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Chiesa parrocchiale di Assergi, gioiello dell’arte sacra abruzzese

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I lavori di riparazione della chiesa parrocchiale di Assergi, iniziati nel novembre dello scorso anno 2020, si sono da poco conclusi. Oltre alle necessarie opere di riparazione e messa in sicurezza, si è provveduto alla ripulitura della facciata e al rinzaffo delle pietre. Ciò che ha conferito all’edificio, soprattutto nella sua parte posteriore, una luce e un colore che sanno di antico e di bello. Il 5 giugno, giorno in cui da tempo immemorabile si festeggia San Franco, il santo patrono di Assergi di cui ricorrono gli ottocento anni dalla morte, la chiesa si presenta dunque col vestito della festa. Il felice evento offre l’occasione per richiamare, per sommi capi, l’evoluzione architettonica nonché la ricchezza artistica che caratterizza un edificio sacro tra i più affascinanti del territorio aquilano.

La chiesa parrocchiale di Assergi, intitolata a Santa Maria Assunta, sorge sullo sfondo di una leggiadra piazza.

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Assergi, come è noto, fu uno dei castelli, e tra i più fiorenti, che fondarono la città dell’Aquila. L’atto di battesimo dell’anteriore chiesa parrocchiale è del 1150 (come risulta da un documento ritrovato in seguito alla demolizione dell’altare di Sant’Egidio, antico protettore del villaggio prima di San Franco [1]), a sua volta costruita (o ricostruita) sicuramente su di una precedente pieve, con tutta probabilità di tipo monasteriale camaldolese intitolata a S. Maria in Silice (con riferimento al Silex-Gran Sasso più che alla natura rocciosa del terreno su cui sorge), o ad silicem, da cui Assilico, Asserice…fino ad arrivare ad Assergi (etimologia che possiamo riscontrare anche in nomi come Monselice)[2]. Di questa primitiva chiesa era sicuramente parte l’attuale vetusta cripta.

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fino ad arrivare ad Assergi (etimologia che possiamo riscontrare anche in nomi come Monselice)[2]. Di questa primitiva chiesa era sicuramente parte l’attuale vetusta cripta.

Il tempio del 1150 fu sostituito da quello attuale, in forma basilicale, con le sue larghe navate laterali, con tutta probabilità già a partire dalla metà del secolo successivo, poco dopo la morte di Franco, il santo eremita diventato il principale protettore del borgo. Si trattò di dare ai resti mortali del santo una degna dimora, e si volle incrementare un pellegrinaggio che sicuramente era già iniziato. È da credere poi che le due asimmetriche cappelle presenti nelle navate laterali, riaperte con i restauri degli anni ‘70 del secolo scorso, furono realizzate tra il XV e il XVI secolo, allorché ebbe termine la fase costruttiva medievale [3]. Giova ricordare altresì che tra il XIV e il XV secolo dovette essere edificata entro le mura della città dell’Aquila, nel quarto di Santa Maria, la chiesa di riferimento del castello di Assergi, che attualmente è intitolata a Santa Maria del Carmine.

In quanto chiesa-santuario e che registrava, inoltre, la presenza dei monaci, essa ebbe uno statuto particolare, giacché, a differenza delle chiese degli altri castelli, non fu soggetta alla chiesa aquilana (quella intra moenia) ma, al contrario, esercitò su di essa il suo governo[4]. Inoltre, subito dopo la partenza dei monaci, divenne chiesa capitolare, vale a dire retta da un preposto e da quattro canonici. La nomina del preposto, come ci ricorda Nicola Tomei (1718-1792) in quello che è da considerare il primo scritto organico sulla storia di Assergi e sul culto di San Franco, doveva essere ratificata dal papa [5].

Dal punto di vista artistico, la chiesa mostra una felice convivenza di stili, ravvisabile sia all’esterno che all’interno. Un architetto e storico dell’arte, Ignazio Carlo Gavini (1867-1936), che la visitò nel 1899 e molto l’apprezzò, scrisse, tra l’altro, che essa parlava molte lingue: quella rinascimentale sulla facciata, la barocca all’interno, e sotto, riferendosi alla cripta, «l’oscuro linguaggio del Medioevo» [6].

