“Carla Fracci ci ha insegnato l’importanza dell’umiltà”, l’intervista all’attrice Claudia Coli

Carla” è il primo film tv basato sulla straordinaria vita della più grande ballerina italiana di tutti i tempi, Carla Fracci. Ispirato alla sua autobiografia “Passo dopo passo – La mia storia”, il film pone l’accento prima di tutto sul lato umano dell’artista. Una donna che grazie al duro lavoro, alla fatica e alla determinazione è stata capace di segnare per sempre il panorama artistico internazionale.

Carla” è diretto da Emanuele Imbucci e ad interpretare la protagonista è l’attrice italiana Alessandra Mastronardi. Il film sarà disponibile l’8, 9 e 10 novembre nelle sale cinematografiche italiane, per poi approdare a dicembre su Rai 1.

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In occasione dell’imminente uscita della pellicola, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’attrice Claudia Coli, la quale nel film interpreta la Signorina De Calboli, un’insegnante di danza alla vecchia maniera. L’anno su cui ruota la storia è il 1955 e per quest’ultima, proveniente da una famiglia aristocratica, è difficile accettare il fatto che la figlia di un tranviere venga ammessa nel corpo di ballo della Scala di Milano.

L’INTERVISTA

Parliamo del film, com’è nato questo progetto? Ci può raccontare come è stata coinvolta all’interno di Carla?

Il progetto è nato dalla produzione Anele Produzione di Gloria Giorgianni che è una produttrice che tende sempre a raccontare biografie di personaggi femminili o storici. Io credo che la sua scelta è stata ispirata dalla volontà di raccontare un’icona mondiale come Carla Fracci. Un personaggio che è stato raccontato sia in chiave di ballerina sia in chiave umana. Come io sono entrata in questo progetto, semplicemente tramite un provino fatto durante il secondo lockdown.

Lei interpreta la signorina De Calboli, un’insegnante che non prende benissimo l’amissione di Carla alla Scala a causa della provenienza sociale. Ce ne può parlare?

Diciamo che è spiegato a livello, più che narrativo, tramite le battute che vengono affidate a questo personaggio che interpreto. È un personaggio che subentra circa a metà film. Siamo nel 1955, ma bisogna precisare una cosa, il film ha dato un imprinting su quello che significa ottenere le cose con un duro lavoro. Viene, difatti, narrato dal personaggio della Mastronardi, tra l’altro bravissima, la provenienza, l’infanzia di Carla e cosa ha fatto per entrare alla Scala. Questo tramite un’audizione, una presentazione. All’interno della Scala c’era questa insegnante molto celebre, Esmée Bulnes, la quale insegnava alle bambine. Il mio personaggio è una sostituta momentanea di questa insegnante.

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Nel film non viene detto da dove proviene la Signorina De Calboli, colei che interpreto, ma dagli atteggiamenti che ha, capiamo benissimo che per lei è del tutto fuori dall’immaginario che una bambina figlia del popolo possa essere scelta alla Scala come solista per il Passo d’Addio, una sorta di saggio di danza che viene fatto dalle bambine quando si diplomano. A quei tempi c’era Luchino Visconti che le esaminava. La Signorina De Calboli sceglie un’altra bambina, l’amichetta di Carla, la quale ha un’estrazione sociale molto diversa da quella della Fracci.

È evidente che la sceglie per simpatia e per raccomandazione, come diremmo oggi. Mentre poi la scelta viene affidata a Luchino Visconti che sceglie Carla come solista per il Passo d’Addio. Questa era una grandissima prova, un po’ come se oggi un attore dovesse essere scelto per fare una scena con Maryl Streep, questo è un po’ il paragone. La Signorina De Calboli cerca dunque di dare questo ruolo ad un’altra persona, a parer suo molto più rappresentativa della Scala.

Claudia Coli sul set di Carla

Ha riscontrato delle difficoltà nell’approcciare in maniera negativa ad una figura che ha sempre ammirato molto?

No, assolutamente. Quando interpreti un personaggio la prima cosa da fare è lavorare sulle caratteristiche, non vanno mai giudicati. Anzi, è stato molto divertente avere a che fare con un ruolo di rottura, antagonista diciamo.

Parlando più generalmente di Carla Fracci, secondo lei quanto manca una figura come la sua all’interno del panorama italiano?

Secondo me non mancano figure così. Ci sono nel panorama italiano della danza e nel mondo dello spettacolo persone che lavorano sodo, che credono nella fatica del lavoro e della ricompensa che ne deriva. Ovviamente abbiamo a che fare con un mondo che ha altri parametri, ma io non credo che questa etica e questa umiltà, perché io vorrei mettere l’accento anche sull’umiltà del film, nel quale si racconta proprio l’umiltà di Carla. Una persona che non contesta mai le scelte che vengono fatte. Credo che un’etica del genere non sia totalmente mancante. Magari non si fa pubblicità su questa, però io conosco tantissimi colleghi famosi e non che vivono di questa etica.

Possiamo quindi dire che questo è uno dei messaggi principali del film?

Secondo me anche. Il primo messaggio è sicuramente raccontare, è in primis un omaggio a Carla Fracci. Importante è anche tutta la parte della danza che il regista ha filmato avvalendosi anche di controfigure di ballerine professioniste del Teatro dell’Opera di Roma. Poi arriva il messaggio di spronare i giovani allo studio, al lavoro e ad una grande umiltà. Questo è sicuramente un messaggio che a me è arrivato molto. Credo che questo il regista lo volesse fortemente far arrivare alle persone che guarderanno il film.

Al momento sta lavorando ad altri progetti?

C’è in uscita una docufiction sul personaggio di Pannella, “Romanzo radicale”, sempre per Rai 1. Non abbiamo, però, ancora la data ufficiale. All’interno di questo film io interpreto la comunista Luciana Castellina. Inoltre nella vita io mi divido anche con l’insegnamento, ora sto lavorando sul tema dell’abuso con i ragazzi tramite l’Otello di Shakespeare.

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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