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Cinema

“Dietro la notte”: il primo film di Daniele Falleri dal 28 aprile su SKY Cinema

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Dietro la notte primo film di Daniele Falleri

É “Dietro la notte” il primo film del regista Daniele Falleri, per anni impegnato nelle sceneggiature di opere teatrali destinate alla televisione (Carabinieri, Il commissario Manara 2). Prodotta da Fenix Entertainment spa e distribuita su SKY CINEMA sarà visibile a partire da oggi 28 aprile 2021. Il primo film del regista toscano è un thriller. Come ha ammesso lui stesso durante un’intervista, l’idea iniziale non era quella di scrivere un film di questo genere. L’opera ha preso questa piega perché la sceneggiatura lo richiedeva e lui non ha potuto fare altro che seguire la scia degli eventi.

“La storia stessa aveva bisogno di un ritmo, di un arco narrativo temporale molto compresso e quindi, a poco a poco, sono scivolato nel genere thriller. Quando me ne sono reso conto ho premuto sull’acceleratore e ho definito che quella era la cornice giusta per questa storia“.

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Il film si svolge nell’arco di una notte. La protagonista è Marta (Stefania Rocca), dipendente di un prestigioso opificio e che per lavoro deve partire all’alba alla volta di Dubai per consegnare un ingente carico di diamanti che le è stato affidato. Divorziata e al momento impegnata con Bruno (Fortunato Cerlino), personaggio piuttosto goffo, di professione mago, e con un rapporto conflittuale con la figlia diciassettenne Elena (Elisa Visari). Marta condivide con la sorella Giulia (Roberta Giarrusso) il dolore e la rabbia per l’omicidio dei loro genitori avvenuto parecchi anni prima.

Messi i diamanti al sicuro e calata la notte, Marta si troverà a casa sola con Bruno. Quella che avrebbe dovuto essere una serata tranquilla e romantica, complice il fatto che la figlia Elena passi la notte da un’amica, si trasformerà in un incubo. Nessuno è chi dice di essere e niente è come sembra.

IL RUOLO DELLA DONNA IN “DIETRO LA NOTTE”

Le tre protagoniste femminili del film presentano tratti simili tra loro: sono ribelli, forti e combattive. Caratteristiche con le quali cercano di mascherare fragilità e bisogno di amore, sentimenti che spesso sono visti come segno di debolezza nella società di oggi. In questa pellicola l’unione fa la forza e grazie a ciò le tre donne avranno la meglio su quel genere di uomo che spesso non le rispetta o che tenta di calpestarle.

Non è un film femminista, questo è stato ribadito più volte dalle attrici.

“Le protagoniste del film- ha affermato Roberta Giarrusso rappresentano un po’ le donne di oggi, è un argomento molto attuale. Nonostante la loro forza, mantengono un loro mondo di fragilità e di insicurezze. Il nostro regista ha voluto creare dei tratti che rappresentano la donna moderna di oggi, che gestisce la famiglia, che lavora e che lotta nella vita di tutti i giorni. Non è un film femminista e non vuole denunciare gli uomini, vuole solo valorizzare l’identità femminile.

A questo discorso si è ricollegata Stefania Rocca (Il talento di Mr. Ripley, La bestia nel cuore): “Rappresentiamo donne che hanno la consapevolezza delle battaglie che devono portare avanti in questo momento, le donne si occupano di famiglia, di lavoro, di sentimenti. Un film assolutamente moderno da questo punto di vista“.

La più giovane del cast, Elisa Visari (A casa tutti bene, Gli anni più belli), circa questo tema molto attuale sul ruolo delle donne si è dichiarata d’accordo con le sue colleghe e ha aggiunto che “in questo film, l’unione tra di noi ci è servito molto e questo ci ha portato al finale“.