Oggi, dopo i decisivi – e discussi – restauri del secolo scorso, la sola traccia dello stile barocco, all’interno, si rinviene nelle due colonnine di una piccola edicola lignea che incornicia un grazioso dipinto di Madonna con Bambino vicino all’altare maggiore, a destra di chi guarda; mentre all’esterno lo stesso stile figura nella facciata tardo-secentesca della cosiddetta ‘congrega’, un edificio attaccato al corpo della chiesa realizzato nella seconda metà del XIX secolo ad opera di una confraternita (la facciata, ivi rimontata verso la prima metà degli anni ‘30, era superstite della demolizione della chiesetta conventuale di Santa Maria in Valle).

Nel periodo rinascimentale l’interno della chiesa non subì modifiche sostanziali. Nella facciata, invece, realizzata tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV (ciò che solo giustifica il richiamo alla «lingua rinascimentale» cui accennava il summenzionato esperto) un elegante portale tardo-romanico (in tutto simile a quello di Santa Maria del Guasto, ora non più esistente e a quello della chiesa aquilana di Sant’Agnese, non più visibile in quanto inglobata dall’ospedale San Salvatore), convive con un leggiadro rosone tipicamente gotico, perfetta replica di quello che si ammira sopra il portale di sinistra della basilica di Collemaggio all’Aquila.

In omaggio a quella interessante commistione tra sacro e profano che spesso si ravvisa nelle nostre chiese antiche, nel ricco architrave è scolpita la vite, simbolo liturgico per eccellenza presente anche nell’Antico Testamento, nonché pianta evocatrice di vita e di convivialità. Nel rosone, sempre per rimanere sullo stesso tema, figurano dodici raggi: dodici come gli apostoli, come le tribù di Israele, come i mesi dell’anno, ad indicare la pienezza del tempo.

Ma ci sono anche all’interno esempi di questa felice combinazione di stili. Il primo è quello messo in evidenza dal quel restauro dei primi anni ‘70 del secolo scorso, che, dovendo riparare ai guasti prodotti in età tardo-barocca (tra il 1746 e il 1784) e poi nel 1871, allorché era stata innalzata la volta, richiuse cappelle e finestre, riquadrate le colonne e seppellito gli affreschi con disinvolte manate di stucco, ha riscoperto, oltre a tutto il resto, un manto pittorico davvero delicato, anche se a tratti frammentario, con affreschi che vanno dal XIV secolo (qualcuno anche più antico) al XVI, alcuni dei quali autorevolmente attribuiti a Saturnino Gatti e a Francesco da Montereale, due grandi protagonisti del Rinascimento aquilano.

I caratteri del primo gotico, ravvisabili nelle luci (in particolare nella monofora sopra l’abside) e nell’involucro murario, nella chiesa assergese, a differenza di altri edifici sacri cirstercensi del territorio forconese come Santa Maria ad Criptas a Fossa o Santo Spirito ad Ocre, a cui essa si può legittimamente rapportare, mentre impreziosiscono l’ambiente, non compromettono l’originaria struttura romanica, che resiste sia nella forma delle colonne, pesanti e a tutto sesto, che nell’abside, semicircolare e di piccola dimensione[7].

Il secondo esempio lo troviamo nel tabernacolo a sinistra dell’altare per chi guarda, pezzo davvero unico, dove l’eleganza rinascimentale dei due pilastrini si sposa con il raffinato gotico dell’archetto cuspidato. Il tutto poi ad incorniciare una suggestiva pietà, opera di Francesco da Montereale, che è realistica ed intuitiva rappresentazione del mistero eucaristico.

C’è, infine, la stupenda cripta, antichissima, dove questa combinazione si presenta sotto altra forma ma in maniera non meno affascinante. Una scarna architettura romanica, che un restauro del 1966 ha riscoperto nella sua nuda e mistica bellezza (altro che «oscuro linguaggio del Medioevo»!), fa da cornice ad una pregevole gotica espressione scultorea lignea. Dolcemente adagiata su un cassone di noce che funge da reliquiario, si ammira una misteriosa donna coronata sulla quale è fiorito attraverso i secoli un affascinante racconto popolare (regina del Cielo o regina della Terra?), diretta erede, quanto a stile, della cosiddetta scuola ‘Ile de France’, e che potrebbe da sola giustificare un’intera sala museale.

Bastino questi brevi cenni a dare l’idea che ci troviamo di fronte ad una tra le più belle chiese del territorio aquilano, in uno tra i più suggestivi angoli di questo nostro Abruzzo magico e misterioso.

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Questo articolo lo potete trovare anche su MyZona, l’app internazionale che strizza l’occhio ai luoghi più belli del mondo.

