Massacro del Circeo, film vietato ai minori: è polemica tra precedenti e morale

Gli eventi passati alla storia come “il massacro del Circeo”, consumatosi tra il 29 e il 30 settembre del 1975, tornano a far parlare.
Questa volta a causa della censura subita dal film “La scuola cattolica” di Stefano Mordini, tratto dall’omonimo libro di Edoardo Albinati (Premio Strega nel 2016).


La pellicola, presentata al festival di Venezia, era stata inizialmente vietata ai minori di 14 anni.
Ora, in previsione dell’uscita al cinema il 7 ottobre, la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche incaricata dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura ha optato per il divieto per tutti i minori di 18 anni.

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La motivazione, si legge nel comunicato, è dovuta a “una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice. In particolare i protagonisti della vicenda pur partendo da situazioni sociali diverse, finiscono per apparire tutti incapaci di comprendere la situazione in cui si trovano coinvolti. Questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta nella prima parte del film, da una scena in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui gli stessi, Gesù Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano”.

Ovviamente la censura ha fatto scattare numerose polemiche, tra cui quelle dei familiari delle vittime di quella notte di violenza al Circeo. Nonostante il dolore e il riaprirsi delle ferite, si erano detti soddisfatti del prodotto che avrebbe tramandato la
Vicenda che avrebbe potuto essere un ammonimento per il futuro.

Sullo sfondo della decisione ministeriale si intravede una morale cattolica che in qualche modo sembra condizionare la libera uscita del film.

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Non è la prima volta, però, che questo accade.
O meglio, molti film hanno provocato levate di scudi di determinate fazioni politiche, religiose o di psicologi.
Nel 2001 addirittura fu Mohammed Alì a commentare la violenza del film “Hannibal” affermando di avere “avuto paura, specialmente alla scena del cervello”. In Italia sia Alleanza Nazionale sia i Democratici chiesero il divieto di visione ai minori di 14 anni.
Il thriller di Ridley Scott con Antony Hopkins fu giudicato passabile dalla Commissione di revisione cinematografica in quanto le scene di violenza sarebbero apparse più ridicole che altro in quanto paradossali.

Ancor prima, nel 1976, fu “Ultimo tango a Parigi”, con Marlon Brando, a subire una forte censura tanto che fu ordinata la distruzione di tutte le copie in circolazione. L’accusa fu un “esasperato pansessualismo fine a se stesso”. L’utilizzo di burro come lubrificante era troppo per quegli anni. O per alcune persone, più probabilmente.

“L’esorcista”, “Gola profonda”, “Non aprite quella porta” e l’ultimo film di Paolini ” Salò o le 120 giornate di Sodoma” subirono numerosi attacchi e censure fino a processi contro produttori, sceneggiatori e registi.

Si grida tanto al Medioevo, all’Inquisizione. Senza sapere però che quando Little Tony in duetto con Gabry Ponte cantava “cresciuti con una morale cattolica”, non sbagliò a dirlo negli anni 2000. Il retaggio culturale è rimasto. Ha subito varie intaccature ma in alcuni campi rimane fermamente ancorato. In altri ha lasciato il passo al progressismo (o presunto tale). In altri ancora viene usato a piacimento del questorino di turno.

Perché se da un lato si ammette ogni tipo di libertà (sessuale, politica, linguistica e così via), in nome di diritti sbandierati ai 4 venti, dall’altro è meglio nascondere sotto il tappeto la polvere.

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L’età di mezzo, checché se ne dica e se ne pensi, non fu quel periodo buio di sola caccia alle streghe, di schiavi, di libri bruciati e censure a iosa. Fu, invece, un periodo di grande progresso. Di fioritura delle arti. Di libertà, della nascita di sistemi giuridici e politici tutt’ora validi (in parte).

La stessa Inquisizione era un tribunale, sembrerà strano ma è così, molto moderato rispetto a quelli civili. Lo scopo era far capire lo sbaglio, non la tortura. E se all’epoca agiva in una società quasi integralmente cristiana, oggi la situazione è molto diversa. Tant’è che usarla come termine di paragone per una censura del XXI secolo appare molto fuori luogo.

Il film sulle violenze e sullo stupro avvenuto al Circeo, litorale laziale ancora oggi molto in voga, è un tema di cui si deve parlare senza peli sulla lingua. Il passato aiuta a crescere. Gli sbagli devono essere da monito per il futuro. E pensare che solo dai 18 anni si è pronti per conoscere gli abissi dell’animo umano è forse riduttivo. Perciò se si deve fare un paragone con il Medioevo che lo si faccia correttamente. Capire, perciò, dove si sbagliò. Educare al non ripetere.

La censura non educa. È quanto di più lontano dall’insegnare.Nasconde, cela. Ma qualsiasi cosa, nascosta sotto la neve, prima o poi ritorna a vedere la luce del sole. E non sempre sotto la stessa forma. Rischiando di fare l’effetto contrario. E i carnefici del Circeo tali devono restare.

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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