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Audioslave, l’esordio magistrale del disco che ha fatto la storia del rock

Gli Audioslave, inoltre, spianarono la strada anche a un nuovo ideale di band composta da stelle del panorama hard’n’heavy

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E’ notte, il cielo è illuminato solo da lampi di luce. Quattro uomini a bordo di un pick up arrivano ai piedi di un palazzo in costruzione. Salgono sull’ascensore cargo per andare in cima all’edificio. Lampi, fumi, e ombre. Sono tesi, carichi, pronti a dar fuoco alle polveri. Sono Chris Cornell, Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk. Sono gli Audioslave.

Lo scenario sopra descritto è l’incipit del video musicale di Cochise, primo singolo estratto dall’omonimo album del super gruppo uscito il 19 novembre del 2002 su Epic Records e prodotto da Rick Rubin ai Cello Studios di Hollywood. Il brano, intitolato come il grande capo indiano appartenente alla tribù dei Chiricahua (anche conosciuti come Apache Chiricahua) è l’equivalente di un’iniezione per endovena di adrenalina.

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Il ruolo di Rubin, però, non fu solamente quello di braccio destro in studio, bensì contribuì alla creazione della stessa band. Ne fu mente, ne fu regista. I Rage Against The Machine, da poco orfani di Zack De La Rocha che aveva abbandonato il gruppo, si trovavano a un bivio: continuare con un nuovo cantante o mettere la classica pietra tombale sopra al moniker che tanto successo aveva garantito. Il produttore suggerì di coinvolgere Chris Cornell, all’epoca voce e chitarra dei Soundgarden. Venne sposata una terza soluzione, quella che diede vita a una nuova band.

Tre minuti e cinquantasei secondi di hard rock, reso moderno nei suoni grazie a Tom Morello, chitarrista dei Rage Against The Machine, d’impatto grazie alla sezione ritmica degli altri due componenti della band autrice di “The Battle of Los Angeles” e alla voce unica, perfettamente riconoscibile nel timbro e nell’intensità di Chris Cornell, al tempo ex frontman dei Soundgarden che aveva comunque intrapreso un percorso da solista. Morello, in seguito, nel rispondere alla domanda di un giornalista descrisse così la prova dei quattro: “Si avvicinò al microfono e iniziò a cantare la canzone, non ci potevo credere. Non solo suonava bene, suonava quasi trascendente. Non puoi negarti quando c’è una chimica insostituibile fin dal primo momento”.

La definizione di super gruppo non piacque mai realmente alla band, ma come altro potremmo definirli? Una line up ricca di classe e talento, capace di dare vita a un primo album, omonimo, leggendario. E no, non ci sempre di esagerare. Quel debutto fu dirompente, terremotante nelle charts di tutto il mondo. Il suo avvento sul panorama rock mondiale fu devastante.

Gli Audioslave, inoltre, spianarono la strada anche a un nuovo ideale di band composta da stelle del panorama hard’n’heavy: l’anno successivo nacquero i Velvet Revolver, formazione con (al tempo) ex componenti dei Guns N’ Roses (Slash, Duff McKagan, Matt Sorum) e Stone Temple Pilots (Scott Weiland) e Dave Kushner (Wasted Youth). Pochi anni più tardi fu la volta dei Chickenfoot, band che vedeva al proprio interno Sammy Hagar e Michael Anthony (entrambi ex Van Halen), Joe Satriani e Chad Smith (Red Hot Chili Peppers). Due nomi che, su tutti, seguirono la scia degli Audioslave rinnovando il concetto di supergruppo.

Cochise” fu il primo tassello di un esordio pirotecnico (considerando il video, nessuna espressione gergale risulta essere più appropriata) di un album bellissimo dal quale vennero tratti altri quattro singoli: “Show Me How to Live“, “What You Are“, “Like a Stone” e “I Am the Highway“. Tutti i brani entrarono sempre nel top 10 delle principali classifiche statunitensi. “Like a Stone”, nello specifico, arrivò in testa alla Mainstream Rock Tracks, dove vi rimase per diverse settimane.