“Dalla scoperta nascono sempre esperienze indimenticabili“.

di Giuseppe Lalli

[1]. N. Tomei, Dissertazione sopra gli atti e culto di S. Franco, Coda, Napoli 1791, p. 29.

[2]. Cfr. O. Antonini, Chiese ‘extra moenia’ del Comune dell’Aquila prima e dopo il sisma, Verdone Editore, Castelli (Te), 2012, p. 134.

[3]. O. Antonini, ibidem, cit, p. 139.

[4]. N. Tomei, ibidem, cit., p. 44.

[5]. Cfr. N. Tomei, ibidem, cit., p. 16.

[6]. Cfr. I.C. Gavini, Santa Maria Assunta in Assergi, cit., p. 6.

[7]. Cfr. O. Antonini, ibidem cit., 139.

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Le follie di Lercio diventano uno show: il tour satirico in giro per l’Italia

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Lercio Alive Show è l’evoluzione di Lercio live, uno spettacolo che vanta più di 200 date in Italia, 3 sold-out a Londra e la partecipazione ad alcuni dei più importanti festival italiani e internazionali (Home, Medimex, Primo Maggio di Taranto, Sziget di Budapest). Battute fulminanti, telegiornali improbabili e scoregge vaginali terranno compagnia al pubblico per un’intera serata, al termine della quale verrà sorteggiato il nome del prossimo Ministro degli Esteri. Nessuna selezione all’entrata, a meno che non sia tu l’attuale Ministro degli Esteri.

Per queste date Lercio si avvarrà della presenza di uno special guest musicale: Giaggio, batterista, percussionista e producer che ha portato il suo progetto di performance elettronica tra Europa, America e Canada, toccando città come New York, Los Angeles, Toronto, San Francisco, Barcellona, Berlino, Parigi, Bruxelles, Liverpool e molte altre. Giaggio si occuperà la colonna musicale dello spettacolo di Lercio per queste date:

12/06 MILANO – RIDE

25/06 BOLOGNA – BOLOGNINA LIVE

09/07 SUVERETO (LI)  – TEATRINO DIVINO

13/08 BERGAMO – POLARESCO

15/10 FIRENZE – TEATRO PUCCINI

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Luca Ward è la voce della Sardegna nello spot “Sicuri di sognare”

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Uno spot di pregio, prodotto in Sardegna e con la leggendaria voce di Luca Ward, che la Regione lancia sui media nazionali e internazionali e mette a disposizione di tutti gli imprenditori turistici, in un progetto integrato di grande rilancio del turismo sardo fin dall’estate 2021.

«Abbiamo dato vita ad una idea che non fosse fine a se stessa, una cartolina già nota, bensì un progetto studiato e pensato in riferimento al target, agli obiettivi e ai risultati da raggiungere» ha detto il Presidente Christian Solinas, che ha presentato l’iniziativa in una conferenza stampa nel parco di Villa Devoto, insieme all’assessore al Turismo Giannio Chessa, al Presidente di Confesercenti Sardegna Roberto Bolognese e all’attore Luca Ward, che ha dato voce alla Sardegna nello spot.

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«Attraverso lo spot parliamo e ci interfacciamo con chi ama e sceglie la Sardegna come meta delle sue vacanze: si evidenziano quindi i desideri, i bisogni, le scelte della domanda turistica. Un target che corrisponde esattamente ai molteplici segmenti di arrivo delle linee aeroportuali nazionali ed internazionali. Abbiamo impostato una campagna che raccoglie in modo sistemico tutti i principali attori del territorio, degli ambiti produttivi, del settore turistico e dei diversi comparti ricettizi. Una campagna di sistema che porta in primo piano tutta la Regione, in modo coeso ed integrato – ha aggiunto il Presidente – Un ampio coinvolgimento che permetterà di amplificare la promozione e rappresentare l’Isola con una immagine coordinata»

Gli attori del sistema potranno infatti aderire liberamente alla campagna promozionale utilizzando il video istituzionale e il claim in ogni azione di promozione che i singoli soggetti decideranno di intraprendere. Lo spot abbraccia idealmente l’Isola raccontando un’identità poliedrica fatta di monumenti secolari, paesaggi mozzafiato e tradizioni uniche. Il concept del video ruota intorno al messaggio “sicuri di sognare”, cuore di una narrazione dell’Isola come meta da sogno, e luogo in cui liberarsi dalle tensioni e dalle costrizioni dell’era pandemica, dove ritrovare una dimensione sicura, di autenticità e di bellezza.

