunosa, e ho inserito personaggi nuovi e situazioni inedite. Il tutto è abile a intrattenere, sì, ma tanti simboli sono ben piantati tra le pagine e le nebbie”, spiega Lucidi.

“Cercavo qualcosa da leggere davanti al camino… che mi facesse sentire il mistero e anche i significati che sempre hanno circondato questo periodo dell’anno. La lotta con il male è un tema vecchio come il tempo, ed ecco che ho pensato alla leggenda di Jack. Ho cercato qualcosa da leggere che contenesse tutto ciò che ti ho citato: nulla, non ho trovato nulla. Allora ho scritto qualcosa che lo stessa avrei voluto leggere. Adoro i racconti, le leggende e le riflessioni che possono schizzar fuori dell’umorismo e dal folklore”.

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C’è acqua sulla Luna!

“Questa scoperta sfida la nostra comprensione della superficie lunare”

Federico Falcone

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Quella che era un’ipotesi, a lungo rincorsa come un sogno, si è trasformata in realtà. C’è acqua lontano dal nostro pianeta.

Lo ha reso noto la NASA, ieri, nel corso di una conferenza stampa. Sulla Luna, il nostro satellite, l’unico posto nell’universo finora raggiunto dall’uomo (salvo tesi contraria) è stata scoperta una chiazza d’acqua nelle zone illuminate dal Sole, quelle equatoriali che volgono sguardo verso la Terra. L’occhio del telescopio Sofia è andato più lontano del solito, ha esplorato, scrutato e, infine, trovato nella zona del cratere Clavius.

Non è facile comprendere quanto saranno sfruttabili queste riserve d’acqua. Certo è che, per la missione Artemis, si tratta di una scoperta fondamentale. Così come per i viaggi nello spazio e per le altre missioni che prevedono il ritorno dell’uomo sulla Luna, nel 2024. A questo punto cambiano gli scenari e le previsioni dei mesi e degli anni addietro e tale scoperta apre a nuove prospettive.

Punto di partenza, molto probabilmente, sarà lo studio della regolite lunare che ha intrappolato le molecole. Dai dati che emergeranno dalle ricerche si valuterà come procedere nelle prossime esplorazioni e, soprattutto, a cosa realmente ambire. Insomma, si apre una nuova pagina per la scoperta del cosmo. L’acqua sulla Luna, stando a una prima supposizione, sarebbe arrivata attraverso i meteoriti che, nel corso dei millenni, hanno impattato con la superficie.

Questa si sarebbe conservata grazie alle diverse zone in ombra che avrebbero preservato le molecole presenti. Si stima che la quantità individuata sia di 100 ppm – 412 ppm (parti per milione) nel primo metro circoscritto. La quantità totale, però, non è ancora chiara.

Il telescopio SOFIA ha dimensioni di 2,7 metri con un diametro effettivo di 2,5 metri. Questo consente di studiare il Sistema Solare e tutte quelle situazioni dove sono presenti polveri che bloccano la luce visibile (ma non gli infrarossi). Inoltre la possibilità di spostarsi in tutto il Mondo permette anche di cambiare “punto di vista” sul fenomeno da osservare.

Paul Hertz (direttore della divisione astrofisica alla NASA) ha dichiarato “avevamo indicazioni che l’acqua che conosciamo – potrebbe essere presente sul lato soleggiato della Luna. Ora sappiamo che è lì. Questa scoperta sfida la nostra comprensione della superficie lunare e solleva interrogativi intriganti sulle risorse rilevanti per l’esplorazione dello spazio profondo”.

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