Connect with us

Entertainment

Il 2 febbraio torna la domenica gratuita nei musei, ingresso libero in tutta Italia con la #domenicalmuseo

Torna il 2 febbraio la #domenicalmuseo: ingresso gratuito in tutti i musei e parchi archeologici statali e in quelli comunali che aderiscono all’iniziativa

Redazione

Published

on

Torna il 2 febbraio la #domenicalmuseo, reintrodotta e resa permanente dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, con l’ingresso gratuito in tutti i musei e i parchi archeologici statali e in quelli comunali che aderiscono all’iniziativa.

L’elenco completo degli istituti coinvolti è consultabile all’indirizzo:

MyZona

 www.beniculturali.it/domenicalmuseo.

“La sperimentazione dell’accesso gratuito nei musei e siti archeologici statali la prima domenica del mese ha avuto un grande successo. In alcune domeniche è diventata una vera festa di popolo, con più persone nei musei che negli stadi della serie A. Oltre 17 milioni da quando è stata istituita con alcune edizioni che hanno superato i 430.000 visitatori nei soli musei statali. Sia i numeri raggiunti che l’esigenza di stabilizzare un’abitudine, mi hanno portato a confermare la permanenza della domenica gratuita per tutto l’anno, sistema rivelatosi più efficace anche in termini comunicativi”.

Leggi anche: Centenario scomparsa Modigliani, Poste Italiane omaggia il grande pittore

“Ho perciò già inviato al Consiglio di Stato il nuovo schema di decreto che ritorna al sistema felicemente sperimentato dal 2014, che ha prodotto un significativo incremento della conoscenza e della fruizione del patrimonio e un aumento degli introiti: i dati evidenziano un rapporto virtuoso tra numero di accessi gratuiti e numero di visitatori paganti”.

Leggi anche: Biennale di Venezia, finisce l’era Baratta. Roberto Cicutto è il nuovo presidente

Così il Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, al question time di ieri alla Camera dei Deputati ha annunciato la reintroduzione permanente delle domeniche gratuite a pochi giorni dalla #domenicalmuseo del 2 febbraio.

Entertainment

L’allunaggio visto dall’opinione pubblica, tra dietrologia politica e complottismi

Marta Scamozzi

Published

on

Luna allunaggio teorie complottiste e politica

Era una calda giornata estiva. Sulla soglia di un hotel, Buzz Aldrin, secondo uomo a camminare sulla Luna secondo i rapporti ufficiali della Nasa, venne raggiunto da una troupe televisiva: “e cosí, dici di aver camminato sulla luna. Tu menti!”. Buzz abbassó lo sguardo, esasperato: “Puoi allontanarti da me, per favore?”. “No, non mi allontano! Sei un codardo, un bugiardo! Giureresti sulla Bibbia che sei stato sulla luna? Eh? Non ci giureresti mai, vero?”, proseguí l’intervistatore, sventolando una copia del libro piú popolare al mondo. A quel punto, Aldrin perse il controllo: “Ma per favore!” esclamó, spingendo via violentemente il suo interlocutore, senza curarsi della possibilitá di spezzargli un braccio.

Lo scoppio della Guerra fredda, tra le altre cose, pose le basi per quell giochino pericoloso e apparentemente stupido che fu la conquista dello Spazio.

MyZona

I PRIMI PASSI VERSO LA LUNA

Alla fine degli anni cinquanta gli investimenti nelle tecnologie spaziali erano esattamente quello: investimenti quasi completamente fini a se stessi. L’importanza scientifica della colonizzazione extraterrestre non era ancora ben chiara. Si sarebbe intuita passo a passo, dopo aver messo in orbita i primi satelliti. Negli ultimi tempi si è persino arrivati a pensare che, quando gli oceani saranno evaporati e le foreste saranno morte, andare a vivere su un altro pianeta potrebbe non essere una prospettiva cosí irragionevole.

