Bufera su Activision Blizzard. La YouTuber Mika: “Smettiamo di avallare comportamenti sessisti”

Ennesimo scandalo nel mondo dei videogames. Dopo Riot Games e Ubisoft, a finire nell’occhio del ciclone è stavolta Activision Blizzard, colosso del panorama videoludico e casa madre di autentici cult come World of Warcraft, Diablo, Call of Duty e Overwatch.

A seguito di un’indagine durata due anni condotta dal Department of Fair Employment and Housing della California (il Dipartimento per le Pari Opportunità), nei confronti dell’azienda statunitense è scattata una denuncia riconducibile a condotte discriminatorie e denigratorie nei confronti di dipendenti ed ex dipendenti di sesso femminile.

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Grazie alle indagini del DFEH, quello che ne è emerso è un quadro inquietante fatto di umiliazioni quotidiane, molestie sessuali, discriminazioni di varia natura, ritorsioni, licenziamenti e una cultura denigratoria nei confronti delle donne, in cui i dipendenti maschili oggettivavano i corpi delle stesse, scherzando apertamente sullo stupro.

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Sempre secondo il Dipartimento, all’interno di Activision Blizzard vigeva un’atmosfera da frat boy, talvolta tipica delle confraternite americane, in cui veniva reiterata una “tradizione” lavorativa nota col nome di cube crawl, nella quale i dipendenti maschili trascorrevano le proprie giornate lavorative bevendo ingenti quantitativi di alcolici, mentre “trascinandosi tra i corridoi dell’ufficio si adoperavano in comportamenti inappropriati verso le dipendenti“.

L’apice della drammaticità si è registrato col suicidio di una dipendente, dopo che un collega col quale aveva instaurato una relazione, aveva mostrato alcune sue foto intime agli altri colleghi, durante una festa aziendale.

A rincarare la dose, il Dipartimento ha accusato Activision Blizzard di violare i diritti civili dello stato e le leggi sulla parità retributiva. Ad oggi, infatti, la forza lavoro della compagnia americana è composta solo per il 20% da dipendenti di sesso femminile, mentre la totalità delle posizioni dirigenziali è occupata da dipendenti maschi, con la conseguente sotto retribuzione delle donne, anche a fronte di mansioni e grado di istruzione equiparate.

Inutile dire che l’intera vicenda, che peraltro non accenna a placarsi, abbia portato conseguenze simili a quelle che produrrebbe una bomba in una cristalleria. Nell’ultimo periodo, il presidente della società e il capo delle risorse umane hanno rassegnato le dimissioni, dopo che centinaia di dipendenti avevano indetto uno sciopero chiedendo risposte ben precise da parte dell’azienda.

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Quello che appare evidente è che, in questo settore come in tanti – tantissimi – altri, esista una subcultura, nemmeno troppo nascosta a dire la verità, in cui tali comportamenti persistono in maniera sistematica e indisturbata.

Da qualche anno a questa parte, la community videoludica italiana annovera tra le proprie fila diversi YouTuber che, spesso e volentieri, acquisiscono una voce autorevole tra gli appassionati. Abbiamo intervistato Micaela Negri, alias Mika, che grazie al suo canale YouTube e all’impegno profuso, è diventata uno dei punti di riferimento per tutta la community italiana di World of Warcraft.

Ciao Mika, come ti sei avvicinata al mondo dei videogames e a World of Warcraft in particolare? E come è nata l’idea di realizzare delle guide a tema?

Da brava persona introversa, l’unico modo che avevo ai tempi per riuscire a fare amicizie era online. Sono finita su World of Warcraft per caso, in realtà, solo perché il gruppo di amici con cui giocavo a Ragnarok Online si spostò su WoW quando chiusero i server di RO. Nonostante io abbia avuto amici a darmi una grande mano durante il mio primo approccio a WoW, l’ho trovato comunque abbastanza traumatico: tante cose da imparare, da memorizzare, con un’esperienza decisamente più immersiva rispetto a quello a cui ero abituata. Ho quindi pensato di realizzare delle guide proprio perché, se è stato difficile per me, non oso immaginare come possa essere per chi viene catapultato su Azeroth senza nessuno su cui poter fare affidamento. Diciamo che l’idea era quella di diventare, per i nuovi giocatori, quello che sono stati per me i miei amici: la voce che ti guida quando hai perso la strada in un dungeon (e questo mi è capitato innumerevoli volte xD).