La strategia promozionale per la Destinazione Sardegna 2021, inoltre, inaugura per la prima volta un modello integrato e coordinato con gli attori del sistema. Lo spot viene trasmesso sulle reti televisive RAI e canale RaiPlay a partire dal 10 giugno, e successivamente su Mediaset. Verrà inoltre veicolato a partire dal 15 giugno nel circuito delle Grandi Stazioni delle 14 principali città italiane e nella rete di porti e aeroporti. Il video sarà tradotto in lingua inglese, francese e tedesca, per favorire la diffusione e la geo-localizzazione del target a livello nazionale ed internazionale. È prevista una strategia di promozione sui diversi canali digitali che permetterà di aumentare la riconoscibilità del brand Sardegna attraverso una strategia multichannel che vede come protagonista il video spot istituzionale. L’obiettivo dell’attività digital è quello di dare rilevanza alla campagna istituzionale messa in atto dalla Regione Autonoma della Sardegna, caratterizzandola per ogni canale di diffusione e per tipologia di formati.

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Omicidio a Easttown: la miniserie con il premio Oscar Kate Winslet arriva su Sky

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Omicidio a Easttown è una miniserie statunitense creata da Brad Igelsby (American Woman), che ne è anche sceneggiatore e produttore, ed è diretta da Craig Zobel, già regista di prodotti di grande qualità come The Leftlovers e The Hunt. La serie, tramessa negli Stati Uniti dalla HBO, è uno dei prodotti più promettenti della nuova stagione telefilmica in corso, per molti motivi diversi, partendo dalla storia, fino ad arrivare allo sviluppo.

La trama ci porta ad Easttown, una piccola cittadina della Pennsylvania, dove viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza, Erin (Cailee Spaeny), madre single brutalmente assassinata, che crea scompiglio e agitazione in una comunità in cui tutti si conoscono e dubitano l’uno dell’altro. Qui entra in campo Mare, interpretata dalla pluripremiata Kate Winslet.

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Mare Sheenan è una poliziotta quarantenne che non si pettina e non si trucca, una donna che cerca di fare i conti con una vita privata in rovina. Il suo lavoro la assorbe totalmente e, nonostante viva insieme alla madre e ai figli, quella è l’unica cosa che riesce a smuoverla dal torpore che la attanaglia. Quando viene chiamata a lavorare sul caso della ragazza madre assassinata, viene assalita da un bisogno vitale di scoprire la verità. Il caso sembra collegato alla sparizione di altre due adolescenti della zona, e questo porterà la detective ad entrare in un vortice che la costringerà a scavare nel torbido della città.

La miniserie prende da subito le distanze dal tradizionale racconto d’indagine, scegliendo di narrare un caso di omicidio che non rimane l’elemento centrale della trama. Infatti, la protagonista assoluta è Mare, con il suo passato drammatico da affrontare. Un evento traumatico, il suicidio del figlio, avvenuto anni prima, e che l’ha portata a rinchiudersi tanto da separarsi dal marito e a tornare a vivere con la madre. Fortunatamente, ha anche chi la sostiene e aiuta nei momenti difficili, la sua amica Lori (Julianne Nicholson), che conosce da quando erano ragazze e che l’ha supportata nel periodo più cupo della sua vita.

Nel cast, dove si nota una forte predominanza femminile, oltre alle già citate Kate Winslet (Titanic) e Julianne Nicholson (The Outsider), troviamo Jean Smart (Legion) nei panni di Helen, madre della nostra protagonista; Evan Peters (American Horror Story) che impersona l’impacciato detective, collega di Mare, Colin Zabel e Guy Pearce (When We Rise), interprete di uno scrittore che cerca di corteggiare, senza grossi risultati, la detective.

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Omicidio a Easttown è un viaggio alla scoperta delle luci e delle ombre di una donna, dove non esistono buoni o cattivi, ma ognuno ha in propri pregi e difetti e cerca di fare del suo meglio. È una serie che prova a mostrare ogni sentimento, senza giudicare, perché rimane il racconto di una vicenda sconvolgente, in un luogo dimenticato, dove i personaggi sono talmente complessi che hanno bisogno di tutta la scena per essere apprezzati al meglio. 

Omicidio a Eastown è disponibile su Sky Atlantic, e On Demand su Now tv, a partire dal 9 giugno. I sette episodi che compongono la miniserie saranno rilasciati con cadenza settimanale.

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