All’epoca, però, questo non si sapeva. Mentre, nel 1961 Yuri Gagarin diventò il primo uomo a compiere un giro completo dell’orbita terrestre, i razzi americani esplodevano regolarmente sulle rampe di lancio come se fossero petardi. Appurato che la tecnologia russa era decisamente più avanzata di quella americana, presa coscienza del fatto che l’astronauta in orbita equivaleva ad una stangata all’autostima degli Stati Uniti, l’unica cosa che rimaneva da fare era definire un obiettivo talmente grandioso e lontano da permettere di azzerare il punteggio tra USA e Unione Sovietica.

Fu così che lo stimatissimo Kennedy fece l’annuncio del secolo, il 25 maggio del 1961: “entro dieci anni, andremo sulla luna”. Erano, peró, le parole di un politico. La Nasa, invece, era una neonata organizzazione ad orientamento civile, composta quasi interamente da scienziati che, fino a quel momento, era stata presa un tantino sottogamba da Eisenhower. A parte tutti gli svantaggi economici del caso, il parziale disinteresse del predecessore di JFK aveva fatto sì che i politici continuassero a fare i politici, e gli scienziati continuassero a fare gli scienziati. L’annuncio di Kennedy, a cui seguirono assurde manovre propagandistiche che promettevano il successo del futuro allunaggio, amalgamò invece le due cose in modo inaspettato.

Gli scienziati della Nasa cominciarono a lavorare giorno e notte senza sosta consumando litri di caffè, rinchiusi in sale conferenze impregnate di fumo di sigaretta. Dopo anni di pianificazione ininterrotta e vita familiare trascurata, nel 1967 arrivarono i primi frutti (marci) dell’estenuante lavoro. Durante un test piuttosto banale, la crew dell’Apollo 1 morì carbonizzata. Mancavano due anni alla data prevista per il primo atterraggio sulla luna.

Apparentemente il percorso della Nasa fino a quel momento era stato un disastro. Invece, contro ogni pronostico, il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong fu il primo essere umano a camminare sulla Luna. Almeno, così si dice.

Le perplessità riguardo all’exploit tecnologico americano sono sopravvissute fino ad oggi. Internet, poi, non perdona. Ciò che successe nel 1969 fuori dal nostro pianeta è difficilmente verificabile, i protagonisti principali sono quasi tutti morti e le teorie su cosa sia veramente accaduto nel luglio del ’69 si moltiplicano anno dopo anno.

ALLUNAGGIO: POLITICA E COMPLOTTO?

Così si è aperta una questione diventata man mano piú grande: l’Apollo 11 è davvero stato sulla luna?

Uno dei pochi che potrebbe dirlo con certezza, probabilmente, è Buzz Aldrin. Considerato che non ne parla volentieri (vedi intro), gli aspetti da analizzare per trovare una possibile risposta a questa domanda sono tre: uno scientifico, uno  politico, uno  psicologico.

La stragrande maggioranza di persone sulla terra non ha le competenze scientifiche per esprimere un qualsivoglia giudizio né riguardo alla fisica sulla Luna, né tantomeno sulla tecnologia per arrivarci. Questo dovrebbe bastare a dissuadere dal commentare scetticamente qualsiasi fotografia che appare troppo luminosa o troppo scura rispetto a ció a cui siamo abituati.

Dovrebbe frenare dal gridare al complotto ogniqualvolta si leggono su Wikipedia vaghe informazioni riguardo alla pericolositá delle fasce di Van Allen (particelle radioattive che circondano la terra, apparentemente pericolose se attraversate in volo). Dovrebbe indurre al silenzio quando ci si accorge di non scorgere propulsione dietro ad un razzo in assenza di atmosfera. Scientificamente parlando, manca umiltá.

In secondo luogo, spesso ci si dimentica quanto profondo sia l’abisso tra politica e scienza. La politica, solitamente, è una questione frivola e superficiale che, peró, a volte detta le regole della scienza. Quest’ultima, fortunatamente, è gestita da scienziati. Per quanto le promesse di Kennedy nel 1961 suonavano assurde, esse furono gestite da un team di ambiziosissimi tecnologi, assolutamente esaltati dalla prospettiva di arrivare sulla luna.