Hai ovviamente saputo dello scandalo che ha travolto Activision Blizzard negli ultimi mesi. Che idea ti sei fatta al riguardo?

Penso che in questo caso il problema non sia lo scandalo in sé, che trovo sia stato un po’ gonfiato solo per trovare una scusa per “dare addosso” al cattivo del momento; però è stato utile quantomeno in parte a sensibilizzare sul vero problema: cioè le pessime condizioni lavorative all’interno di Activision Blizzard. Erano già state portate a galla tempo fa quando è iniziata l’opera di licenziamenti di massa, ma evidentemente la community ha bisogno di qualche argomento più “forte” per indignarsi davvero per qualcosa.

Non è la prima volta che Activision Blizzard, direttamente o indirettamente, si ritrova coinvolta in problematiche del genere. Mi riferisco all’ormai noto caso “Method” che diede un bello scossone all’ambiente. Ricordo anche che realizzasti un video al riguardo in cui spiegavi un po’ la situazione del momento. Cosa è cambiato da allora?

Mi duole dirlo, ma non è cambiato nulla. Quando succedono cose di questo tipo la gente si indigna, fa rumore sui social, boicotta le organizzazioni…ma è decisamente troppo più facile dire “basta, non seguirò mai più i Method” o “basta non giocherò mai più a giochi Blizzard” (come nel recente caso), piuttosto che effettivamente impegnarsi per fare in modo che le cose cambino alla radice. Ad esempio, smettendola di voltarci dall’altra parte quando persone a noi vicine si comportano in modo tossico o sessista, o meglio ancora smettendola di accettare questo tipo di comportamenti giustificandoli con il classico “massì, è per scherzare” o “sò ragazzi”. Credo sia necessario un bello scossone per far davvero cambiare le cose.

Lo scandalo Activision Blizzard è scoppiato dopo quelli in Riot Games e Ubisoft. È segno che ci sia più di qualche “problema”, non solo in Blizzard ma un po’ in tutto il settore…

Sicuramente c’è un problema in questo settore…ma non solo! Credo sia proprio un problema generico e più diffuso di quanto si voglia pensare, ed è una cosa che deriva purtroppo da una mentalità sociale che evidentemente ancora non riesce ad evolversi dal classico concetto che esistono “cose da femmina” e “cose da maschi”.

Per quella che è la tua esperienza, hai notato delle criticità e discriminazioni nel mondo dei videogames? Se sì, come pensi che possano essere superate?

Per fortuna ho sempre giocato in un ambiente privilegiato, nel senso che la maggior parte delle persone con cui gioco ed ho giocato le conoscevo personalmente quindi all’interno del mio gruppo non ho mai subito questo genere di atteggiamenti. Ma neanche io che comunque ho un gruppo sicuro posso dire di esserne stata immune, è toccato anche a me il trattamento delle battutine dietro le spalle e le frecciatine sussurrate a mezza voce… L’unico modo per poter superare atteggiamenti di questo tipo è evitare il silenzio, sia da parte di chi subisce sia da parte di chi è testimone di questi comportamenti ma non vuole intromettersi. Parlare, intromettersi, ed isolare chi continua a portare avanti comportamenti tossici è l’unica soluzione ormai possibile.

Considerato che per molto tempo il mondo dei videogames è stato considerato appannaggio maschile, ti sei scontrata con pregiudizi o difficoltà nel crearti un credibilità come YouTuber?

Per fortuna non mi è successo così spesso come temevo, probabilmente perché di base la community di WoW è composta da un’utenza più matura e magari meno incline a questo genere di atteggiamenti, o magari meno incline a palesarli. Però diciamo che a volte è difficile riuscire a farsi considerare per quello che si ha da dire, perché troppo spesso la gente si concentra sul mio aspetto fisico…e sono certa che se fossi uomo nessuno commenterebbe il mio taglio/colore di capelli sotto ai miei video, o mi farebbe i complimenti sul mio aspetto fisico piuttosto che sul contenuto, o ancora pretenderebbe di spiegarmi con insistenza come portare a termine un contenuto che ho completato prima di loro e meglio (in maniera certificata, nel senso, i profili dei log non mentono mai xD). Se vogliamo cercare il lato positivo in tutto questo, almeno mi offrono degli spunti per sensibilizzare su quali sono gli atteggiamenti da NON tenere :P.

I canali social di Mika li trovate QUI (YouTube) e QUI (Instagram).

Photo credit by Lisinkart

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