L’omonimo album di debutto, scritto in sole tre settimane, ottenne due certificazioni di disco di platino: in Italia, dove superò le 25mila copie vendute, e in Finlandia, dove superò le 16mila copie vendute. Niente, però, in confronto all’entusiasmo del pubblico durante i live show, alle continue e infinite richieste di apparizioni stampa tra interviste e concerti in diretta televisiva oltre all’hype generato da un esordio “spumeggiante“, per dirla con Jim Carrey a The Mask.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Dorso, “Post Benessere” è il suo disco d’esordio

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dorso post benessere

Dorso si chiama Alessandro, ha poco più di vent’anni ed è il nuovo che avanza.

A 14 anni registrava dischi punk ed era una promessa del nuoto a livello nazionale. A 18 è uscito dalla vasca, ha rallentato i bpm ed è passato al cantato in italiano.

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Adesso ha una forma precisa: il 25 giugno esce infatti il suo disco d’esordio, “Post Benessere”, per 42 Records.

Un disco eclettico, che non si nasconde dietro a un genere prestabilito, fatto di canzoni diverse, assemblate, smontate e rimontate, piene di contaminazioni e di contrasti.

Perché Dorso è questo, è un ragazzo che ha voglia di vedere cosa c’è là fuori, che ha trovato nelle canzoni un modo per prendersi bene. E “Post Benessere” è esattamente questo, una raccolta di brani per stare meglio, l’inizio di un percorso che ha intenzione di essere lungo e luminoso.

Anticipato dai singoli “21” e “Benessere”, “Post Benessere” arriva ora in tutti gli store digitali e fisici, sia nel formato CD jewelcase, sia in vinile colorato con cd slim incluso.

“Post Benessere” è stato registrato a Bologna da Andrea Suriani (I Cani, Cosmo, Calcutta, Salmo),suonato da Dorso, Andrea Suriani e Roberto Grosso Sategna aka Dieci (Drink To Me, Cosmo), co-prodotto da Dorso e Andrea Suriani.

Con il sostegno del MiBAC e SIAE rientra nell’ambito dell’iniziativa “Per Chi Crea”.

TRACKLIST:

01 Benessere

02 Lifting

03 Tutto Sbagliato

04 Immobile

05 Claudia

06 Rifare

07 Ego

08 Il Mio Migliore Amico

09 Acqua Ferma

10 Rumore

11 21

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Arisa torna in live: le date di “Ortica Special Tour 2021”

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Al via domenica 27 giugno da Bergamo “Ortica Special Tour 2021”, il tour estivo di Arisa. Dopo importanti esperienze televisive, l’artista torna a far emozionare il suo pubblico con la sua incredibile voce esibendosi live in una serie di appuntamenti imperdibili in tutta Italia. Uno spettacolo unico in cui l’artista presenterà live il suo ultimo singolo “Ortica” e il brano sanremese “Potevi fare di più”, insieme alle più amate canzoni del suo repertorio. Sul palco Arisa sarà accompagnata dal pianista Giuseppe “Gioni Barbera” e dal poliedrico Jason Rooney alla consolle.

Queste le date di “Ortica Special tour 2021:

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domenica 27 giugno – BERGAMO, Lazzaretto

venerdì 30 luglio – LADISPOLI (Roma), Bosco di Palo

domenica 1 agosto – PARTANNA (Trapani), Anfiteatro

lunedì 2 agosto – ZAFFERANA ETNEA (Catania), Anfiteatro Comunale

martedì 3 agosto – ENNA, Castello di Lombardia

venerdì 6 agosto – TRAVO (Piacenza), Parco Archeologico

mercoledì 11 agosto – PORTO SANT’ELPIDIO (Fermo), Arena Orfeo Serafini

martedì 17 agosto – REGGIO CALABRIA, Arena Alberto Neri

giovedì 26 agosto – CASTEL DI SANGRO (L’Aquila), Piazza Plebiscito

venerdì 27 agosto – OSTUNI (Brindisi), Foro Boario

Leggi anche: ““Grande Buio”: in arrivo il viaggio autobiografico di Giò Sada/Gulliver

Il suo ultimo singolo è “Ortica” (Pipshow Srl, licenza esclusiva di Believe Digital Srl), una canzone scritta dalla stessa Arisa che parla d’amore attraverso un intimo e poetico testo in napoletano e in italiano. Il brano è disponibile in digitale anche in una versione speciale prodotta da Jason Rooney, dal titolo “Ortica (O’ Sacc Sul Ij) – Jason Rooney Sensual Mix”, che si caratterizza per un sound più intimo e delicato. Nel corso della sua carriera Arisa si è contraddistinta per il suo raffinato timbro vocale e per la sua versatilità. Ha anche lavorato nel mondo cinematografico, come attrice e doppiatrice, in ambito televisivo, come giudice di importanti talent show (X Factor e Amici) e come presenza fissa in programmi televisivi (Victor Victoria – Niente è come sembra).