Molti di loro, anni dopo, schiacciati dalla consapevolezza di non aver avuto una vita all’infuori dalla totalizzante Nasa, rilasciarono interviste trasudanti rimpianto. Ció che la politica racconta è che gli Stati Uniti conquistarono la Luna in quanto, risaputamente, paese piú glorioso del mondo. Ció che la scienza racconta é…niente. Gli scienziati erano troppo occupati a scrivere codici, costruire astronavi, piangere morti e mettersi le mani nei capelli per curarsi di cosa raccontare alla gente comune.

In terzo luogo bisognerebbe considerare quanto le emozioni degli astronauti e degli ingegneri coinvolti siano state incredibilmente forti, non interpretabili da chi non ha vissuto il fatto in prima persona.

I PROTAGONISTI DELL’ALLUNAGGIO: COMPLICI O VITTIME DEL COMPLOTTISMO?

Buzz Aldrin, Michael Collins e Neil Armstrong sono stati spesso accusati di aver nascosto un enorme complotto. Come argomentazione principale viene citata la prima conferenza stampa dopo il ritorno sulla terra: i tre, davanti alle domande dei giornalisti, apparivano  confusi e di malumore. È innaturale non mostrarsi minimamente esaltati dopo essersi guadagnati il titolo di eroi, no? Ecco, in realtá no. Almeno se si guarda la questione da un’altra prospettiva.

Due piloti e un ingegnere, dopo anni di speranze ed estenuanti allenamenti, tornarono vivi dal viaggio piú pericoloso mai intrapreso dall’uomo. Con la testa ancora immersa nella bolla spaziale, dopo aver visto “cose che voi umani” e con poche ore di sonno, vennero posti in una sala conferenze dove dovettero rispondere a domande dallo scarso interesse scientifico.

Insomma, tre scienziati, al centro del’impresa tecnologica del secolo, furono chiamati a parlare di quanto gli Stati Uniti fossero onnipotenti. Gli interessi della Nasa non coincidevano con gli interessi del governo. Tirare le fila di un tale discorso, dopo anni di sacrifici per il raggiungimento di un’impresa titanica partita come una competizione politica, suscita emozioni che un comune civile non può comprendere.

Per questo motivo è triste urlare al complotto quando si vede un video di Aldrin che si rifiuta di giurare con la mano sulla Bibbia. Innanzitutto, le probabilità che un ingegnere sia credente sono poche. In secondo luogo, le possibilità che dopo essere stati sulla Luna un tale testo religioso possa mantenere lo stesso significato personale sono infinitesimali (secondo la Bibbia, ad esempio, il sole gira intorno alla terra).

Date queste premesse, un giornalista irrompe in un momento della vita privata di un membro dell’equipaggio Apollo 11 e, brandendo il libro sacro più tradotto al mondo, lo incalza a giurarci sopra, pena l’etichetta di “bugiardo”. In tali circostanze, le mani alzate di Aldrin sembrano una reazione equilibrata.  Ad ogni modo, l’aspetto affascinante dei viaggi sulla Luna è proprio questo: è difficilissimo per chiunque non sia del mestiere affermare con certezza se siano stati un successo oppure no. Questo, in effetti, è il motivo per cui l’Apollo 11 è stato al centro di innumerevoli teorie complottiste negli ultimi decenni.

Le certezze stanno morendo con gli impiegati alla Nasa dell’epoca, e ognuno può scegliere a cosa credere con una certa libertà. Si può scegliere di mettere al centro della scena l’arrivismo politico, oppure si può scegliere di credere nell’incredibile potere della passione umana e nelle miracolose meraviglie della scienza. Basti pensare che una significativa proporzione di giovani fisici e ingegneri si è avvicinata alle materie scientifiche guardando vecchi video in bianco e nero di due uomini che saltellano sulla Luna, o aspettando di scorgere nel cielo la Stazione Spaziale nelle notti d’estate. Se non altro, Michael Collins, Buzz Aldrin e Neil Armstrong hanno insegnato a sognare alle generazioni a venire, e scegliere di sognare è sempre l’opzione migliore. 