FORTUNATO CERLINO: DA BOSS DI GOMORRA A MAGO INGENUO

Fortunato Cerlino (Gomorra, Inferno) in “Dietro la notte” ricopre il ruolo di un personaggio caricaturale e non difficile da ingannare. É stato interessante vederlo vestire questi panni dal momento che siamo stati abituati a vederlo recitare in quelli di un uomo, del boss, che dell’inganno e della furbizia ne ha fatto il proprio stile di vita. Un passaggio sicuramente stimolante per un attore che si trova a vestire i panni di un personaggio così intrinsecamente differente da quello che gli ha regalato il successo.

Cerlino stesso ha affermato che il lavoro dell’attore permette di manifestare diversi tratti della propria personalità e si espone riconoscendo il fatto che “è un grandissimo privilegio poter saltare da una personalità ad un’altra, permette di immergersi ogni volta in punti di vista differenti“.

Insomma“Dietro la notte”, oltre ad essere un thriller carico di suspense che ci porta spesso a chiederci che diamine stia succedendo, porta in sé anche tematiche attuali e che vale la pena di prendere in considerazione. Con una riflessione post-visione che non guasta mai.

Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aurea onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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“Animal House”, da 43 anni pietra miliare dei college movies

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Animal House john belushi american pie

Quando John Belushi e John Landis diedero vita ad “Animal House” probabilmente non avevano idea di aver creato il capostipite di un nuovo genere cinematografico.

Con questa pellicola, che esordì nelle sale il 28 luglio del 1978, fece il suo ingresso al cinema la commedia demenziale in ambientazione scolastica.

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Sarebbero venuti dopo i vari “La rivincita dei nerds”, “Porky’s”, “American Pie” e “Maial college”. Solo per citare i più gettonati e i degni di nota.

Altrimenti sulle varie piattaforme streaming sono decine i film che ricalcano la trama e l’idea concepita da “Animal House”.

Il padre dei college movies fu un mix di satira e politicamente scorretto. Tutto ciò che oggi probabilmente sarebbe censurato.

Ispirato ad una rivista di Douglas Kenney, Henry Beard e Robert Hoffman, “National Lampoon”, che fornì parecchi spunti per le vicende delle matricole Larry (Tom Hulce) e Kent (Stephen Furst), il film di Belushi (nel film John “Bluto” Blutarsky) tratta della rivalità di due confraternite del Faber College.

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Un tema divenuto poi il più classico dei film di questo genere.

Da una parte la borghesia, i massoni, gli studenti più brillanti e fortemente gerarchizzata. Una sorta di scuola militare fatta di nonnismo e soprusi.

Dall’altra la confraternita che accetterà i protagonisti. Un coacervo di sbandati, ribelli, ripetenti.

Quello che la mamma ti direbbe di non frequentare. Ma che ogni studente sogna di incontrare. 

 La “Delta Tau Chi” (ΔΤΧ) è quel modo ironico di vivere la vita senza troppi pensieri. Unico obiettivo: divertirsi.

In che modo? In qualsiasi. Dal sesso, alle battute, alle sbronze, agli scherzi e perchè no, alle risse. Da che mondo e mondo una rissa è quanto di più presente negli anni del college (o del liceo italiano). Oggi sono tutte situazioni, queste, demonizzate in qualsiasi modo. Ma negli anni che portano gli studenti ad una pseudo maturità, sono quelle che li portano a scoprire se stessi. Anche in questi modi che pochi genitori consiglierebbero ai propri figli.

“Animal House” invece fa proprio questo. Rende fico quei personaggi. Quel tipo di studente. 

Senza i protagonisti di questo film non si avrebbe avuto Steve Stifler, il mito delle “Milf”, gli scherzi da bulli ai ragazzi della banda (con buona pace dei bacchettoni del 2021), Noah Levenstein e il prototipo del padre con un passato (ma anche un presente) tutto da scoprire.

L’irriverenza di questo film del 1978 oggi è ancora controcorrente. Un mix di idee dissacranti che fanno rabbrividire il politically correct.