Ha all’attivo sei album in studio, un Ep e due raccolte, vanta quattro certificazioni platino (con “Malamorenò”, “La notte”, “Meraviglioso amore mio”, “Controvento”) e due certificazioni oro (con “L’amore è un’altra cosa” e “Guardando il cielo”). Ha partecipato sette volte al Festival di Sanremo, l’ultima quest’anno con il brano “Potevi fare di più” che si è classificato al 10°posto. Al festival ha ottenuto due vittorie: la prima nel 2009, nella categoria Nuove Proposte, con il brano “Sincerità”, e la seconda nel 2014 nella categoria Campioni con “Controvento”. Nel 2015, inoltre, Arisa è stata co-conduttrice della 65° edizione del Festival

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“Grande Buio”: in arrivo il viaggio autobiografico di Giò Sada/Gulliver

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Da venerdì 2 luglio sarà disponibile Grande Buio, il nuovo EP di Giò Sada aka Gulliver, estratto dall’omonimo docu-live! Parlando dell’EP, Giò Sada commenta: «Quando la ricerca personale, quella che cerca all’interno del proprio sé, arriva molto in profondità, tutto comincia a perdere senso. Le regole date dalla consuetudine cominciano ad assumere la forma di un indumento stretto e scomodo, che deve essere strappato di dosso per intraprendere un personale cammino di re-umanizzazione, fuori dalle meccaniche sociali. Per risalire dal Grande Buio che in qualche modo tutti attraversiamo durante le nostre vite, la nostra luce individuale è l’unico il lume da seguire»

Questa la tracklist dell’EP

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Anima

Grande buio

Amaranto (versione live)

Terranova (versione live)

“Grande Buio – Tetralogia del coraggio, il viaggio autobiografico di Giò Sada presentato nella versione di “teatro concerto” è già disponibile online. L’artista, con il suo nuovo progetto Gulliver, viaggia a vele spiegate dall’oscurità alla luce, tra mari in tempesta e spiriti misteriosi. Al suo fianco, insieme ai compagni di sempre – Marco Fischetti e Raffaele Stellacci – ci sarà anche Pasco Pezzillo, leader della band JoyCut, che arricchisce i brani del gruppo con raffinati interventi elettronici. 

Leggi anche: “Solos: su Amazon Prime un cast stellare racconta la solitudine umana

Il documentario sancisce il cambio di rotta dell’artista, che con Gulliver affronta con coraggio un percorso nuovo, superando quell’”essere meccanico” in ognuno di noi, la voce “che scansa le difficoltà invece di affrontarle, si adatta all’idea che gli altri hanno di noi e del posto che dovremmo avere nel mondo”. Gulliver è il nuovo progetto di Giò Sada. Un viaggio artistico che ha come scopo il ritorno alla musica come esperienza di ascolto e condivisione.

Per Giò Sada, Gulliver è una metafora del suo percorso artistico, che nel corso di pochi anni ha attraversato mondi diversi e opposti. È un nuovo inizio, in cui la regola è riportare la musica all’esperienza dell’ascolto, svincolandola dal legame con l’immagine, l’esteriorità, dal rapporto col pubblico attraverso il “personaggio” e non il contenuto, per ritornare a una dimensione più autentica, come esperienza di condivisione. Questo nuovo progetto artistico debutta dal vivo a Bologna nel dicembre 2018, nell’ambito della rassegna europea Europavox; seguono pochissime esibizioni dal vivo, tra cui spicca quella allo Sziget Festival di Budapest nell’estate 2019. Il 28 Febbraio 2020 viene pubblicato il primo disco di Gulliver, Terranova

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