Photo by NASA on Unsplash

Continue Reading

Entertainment

“Tota Italia”: le Scuderie del Quirinale riaprono i battenti con una speciale mostra

Luigi Macera Mascitelli

Published

on

La cultura riparte dalla capitale. Dopo un’estenuante blocco di tutte le mostre, concerti e, in generale, eventi dal vivo, lentamente ci si riavvia verso una ripresa. Le Scuderie del Quirinale, storico palazzo di Roma situato, per l’appunto, di fronte al Palazzo del Quirinale, finalmente riapriranno. Tota Italia. Alle origini di una nazione, questo il nome della mostra che sarà aperta al pubblico dal 14 maggio al 25 luglio. Un evento al quale parteciperà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che per l’occasione inaugurerà l’apertura delle Scuderie del Quirinale.

Una mostra dal forte valore simbolico. Da un lato, essa rappresenta un concreto segno di ripresa. Dall’altro, si vuole richiamare l’importanza dell’unificazione del Paese ma, contemporaneamente, la straordinaria varietà del territorio italiano. Il titolo stesso, Tota Italia. Alle origini di una nazione, ne dà conferma. La formula venne per la prima volta pronunciata dall’imperatore Augusto, quando sconfisse il rivale Marco Antonio. In quella occasione, oltre duemila anni fa, egli disse: «In mea verba tota Italia sponte sua iuravit» (L’Italia nella sua interezza prestò giuramento per me). Augusto di fatto fu il primo ad unificare la nostra penisola pur mantenendo quell’eterogeneità interna che tanto ci caratterizza.

MyZona

Leggi anche: “Sguardo intimo su Frida Kahlo: al Pan di Napoli la mostra sull’artista messicana

Massimo Osanna, direttore generale dei musei del Mic e curatore della mostra, ha così dichiarato in merito:

«abbiamo voluto raccontare il secolare percorso di unificazione culturale, linguistica, politica, giuridica e territoriale che ha portato i tanti popoli dell’Italia antica a riconoscersi, dal tempo di Augusto, come parte di un’entità unica, sotto il segno di Roma […]. Molto dell’Italia di oggi, dal diritto, alla lingua, alle città e alle regioni, fino alla prima grande rete di strade e alla forma stessa del paesaggio agrario, laddove minori sono state le trasformazioni successive, discende da quella prima, grande unificazione della Penisola»

Tota Italia mostrerà il lungo percorso che portò alla cosiddetta romanizzazione dell’Italia. Un processo, dal IV secolo a.C. all’età giulio-claudia, che fu teatro di scontri, incontri, influenze e contaminazioni. Il tutto all’insegna della straordinaria varietà di usi e costumi che fanno dell’Italia un mosaico culturale.

Leggi anche: “Raccontare Milano attraverso i quartieri: Zero lancia la mostra d’arte ZERO Hyperlocal

Anche il Ministro della Cultura Dario Franceschini si è espresso in merito:

«La cultura sta scandendo il tempo della ripartenza del Paese. Questa nuova importante mostra alle Scuderie del Quirinale è un altro segnale che dimostra come vi possa essere un’offerta culturale di alta qualità rispettosa delle esigenze di sicurezza»

«Questa, tuttavia -conclude Mario De Simoni, Presidente e Ad di Ales- è stata l’occasione per allestire una mostra dall’altissimo valore scientifico e dal forte significato simbolico. Una mostra che fosse segno tangibile della partecipazione delle Scuderie allo sforzo delle riaperture […]. E che fosse un richiamo ai valori dell’unità nazionale, nell’anno del 160° anniversario della moderna unità d’Italia, del 150°dalla proclamazione di Roma Capitale, infine del 75° dalla proclamazione della Repubblica»

I biglietti di Tota Italia saranno disponibili alla vendita dal 5 maggio.