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Un capolavoro nel suo genere. Che ovviamente ha ispirato tante schifezze. Pellicole che andrebbero cancellate oggi stesso. Non per quello che dicono. Ma proprio perché indegne di essere figlie di questo film che nel 1978 era dato da tutti come perdente in partenza.

Ma che incassò circa 141 milioni partendo con un budget di soli 3 milioni di dollari.

Nel 2000 l’American Film Institute l’ha inserito nella lista delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi e l’anno successivo è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Evidentemente la massima celebre di questo film “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: chi viene con me?” è stata profetica.

Sceneggiatori, produttori e attori si sono messi in gioco. E hanno vinto, se a 43 anni di distanza sono ancora una pietra miliare per chi tenta di riprodurre pellicole ambientate nei college con l’intento di demitizzare.

E allora “Toga, toga, toga”. E via con un bel party tra lattine di birra, approcci tra ragazzi e musica black di Otis Day and the Knights.

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“Ezio Bosso. Le cose che restano”: in anteprima alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

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Dal regista e dai produttori di “Paolo Conte, Via con me”, un nuovo e appassionato documentario musicale, il quale sarà presentato in anteprima nella sezione Fuori Concorso della 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

“Ezio Bosso. Le cose che restano” di Giorgio Verdelli, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema uscirà nelle sale italiane con Nexo Digital solo il 4, 5, 6 ottobre.

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IL REGISTA GIORGIO VERDELLI

Al centro del documentario la carriera e la vita di Ezio Bosso (1971-2020), che è stata quanto di più atipico si possa immaginare. Sia per le vicende personali che professionali, all’interno delle quali c’è sempre stato l’amore per l’arte, vissuta come disciplina e ragione di vita.

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Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso la raccolta e la messa in fila delle sue riflessioni, interviste, pensieri in un flusso di coscienza che si svela e ci fa entrare nel suo mondo, come in un diario.

La narrazione di “Ezio Bosso. Le cose che restano” è stratificata, in un continuo rimando fra immagine e sonoro. Le parole dell’artista si alternano alla sua seconda voce, la musica, e alle testimonianze di amici, famiglia e collaboratori che contribuiscono a tracciare un mosaico accurato e puntuale della sua figura.

Portatore di un potente messaggio motivazionale nella sua vita e nella sua musica, Ezio Bosso è stato e sarà sempre una fonte d’ispirazione per chiunque vi si avvicini. “Una presenza, non un ricordo”, come racconta lo stesso regista del film, Giorgio Verdelli.

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“Promises”: il film con Isabelle Huppert aprirà La Mostra del cinema di Venezia

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Aprirà la sezione Orizzonti della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Promises, secondo lungometraggio del regista Thomas Kruithof (La meccanica delle ombre), scritto dallo stesso regista insieme a Jean-Baptiste Delafon (sceneggiatore della celebre serie politica di Canal+ Baron Noir).

Protagonista della pellicola, la carismatica musa del cinema francese Isabelle Huppert, nei panni di un sindaco dei sobborghi parigini in bilico tra fede politica e una ritrovata ambizione. Nel cast anche Reda Kateb, apprezzato interprete di pellicole d’autore come Django e The Specials e l’attrice premio César Naidra Ayadi (PolisseHa i tuoi occhi). Promises arriverà prossimamente nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures.

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Sinossi di Promises

Clémence (Isabelle Huppert), impavido sindaco di una cittadina vicino Parigi, sta completando l’ultimo periodo del suo mandato. Con il suo fedele braccio destro Yazid (Reda Kateb), ha combattuto a lungo per questa comunità afflitta da disuguaglianze, disoccupazione e povertà. Tuttavia, quando a Clémence viene offerta la carica di Ministro, la sua ambizione prende il sopravvento, mentre la devozione e l’impegno per i suoi cittadini iniziano a vacillare. La sua integrità politica e le promesse elettorali sopravvivranno a queste nuove aspirazioni?

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