Continue Reading

Entertainment

L’Arena di Verona si batte per riaprire: l’appello del sindaco Federico Sboarina

Redazione

Published

on

Di seguito l’appello di Federico Sboarina, Sindaco di Verona e presidente della Fondazione Arena, con Gianmarco Mazzi, amministratore delegato della società Arena di Verona S.r.l. e direttore artistico per i concerti “live” e gli eventi TV all’Arena di Verona.

L’11 maggio 1946 la Scala di Milano riaprì al pubblico dopo la Liberazione. A settantacinque anni di distanza, nel difficile periodo che tutti viviamo, l’Arena di Verona si batte per riaprire. Il Volo sarà a Verona per lanciare l’evento del 5 giugno in onore di Ennio Morricone e, nell’occasione, canterà all’Arena il Canto degli Italiani, che verrà trasmesso in TV il 2 giugno, per la Festa della Repubblica.

MyZona

Leggi anche: “Arena di Verona: gli show confermati per l’estate 2021

Facciamo questo appello con un obiettivo, alla portata nostra e delle nostre Autorità: che l’Arena di Verona, per non morire, possa accogliere nei suoi spettacoli almeno 6 mila spettatori fino a mezzanotte e che il suo primo evento internazionale, Il Volo – Tribute to Ennio Morricone, in programma sabato 5 giugno e trasmesso in Italia e negli Stati Uniti d’America, possa avvenire con tale presenza di pubblico, per diffondere all’estero un’immagine incoraggiante del nostro Paese.     

Dieci buone ragioni

  1. L’Arena di Verona è un monumento simbolo internazionale di rinascita per la cultura in Italia.
  2. Da più di cento anni è organizzata per accogliere spettacoli.
  3. È il più capiente anfiteatro a cielo aperto del mondo. In epoca romana conteneva 30 mila spettatori, oggi ne può ospitare oltre 15 mila, tutti seduti, e può arrivare a sfiorare i 18 mila, come accadde con lo spettacolo di Claudio Baglioni nel 2018.
  4. Non esistono luoghi di spettacolo più aperti dell’Arena di Verona. Nemmeno gli stadi lo sono, poiché hanno gli spalti coperti.
  5. Nel 2020, in piena pandemia, l’Arena di Verona ha saputo organizzare eventi con capienza fino a 4.000 persone e non si è verificato alcun caso di contagio. Nemmeno uno.
  6. L’Arena di Verona ha presentato alle Autorità un protocollo di sicurezza dove, in 55 pagine, vengono minuziosamente descritte tutte le regole e le procedure a tutela dello spettatore.
  7. La massima sicurezza è garantita sin dall’arrivo nella grande Piazza Bra, antistante l’Arena e, poi, in tutte le varie fasi: quella di ingresso all’Anfiteatro attraverso venti varchi, durante la permanenza allo spettacolo con il rispetto del metro di distanziamento, nell’accesso ai servizi e al momento del deflusso regolato. Tutto avviene sempre in spazi aperti
  8. Autorizzare gli spettacoli all’aperto, mantenendo il cosiddetto coprifuoco alle 22:00, è un paradosso. È del tutto evidente che questi spettacoli, nei mesi caldi da giugno a settembre, nascono per la partecipazione del pubblico dopo il tramonto del sole, anche per ragioni di benessere. Il cinema all’aperto necessita addirittura di un’oscurità pressoché totale.
  9. Per il 2021, proponiamo di fissare la conclusione degli spettacoli alle ore 24:00, inderogabilmente.
  10. Proponiamo, poi, che gli spettatori possano tornare in sicurezza e tranquillità alle loro case, utilizzando come autocertificazione il biglietto d’ingresso dove sono riportati il nome del titolare e tutti i dati che servono alle forze dell’ordine per le necessarie attività di controllo.

Continue Reading

In evidenza